COME SI DICE TANGENTOPOLI IN SPAGNOLO? - FONDI NERI E MAZZETTE: IN SPAGNA STA PER SALTARE IN ARIA IL GOVERNO. MA RAJOY NON CEDE: “È UN RICATTO”

1. FONDI NERI, RAJOY ROMPE IL SILENZIO: "È SOLO UN RICATTO, NON MI DIMETTO"
Da "lastampa.it"

«Porterò a termine il mio mandato». Il premier Mariano Rajoy ha garantito oggi che non ha intenzione di dimettersi alla luce delle accuse mosse dall'ex tesoriere del PP, Luis Barcenas. «Dico solo che la Spagna sta riuscendo a uscire dalla crisi. Difenderò la stabilità politica. Se altri vogliono giocare ad altro, è loro responsabilità»
Davanti ai giudici Barcenas ha ammesso di essere il responsabile della contabilità parallela della formazione politica del primo ministro spagnolo.

In carcere dal 27 giugno, Barcenas è stato interrogato oggi dal giudice dell'Audiencia Nacional Pablo Ruz, al quale ha consegnato decine di documenti a sostegno delle sue ammissioni. Il magistrato lo aveva convocato dopo che otto giorni fa il direttore del quotidiano El Mundo, Pedro J. Rami'rez, aveva scritto di una sua lunga conversazione con Barcenas in cui venivano raccontati 20 anni di contabilità parallela, con tangenti pagate da imprenditori che servivano ad alimentare fondi neri del partito, una parte dei quali finivano direttamente nelle tasche dei dirigenti del Pp. Fra questi vi sarebbe anche l'attuale capo del governo Rajoy, che allora era ministro nel governo di José Maria Aznar.


2. SPAGNA, FONDI NERI ANCHE NELLE TASCHE DEL PREMIER RAJOY
Da "lastampa.it"

Mariano Rajoy torna nella bufera. Cinque mesi dopo aver categoricamente smentito di aver ricevuto fondi neri dal 1988 al 2009 per 25.200 euro, ieri il conservatore «El Mundo» ha pubblicato le presunte prove delle mazzette che avrebbe intascato il premier popolare (Pp, centro-destra): la contabilità segreta dell'ex gestore ed ex tesoriere per 20 anni, Luis Bárcenas. In tutto, dal '97 al '99 - quando era ministro dell'ex capo dell'Esecutivo Aznar - 94.914 euro. Il Pp smentisce seccamente e l'opposizione, che cavalca la tigre contro un governo che ha la maggioranza assoluta, chiede a Rajoy, più muto di un pesce, di spiegarsi in Parlamento.

I documenti questa volta non sono fotocopie della cosiddetta «Contabilidad B» di Bárcenas, in carcerazione preventiva dal 27 scorso, usciti sul progressista «El País» a gennaio, bensì gli originali fotografati a colori e già consegnati alla magistratura che sta indagando sulla Tangentopoli popolare, il cosiddetto «Caso Gurtel». Sono fogli di un quadernetto da ragionieri in cui appaiono «M. Raj.» e «M. Rajoy», e la data della consegna, che sarebbe avvenuta in contanti nelle sedi che il premier, 58 anni, al potere dal dicembre 2011, occupava come ministro della Pubblica Amministrazione prima e della Pubblica Istruzione poi. In scatole vuote di sigari Habana che il premier adora.

Rajoy, notaio in aspettativa, deputato dall'81 e leader del Pp dal 2004, è in bella compagnia. Avrebbero ricevuto bustarelle dello stesso peso (che secondo quanto Bárcenas ha confessato a «El Mundo» domenica scorsa, arrivavano nella sede centrale madrilena del Pp, in contanti e dentro valigiette portate da imprenditori che poi avrebbero conseguito appalti pubblici), pure l'allora segretario generale e vice-premier Álvarez Cascos, il vice-premier economico e ministro dell'Economia Rodrigo Rato (poi ex direttore del Fmi ed ex presidente della nazionalizzata Bankia), l'ex titolare agli Interni, Mayor Oreja e Javier Arenas, ex ministro del Lavoro. Di Aznar, nessuna traccia.

Visti gli anni trascorsi, i fatti sono penalmente coperti dalla prescrizione. Ma politicamente sono pesanti come una montagna. Dal ‘95 vige infatti una legge, per i governanti, che proibisce di ricevere qualsiasi retribuzione che non sia quella dovuta al posto che occupano. «L'articolo 18.2 della legge in questione prevede, per chi la infranga, la destituzione dalle cariche pubbliche che ricopra», chiosa «El Mundo». La rivelazione ha ricevuto come risposta un comunicato di appena 20 righe alle 8.01 di ieri: «Il Pp non conosce quelle note e non le riconosce in nessun caso come sua contabilità».

Il ministro dell'Economia, Luis de Guindos, si è affrettato a dichiarare: «Le rivelazioni di Bárcenas non intaccano la stabilità politica della Spagna». Ma il numero due socialista, Elena Valenciano, ribatte: «Rajoy dica la verità. Un qualsiasi premier di un paese democratico sarebbe già venuto in Parlamento. I popolari dicono che non si può documentare la menzogna. La verità sì, e sta saltando fuori».

I popolari non sono gli unici ad essere investiti dalla corruzione. Secondo i calcoli del professore di Scienze Politiche Manuel Villoria, i politici spagnoli sotto indagine sono la bellezza di mille e sono di tutti i partiti: «Il minimo comune denominatore è stato il boom edilizio degli anni passati, più i soldi facili dei costruttori, la mancanza di controlli, una Corte dei Conti inefficiente e la mancanza di una legge sulla trasparenza dei partiti».

 

 

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