mario draghi emmanuel macron giorgia meloni

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI, COMPLICE FAZZOLARI, VUOLE A TUTTI I COSTI IL PLEBISCITO IN EUROPA, MA RISCHIA LA FREGATURA: CANDIDARSI E UMILIARE LEGA E FORZA ITALIA SERVIREBBE SOLO A INDEBOLIRE LA MAGGIORANZA. E IN UE, RESTERÀ ININFLUENTE ANCHE SE OTTERRÀ PIÙ SEGGI – MACRON PREPARA LA VENDETTA CONTRO LA DUCETTA, CHE HA OSATO APRIRE LA PORTA A MARINE LE PEN: SBATTERE FUORI L’ITALIA DAL MES E NOMINARE SUBITO DRAGHI COME PRESIDENTE DEL CONSIGLIO EUROPEO. COSÌ, DOPO LE EUROPEE, LA REGINA DELLA GARBATELLA DOVRÀ PUPPARSI UN COMMISSARIO DI SECONDA FASCIA…

DAGOREPORT

GIORGIA MELONI

La tenuta politica e psicologica della maggioranza di Governo, di giorno in giorno, si lega sempre più alle elezioni europee del prossimo giugno.

 

In ballo, ovviamente, non ci sono solo seggi all’Europarlamento, ma dinamiche politiche più complesse, che riguardano la stabilità dell'esecutivo, i rapporti tra i partiti alleati, le ambizioni di Giorgia Meloni in Europa e la considerazione che i partner dell’Ue hanno, e avranno, per l’Italia.

 

L’ennesimo tribolo lanciato sulla strada di Giorgia Meloni arriva dal suo più acerrimo nemico, cioè Matteo Salvini. Il leader della Lega, in modalità “Capitan Fracassa” (che s’agita e sbraita ma mostra tutta la sua debolezza) ha annunciato di non volersi candidare alle Europee per evitare un impietoso confronto con la sora Giorgia, che, oggi, lo schiaccerebbe. Il segretario del Carroccio non ha mancato di rifilare una stoccata polemica alla “sua” premier: “Non so cosa faranno gli altri leader. Io non mi candido. Resto a fare il ministro dei Trasporti”.

 

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani atreju 1

Parole che sono suonate come un ceffone alla smania di Giorgia Meloni di candidarsi. Della serie: ho molto da fare io al ministero, figuriamoci tu a Palazzo Chigi e con la presidenza di turno del G7.

 

Anche Antonio Tajani ha infilato il dito nella piaga, infilzando la premier sulla sua candidatura all’Europarlamento e chiedendo un “tutti o nessuno”.

 

Fazzolari Meloni

La regina della Garbatella se ne impipa, anzi, smania per portare a casa una vittoria schiacciante, che la metta in condizione di dominare la coalizione di centrodestra, mettendo all’angolo sia Forza Italia che la Lega.

 

Il sogno è un plebiscito che porti Fratelli d’Italia ben oltre il risultato delle politiche, verso la quota d’oro del 32% (nota per gli smemorati: anche Renzi e Salvini portarono a casa risultati eccezionali alle Europee, e poi videro iniziare il loro declino).

 

giorgia meloni bacia santiago abascal atreju

A spingere Giorgia Meloni all’all-in con la candidatura è il sottosegretario di Palazzo Chigi e suo braccio destro (e sempre teso), Giovanbattista Fazzolari.

 

La convinzione dell’ideologo di Colle Oppio è che un’affermazione schiacciante di Fratelli d’Italia rinsaldi la leadership della Meloni e dia un orizzonte di legislatura solido al Governo.

 

Ma questa convinzione del piffero dimostra che la politica non bisogna solo farla, ma anche capirla. Il plebiscito che sognano a Palazzo Chigi, infatti, non porterebbe nessun concreto vantaggio, nell’immediato, ma soltanto altre rogne.

