fontana di trevi

VIRGINIA RAGGI CUORE DI PIETRA: TOGLIE I SOLDI AI POVERI - IL COMUNE DI ROMA HA DECISO, DAL PRIMO APRILE, DI RIAVOCARE A SE’ LA GESTIONE DIRETTA DEI SOLDI LANCIATI NELLA FONTANA DI TREVI, FINORA GESTITI DALLA CARITAS - I FONDI RACCOLTI, IN MEDIA 1,5 MILIONI L’ANNO, SARANNO UTILIZZATI PER PROGETTI SOCIALI - L’AFFONDO DI “AVVENIRE”

la sindaca virginia raggi (2)

Camilla Mozzetti per “il Messaggero”

 

Per i turisti resterà tutto come prima: chiudere gli occhi, esprime un desiderio e lanciare un soldino nella Fontana di Trevi. Ma la rivoluzione, che ci sarà dal primo di aprile, ha già creato il primo effetto politico: il nuovo scontro, dopo l' affondo di monsignor Lojudice (vescovo ausiliare di Roma) sui rifiuti, tra Campidoglio e la Chiesa. Argomento, stavolta, le monetine della fontana più famosa del mondo che non saranno più gestite, come è stato per tutti questi anni, direttamente dalla Caritas.

 

Il Comune, infatti, seguendo un principio laico, ha deciso di riavocare a sé l' utilizzo di quel tesoretto, patrimonio da circa 1,5 milioni di euro l' anno, che poi sarà utilizzato per progetti sociali. Una parte di quei soldi dovrebbe finire anche alla stessa Caritas, ma quello che cambia è tutto il quadro d' insieme. Così, in un clima che sottotraccia, ma nemmeno troppo si fa sempre più teso tra Palazzo Senatorio e Oltretevere, ieri è stato Avvenire (il quotidiano della Cei e quindi dei vescovi) ad affrontare la questione con un titolo in prima pagina («Le monetine tolte ai più poveri»). Il secondo colpo, dopo quello di Lojudice, nel giro di due giorni.

FONTANA DI TREVI

 

A catena, si è scatenata anche la bagarre politica. Prima le opposizioni («Dopo la tassa sul terzo settore, ora le monete di Fontana di Trevi: Raggi e M5S hanno il sociale nel mirino», dice il senatore e segretario regionale del pd Bruno Astorre), poi la stessa Caritas: «C' è preoccupazione ma c' è tutto il desiderio di continuare a collaborare con il Campidoglio», dice il neo direttore don Benoni Ambarus interpellato da Vatican news.

 

LA SCELTA

In realtà la decisione di internalizzare l'utilizzo di un gettito non trascurabile era stata elaborata già a ottobre del 2017. Il principio è chiaro, quasi elementare: Fontana di Trevi è un bene del Campidoglio e tocca quindi all' amministrazione pubblica gestire i fondi prodotti da quel sito.

FONTANA DI TREVI

 

Ovviamente le monetine non finiranno nel grande calderone delle casse comunali, non saranno iscritte cioè a Bilancio per sostenere spese o lavori generici ma saranno blindate in un' ottica di supporto sociale e culturale nell' interesse della città. Potrebbero alla fine (su questo non è stata ancora presa una decisione ufficiale) essere in parte destinate sempre alla Caritas o ad altri soggetti (anche laici) che si occupano di volontariato.

 

LE FINALITÀ

Nel testo della memoria di giunta, licenziata lo scorso 28 dicembre, si specifica che ad occuparsi della raccolta sarà Acea (a cui spetta la pulizia delle fontane): «Il ricavato della raccolta si legge dovrà essere destinato in misura prevalente al finanziamento di progetti sociali e per la restante parte alla manutenzione ordinaria del patrimonio culturale». La promessa è, dunque, chiara. Non finisce però qui.

FONTANA DI TREVI

 

Sempre in quest' ultima memoria l' amministrazione capitolina concede comunque una proroga, fino alla fine di marzo, all' organismo pastorale della Conferenza episcopale italiana dilazionando ancora una volta la scadenza per la gestione delle monetine. In realtà, infatti, stando ai primi di ottobre 2017, il Campidoglio aveva deciso di sospendere la convenzione con la Caritas già al termine del 2018. All' ente sono stati concessi altri tre mesi, gli ultimi. Ora, dal primo aprile, il cambio diventerà effettivo. Dopo le polemiche in Campidoglio rassicurano: «Stiamo valutando l' ipotesi di lasciare una parte anche alla Caritas». Ma le tensioni con la Chiesa restano sul tavolo.

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