PAOLA TI CONCIA PER LE FESTE - LA LESBO DEPUTATA PD POTREBBE VEDERSI RICONOSCIUTA L’ASSISTENZA SANITARIA PER LA “MOGLIE” RICARDA: UN DIRITTO CHE SPETTA AI PARLAMENTARI, ANCHE NON SPOSATI (VEDI FINI CON LA TULLIANI, PROPRIO LUI CHE HA PRESO A CUORE LA QUESTIONE) - C’È CHI DICE SIA UNA MOSSA POLITICA “PER CREARE IL CASO” ORA CHE LA CASSAZIONE HA RICONOSCIUTO LE COPPIE GAY - “MANCANZA DI CORAGGIO DELLA CLASSE POLITICA”…

Maria Teresa Meli per il "Corriere della Sera"

La Cassazione equipara le coppie gay a quelle eterosessuali, il tribunale di Reggio Emilia concede il ricongiungimento familiare a un omosessuale nato in Uruguay che aveva sposato in Spagna un cittadino italiano, la Camera dei Deputati, invece, resta ferma al palo.

O almeno questo è quello che è successo finora. Ma la settimana prossima il vento delle novità potrebbe cominciare a soffiare anche nelle stanze di Montecitorio. Tra qualche giorno, infatti, si riunirà l'ufficio di presidenza per esaminare il «caso Concia». E la decisione che verrà presa in quella sede potrebbe smuovere le acque della politica italiana.

La storia è questa: quattro anni fa la deputata del Pd aveva chiesto di estendere l'assistenza sanitaria che le è dovuta in quanto parlamentare alla sua fidanzata, Ricarda Trautmann. Infatti il regolamento prevede che possano usufruire di questo servizio non solo i coniugi ma anche i conviventi. E' il caso, tanto per fare un esempio, del presidente Gianfranco Fini e della sua compagna Elisabetta Tulliani. Del resto, non sono pochi i parlamentari non sposati che però hanno una famiglia.

Una volta compilati i documenti necessari, la deputata del Partito democratico attende l'esito della pratica. Passano i mesi, passano gli anni e Concia non riceve nessuna risposta alla richiesta da lei fatta. Ogni tanto si informa ma nessuno le dice niente. Anzi, peggio, un giorno un funzionario le suggerisce di lasciar perdere: «In questo momento sono tutti contro la casta, onorevole, non le conviene usufruire di questa prerogativa».

La deputata del Pd non ci sta: «È una scusa, visto che, stranamente, vale solo per me che sono lesbica, e peraltro l'assistenza io la pagherei». Quando entra nelle stanze dell'ufficio di presidenza o in quelle del servizio che si occupa dell'assistenza sanitaria, la deputata si sente osservata: «Sgranano tutti gli occhi e mi guardano male».

Arriviamo così allo scorso settembre. Di tempo ne è passato parecchio, Concia però è un tipo tosto e non demorde. Ad agosto si è unita civilmente con Ricarda in quel di Francoforte: porta i nuovi documenti alla Camera e ci riprova. Ancora niente. «Non ho nemmeno il diritto di avere una risposta negativa», si lamenta lei.

Quattro anni sono tanti, anzi, troppi. Il direttore del servizio che si occupa di queste questioni le spiega che non è colpa loro, tocca all'ufficio di presidenza trovare una soluzione, ciò che può fare lui è inviare una nota a quell'organismo. La vicenda arriva quindi sul tavolo di Fini, che prende a cuore la questione. Il presidente della Camera è convinto che non si possa lasciare la deputata del Pd appesa a una risposta che sembra non giungere mai. Ed è di ieri la notizia che l'ex leader di An ha riunito l'ufficio di presidenza per sottoporre ai suoi componenti la questione.

In quella sede Fini tiene una relazione sul caso da cui si capisce che è favorevole a una soluzione positiva del problema. Ma qualcuno è contrario: «La sua è una richiesta politica per creare un caso proprio adesso». Il presidente della Camera ribatte con queste parole: «Ma se sono quattro anni che Concia attende una risposta». Sempre quel qualcuno (di cui la deputata del Pd non riesce a sapere il nome) pensa bene di spifferare la notizia alle agenzie di stampa nella speranza che la cosa non vada avanti.

E insinua un'obiezione preventiva: non si può dire di sì a Concia perché per farlo ci vorrebbe una legge sulle coppie omosessuali. Non è vero: ci sono già categorie, come quella dei giornalisti, che prevedono l'estensione dell'assistenza sanitaria a conviventi omosessuali. La decisione, comunque, verrà presa la settimana prossima e la deputata del Pd non vede l'ora di porre la parola fine a questa vicenda. «Per me - spiega - è diventata una questione di principio. È la mancanza di coraggio della classe politica che ha fatto diventare un "caso" quello che era un mero problema burocratico».

 

 

PAOLA CONCIA E LA FIDANZATA RICARDA PAOLA CONCIA E LA SUA COMPAGNA RICARDA TRAUTMANN IL GIORNO DEL MATRIMONIO IN GERMANIA.jpegPaola Concia e Ricarda su Chi

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