COME SOPRAVVIVERÀ L’EUROPA AL CICLONE TRUMP? L’UNICA POSSIBILITÀ È NON DIPENDERE PIÙ DAGLI AMERICANI PER LA DIFESA! TRA I LEADER UE SI FA LARGO L’IDEA DI FARSI UNA “NATO” EUROPEA. È IL MIGLIORE TRA UN VENTAGLIO DI POSSIBILI SCENARI: LE ALTERNATIVE SONO IL VASSALLAGGIO O L’INESORABILE DECLINO…
DALLA NATO EUROPEA ALL’INERZIA. ECCO I QUATTRO SCENARI DELL’UE
Estratto dell’articolo di Antonio Missiroli per “Domani”
DONALD TRUMP A DAVOS - FOTO LAPRESSE
L’escalation di Donald Trump sulla Groenlandia sta rendendo sempre più urgente e drammatica una franca discussione fra europei su come rispondere alla brutale offensiva lanciata da Washington contro l’ordine internazionale liberale […] e contro la stessa Europa.
Olivier Schmitt - uno studioso francese che insegna, fra l’altro, proprio in Danimarca - ha di recente pubblicato sulla rivista Politique Etrangére […] un’analisi originale degli scenari possibili per il futuro prossimo delle relazioni transatlantiche. E ne ha individuati sostanzialmente quattro, distinti fra loro in base al livello di ostilità dell’America e al livello di coesione interna dell’Europa, situandoli in un vero e proprio diagramma.
emmanuel macron friedrich merz foto lapresse
Il primo scenario, che Schmitt chiama «Europa indipendente», presuppone un alto livello sia di ostilità americana che di coesione intra-europea: […] l’Europa cerca di limitare i danni e di agire autonomamente a livello regionale e globale, ma sconta un ruolo internazionale diminuito e un evidente declino strategico rispetto ad altre potenze.
Il secondo, definito «patto di Budapest», implica invece un alto livello di ostilità americana e un basso livello di coesione fra europei. In virtù anche di pesanti e crescenti interferenze di Washington nella politica interna dei singoli paesi, gli europei vengono così a trovarsi di fatto in uno stato di vassallaggio di cui il regime creato da Viktor Orbàn costituisce, allo stesso tempo, il precedente e il modello.
emmanuel macron donald tusk giorgia meloni consiglio europeo
La terza configurazione – con bassi livelli sia di ostilità americana che di coesione europea – prevede invece «inerzia». La cornice formale della Nato e i rituali del G7 vengono sì tenuti in vita ma svuotati di sostanza e credibilità. Lo status quo sopravvive ma l’interesse strategico di Washington e il baricentro economico del pianeta si spostano inesorabilmente verso l’Asia.
Il quarto scenario, infine, comporta bassa ostilità da parte americana e forte coesione fra gli europei: Schmitt lo chiama «Nato europea», e comporta un nuovo patto transatlantico in virtù del quale gli alleati europei si fanno sempre più carico della loro sicurezza e difesa, ma servendosi delle strutture esistenti e gestendo il graduale disimpegno americano in consultazione con Washington.
DONALD TRUMP A DAVOS - FOTO LAPRESSE
Schmitt non esita a dire che, nella situazione attuale e/o prevedibile, sarebbe questo lo scenario allo stesso tempo più realistico e più desiderabile […]
UNA NATO SOLO EUROPEA? LA CHAT DEL «WASHINGTON GROUP» E LA POSSIBILITÀ CHE UN'«EURO-NATO» NASCA DALLA COALIZIONE DEI VOLENTEROSI
Estratto dell’articolo di Gianluca Mercuri per “Rassegna Stampa”, la newsletter del “Corriere della Sera”
C’è una chat di cui fanno parte il presidente francese, il cancelliere tedesco, il premier britannico, la premier italiana, il presidente finlandese e la presidente della Commissione europea. Si chiama Washington Group, perché la decisione di tenersi a stretto contatto la presero dopo essere andati insieme al presidente ucraino alla Casa Bianca, in agosto.
VOLODYMYR ZELENSKY - KEIR STARMER - FRIEDRICH MERZ - EMMANUEL MACRON -
Da allora Emmanuel Macron, Keir Starmer, Friedrich Merz, Giorgia Meloni, Alexander Stubb , Ursula von der Leyen e Volodymyr Zelensky si scrivono ogni volta che Donald Trump fa uno dei suoi strappi. Generalmente riguardano l’Ucraina, con i ciclici moti di insofferenza del presidente americano verso il Paese aggredito, e di conseguente sintonia con la Russia, il Paese aggressore.
[…] Il fatto (abnorme) che Trump non escluda di prendere con la forza l’isola artica – e dunque di provocare uno scontro militare con le truppe europee arrivate a Nook nell’ultima settimana – ha indotto alcuni europei a un’accelerazione mentale, a immaginare cose fino a poco tempo fa inimmaginabili.
DONALD TRUMP A DAVOS - FOTO LAPRESSE
Al punto che a Bruxelles c’è chi pensa che la Coalizione dei Volenterosi […] possa diventare il nucleo di una nuova Nato solo europea.
[…] Il processo riguarderà naturalmente un gruppo di Paesi, non certo tutti i 35 che prendono parte alle riunioni dei Volenterosi. L’Italia, per esempio, tra gli Stati chiave è quello che continua a mostrarsi più freddo rispetto all’ipotesi di prepararsi al divorzio, esclude l’invio di truppe in Ucraina dopo il cessate il fuoco, considera una «barzelletta» quello deciso per la Groenlandia e predica la necessità di insistere sulle strutture e le procedure Nato esistenti, in cui il ruolo chiave dell’America è imprescindibile.
