veneto luca zaia matteo salvini giorgia meloni elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – SCAZZO DOPO SCAZZO, IL BIG BANG PER IL CENTRODESTRA SARÀ IN AUTUNNO, CON LE REGIONALI IN VENETO, CAMPANIA, TOSCANA, PUGLIA E MARCHE – SE ZAIA E LA SUA LIGA VENETA SI PRESENTASSERO DA SOLI, SPACCHETTEREBBERO IL VOTO DI DESTRA RENDENDO LA REGIONE CONTENDIBILE: BASTEREBBE SOLO CHE PD E M5S SMETTESSERO DI FARE GLI EGO-STRONZI E CONVERGESSERO SU UN CANDIDATO “CIVICO” (COME DAMIANO TOMMASI A VERONA NEL 2022) – LA PROPOSTA DI MELONI AL "TRUCE" MATTEO: FDI È DISPOSTA A LASCIARE IL VENETO ALLA LEGA, MA A QUEL PUNTO LA REGIONE LOMBARDIA TOCCA A NOI (A FORZA ITALIA, IL SINDACO DI MILANO) - SE SALVINI SI IMPUNTA? S'ATTACCA! E FRATELLI D'ITALIA SI PRENDE TUTTO (MA LE CONSEGUENZE SULLA MAGGIORANZA POTREBBERO ESSERE FATALI PER IL PRIMO GOVERNO MELONI…)

DAGOREPORT

Alberto Stefani matteo salvini luca zaia - festa per l autnomia a montecchio maggiore

Scazzo dopo scazzo, tensione dopo tensione, il big bang nella maggioranza di governo si avvicina: il vero Armageddon non è legato alle alleanze internazionali o al posizionamento dell’Italia tra Usa e Ue, quanto piuttosto dalla vile spartizione della torta del potere.

 

Saranno le Regionali, previste in autunno, a sancire il futuro del governo Meloni. Si vota in cinque regioni, quattro delle quali molto  importanti: Veneto, Toscana, Campania,  Puglia e, fanalino di coda, Marche.

 

A fare gola è soprattutto la Regione governata dal “Doge” Luca Zaia. Stroncata dalla Consulta l’ipotesi di un terzo mandato dell’ex ministro dell’Agricoltura - e qui ha prevalso la volontà della Fiamma di far suo il Veneto -, la Regione potrebbe tornare contendibile, qualora Zaia decidesse di chiamarsi fuori dai giochi politici romani, e convogliasse il suo bacino elettorale su un suo candidato nella Liga Veneta.

 

fidanza meloni

A quel punto, il voto del centrodestra si spacchetterebbe e l'opposizione potrebbe tentare il tutto per tutto convergendo su un candidato civico, e ripetere il “miracolo” Verona, dove nel 2022 vinse il moderatissimo Damiano Tommasi, in quota dem.

 

Un’ipotesi al momento 1-2-X, considerata l’altissima tensione tra il Pd di Elly e il M5S di Conte nella loro gara a chi è più ego-stronzo del reame. Certo, se i paragrillini con pochette ottenessero l’ok al loro candidato, Roberto Fico, per la Campania, la situazione potrebbe sbloccarsi in un batter d’occhio. Ma è un'ipotesi molto remota, vista la debolezza dell'ex presidente della Camera nei sondaggi fin qui svolti, che vedono un distacco insostenibile da una eventuale lista civica di Vincenzo De Luca, in chiave amti-dem.

 

L’unica certezza dal Veneto è che, senza Zaia, la destra non vince. Giorgia Meloni lo sa, ma allo stesso tempo è intenzionata a “riequilibrare” la spartizione delle amministrazioni locali (il Carroccio malconcio di oggi non può permettersi di governare due regioni come Veneto e Lombardia).

 

La proposta meloniana al Er Truce" Salvini è questa: se la Lega tiene il Veneto, di sicuro non potrà mantenere anche la Lombardia, nel 2028. La Ducetta sogna la doppietta:  conquistare il Pirellone, motore della regione più ricca d'Italia, e il potere finanziario della Madunina attraverso l'operazione Mps-Caltagirone-Milleri per sbancare Mediobanca e prendersi il forziere di Generali.

 

LUCA ZAIA E ALBERTO STEFANI

Lo schema è semplice: Lombardia a Fratelli d’Italia, Comune di Milano a Forza Italia, e il Veneto può restare alla Lega. Se Salvini si impunta? S’attacca e tira forte! E Fratelli d’Italia si prende tutto. Ma, a quel punto, le conseguenze sull'alleanza potrebbero risultare fatali per il primo governo Meloni...