 

GIORGIA MELONI COME FLORIANA SECONDI - TWEET

Qualora Fratelli d’Italia facesse manbassa di voti, spolpando e umiliando Lega e Forza Italia, si ritroverebbe a dover governare con due alleati feriti, e dunque pericolosi: spingere Salvini e Tajani sull’orlo dell’estinzione politica potrebbe avere un effetto disgregante sulla coalizione.

 

Nel momento in cui i due junior partner non hanno più niente da perdere, allora qualsiasi scenario diventa plausibile. Già circondati da nemici interni che aspettano di far loro la pelle, i due vicepremier rischiano poltrona e carriera, se alle Europee i loro partiti tracollassero.

 

Un boom elettorale di Fdi, inoltre, non avrebbe automaticamente risvolti positivi in Europa, dove lo scetticismo e la diffidenza nei confronti del governo italiano di destra-centro aumenta con il passare dei mesi. Insomma, una super-affermazione non obbligherebbe i partner europei a una maggiore disponibilità verso la “Floriana di Palazzo Chigi”.

 

salvini le pen

E anche l’aritmetica non depone a favore della Ducetta: portare a casa più seggi nel Parlamento europeo non sposterà gli equilibri, visto che Popolari, Socialisti e Liberali, insieme, hanno già la maggioranza.

 

Come scrive oggi, sulla “Stampa”, Marco Bresolin: “Arrivano brutte notizie per i progetti politici europei di Giorgia Meloni. Il capogruppo dei liberali, il macroniano Stéphane Séjourné, ha ribadito il "no" di Renew a un'alleanza di centrodestra all'Europarlamento con il Ppe e i Conservatori: ‘È fuori discussione. Dentro Ecr ci sono forze politiche con le quali per noi è impossibile collaborare’. E proprio ieri il leader dei nazionalisti fiamminghi della N-Va – il ministro-presidente delle Fiandre, Jan Jambon – ha annunciato l'intenzione di uscire dal partito guidato da Giorgia Meloni: ‘Dentro Ecr non ci sentiamo più a casa’”.

 

MANFRED WEBER INCONTRA GIORGIA MELONI A PALAZZO CHIGI - 11 NOVEMBRE 2022

E se dentro Ecr non si sentono a casa i nazionalisti fiamminghi, figuriamoci quale può essere la considerazione dei popolari tedeschi verso un’aggregazione di mal-destri e nostalgici.

 

Nel mirino non ci sono solo i neo-franchisti spagnoli di Vox, ma anche certi vecchi arnesi post-missini che ancora gravitano attorno a Fratelli d’Italia.

 

Al silenzio della premier italiana di fronte ai saluti romani di Acca Larentia fa da contraltare l’affondo di Manfred Weber, presidente del Ppe: "In Europa non c'è posto per il saluto fascista e noi lo condanniamo con la massima fermezza".

 

In più, Giorgia Meloni dovrà affrontare il suo principale antagonista in Europa: Emmanuel Macron.

 

GIORGIA MELONI OLAF SCHOLZ E EMMANUEL MACRON ALL'HOTEL AMIGO DI BRUXELLES

Quando, nei giorni scorsi, la premier ha chiuso all’ipotesi di un dialogo con le svastichelle tedesche di Alternative fur Deutschland, è stata bene attenta a non escludere una possibile alleanza con Marine Le Pen.

 

Un clamoroso autogol per la premier turbo-atlantista, visto che la valchiria francese ha da sempre un legame speciale con Putin (ha ricevuto più di 9 milioni di euro dalla Russia per finanziare le proprie campagne elettorali).

 

Non è a conoscenza, la Meloni, della corrispondenza di amorosi sensi tra Le Pen e Putin? Da amica della Nato e di Zelensky, ora vuole dialogare con gli amici di Mosca in Europa? Poteva non sapere, inoltre, che tendere la mano alla leader del Rassemblement National avrebbe mandato su tutte le furie quel virile galletto di Macron?

giorgia meloni emmanuel macron meme by edoardo baraldi

 

Il presidente francese, in modalità pazzariella del Moulin Rouge, ha iniziato a scalciare e a preparare la sua “vendetta”.

