maurizio belpietro galeazzo bignami giorgia meloni la verita sergio mattarella

TE LO DO IO IL COMPLOTTO! – MA LA DESTRA CHE STREPITA SUL “PIANO DEL QUIRINALE PER FERMARE LA MELONI” HA LETTO L’ARTICOLO ORIGINALE DELLA “VERITÀ” SUL GAROFANI-GATE, FIRMATO CON LO PSEUDONIMO IGNAZIO MANGRANO? NEL PEZZO SI CITANO VIRGOLETTATI DI UN COLLOQUIO PRIVATO DI GAROFANI, EX DEPUTATO DEL PD, SULLA SITUAZIONE POLITICA E LO STATO COMATOSO DEL SUO EX PARTITO. DOVE SAREBBE IL GOLPE? – “REPUBBLICA”: “NON C'È NESSUNA CONNESSIONE LOGICA TRA QUANTO SCRITTO DA BELPIETRO E QUANTO SI LEGGE NEL SECONDO ARTICOLO". PER AGEVOLARE I DISTRATTI O QUELLI IN MALA FEDE, LO PUBBLICHIAMO NOI...

galeazzo bignami atreju foto lapresse

FDI ALL’ASSALTO DEL QUIRINALE: “PIANO CONTRO LA PREMIER”. LA REPLICA: “ATTACCO RIDICOLO”

Estratto dell’articolo di Concetto Vecchio per “la Repubblica”

 

[…] A fine mattinata Bignami, fedelissimo di Meloni, detta alle agenzie: «Confidiamo che queste ricostruzioni siano smentite senza indugio in ossequio al rispetto che si deve per l'importante ruolo ricoperto dovendone diversamente dedurne la fondatezza». Al Quirinale sono colpiti dalla richiesta, ma anche dal tono.

 

sergio mattarella al bundestag

Ruvido. Spiccio. Mattarella ha informato la sua presidenza alla più rigorosa adesione alla Costituzione, il contrario del presidente manovriero, non uno che ispira liste civiche anti-destra.

 

Decide perciò di intervenire subito, tanto che le agenzie pubblicano la sua replica appena ventisei minuti dopo quella di Bignami: «Al Quirinale si registra stupore per la dichiarazione del capogruppo alla Camera del partito di maggioranza relativa che sembra dar credito a un ennesimo attacco alla Presidenza della Repubblica costruito sconfinando nel ridicolo».

 

Consiglio supremo di difesa - CERCHIATO IN ROSSO FRANCESCO SAVERIO GAROFANI

La Verità, fanno notare al Colle, da anni attacca Mattarella. Ma quelle cinque righe sono per Bignami. Il caso è politico. E non riguarda Garofani. Il bersaglio è Mattarella. Sono le 15. Il presidente, nel frattempo, è rientrato al Quirinale. Lo descrivono stupefatto, colpito. Ma dove sarebbe il golpe?, trapela da lassù.

 

Non c'è nessuna connessione logica tra quanto scritto da Belpietro — Il piano del Quirinale per fermare Meloni — e quanto si legge nel secondo articolo che riporta i virgolettati di Garofani, è il ragionamento che viene fatto. Chi lo conosce bene, dice: «Sergio non è tipo che si fa intimorire». […]

 

LA PAGINA DELLA VERITA CON I DUE ARTICOLI SUL PRESUNTO PIANO DEL COLLE CONTRO GIORGIA MELONI

PAURA PER CHI SUCCEDERÀ A SERGIO «PRODI DEVE ESSERE PIÙ INCISIVO»

Ignazio Mangrano per “La Verità” – articolo di martedì 18 novembre 2025

 

C’è una conversazione, avvenuta lontano dai riflettori, che sta agitando più di un palazzo romano. Una di quelle scene da Prima Repubblica, dove le verità più pesanti si dicono davanti a un cocktail, certi che l’alcol sciolga le lingue, ma non i telefoni. E invece no. Protagonista: Francesco Saverio Garofani, consigliere per la difesa del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

 

Ex parlamentare del Pd, per tre legislature deputato dal 2006 al 2018. Uno che difficilmente parla a caso. E che, in un incontro conviviale di ieri, in un locale pubblico, dove, indisturbati, lo abbiamo ascoltato di straforo, si è lasciato andare a una serie di considerazioni che, messe in fila, raccontano molto di più degli umori personali di un consigliere.

