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CONSOB E MPS FRENANO IL VALZER DELLE NOMINE – LO STOP DI FORZA ITALIA AL LEGHISTA FEDERICO FRENI ALL’AUTORITÀ DI CONTROLLO SULLA BORSA COMPLICA IL TETRIS DELLE POLTRONE IN SCADENZA IN PRIMAVERA – LA MANCATA CONFERMA DELL’AD DEL “MONTE”, SE DA UN LATO POTREBBE ESSERE UN MODO PER “INCRINARE” L’IPOTESI DEL CONCERTO, ACCREDITEREBBE L’IDEA CHE GIORGETTI & CO PRENDONO SUL SERIO LE ACCUSE DELLA PROCURA DI MILANO SUL RISIKO – AL TAVOLO DELLE NOMINE SIEDONO IN SEI: FAZZOLARI E LOLLOBRIGIDA PER FDI, SALVINI E PAGANELLA PER LA LEGA, TAJANI E BARELLI PER FORZA ITALIA – ENEL, ENI, LEONARDO E POSTE: GLI AD VERSO LA CONFERMA, I PRESIDENTI DATI TUTTI IN USCITA…

Estratto dell’articolo di Stefano Iannaccone per “Domani”

 

federico freni - giancarlo giorgetti - foto lapresse

Per le nomine di primavera sono iniziate le grandi /manovre. L’antipasto della Consob non è il preludio ad accordi facili. I bocconi sono tante e prelibati: Enel, Eni, Leonardo e Poste, che intrecciano i loro destini con Monte dei Paschi di Siena (Mps) e altre società pubbliche.

           

La nomina del sottosegretario dell’Economia, il leghista Federico Freni, alla guida della commissione che vigila sulle società in Borsa sembrava aver preso una piega positiva dopo settimane di stallo. Ma Forza Italia ha rinnovato il veto. «È meglio scegliere un non politico», ha ribadito il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che preferisce Federico Cornelli.

 

GIOVANBATTISTA FAZZOLARI AL SENATO - FOTO LAPRESSE

La situazione sul capitolo-nomine si è così ingarbugliata. Fratelli d’Italia aveva proposto un “lodo” per evitare guerriglie: tenere separate le decisioni sulle Authority in scadenza, come Consob e Antitrust, da quelle sulle società statali.

 

L’irrigidimento di FI su Freni ha reso più complicato il patto di non belligeranza, così da due settimane i decisori dei tre partiti chiave della maggioranza hanno cominciato a sentirsi e incontrarsi intorno a un tavolo per gestire il traffico di nomi per Cda e consigli vari.

 

luigi lovaglio

I plenipotenziari della partita (l’ultima prima delle elezioni politiche, quindi fondamentale, anche in caso di sconfitta elettorale della destra, visto che i nuovi ad scadranno nel 2029) sono sei uomini d’oro: il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e il ministro Francesco Lollobrigida, per conto di FdI e di Giorgia Meloni, Matteo Salvini in prima persona ed Andrea Paganella per la Lega, Tajani e Paolo Barelli per Forza Italia, dove l’“eminenza grigia” Gianni Letta conta assai meno di un tempo.

 

Snodo Siena

LUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI

A Enel, Eni, Poste, Leonardo e Terna gli ad in attesa della riconferma oggi guardano soprattutto a quello che accade in Mps. L’intreccio sulle nomine si gioca infatti intorno ai destini di Luigi Lovaglio, attuale amministratore delegato dell’istituto. La sua posizione resta in bilico: se i suoi sponsor d’eccellenza Giancarlo Giorgetti e Francesco Milleri di Delfin tengono duro sul nome, Francesco Gaetano Caltagirone (con la sponda di alcuni pezzi da novanta di Palazzo Chigi) vorrebbe il cambio.

 

Sgomitano in molti, ma pochi hanno reali chance di giocarsela: il banchiere Mauro Micillo, dirigente di Banca Intesa, Marco Morelli, ex ceo di Mps, ora presidente di Axa investment. L’ex ad di Cassa depositi e prestiti, Fabrizio Palermo, è invece impegnato nella realizzazione del piano industriale di Acea.

 

PAOLO SCARONI ENEL

Mentre si attende la lista del cda, qualcuno sostiene che anche il neo presidente di Mediobanca Vittorio Grilli, vicinissimo al capo di gabinetto di Meloni Gaetano Caputi, guardi con attenzione alla partita di Mps, che oggi controlla la banca che presiede.

 

La sua speranza è che i vertici che verranno diano il via all’aumento del suo stipendio: qualche giorno fa Domani ha rivelato la richiesta, fatta da Mediobanca, di raddoppiare l’emolumento da 900mila a 2,1 milione di euro, richiesta congelata dal comitato nomine di Rocca Salimbeni.

 

Prima di ogni decisione, però, bisogna decidere cosa fare con l’attuale ad: il problema […] è che […]  la mancata conferma di Lovaglio (indagato con Caltagirone e Milleri per il presunto concerto sulla scalata a Mediobanca) «accrediterebbe l’idea» che Giorgetti & co «prenderebbero sul serio le accuse fatte dalla procura di Milano, a cui noi non crediamo».

 

STEFANO PONTECORVO ALLA CONFERENZA PROGRAMMATICA DI FRATELLI D ITALIA A PESCARA

La partita Mps insomma è apertissima. Anche il presidente Nicola Maione, in quota Lega, vorrebbe restare. In caso di uscita, una soluzione individuata è la presidenza di Poste, occupata oggi da Silvia Maria Rovere, che però è sostenuta, in quota FdI, dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari.

 

Di mezzo c’è poi il rispetto delle “quote rosa”. Le tensioni sulla Consob hanno rimescolato le carte anche sulle altre società. La linea di Meloni resta la stessa di mesi fa, quando Domani anticipò che la leader – terrorizzata da un eventuale effetto a cascata – aveva intenzione di confermare tutti gli amministratori delegati e di cambiare (quasi tutti) i presidenti.

 

Pasqualino Monti - ad enav

[…]  Fazzolari ha però già lasciato intendere a qualche manager che in futuro Fratelli d’Italia si muoverà in maniera diversa da questo primo triennio, puntando a inserire profili di fiducia tra le prime e le seconde linee delle società, a cui il governo (intelligentemente) ha finora lasciato mano libera nelle scelte più sensibili.

 

Il valzer dei presidenti toccherà invece quasi tutti. Tajani, in una rinnovata verve, vorrebbe lasciare Paolo Scaroni alla presidenza di Enel. Anche qui, però, la tentazione sarebbe quella di trovare una manager donna. Idem a Leonardo, dove in uscita c’è Stefano Pontecorvo.

 

nicolas maduro massimo dalema hugo chavez paolo scaroniFEDERICO FRENI ALLE PRESE CON LE SALSICCE A PONTIDA

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