 

Macron, da sette anni nel Consiglio europeo, è ormai un navigato manovratore: conosce tutti, ha coltivato relazioni, sa bene come esercitare la sua influenza. Sa anche come “inchiodare” un avversario al muro.

 

Il corpo contundente con cui colpire l’Italia potrebbe essere il Mes: l’idea del presidente francese, che sarà proposta al prossimo Ecofin del 16 gennaio (i tecnici sono al lavoro per valutarne la fattibilità), è di restituire a Roma i miliardi versati per il Fondo salva Stati (come si legge sul sito di Bankitalia, abbiamo "sottoscritto il capitale del MES per 125,3 miliardi, versandone oltre 14) e creare un Mes a 19, senza l’Italia (che si è autoesclusa, non ratificando il nuovo accordo).

 

EMMANUEL MACRON E MARIO DRAGHI

Un altro calcione da assestare a Roma passa per la nomina di Draghi alla Presidenza del Consiglio europeo.

 

Portare immediatamente “Mariopio” al posto di Charles Michel, che ha deciso di candidarsi al Parlamento Ue (e potrebbe dimettersi a breve) permetterebbe innanzitutto di disinnescare il pasticciaccio di un’eventuale interim di Viktor Orban.

 

La manovra, però, ha un occhio al post-Europee: con Draghi già in sella, dopo il voto sarà più facile proporne la conferma, e fregare Giorgia Meloni. Con una figura così autorevole, in una poltrona rilevante, sarà facile dire al governo italiano: “Avete già la guida del Consiglio europeo, vi dovete accontentare di un commissario di seconda fascia”.

mario draghi emmanuel macron

GIORGIA MELONI CORRE IN BAGNO DURANTE LA CONFERENZA STAMPA - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

EMMANUEL MACRON - GIORGIA MELONI - MEME BY USBERGO emmanuel macron giorgia meloni giorgia meloni emmanuel macron giorgia meloni emmanuel macron emmanuel macron giorgia meloni giorgia meloni emmanuel macron

DRAGHI - ORBAN - MACRON - MITSOTAKIS - VON DER LEYEN

MELONI FAZZOLARI

Ultimi Dagoreport

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…

donald trump stretto di hormuz

DAGOREPORT – COME GODE XI JINPING! QUANDO TRUMP HA MINACCIATO DI RINVIARE IL SUO VIAGGIO IN CINA, LA RISPOSTA È STATA, PER USARE UN CINESISMO, UN SONORO “ESTICAZZI!” – IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO HA LA FACCIA COME IL CULO A CHIEDERE L’INTERVENTO DELLA NATO, LA STESSA CHE PER ANNI HA DEFINITO INUTILE, MINACCIANDO L’USCITA DEGLI USA: “VOI AVETE BISOGNO DELLA NATO, NOI NO” - ORA IL DEMENTE IN CHIEF FRIGNA PERCHÉ GLI STATI EUROPEI SI RIFIUTANO DI PARTECIPARE ALLA GUERRA IN IRAN – L’EFFETTO TRUMP SULLE ELEZIONI IN EUROPA (IN FRANCIA E SPAGNA, I PARTITI FILO-MAGA DELUDONO LE ASPETTATIVE) E IL PARADOSSO CHE OSSERVA IL “FINANCIAL TIMES”: “TEHERAN, DIMOSTRANDO AL MONDO CHE LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ È UNA MINACCIA REALE E PRATICABILE, HA SCOPERTO UN POTENTE STRUMENTO DI DETERRENZA FUTURA. SE IL REGIME SOPRAVVIVERÀ A QUESTA GUERRA, POTREBBE PERSINO EMERGERE IN UNA POSIZIONE INTERNAZIONALE PIÙ FORTE” (BOMBA ATOMICA COMPRESA)

