LA CINA SGAMBETTA E SCAVALCA OBAMA: “SÌ ALLO STATO PALESTINESE” - Per Pechino si tratta di “ripristinare i legittimi diritti etnici palestinesi ed arabi” al fine di “garantire una pacifica coesistenza fra palestinesi e Israele in Medio Oriente” - WASHINGTON IN DIFFICOLTÀ E COSTRINGE il Quartetto (Ue, Onu, Usa e Russia): CONGELIAMO IL RICONOSCIMENTO E TRATTIAMO…

Maurizio Molinari per "La Stampa"


Pechino fa lo sgambetto a Washington nella battaglia alle Nazioni Unite sul riconoscimento dello Stato palestinese mentre il Quartetto lavora ad una formula di compromesso per scongiurare la crisi e rilanciare i negoziati in Medio Oriente. E questa mattina Barack Obama vedrà Abu Mazen e Benjamin Netanyahu.

Il passo cinese è arrivato con una dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri, Hong Lei, che ha espresso «comprensione, rispetto e sostegno» per la richiesta dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) di «diventare membro a pieno titolo delle Nazioni Unite» recapitando all'amministrazione Obama la richiesta di «non ostacolarla adoperando il veto al Consiglio di Sicurezza».

Per Pechino si tratta di «ripristinare i legittimi diritti etnici palestinesi ed arabi» al fine di «garantire una pacifica coesistenza fra palestinesi e Israele in Medio Oriente». L'irritazione dei diplomatici americani era palpabile, ieri mattina nel quartier generale del Waldorf Astoria, perché si tratta di un passo compiuto in coincidenza con l'arrivo di Barack Obama a New York, teso a cercare un compromesso attraverso consultazioni con tutte le parti.

Alcune fonti diplomatiche, chiedendo l'anonimato, hanno parlato di «intervento a gamba tesa» da parte dei cinesi, lamentando il rischio di «spingere l'Anp sulla linea dura nel momento in cui si sta tentando di salvare il negoziato in Medio Oriente».

Per comprendere l'entità della trattativa in corso bisogna ascoltare i diplomatici europei che affiancano Lady Ashton, Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, che ipotizzano un «congelamento» della richiesta di riconoscimento palestinese da parte del Consiglio di Sicurezza dell'Onu subito dopo la formale presentazione, che il presidente Abu Mazen farà venerdì. Il «congelamento» da parte del comitato delle ammissioni consentirebbe, poche ore dopo o nella giornata di sabato, la presentazione da parte del Quartetto di una formale proposta di ripresa del negoziato sulla quale Anp e Israele stanno lentamente convergendo.

Il testo prevede, secondo indiscrezioni, la ripresa dei negoziati diretti entro poche settimane, il raggiungimento di un'intesa sui confini entro una massimo di sei mesi, frontiere «basate» su quelle del giugno 1967 «con concordati scambi di territori» e «garanzie di sicurezza» per Israele dopo il ritiro dalla Cisgiordania. Il fatto che il Quartetto (Ue, Onu, Usa e Russia) stia convergendo su questa posizione, tenendo aggiornati Anp e Israele, prospetta una possibile via d'uscita alla crisi ma «la situazione resta fluida», assicura un diplomatico coinvolto nei negoziati, e ciò spiega le mosse delle opposte parti.

Nabil Shaath, consigliere di Abu Mazen, ribadisce che «la scelta di presentare la richiesta di adesione è stata fatta e avverrà venerdì nonostante i rischi che comporta e le minacce subite» mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in volo per New York, ammette di «aspettarsi una situazione difficile all'Onu» promettendo di «dire la verità su come stanno le cose in Medio Oriente».

Netanyahu ribadisce di essere «pronto alla ripresa dei negoziati» e il Segretario di Stato Hillary Clinton lo sostiene perché «è l'unica strada attraverso la quale i palestinesi possono arrivare ad avere un loro Stato» come previsto dagli accordi di Oslo del 1993. Anche il Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, lascia intendere di credere nell'iniziativa del Quartetto auspicando «una ripresa dei negoziati in un quadro bilanciato fra le due parti».

Ma poiché la trattativa può fallire, Anp e Netanyahu si preparano ad affrontare la gara dei voti. Il primo match sarà al Consiglio di Sicurezza e il presidente israeliano Shimon Peres ha telefonato ai colleghi di Gabon, Nigeria e Bosnia - che ne sono membri - per chiedere di contro il riconoscimento dello Stato palestinese, al fine di far mancare il quorum di 9 voti favorevoli che obbligherebbe Washington a mettere il veto.

Abu Mazen, ieri, al termine dell'incontro con il presidente francese Sarkozy, ha ribadito che in caso di bocciatura al Consiglio di Sicurezza la contromossa sarebbe andare al voto in Assemblea Generale. Ma il passaggio che potrebbe essere decisivo nella giornata di oggi sono i due incontri che il presidente americano avrà con il leader di Anp e Israele.

 

Obama si inchina a Hu Jintaoobama Abu MazenObama con il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente dell'Anp Abu MazenSarkozy Yang Jiechi

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