sergio mattarella giorgia meloni scontro boxe

AL COLLE C’È “STUPORE” PER L’ATTACCO SCOMPOSTO (E PIANIFICATO) DI GIORGIA MELONI CONTRO MATTARELLA. TRADOTTO DAL QUIRINALESE: SUPER-SERGIO È INCAZZATO COME UNA BISCIA – “REPUBBLICA”: “IL CAPO DELLO STATO SI È SEMPRE DIMOSTRATO DISPONIBILE A TROVARE UNA SOLUZIONE AI PROBLEMI, DIFENDENDO IL NOSTRO GOVERNO ALL’ESTERO, SPRONANDOLO NEI SUOI RAPPORTI CON L’EUROPA, AGEVOLANDONE IL LAVORO. NON HA DETTO UNA PAROLA, NÉ MAI LA DIRÀ. MA COS’È QUESTA RIFORMA SE NON UN ATTACCO AL QUIRINALE? LA SENSAZIONE È CHE SIA INIZIATA UNA NUOVA FASE NEI RAPPORTI. CHE MOLTE BUONE MANIERE STIANO VENENDO MENO…” – VIDEO: QUANDO NEL 2018 LA DUCETTA CHIEDEVA L’IMPEACHMENT

 

 

 

 

Articoli correlati

DAGOREPORT - I RAPPORTI TRA SERGIO MATTARELLA E GIORGIA MELONI SONO AI MINIMI TERMINI...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1. LO STUPORE DEL COLLE: MAI IN DISCUSSIONE LA VICINANZA ALLE FORZE DELL’ORDINE

Estratto dell’articolo di Concetto Vecchio per “la Repubblica”

 

la polizia carica gli studenti durante i cortei pro palestina a pisa 2

Non c’è bisogno di esibire vicinanza alle forze dell’ordine perché quella Sergio Mattarella l’ha sempre dimostrata coi fatti in questi nove anni al Quirinale. Chi ha sentito il Colle, dopo l’attacco di Giorgia Meloni dell’altra sera al Tg2 Post, raccoglie questo umore. Per il resto, raccontano, il Capo dello Stato continua a lavorare, sereno, tranquillo, «è al suo posto per il bene del Paese».

 

Nessun dubbio sul fatto che fosse lui il destinatario della frase pronunciata dalla premier in televisione dopo i fatti di Pisa («penso che sia molto pericoloso togliere il sostegno delle istituzioni a chi ogni giorno rischia la sua incolumità per garantire la nostra»).

 

sergio mattarella giorgia meloni

E sarebbe ipocrita negare l’inevitabile stupore per una simile affermazione, ma Mattarella non si farà tirare per la giacchetta, né scenderà nell’agone della polemica. Il suo rispetto per le istituzioni è sacro, troppo grande il sentimento di ruolo con cui ha interpretato finora il suo compito di arbitro.

 

Questo equilibrio gli è valsa la popolarità anche tra gli italiani moderati che votano per il centrodestra. Ed è probabilmente proprio questo favore popolare che da tempo agita la destra italiana alle prese con un’operazione di egemonia che non è solo politica ma anche culturale.

 

balilla - manganelli rigati - meme

Mercoledì sera in tv la premier ha difeso i poliziotti, non ha speso una parola per i liceali bastonati, soprattutto ha instillato veleno nel suo rapporto col presidente. Il che è abbastanza sorprendente, perché, si è sempre detto dal Quirinale, non c’è alcun pregiudizio nei confronti del governo: Mattarella venerdì scorso aveva difeso la premier dal clima d’odio con una nota ufficiale; sabato, prima della telefonata al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, l’aveva informata in anticipo […].

 

Così come non è in discussione il rapporto con gli uomini in divisa. Mercoledì – mentre Meloni era in tv - Mattarella ha chiamato Piantedosi e il capo della polizia Vittorio Pisani per esprimere la sua vicinanza dopo che a Torino una cinquantina di anarchici e di antagonisti avevano assaltato una pattuglia della polizia per liberare un migrante che doveva essere trasferito in un centro di espulsione.

 

SERGIO MATTARELLA E GIORGIA MELONI

[…] Quello che voleva dire l’altro giorno («l’autorevolezza delle forze dell’ordine non si misura sui manganelli») è che serve continenza nella gestione dell’ordine pubblico. Non si possono trattare come black bloc dei liceali scomposti. Ma era una rimostranza legata al caso specifico, non certo una delegittimazione delle forze dell’ordine.

 

In questo anno e mezzo Mattarella ha sempre cercato di mantenere un rapporto di buon vicinato con Giorgia Meloni, anche se le distanze culturali sono sensibili. Nel maggio 2018, dopo il caso Savona, Meloni aveva minacciato l’impeachment, accusandolo di avere «agito al di fuori delle proprie prerogative».

 

SERGIO MATTARELLA EMMANUEL MACRON E GIOCONDA MELONI - MEME

Nel 2022 è stata l’unica che non l’ha votato per la seconda volta. A dispetto di questi pregressi il Capo dello Stato si è sempre dimostrato disponibile a trovare una soluzione ai problemi, difendendo il nostro governo all’estero, spronandolo nei suoi rapporti con l’Europa, agevolandone per quanto possibile il lavoro, a cominciare dal Pnrr. Sul premierato […] non ha detto una parola, né mai la dirà. Ma cos’è questa riforma se non un attacco al Quirinale, così come l’abbiamo conosciuto finora?