 

Raccontano la linea del Quirinale. E questa linea, oggi, è tutto fuorché tenera con il centrodestra. Garofani dipinge un quadro chiaro. Se il contesto politico restasse quello attuale, Giorgia Meloni sarebbe destinata al Quirinale. Lo dice quasi sorridendo, sì, ma come chi sta dicendo una cosa che lo preoccupa parecchio.

 

FRANCESCO SAVERIO GAROFANI

E soprattutto aggiunge un dettaglio non irrilevante: «In quell’area non c’è nessuno adeguato». Tradotto: Meloni è l’unica. E questa unicità, secondo il consigliere del Colle, sarebbe un problema.

 

Poi c’è il calendario, già definito. Si voterà nella tarda primavera del 2027, probabilmente maggio. Manca un anno e mezzo. Un’era geologica per la politica. Ma al Colle - è questo il punto - non sembrano così convinti che il tempo basti a cambiare gli equilibri, se non interviene qualche provvidenziale scossone.

 

Non a caso Garofani si lascia scappare un commento che racconta un mondo: «Speriamo che cambi qualcosa prima delle prossime elezioni, io credo nella provvidenza. Basterebbe una grande lista civica nazionale». Non proprio una dichiarazione di neutralità istituzionale. E ancora. Per la costruzione di un nuovo centrosinistra, un «nuovo Ulivo», Garofani vede in Ernesto Ruffini - ex grande capo dell’Agenzia delle Entrate, da qualche mese in campo - una pedina utile. Ma non sufficiente.

 

GALEAZZO BIGNAMI

«Serve un intervento ancora più incisivo di Romano Prodi», dice. L’ex Professore, che evidentemente per il Quirinale non è solo una reliquia, ma ancora un potenziale regista politico in grado di rimettere insieme i cocci di un’opposizione incapace di alzare lo sguardo oltre i propri litigi.

 

Il consigliere arriva anche a toccare il terreno delle previsioni impossibili. Esagera perfino per gli standard dei retroscena: «Se non fosse morto, oggi il premier sarebbe David Sassoli o lo sarebbe dalla prossima legislatura».

 

Una frase che peraltro è un’ammissione di debolezza degli attuali leader del centrosinistra: senza un leader moderato, europeo, rassicurante per l’establishment, l’Italia ha preso un’altra direzione. Indovinate quale. Il tutto, ripetiamolo, non in una intervista, né in una sede ufficiale.

 

Ma in quella zona grigia dove i consiglieri parlano «a titolo personale» e intanto, però, mandano messaggi in bottiglia destinati a chi li deve capire. Il punto politico, infatti, è questo: Garofani non è un opini onista qualsiasi, ma un consigliere di Mattarella, peraltro su dossier delicatissimi.

 

SERGIO MATTARELLA AL PARLAMENTO TEDESCO - 3

E quando uno così arriva a prefigurare Meloni al Quirinale come un incubo istituzionale e a invocare «provvidenze» politiche contro il governo in carica, qualche domanda bisognerebbe porsela. Il Colle, insomma, non appare affatto indifferente al risiko politico che porterà al nuovo capo dello Stato. E sta osservando, valutando, probabilmente orientando.

IL PIANO DEL QUIRINALE CONTRO GIORGIA MELONI - LA VERITA - 18 NOVEMBRE 2025 FRANCESCO SAVERIO GAROFANI ALLA DIREZIONE NAZIONALE PD NEL 2008 - FOTO LAPRESSE roberto napoletano mario orfeo francesco saverio garofaniCONSIGLIO SUPREMO DI DIFESA - PARTECIPANTI

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