renzi pd

COL DUCETTO IL PD E’ DIVENTATO UN PARTITO DI VECCHI – ALLE PRIMARIE, GLI OVER 65 SONO PASSATI DAL 29% DEL 2013 AL 42% - IL NAZARENO HA 10 ANNI, MA NE DIMOSTRA MOLTI DI PIU’. CON IL ROTTAMATORE, LA PARTECIPAZIONE ALLE CONSULTAZIONI PER IL SEGRETARIO SI E’ DIMEZZATA: DA OLTRE 3,5 MILIONI (VELTRONI) AD 1,8 MILIONI (RENZI)

 

Ilvo Diamanti per La Repubblica

 

renzi all assemblea pd 4

Il partito democratico compie (quasi) dieci anni. Il 14 ottobre del 2007 si svolgevano, infatti, le primarie per l' elezione dell' Assemblea costituente. E del segretario. Le primarie rappresentano, dunque, il "rito fondativo" del Pd, per citare la formula coniata da Arturo Parisi. Insieme a Prodi, il sostenitore più determinato - e determinante - del passaggio dall' Ulivo dei partiti al partito dell' Ulivo. Un soggetto politico unitario del centrosinistra (senza trattino) capace di aggregare i principali partiti che avevano accompagnato la storia della Prima Repubblica: Dc e Pci.

 

anziani caldo

Per allargarne i confini. Da allora, molto tempo è passato e molte cose sono cambiate. Mi limito a indicarne due. La "scissione" recente delle componenti - e di alcuni leader - di sinistra, che ne ha mutato l' identità originaria. E la progressiva personalizzazione, che ha segnato il passaggio da Pd a PdR. Tanto più dopo le primarie (stra)vinte da Matteo Renzi, lo scorso fine aprile. C' è però un aspetto, meno dibattuto, che vale la pena di analizzare. Perché, a mio avviso, ha contribuito e contribuirà a modificare ulteriormente l' identità del PD. Ma, soprattutto, la sua capacità di interpretare un progetto. Di agire da "spina dorsale di un sistema malato", come ha scritto di recente, su queste pagine, Ezio Mauro.

 

renzi nella sede pd del nazareno

Mi riferisco alla struttura sociale della base attiva. Coinvolta nelle Primarie. Riguarda, soprattutto il profilo dell' età. Infatti, il PD compie 10 anni, ma, in realtà, ne (di)mostra molti di più. È invecchiato, soprattutto negli ultimi anni. Un aspetto significativo, che va tenuto sotto osservazione. Da chi si riconosce nel PD. Ma non solo. Anche se, considerando le intenzioni di voto "politico", emergono indicazioni più articolate. Il PD (Demos, settembre 2017) ottiene, infatti, consensi molto maggiori rispetto alla media fra gli "anziani" (con oltre 65 anni). Ma anche fra i più "giovani" (sotto i 30 anni). Presso i quali il PD "compete" con il M5s. Che, invece, cala sensibilmente fra gli "anziani". PD e M5s, secondo i sondaggi, risulterebbero i partiti più "votati", in questa fase.

 

ANZIANI

È significativo che entrambi si affidino alle primarie, per selezionare i propri candidati. E, nel caso del M5s, per scegliere il leader. Naturalmente, interpretano due modelli diversi. Anzi: alternativi. Come rivelano i metodi utilizzati per le Primarie. Online, in-rete, nel caso del Movimento 5 Stelle. Un non-partito anti-partito, che tende a distanziarsi dagli altri. Anche nelle forme di partecipazione. Dall' altro lato, il PD. Erede dei partiti di massa. Che, per questo, adotta metodi di partecipazione più tradizionali. Le Primarie costituiscono il tentativo di superare il passato. Adottando il modello utilizzato negli USA. Non per caso, per il PD, viene evocata la "via americana".

 

RENZI TERRAZZA PD

Con la differenza, decisiva, che in Italia le (sue) Primarie avvengono nel solco dei partiti storici, che facevano della partecipazione un metodo di radicamento sul territorio. Per questo è particolarmente interessante osservare come sia cambiata la partecipazione nel corso del tempo. Dal 2007 ad oggi, nel 2017. Anzitutto dal punto di vista della base coinvolta. Che si riduce progressivamente. In modo molto rilevante. Da oltre 3milioni e 550mila elettori (militanti), nel 2007 (quando si afferma Veltroni), si scende, infatti, a 3 milioni e 100mila, nel 2009 (affermazione di Bersani). Nel 2013 l' affluenza si ridimensiona ancora: 2 milioni e 800mila. Quest' anno, infine, scivola di circa un milione. E si attesta intorno a 1 milione e 800 mila.

 

VELTRONI AL LINGOTTO

È interessante osservare come il calo più sensibile, per non dire il crollo, della partecipazione avvenga con l' avvento di Matteo Renzi. L' innovatore. Anzi: il "rottamatore". Il quale, lo scorso aprile, trionfa con il circa 70% dei voti. Eppure non riesce a frenare il disincanto politico, che consuma la passione verso i partiti. Ma soprattutto il PD. Perché il PD resta "l' ultimo partito", come recita il titolo di un interessante saggio di Paolo Natale e Luciano Fasano, appena pubblicato (da Giappichelli). Insieme all' ampiezza, cambia, in modo significativo, anche la struttura della partecipazione. Soprattutto, riguardo all' età.

 

POPOLO PRIMARIE PD

Se ci limitiamo alle due ultime consultazioni, l' evoluzione appare evidente. I votanti più giovani (16-34 anni) scendono dal 19%, nel 2013, al 15% nel 2017. Ma, soprattutto, nelle Primarie, è la quota di elettori "anziani" (65 anni e oltre) a crescere in misura rilevante: dal 29% nel 2013, al 42% nel 2017. Mentre, per quel che riguarda il voto al PD alle elezioni politiche, dal 2007 al 2017 (stime Demos) l' incidenza delle classi di età più giovani (18-34 anni) e anziane (65 anni e oltre), appare costante. Rispettivamente, intorno al 23-24%, i giovani, e al 40%, gli anziani.

 

PRIMARIE PD

Questi dati suggeriscono come sia in atto un cambiamento sensibile nella base del PD. Sta invecchiando. In misura molto più rapida e sensibile rispetto alla popolazione - e all' elettorato nell' insieme. Ma se il partito riesce ancora a intercettare il voto dei più giovani, in misura perfino superiore alla media, non riesce, però, ad appassionarli. I "giovani- adulti" (30-40enni), d' altronde, sono sempre più attratti dal M5s. Così, alle Primarie, come abbiamo osservato alcuni mesi fa, si è recato un "popolo dai capelli grigi" (o con pochi capelli). Affiancato e accompagnato, talora, dai figli (e dai nipoti). E ciò proietta ombre inquietanti sul futuro.

 

PRIMARIE PD MILANO CINESI 1

Perché è vero che la partecipazione attraverso i partiti è in declino. Ma senza partecipazione i partiti non hanno speranza. Tanto più i partiti che hanno una storia radicata nella società e nel territorio. Come il PD. Per loro, oggi, la "rete" è utile, anzi necessaria. La televisione: inevitabile. Ma non possono bastare. Parallelamente, la "personalizzazione" procede senza sosta. Tanto più in tempi di "democrazia del pubblico". Di "democrazia digitale". Ma rischia di diventare deleteria. Trasformarsi in un "Partito personale", nel "Partito del capo" (per citare le note definizioni di Calise e Bordignon), diventare PdR. Distaccarsi dalla società e dal territorio. A dispetto dei propositi di rottamazione: significa "invecchiare". Perdere il futuro.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....