NEL MARE DI CIPRO AFFONDERA’ L’EURO

Roberto Giovannini per "la Stampa"

Fuori la gente applaude felice. Sventolano le bandiere cipriote. Un manifestante con un cartello con su scritto (in italiano, e il messaggio è fin troppo chiaro) «oggi a te, domani a me» abbraccia la sua compagna. Da appena due minuti i 56 membri del Parlamento di Cipro hanno bocciato il disegno di legge che prevedeva il «prelievo di solidarietà» sui depositi bancari presentato dal governo su imposizione dell'Unione Europea.

Anche se dopo lunghe negoziazioni e rinvii il testo era stato emendato - esentando dal prelievo i depositi sotto i 20 mila euro - la norma non ha ricevuto neanche un voto a favore. Dei 20 deputati del partito conservatore Disy che fa riferimento al presidente di Cipro Nicos Anastasiadis, 19 si sono astenuti, uno si è assentato. Gli altri 36 (dall'opposizione socialista, comunista e verde, ai partiti minori di maggioranza Diko e Evroko) hanno votato contro.

«L'alternativa era tra un'opzione catastrofica e un'altra opzione altrettanto catastrofica. Si è preferito morire, ma almeno conservando il nostro onore», dice scherzando ma non troppo il giornalista freelance Yorgos Pittas, in mezzo alla manifestazione di circa quattromila persone della galassia della sinistra radicale.

Sì, morire e non soltanto per modo di dire. Perché se l'«onore» - nel senso dell'orgoglio di non aver subìto il diktat dell'Eurogruppo, e di non aver tradito le attese dei risparmiatori - è intatto, ci sono pochi dubbi che dalla mattina di mercoledì per Cipro e il suo milione scarso di abitanti si apre un periodo di gravissimi pericoli. Saltato il pacchetto di misure sui depositi, salta anche il piano di aiuti per 10 miliardi stanziati dalla partnership europea.

La voragine aperta nei conti del sistema bancario nazionale - ben 17 miliardi di euro, vale a dire l'intero prodotto interno lordo annuo del Paese - diventa letteralmente incolmabile senza gli aiuti dell'Europa. I greci avevano un'economia abbastanza grande da generare risorse a suon di sacrifici e tagli a salari e pensioni. La piccola e orgogliosa Cipro no.

Il che significa molto concretamente che a meno di un «Piano B», come un miracoloso prestito da parte della Russia o della Cina che pure in queste drammatiche ore i governanti di Nicosia hanno cercato di procacciarsi, il sistema bancario di Cipro rischia di implodere.

E la chiusura delle banche, prorogata fino a tutto domani dal governatore della Banca centrale di Cipro, dal profetico nome di Panicos Demetriadis, potrebbe durare molto più a lungo. Se saltano le banche di Cipro, salta Cipro. Se salta Cipro, potrebbero saltare in aria i mercati. E se i mercati impazziscono e tornano ad attaccare l'Eurozona a partire dagli anelli più deboli della catena, come un certo Paese senza maggioranza, senza governo e con i conti pubblici che vanno malino... le conclusioni le possiamo trarre tutti da soli.

Insomma, il «no al ricatto» predicato dal presidente del Parlamento Omirou Yannakis e coralmente festeggiato dai ciprioti nella serata, potrebbe diventare la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso.

A meno che - e naturalmente questa è la speranza di tutta Cipro in queste ore - l'Europa a guida tedesca decida di allargare i cordoni della borsa rinegoziando con i governanti di Cipro il pacchetto di aiuti. Ma violando - a pochi mesi dalle elezioni in Germania - le draconiane regole di austerità finora seguite, a costo di schiantare Paesi come Grecia, Portogallo e Spagna. Non è detto che della delegazione cipriota faccia parte il ministro dell'Economia Mihalis Sarris: mentre ieri lui era a Mosca, a Nicosia si è diffusa la voce di sue dimissioni, richieste dal presidente Anastasiadis che lo considera responsabile di aver mal negoziato il pacchetto con l'Eurogruppo.

Nuovi aiuti più generosi e la cacciata di Sarris è proprio quello che sperano i dimostranti, affollati a poche centinaia di metri dal Parlamento, su Nechrou Street, il viale dei Caduti, che intonano slogan contro «i ladri che stanno scippando a quest'isola non solo i suoi risparmi, ma soprattutto il suo futuro», come dice il ventottenne architetto Pandelis.

«Piuttosto che accettare queste misure ingiuste - spiega il 53enne assicuratore Lambros Demetriou mentre agita un cartello che raffigura una Merkel con cappello da ufficiale nazista accanto a un sorridente presidente di Cipro Anastasiadis - è meglio fallire, o uscire dall'euro». Chi dice che è un complotto tedesco per sfilare i capitali russi dalla piazza finanziaria di Cipro, e chi invece si dice sicuro - è il caso di Yiannis Lambrakis, che smette solo per un attimo di servire i clienti del suo caffè nella città vecchia - che «è tutto un piano per rubare il nostro gas naturale. Ce lo vogliono scippare».

 

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