 

Ps. Ci sarebbe solo un piccolo dettaglio: trovare un candidato. Salvini spinge il suo fedelissimo, Alberto Stefani, mentre Zaia punta sul sindaco di Treviso, Mario Conte, ma una quadra (magari in cambio di qualche strapuntino per il Governatore) si trova sempre…

 

DAGOREPORT - PIJAMOSE MILANO! E CHE CE' VO'! DALL’ALTO DELLE REGIONALI LOMBARDE DEL 2023, CON IL TRIONFO DI FRATELLI D'ITALIA (25,18%), MENTRE LA LEGA SI DEVE ACCONTENTARE DEL 16,5 E FORZA ITALIA DEL 7,23, L’ASSALTO DI FRATELLI D’ITALIA ALLA MADUNINA ERA INEVITABILE - LA REGIONE È IN MANO DEL LEGHISTA ATTILIO FONTANA CHE, CON L’ASSESSORE ALLA SANITÀ GUIDO BERTOLASO, HA SBARRATO LA PORTA ALLE MIRE DELLA MELONIANA FAMIGLIA ANGELUCCI - EPPOI, SAREBBE PURE ORA DI DARE SEPOLTURA A ’STI POTERI FINANZIARI CHE SE NE FOTTONO DI ROMA: ED ECCO L’ASSALTO DI CALTAGIRONE A GENERALI E DI MPS-CALTA-MEF A MEDIOBANCA - IN ATTESA DI PRENDERSI TUTTO, LE MIRE DELLA DUCETTA PUNTANO AD ESPUGNARE ANCHE PALAZZO MARINO: AHÒ, ORA A MILANO CI VUOLE UN SINDACO ALLA FIAMMA! - ALLA FACCIA DEL POTERE GUADAGNATO SOTTO IL DUOMO IN TANTI ANNI DI DURO LAVORO DAI FRATELLI LA RUSSA, IL CANDIDATO DI GIORGIA SI CHIAMA CARLO FIDANZA. UN “CAMERATA” GIÀ NOTO ALLE CRONACHE PER I SALUTI ROMANI RIPRESI DALLE TELECAMERE NASCOSTE DI FANPAGE, NELL’INCHIESTA “LOBBY NERA” - UNA NOTIZIA CHE L’IMMARCESCIBILE ‘GNAZIO NON HA PER NULLA GRADITO…

https://www.dagospia.com/politica/pijamose-milano-ce-vo-l-assalto-fratelli-d-italia-madunina-era-431097

 

NOMI E «SCAMBI», IL RISIKO REGIONALI

Estratto dell’articolo di Claudio Bozza per il “Corriere della Sera”

 

MATTEO SALVINI - LUCA ZAIA - FOTO LAPRESSE

Da Nord a Sud, è un effetto domino quello innescato dal pronunciamento della Consulta, che impedisce il terzo mandato per Luca Zaia e Vincenzo De Luca, governatori di Veneto e Campania. Questo doppio stop ha infatti costretto i partiti a rimescolare le carte delle candidature in vista delle Regionali, in autunno, quando si voterà in Valle d’Aosta, Veneto, Toscana, Marche, Campania e Puglia.

 

Veneto

Per Zaia si profila un futuro da candidato sindaco di Venezia o da ministro. Il «Doge» è un peso massimo della Lega: nel 2020 aveva incassato ben il 76%. E il partito di Salvini rivendica con forza che il suo successore sia sempre un leghista: Alberto Stefani (segretario regionale del partito) o Mario Conte (sindaco di Treviso). Un ballottaggio su cui FdI potrebbe mollare la presa, visto che finora aveva spinto il senatore Luca De Carlo. [...]

 

Campania

SERGIO COSTA E VINCENZO DE LUCA

All’ombra del Vesuvio è invece Vincenzo De Luca a dover cedere il passo. E visto che «lo Sceriffo» controlla un enorme pacchetto di voti, Pd e M5S dovranno comunque fare i conti con lui. Sotto il vessillo del Campo largo sembra quasi fatto l’accordo sulla candidatura di Roberto Fico. Ma il nome dell’ex presidente della Camera, per l’uscente, è peggio del fumo negli occhi.

 

[...] per De Luca sarebbe meno indigesto il nome di un altro M5S: l’ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Nel centrodestra, dopo che Fulvio Martusciello (Forza Italia) è stato costretto al passo indietro per un’inchiesta, si fanno i nomi del ministro Edmondo Cirielli (FdI) e di Gianpiero Zinzi (Lega), mentre i forzisti cercano un nuovo nome forte.

 

Toscana

alessandro tomasi - sindaco di pistoia

L’effetto domino ha un ricasco anche qui. Perché i nuovi assetti nel centrodestra favoriscono il sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi (FdI), rispetto a Lega e Forza Italia.

Pressoché certa la corsa bis del riformista Eugenio Giani (Pd), che vorrebbe pure anticipare le urne a settembre.

 

Marche

Qui sarà invece il meloniano di ferro Francesco Acquaroli a tentare la riconferma. Ma non sarà una partita facile, perché avrà contro Matteo Ricci, ex sindaco di Pesaro forte delle oltre 100 mila preferenze conquistate da eurodeputato.

 

Puglia

ANTONIO DECARO BALLA - 2

C’è infine la partita nel Tacco, dove l’ex sindaco di Bari Antonio Decaro (mister mezzo milione di voti alle Europee) correrà per il centrosinistra, anche con l’aiuto del grande ex Nichi Vendola, che sarà in pista come capolista di Avs, in veste di semplice consigliere. Il centrodestra non ha ancora chiuso la partita: in pole c’è il civico Enzo Magistà, giornalista di Telenorba , che per cautela si è già autosospeso dalla conduzione del tg.

decaro conte boccia schlein manifestazione contro meloni piazza santi apostolimatteo ricci foto di bacco

roberto fico sergio costa

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…