 

La sensazione […] è che sia iniziata una nuova fase nei rapporti. Che molte buone maniere stiano venendo meno. La lunga campagna elettorale non aiuta. Mattarella ha 82 anni, fa politica da una vita, conosce come le tasche le insidie del potere, non se ne è mai fatto sedurre. E quando fa trapelare che è «sereno» è perché sa che gli italiani tutti sanno giudicare.

 

mattarella meloni

2. L’IRA DOPO IL KO IN SARDEGNA COSÌ MELONI HA PIANIFICATO IL SUO ATTACCO A MATTARELLA

Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

Non c’è niente di casuale, nell’attacco di Giorgia Meloni a Sergio Mattarella. Non si tratta di un aggettivo dal sen fuggito. C’è invece pianificazione, volontà di conflitto, identificazione del bersaglio: il Colle. La premier ha scelto di entrare in rotta di collisione con Sergio Mattarella in modo consapevole, oltreché unilaterale.  E ha costretto il governo — anche i ministri più dubbiosi — a seguirla.

 

GIORGIA MELONI AL TG2POST

[…] Si tratta in realtà di un piano che ha preso forma fin da sabato scorso, dopo le immagini delle manganellate agli studenti nei cortei del venerdì. […][ una strategia studiata a tavolino. Che adesso è utile ricostruire, ora dopo ora.

 

Partiamo dalla fine. Dall’intervento di Meloni di mercoledì a Tg2 Post, in prima serata. «Penso che sia molto pericoloso togliere il sostegno delle istituzioni a chi ogni giorno rischia la sua incolumità per garantire la nostra». È tutto in una parola: “istituzioni”.

 

volodymyr zelensky giorgia meloni kiev

Tradotto: Sergio Mattarella. Significa che la premier ha compiuto l’ultimo, consapevole passo verso il conflitto. E l’ha fatto perché irritata — a dir poco irritata — per l’uscita con cui il Capo dello Stato aveva richiamato la polizia a dosare l’uso della forza, ricordando che «con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento».

[…]  Torniamo a sabato. La presidente del Consiglio è a Kiev, dove deve presiedere un G7 in videocollegamento. È avvertita che in Italia, da ventiquattro ore, si dibatte di quelle manganellate. Non ha messo ancora la testa sul problema. Attorno a mezzogiorno, però, una nota ufficiale di Fratelli d’Italia ha già attaccato «la sinistra che spalleggia i violenti» ed è «causa dei disordini».

 

EVITA DE' NOALTRI - VIGNETTA BY MACONDO

Attorno alle 15, Mattarella chiama Matteo Piantedosi per condannare quanto accaduto. Poi telefona anche alla leader, anticipandole quanto renderà pubblico. A summit concluso, Meloni sale a bordo del treno che la riporterà in Polonia. Sente i suoi fedelissimi a Palazzo Chigi e a via della Scrofa. Ricostruisce l’accaduto. Poi ordina di rilanciare. Tocca a Giovani Donzelli farlo. Utilizzando sempre la stessa parola: “Istituzioni”. «Chi porta una divisa non resterà senza il pieno sostegno delle istituzioni». È il primo segnale: l’obiettivo politico è individuato.

 

Già quel sabato sera, Meloni trasmette al partito e al resto del governo la linea, che può riassumersi in due accuse. La prima: chi attacca la gestione della piazza, espone la polizia, che può diventare facilmente bersaglio di manifestanti violenti. La seconda: intervenire a poche ore dalle elezioni in Sardegna è una scelta poco opportuna, perché rischia di condizionare l’esito elettorale.

 

la polizia carica gli studenti durante i cortei pro palestina a pisa 1

Ma c’è di più, perché la fondatrice di Fratelli d’Italia lamenta che quella dichiarazione ha anche oscurato un appuntamento internazionale di rilievo come il G7 di Kiev. Il senso della sconfessione di Mattarella inizia a prendere forma.

 

Sono gli elettori sardi a fare il resto, bocciando l’uomo di Meloni. Già domenica sera la premier è furibonda. Lunedì tutto precipita. La presidente del Consiglio incontra Salvinie Tajani, poi altri ministri a Palazzo Chigi. Con diversi di loro ragiona: quelle parole non ci hanno certo favorito. E aggiunge: il dibattito degli ultimi tre giorni espone la polizia, soprattutto perché si avvicina il G7 in Puglia.

 

È evidente che il senso delle parole del Capo dello Stato è completamente diverso, […] Ma questo non basta, a Palazzo Chigi. E a Meloni, che decide di spingersi addirittura oltre.

Il primo a farne le spese è Piantedosi. Il ministro dell’Interno, a fatti appena accaduti, esprime “condivisione” delle parole del Capo dello Stato. Poi, però, la sua posizione inizia a irrigidirsi. È Meloni, fin da martedì, a chiedere di non “sguarnire” il sostegno incondizionato alla polizia. Nel frattempo, mercoledì, arriva l’attacco della premier al Colle. […]

giorgia meloni . sergio mattarella vertice italia africa SERGIO MATTARELLA GIORGIA MELONI

 

giorgia meloni sergio mattarella vertice italia africa

Ultimi Dagoreport

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?