giuseppe conte beppe grillo

CONTE PAGA GRILLO PER FARSI COMMISSARIARE – PER “BEPPE-MAO” IL VIAGGIO A ROMA È STATO MOLTO PROFITTEVOLE: HA FIRMATO BEN DUE CONTRATTI CON IL M5S DA 300MILA EURO COMPLESSIVI PER “SUPPORTO ALLA COMUNICAZIONE E VARIE INIZIATIVE POLITICHE”. I FEDELISSIMI DI “GIUSEPPI” APPLAUDONO: “L’ASSE CON CONTE SI RAFFORZA”, MA C’È CHI STORCE IL NASO PER LA SPESA , E FA NOTARE CHE L’ELEVATO AVRÀ MANI MOLTO (TROPPO?) LIBERE…

 

Emanuele Buzzi per il "Corriere della Sera"

 

giuseppe conte beppe grillo

Alla fine Beppe Grillo raddoppia. Il garante Cinque Stelle sbarca a Roma, si prende la scena e firma non uno,ma ben due contratti di partnership con il Movimento. I termini dell’accordo sono coperti da clausole di riservatezza ma i ben informati parlano di 200mila e 100mila euro annui per i due contratti.

 

I vertici del Movimento non commentano. Entrambi i contratti sono relativi alla comunicazione e al ruolo del garante. In altre parole eventuali spese, come ad esempio un eventuale contratto a Nina Monti, collaboratrice storica di Grillo, graveranno direttamente sulle spalle del fondatore dei Cinque Stelle.

 

beppe grillo nina monti

«Il Movimento 5 Stelle ha raggiunto un accordo con Beppe Grillo che comprende attività di supporto nella comunicazione con l’ideazione di campagne, promozione di strategie digitali, produzione video, organizzazione eventi, produzione di materiali audiovisivi per attività didattica della Scuola di formazione del Movimento, campagne elettorali e varie iniziative politiche», si legge nella nota diffusa in serata dai Cinque Stelle.

 

Grillo — a chi lo ha sentito — è sembrato «soddisfatto» dell’intesa e «non vede l’ora di sviluppare la linea comunicativa». L’accordo prevede anche un ruolo inedito per lo showman. Tra gli obiettivi c’è «la promozione delle attività del Movimento all’estero attraverso la partecipazione a convegni, giornate di studio, incontri con personalità scientifiche e istituzionali». Il garante — riferiscono ambienti vicini ai vertici M5S — ha scherzato etichettandosi come «ambasciatore del Movimento».

 

giuseppe conte beppe grillo

La notizia, come da previsioni, ha scatenato dibattiti e polemiche in seno ai Cinque Stelle. Secondo i contiani «l’accordo è la dimostrazione che l’asse con Conte si rafforza». Nel Movimento però le visioni discordano. «Non si sono resi conto di quello che hanno lasciato in mano a Beppe — dicono alcuni M5S —. Ora li commissarierà». C’è chi spera che l’intesa freni eventuali «uscite fuori programma» del garante. E c’è invece si domanda: «Perché dobbiamo pagare noi il suo contratto?».

 

Ciò che è certo è che come sempre Grillo ha catalizzato gli interessi di attivisti e parlamentari per tre giorni e che un suo ritorno nella capitale è atteso a breve. Intanto ieri il garante ha incontrato per oltre un’ora Luigi Di Maio, rientrato dal suo viaggio in Angola e Congo, insieme al suo braccio destro Pietro Dettori.

LUIGI DI MAIO - BEPPE GRILLO - GIUSEPPE CONTE

 

Il ministro degli Esteri, all’uscita dell’hotel Forum, ha commentato con i cronisti: «Principalmente abbiamo parlato degli effetti di questa guerra sull’economia globale e in particolare sull’economie delle famiglie e delle aziende italiane». L’obiettivo «è sicuramente calmierare gli effetti di questa economia che è già un’economia di guerra» ed è tornato a battere il tasto di un tetto europeo per il prezzo del gas. Nel pomeriggio poi Grillo ha lasciato la capitale. «Signori dai, su», si è limitato a replicare ai giornalisti che gli ponevano domande sul conflitto in Ucraina e sull’invio di armi da parte dell’Italia, lasciando l’albergo da un’uscita secondaria.

conte grillo

 

Intanto continuano le frizioni tra il Movimento e i dem. Gli alleati, secondo i numeri che circolano al Nazareno, correranno insieme nell’80% dei Comuni nei quali è previsto il doppio turno, ma i fronti di contrasto si allargano: dai mancati distinguo che il Pd imputa a Conte su Macron e Le Pen, alla contrarietà M5S all’inceneritore promosso dal sindaco Gualtieri, al nodo delle spese militari. «Conviene parlarci al più presto», dice un contiano.

beppe grillo giuseppe conte

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)