DELL’UTRI QUESTA NON LA RIESCE PROPRIO A INGROIARE! - “IO RICATTATORE DI BERLUSCONI? QUI SONO PAZZI, NON CAPISCONO UN CAZZO” - IL SENATORE CHE DEFINISCE MANGANO “IL MIO EROE” CITA PLATONE E MONTALE E SFOTTE I MAGISTRATI DI PALERMO: “CHI HA AMMAZZATO BORSELLINO? IO E BERLUSCONI? FORSE SONO IO DA RICOVERARE... INSIEME AD INGROIA, PERÒ, PERCHÉ I PAZZI SIAMO DUE” - L’INCHIESTA SAREBBE LA CONSEGUENZA “DELL’ANNUNCIO DEL RITORNO IN CAMPO DI BERLUSCONI…”

Alessandra Ziniti per "la Repubblica"

Senatore Dell'Utri, i pm dicono che Berlusconi le ha girato decine di milioni di euro negli ultimi dieci anni. Perché mai?
«Saranno pure fatti miei, o no? Ammesso e non concesso che sia vero, a chi interessa? Questa è la solita morbosa curiosità di questi pm malati, sempre voler sapere, chi come, quando, perchè...».

Veramente qui si ipotizza che Berlusconi abbia potuto pagare così il suo silenzio sugli affari con Cosa nostra. Così nasce l'accusa di estorsione.
«Io non ho mai ricattato nessuno, meno che mai il mio amico Silvio. Io ho costruito un impero per Berlusconi e forse di soldi me ne deve ancora...».

Torna a Palermo nel giorno sbagliato Marcello Dell'Utri e tutto avrebbe immaginato tranne che ritrovarsi al centro di una nuova indagine, accusato di estorsione ai danni dell'amico di sempre Silvio Berlusconi, proprio in concomitanza con l'avvio del nuovo processo d'appello per concorso esterno in associazione mafiosa dopo l'annullamento della condanna da parte della Cassazione. Ironizza su tutto, risponde intercalando parolacce ad espressioni paradossali, cita Platone e Montale. L'unico momento in cui si fa serio e cambia espressione in volto è quando ricorda il contributo che ha dato alla costruzione della fortuna del Cavaliere.

Sono tanti questi soldi, però. Solo per la villa sul lago di Como venti milioni di euro, e proprio alla vigilia del verdetto della Cassazione che lei ha atteso all'estero. Più tutti i bonifici documentati dalla Guardia di Finanza. Ammetterà che i sospetti dei pm di Palermo hanno qualche fondamento.
«Nessuno. Qui sono pazzi, non capiscono un cazzo. La vendita della villa non c'entra nulla con la sentenza della Cassazione. Quella villa era in vendita da due anni e il suo valore è di 30 milioni di euro. Io a Berlusconi gliel'ho data a 20, gli ho fatto un regalo. La verità è che qui vivono in un altro mondo. Io ogni volta che vengo qui penso di essere un'altra persona e questo sdoppiamento di personalità è quello che mi salva perché se pensassi di essere veramente il Marcello Dell'Utri che loro vorrebbero che io fossi ci sarebbe da spararsi. Il problema è che qui non si finisce mai».

Torniamo ai suoi rapporti con Berlusconi. Anche nella sentenza della Cassazione è definito una vittima.
«È vittima? E perché non denuncia? L'accusa di estorsione è una cosa ridicola, senza senso, frutto di fanatismo e prevenzione. Io non ho mai ricattato nessuno. Forse mia moglie mi ricatta la mattina quando mi chiede "piccioli"? Quest'indagine nasce solo dall'annuncio del ritorno in campo di Berlusconi. Mica penserà che è un caso, la solita coincidenza?. Questo è un processo politico e c'è poco altro da aggiungere».

Il solito complotto dei pm per fermare Berlusconi? A proposito, lei è d'accordo sul suo ritorno in campo, vi siete consultati?
«Doveva farlo, questo è sicuro. Quanto a consultarci, io e Berlusconi è meglio che non parliamo più niente, meglio che parliamo di donne...».

Qualche affare in corso sembra che ce l'abbiate ancora, però. Ma lei che ne ha fatto di tutti questi soldi?
«Li ho spesi. Io ho bisogno di soldi, di tanti soldi. Ho un sacco di spese, di debiti, ho i mutui da pagare. Ho i libri, la mia passione, che costano un sacco di soldi».

E lo fa con i soldi di Berlusconi?
«Invidia, solo invidia».

Ora cosa si aspetta da questa inchiesta?
«Guardi, lo scriva pure, non me ne frega un cazzo, mi manca solo l'accusa di pedofilia. Ho il mio processo a cui pensare anche se non credo che verrò più. Questa corte sembra fatta da persone serie e io, nonostante tutto, nonostante i 18 anni passati ad andare e venire da questo palazzo, ho ancora fiducia nella giustizia. Sono malato, no? Forse sono io da ricoverare... Insieme ad Ingroia, però, perché i pazzi siamo due. Sa qual è il vero scandalo qui?».

No, mi dica.
«Che sono passati vent'anni e non ci sanno dire come sono andate le cose nel ‘92, chi ha ammazzato Falcone e Borsellino. Siamo stati io e Berlusconi? O magari Mancino? Si occupino di questo invece di perdere tempo o di ricicciare i miei rapporti con Mangano».

Un mafioso. Sempre dell'idea che sia un eroe?
«Lo ridico fino alla morte, Mangano non è un eroe, è il mio eroe. Tutta questa polemica inutile: invece di definire eroe Borsellino, chiamo eroe Mangano. Mangano è il mio di eroe, ha pagato per non aver ceduto al ricatto di accusare me e Berlusconi. Adesso devo andare...».

È l'una e mezza. Fuori dal palazzo di giustizia Dell'Utri si guarda attorno quasi spaesato. «Ma come si fa da qui? Non ho più la scorta e non sono più abituato ».

Non ha più la scorta? E da quando?
«Dal primo luglio, dopo tredici anni. Ma io sono d'accordo, era inutile e anche fastidiosa. Non la volevo e me l'hanno sempre imposta perché ero in una lista di persone che le Br volevano ammazzare. Chiamerò un taxi. Come devo dire? Una macchina al "palazzo dell'ingiustizia"?».

Prima di entrare in macchina, il senatore non rinuncia ad un paio delle sue dotte citazioni.
«Primo libro di Platone, come diceva Polemarco, la giustizia è un'arte per aiutare gli amici e perseguitare i nemici. Ma l'importante è che io stia bene in salute. E per il futuro, come dice Montale, "un imprevisto è la sola nostra speranza"».

 

DellUtri e Berlusconi Berlusconi bacia Dell'UtriBerlusconi nel con Marcello DellUtri Marina BerlusconiVittorio Mangano in tribunale nel 2000ingroiaGAETANO TANINO CINA

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