MA CHI COMANDA IN IRAN? - DI MOJTABA KHAMENEI, ELETTO GUIDA SUPREMA LO SCORSO 8 MARZO, ANCORA NON C'E' TRACCIA (È MORIBONDO?) - A CAUSA DEL VUOTO DI POTERE, SI SCONTRANO LE "COLOMBE" GHALIBAF E ARAGHCHI, CHE LAVORANO PER UN ACCORDO CON GLI USA, CON I PASDARAN, CHE LI ACCUSANO DI "TRADIMENTO" - ALLA FACCIA DI CHI SPERAVA DI UNA SOLLEVAZIONE POPOLARE CONTRO IL LA DITTATURA, A TEHERAN LE PIAZZE SI RIEMPIONO DI SOSTENITORI DEL REGIME CHE URLANO SLOGAN CONTRO IL NEGOZIATO - QUANDO HA ANNUNCIATO CHE LO STRETTO DI HORMUZ SAREBBE STATO RIAPERTO, ARAGHCHI È STATO BERSAGLIATO DAI PASDARAN, CHE LO ACCUSAVANO DI AVER MOSTRATO DEBOLEZZA...
Estratto dell'articolo di Gabriella Colarusso per "la Repubblica"
È dovuto andare in tv, Mohammed Ghalibaf, per spiegare che il negoziato con gli americani non è «un tradimento», ma la continuazione della guerra con altri mezzi per difendere le conquiste realizzate «sul campo di battaglia».
A dire, anche, che con l'America bisogna parlare perché è non è pensabile sconfiggere una superpotenza con la sola forza. L'intervista serviva a fermare l'ondata di attacchi che ha travolto lui e il suo vice-negoziatore, il ministro degli esteri Abbas Araghchi, dopo il primo round di trattative a Islamabad e la successiva riapertura di Hormuz, subito rinnegata dai Pasdaran.
Ghalibaf e Araghchi sono finiti nel mirino dei più intransigenti che considerano qualsiasi negoziato con gli Stati Uniti un cedimento. Questa tensione ai vertici del potere in Iran contribuisce a spiegare la difficoltà di arrivare a un accordo, da parte iraniana, e anche di decidere se partecipare o meno a nuovi negoziati: chi comanda davvero a Teheran?
Dopo il primo round di colloqui, nelle piazze che ormai da sette settimane si riempiono di sostenitori del regime, donne in nero avvolte nel chador e uomini armati urlavano slogan contro il negoziato. Quando ha annunciato che lo stretto sarebbe stato riaperto «completamente», Araghchi è stato bersagliato dalle agenzie di stampa legate ai Pasdaran, come Tasnim, che lo accusavano di aver mostrato debolezza. [...]
L'uccisione della Guida suprema Ali Khamenei ha fatto emergere una nuova generazione di politici e comandanti militari in Iran, ma anche scavato nuove divisioni tra pragmatici e fondamentalisti, tra chi considera necessario un negoziato per liberare l'Iran dall'isolamento economico in cui è costretto e chi invece punta all'autarchia e alla cosiddetta "economia di resistenza".
Il figlio Mojtaba, ferito, debilitato, sembra incapace di imporre una linea unica. Senza una leadership centrale forte, le divergenze sono esplose al punto che durante i negoziati in Pakistan i mediatori sono dovuti intervenire per placare le liti. «Le loro discussioni erano così feroci che i mediatori pachistani hanno trascorso tanto tempo a fare da arbitri tra gli iraniani quanto a trattare con gli americani», racconta l'Economist.
Anche se è improbabile che si sia mosso senza la benedizione dei comandi militari, Araghchi appartiene all'ala dei pragmatici come il suo vice, Majid Takht-Ravanchi, il presidente Pezeshkian o l'ex presidente Rouhani, inclini al dialogo diversamente dagli ultraradicali di cui fanno parte il capo dei Pasdaran, Ahmed Vahidi, il segretario del consiglio supremo, Mohammad Bagher Zolghadr, e personaggi meno in vista come l'ex ministro dell'intelligence dell'Ircg, Hossein Taeb, e Mohammad Ali Jafari. [...]
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