andrea orcel friedrich merz giorgia meloni

DAGOREPORT – IERI ANDREA ORCEL HA FATTO VENIRE UN COCCOLONE A PALAZZO CHIGI - MA COME, PROPRIO ORA CHE  GIORGIA MELONI HA PERSO TRUMP E S’È ATTACCATA ALLA GIACCHETTA DEL CANCELLIERE TEDESCO MERZ, 'STO ORCEL CHE FA? L'UNICREDIT LANCIA L’OPS SUL 30% DI COMMERZBANK FACENDO INCAZZARE LA GERMANIA TUTTA!?! – IL MANAGER ROMANO HA CHIUSO LA "GUERRA" PRECISANDO CHE L'OPS NON IMPLICA LA GOVERNANCE DELLA SECONDA BANCA TEDESCA - IL PARADOSSO DELLA LEGA: IL PARTITO CHE SI È OPPOSTO A TUTTA GOLDEN POWER ALL’OPERAZIONE BANCO BPM, ORA DIFENDE UNICREDIT, PUR DI METTERLA IN QUEL POSTO ALLA DUCETTA…

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco giorgia meloni

FLASH! – BUTTAFUOCO E FIAMME! PALAZZO CHIGI VOLEVA "SOPIRE, TRONCARE" LA FAIDA SULLA BIENNALE MA IL CORO DELLE PENNE DI SINISTRA IN DIFESA DI "JAFAR AL SIQILLI" ORA COSTRINGE GIORGIA MELONI A PRENDERE POSIZIONE SULLA DECISIONE DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO DEL SUO AMICO PIETRANGELO. E, IN MEZZO A 'STA CACIARA, TOVARISH SALVINI GODE – QUALCUNO RICORDI AI VARI MATTIA FELTRI E FILIPPO CECCARELLI, CHE CELEBRANO IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE COME UN GRANDE LIBERALE, CHE BUTTAFUOCO PUBBLICO' NEL 2003 UN LIBRO, "FOGLI CONSANGUINEI", EDITO DA "ARISTOCRAZIA ARIANA" DI FRANCO FREDA, CAMERATA DI "ORDINE NUOVO"…

peter thiel anticristo

DAGOREPORT - ARRIVA A ROMA IL MARZIANO PETER THIEL, CAVALIERE NERO DELLA TECNODESTRA? ESTICAZZI! - NELLA CITTA' DEI PAPI, DI GIULIO CESARE E DI NERONE, LA STORIA SE NE FOTTE DELLA CRONACA DEI THIEL E DEI MUSK - IN GIRO PER IL MONDO, IL GURU DI "PALANTIR" È STATO ACCOLTO DA PREMIER, MINISTRI, ALTI FUNZIONARI. SBARCA A ROMA E SI RITROVA QUATTRO SCAPPATI DI CASA - AL SECONDO GIORNO DI CONFERENZE, LA PLATEA S'È SVUOTATA IN PESO E QUANTITÀ: I POCHI "PINGUINI" ROMANI SUPERSTITI SONO USCITI FRASTRONATI DALLA NOIA – CERTO, TANTA SORPRESA...SORPRENDE: BASTAVA LEGGERE UN QUALUNQUE INTERVENTO DI THIEL PER CAPIRE CHE IL PIPPONE SULL’ANTICRISTO NON E' LETTERALE, DUNQUE RELIGIOSA O BIBLICA, MA E' UNO STRUMENTO DI MARKETING, UNA PARACULATA PER DARE DIGNITÀ FILOSOFICA ALLA SFIDA USA VS CINA E ALLA SOPRAVVIVENZA DELL'OCCIDENTE (E DEI SUOI BUSINESS) – SE IL MARZIANO DI FLAIANO VIENE SFANCULATO DAI ROMANI DOPO UNA SETTIMANA, PER L’ALGIDO E ARROGANTE TECH-PARAGURU DEL MONDO MAGA DI JD VANCE IL "VAFFANCULO" E' ARRIVATO DOPO 24 ORE....