dario franceschini silvia salis elly schlein giuseppe conte

“COSI’ CI FACCIAMO MALE” – ANCHE DARIO FRANCESCHINI HA CAMBIATO IDEA: DOPO AVERLE CALDEGGIATE, BOCCIA LE PRIMARIE ALL’INTERNO DEL CAMPO LARGO PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER - IL TIMORE DI SU-DARIO E’ SULLE CONSEGUENZE PER LA TENUTA DELLA COALIZIONE, SIA CHE VINCA SCHLEIN SIA CHE PREVALGA CONTE - NEL PRIMO CASO, IL RISCHIO È DI PERDERE UNA BELLA FETTA DI VOTI 5 STELLE (SEMPRE CHE CONTE NON TROVI IL MODO DI SFILARSI). NEL SECONDO CASO, IL PD IMPLODEREBBE ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI - OTTENUTO IL PASSO INDIETRO DI ELLY E PEPPINIELLO, IL CAMPO LARGO POTREBBE PUNTARE SU UNA FIGURA TERZA (IN BALLO CI SONO IL SOPORIFERO GAETANO MANFREDI, E L'INESPERTA AMBIZIOSA SILVIA SALIS)

Niccolò Carratelli per “La Stampa” - Estratti

 

franceschini 3

Il partito anti-primarie non si è ancora arreso. Anzi, sembra che il gruppo, trasversale a quasi tutte le forze del centrosinistra, si sia allargato nelle ultime settimane. In particolare, dentro al Pd, dove sono sempre di più quelli che pensano che una sfida fratricida per la leadership tra Elly Schlein e Giuseppe Conte rischi di picconare l'unità della coalizione, fin qui faticosamente costruita. 

 

Raccontano che Dario Franceschini sia molto preoccupato. E che durante questo periodo di vacanza abbia passato molto tempo al telefono, per confrontarsi con altri dirigenti del partito. «Così ci facciamo male», la sintesi del ragionamento. 

Elly Schlein alessandro Onorato Giuseppe Conte Gaetano Manfredi

 

Un cambio di prospettiva rispetto a quanto dichiarato dall'ex ministro della Cultura solo venti giorni fa in un'intervista: «Non vedo alternative alle primarie, facciamole e basta – le sue parole –. Sarebbe bello se i leader si riunissero in una stanza e ne uscissero tutti concordi sul nome del signor X o della signora Y, ma non mi pare che siamo realisticamente in queste condizioni e, oltretutto, non mi pare neanche che ci sia questo mister X». Lo dice, ma non lo pensa fino in fondo. 

 

Secondo un parlamentare vicino a Franceschini, «quella era una semplice constatazione», accompagnata dall'auspicio di riuscire a evitare i gazebo. 

 

CONTE FRANCESCHINI

Tuttora vivo, anzi rafforzato da quanto avvenuto nelle ultime settimane, con il cambio di passo di Conte, le sue fughe in avanti sulle armi all'Ucraina e sulla cultura woke, il chiaro tentativo di proporsi come il candidato premier più autorevole. E la volontà di caricare di significato le primarie, come il momento in cui sarà definita la linea politica della coalizione. Insomma, un passaggio che deve indirizzare le successive scelte sul programma di governo. «Altrimenti a cosa servono le primarie?

 

(...)

Nonostante Schlein, com'è nel suo stile, cercherà di smussare tutti gli angoli: alla fine, dovrà battersi. 

E qui torniamo al timore di Franceschini sulle conseguenze per la tenuta della coalizione, sia che vinca la leader dem, sia che prevalga l'ex premier. Nel primo caso, con il rischio di perdere una bella fetta di voti 5 stelle (sempre che Conte non trovi il modo di sfilarsi).

 

Nel secondo caso, con la quasi certezza di veder implodere il Pd alla vigilia delle elezioni e andare al voto con una segretaria tramortita, se non dimissionaria. Il timore è condiviso dalla "vecchia guardia", da vari big del partito con cui l'ex ministro si è sentito negli ultimi giorni. «Le primarie sono solo uno strumento, non ce l'ha ordinato il medico di farle – spiega Dario Nardella –. Si fanno solo se servono davvero e se rappresentano la migliore strada possibile». Secondo l'eurodeputato, evidentemente, non lo sono, perché bisogna scongiurare «un effetto negativo di polarizzazione e personalizzazione che si riverserebbe sulle elezioni finali». Favorendo la destra e Giorgia Meloni. 

franceschini

 

Uscendo dal Pd, la pensano più o meno così anche Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Avs, come pure Alessandro Onorato di Progetto civico Italia o altri protagonisti della galassia centrista. 

 

Nemmeno Matteo Renzi o Riccardo Magi spingono per fare le primarie, piuttosto le ritengono ormai inevitabili. 

franceschini schlein salis

 

Perché sanno che Conte e i 5 stelle escludono altre strade, a maggior ragione con la nuova legge elettorale, che dovrebbe essere approvata in via definitiva in autunno e che prevede l'indicazione obbligatoria del candidato premier. La stessa Schlein ha sempre rifiutato l'ipotesi di federatori e nomi scelti a tavolino. Per la segretaria l'unica altra opzione plausibile è fare come il centrodestra: scegliendo dopo le elezioni il leader del partito più votato, cioè lei. Una soluzione che Conte non vuole nemmeno prendere in considerazione e che, soprattutto, sarà presto resa impraticabile dalle nuove regole elettorali. 

GIUSEPPE CONTE E DARIO FRANCESCHINI ALLA FESTE DELL UNITA DI REGGIO EMILIA

Però Franceschini e soci non demordono. Ragionano sulla strategia per provare a raddrizzare il piano inclinato che porta dritti ai gazebo. Prima di tutto, mandare qualcuno a parlare con Schlein, per provare a convincerla, offrendole garanzie sul suo futuro politico. Se e quando la segretaria dovesse dare il proprio assenso, circostanza su cui in pochi sono pronti a scommettere, si potrebbe uscire con un appello pubblico ai due leader, per invitarli a «un gesto di generosità» per il bene della coalizione e del Paese (sulla falsa riga di quello già fatto da Goffredo Bettini, che però si rivolgeva solo a Schlein). Un passo indietro congiunto, a favore di un candidato condiviso.

 

A quel punto, con il sì di Schlein, il cerino resterebbe in mano a Conte. Poi, nel caso si arrivasse a dama, non è vero che Franceschini non sa chi siano il signor X e la signora Y da mettere in campo. Sono sempre loro: Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell'Anci, e Silvia Salis, sindaca di Genova.

il correntone pd franceschini speranza orlando

 Terzo profilo gradito, ma più difficile da lanciare, quello dell'ex capo della Polizia Franco Gabrielli. 

pierluigi bersani massimo dalema dario franceschini foto lapressedario franceschini foto lapresse

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...