È chiaro che tutti preferirebbero atti di resipiscenza da parte di Washington, ma visto che sono gli Usa a propendere per la separazione e a trattare gli europei in modo sempre più ostile, cresce - tra i grandi Paesi - la consapevolezza della necessità di prepararsi.
giorgia meloni quando vede friedrich merz
Se la crisi precipiterà, ci sarà dunque un nucleo di nazioni pronte (o almeno disposte) a riorganizzarsi, a fare da sé. È lo sviluppo più vicino possibile all’Europa multispeed, a più velocità, raccomandata da personalità come Mario Draghi come unica via d’uscita possibile dall’impasse causata dai veti reciproci che regolano (e paralizzano) l’Unione europea.
[…] Non è un caso che sempre in questi giorni tra gli europei ci sia chi fa l’inventario delle risorse, comprese quelle che, se fossero sottratte agli Stati Uniti, ne comprometterebbero pesantemente le capacità strategiche. Attualmente, gli americani dispongono in Europa di 31 basi permanenti e altri 19 siti militari dove operano 67.500 loro uomini, la maggior parte di stanza in Germania, Italia e Regno Unito.
foto di gruppo vertice alla casa bianca con zelensky e i leader europei foto lapresse
Ramstein, in Germania, ospita la più grande base Nato in Europa. Fondamentali anche le basi britanniche di Lakenheath e Mildenhall e quella italiana di Aviano. Secondo Ben Hodges, ex comandante delle truppe Usa in Europa, questi asset sono «essenziali per garantire la prontezza operativa e consentire la portata strategica globale degli Stati Uniti».
Che se ne fossero privati, farebbero molta fatica ad applicare qualsivoglia strategia in Medio Oriente o in Africa. Naturalmente, e per fortuna, non si tratta di possibilità all’ordine del giorno, ma quando si prospetta il divorzio si tende a enfatizzare cosa perderebbero gli europei e a sottovalutare cosa perderebbero gli americani.
giorgia meloni mark rutte friedrich merz emmanuel macron foto lapresse
È troppo presto per fare questi ragionamenti? Secondo un altro autorevole esperto sentito da Politico, no. Il britannico Richard Shirreff, ex vicecomandante supremo alleato per l'Europa della Nato, sostiene che, con le mosse di Trump sulla Groenlandia - «una minaccia diretta all'integrità territoriale di un alleato della Nato» -, il ruolo degli Stati Uniti come garante della pace globale è «finito» e la Nato potrebbe conoscere una seconda vita senza gli americani.
Per Shirreff è stato già raggiunto il punto di non ritorno: la minaccia Usa alla Danimarca «mina l'intero principio della difesa collettiva, mina il senso di fiducia che è stato il punto di forza dell'alleanza sin dalla sua istituzione 76 anni fa.
giorgia meloni quando vede friedrich merz
Quindi questo sta silurando la Nato sotto la linea di galleggiamento». Ne derivano le domande esistenziali: «La Nato è morta? No. La Nato può sopravvivere? Sì. Ma potrebbe dover sopravvivere senza l'America», sono le risposte di Shirreff.
«La Nato non può essere intimidita dal leader della sua nazione più forte. Quindi i Paesi della Nato devono riconoscere che devono unirsi. L'appeasement non serve a nulla. L'appeasement incoraggia solo il prepotente. Quindi devono essere forti. Devono rafforzare concretamente le loro capacità di difesa».
L’esperto britannico naturalmente prospetta un pasto tutt’altro che gratuito: muoversi per una Nato senza America «non significa promettere il 3,5% e l'1,5% del Pil per le infrastrutture tra 10 anni. Significa adesso. Significa sacrificarsi adesso. Significa dimostrare la reale volontà e determinazione a difendersi, a difendere gli alleati da qualsiasi aggressore».
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Ma a quel punto, una struttura europea della Nato senza gli americani non equivarrebbe a un esercito europeo? Sheriff dice di no - «A mio avviso, l'Ue non ha bisogno di un esercito» - aggiungendo che i Paesi Ue membri della Nato hanno già una buona collaborazione con Paesi extra Ue come Gran Bretagna e Norvegia.
Ma questo sembra più un sofisma british, di chi è abituato a pensare che l’etichetta «europeo» ritardi automaticamente i processi. La realtà è che, lo si chiami Nato, Europa, Paperino o Paperoga, quello che si prospetta sarebbe un impianto di difesa europeo comune, ed è quello che conta.
E la Nato ne sarebbe la perfetta ostetrica: «Ciò che la Nato offre, anche senza l'America, è un quadro di riferimento, una struttura di comando, una dottrina, un modo di operare, che è stato costruito in 76 anni. Sarebbe folle gettarlo via», dice Shirreff.
E questo sviluppo è talmente nelle cose che chi non lo condividerà non potrà fermarlo in alcun modo, perché comunque ci saranno «partner Nato disposti ad assumersi un onere maggiore rispetto ad altri» e che «riconoscono maggiormente la natura della minaccia proveniente dall'Est. Ciò non esclude modi diversi di vedere la questione, ma fondamentalmente farlo all'interno di una struttura che è stata ereditata dall'alleanza Nato è la strada da seguire».
emmanuel macron donald trump giorgia meloni foto lapresse
Il futuro, insomma, è tracciato. La direzione sarà questa anche se a Trump succederà un presidente decente: gli europei non possono non imparare da questa crisi che devono cavarsela da soli. E noi italiani o siamo (anche) europei, o non siamo.