giorgia meloni roberto vannacci guido crosetto sergio mattarella

IL SILENZIO DEL QUIRINALE SU VANNACCI PARLA PIÙ DI MILLE PAROLE – “DOMANI”: “È IMPENSABILE CHE IL COLLE INTERVENGA SULLE ESTERNAZIONI DI UN GENERALE, MA IL SILENZIO DI MATTARELLA DETTA IL CONTEGNO ISTITUZIONALE PER TUTTE LE ALTE CARICHE DELLO STATO. A PARTIRE DA PALAZZO CHIGI” – “PER SAPERE QUANTO SERIAMENTE IL CAPO DELLO STATO CONSIDERI LE ESTERNAZIONI DI MILITARI DI CARRIERA, SI PUÒ RICORDARE UN PRECEDENTE. NEL 2000, IL GENERALE DEGLI ALPINI SILVIO MAZZAROLI, RILASCIÒ UN’INTERVISTA IN CUI DUBITAVA DELLA BONTÀ DELLE SCELTE DELLA POLITICA MILITARE ITALIANA. DOPO LA PUBBLICAZIONE…”

Estratto dell’articolo di Giulia Merlo per “Domani”

 

guido crosetto sergio mattarella all altare della patria 25 aprile 2023

Nemmeno un fiato arriverà dal Colle, sull’affare del generale Roberto Vannacci. Sergio Mattarella, dal suo ritiro in montagna per qualche giorno di vacanza, continuerà ad osservare in silenzio gli affari della politica e gli affanni del governo. Impensabile che il colle più alto intervenisse sulle esternazioni agostane di un generale, ma il suo è un silenzio che pesa nella misura un cui detta il contegno istituzionale per tutte le alte cariche dello stato. A partire da palazzo Chigi.

 

ROBERTO VANNACCI

Eppure, il libro Il mondo al contrario […] ha mandato in crisi di identità la destra di Fratelli d’Italia. Il partito della premier Giorgia Meloni, infatti, si trova combattuto tra la necessità di agire con decoro istituzionale e la sensazione che le prese di posizione del generale solletichino gli istinti degli ex camerati che rappresentano la sua base elettorale storica. Gli stessi che potrebbero essere attirati dalle sirene di chi - come Gianni Alemanno e Francesco Storace - da ancora più a destra sta difendendo Vannacci e offrendogli candidature e ruoli politici. Di qui l’impasse e, stante l’obbligo del silenzio per Meloni, l’intervento dei fedelissimi Giovanni Donzelli e Tommaso Foti.

 

GIOVANNI DONZELLI GIORGIA MELONI

A muoversi, invece, continua ad essere il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Il suo intervento, non concordato e autonomo rispetto al Colle, doveva limitare i danni all’immagine delle forze armate. Destreggiandosi con felpatezza democristiana, Crosetto aveva stigmatizzato le esternazioni di Vannacci come inappropriate senza entrare nel merito, ma ricordando che chi indossa la divisa e deve essere percepito come imparziale. Poi aveva lasciato che fossero le gerarchie militari ad agire, con l’apertura di una procedura disciplinare e la destituzione di Vannacci.

 

[…]  il fuoco di attacchi indirettamente rivolti a lui da parte del suo stesso fronte politico lo hanno portato ad un ulteriore esercizio di prudenza. «Lungi da me impedire il diritto di opinione di chiunque», ha detto al Corriere della Sera, spiegando che «io il cambiamento di funzioni al generale non l’avrei nemmeno fatto, proprio per spegnere il caso».

 

roberto vannacci a diario del giorno 1

Tuttavia ha confermato il perimetro istituzionale in cui si è mosso, con l’intento di sottrarre le forze armate da attacchi generalizzati. Addirittura, Crosetto si sarebbe frapposto anche tra Vannacci e iniziative più drastiche perché «molte persone con cui ho parlato e che poi hanno agito avrebbero preteso molta più durezza. Ma io sono e resto garantista».

 

[…] Mattarella è il vertice dell’organo costituzionale che è il Consiglio supremo di difesa. Dunque il caso di Vannacci rientra, seppur indirettamente, nell’orbita del Quirinale. […] Per sapere quanto seriamente il Capo dello Stato consideri le esternazioni di militari di carriera, inoltre, si può ricordare un precedente. Mattarella, infatti, è stato titolare della Farnesina dal 1999 al 2001, negli anni del governo D’Alema durante la guerra in Kosovo.

 

SILVIO MAZZAROLI

Nel 2000, il generale degli alpini Silvio Mazzaroli, attivo al fronte, rilasciò un’intervista in cui dubitava della bontà delle scelte della politica militare italiana e commentava negativamente il comportamento sul campo degli altri eserciti Nato. Dopo la pubblicazione, Mazzaroli venne destituito dal suo incarico dallo stato maggiore della difesa e Mattarella, in parlamento, commentò dicendo che «giudizi pesanti di quel genere non sono compatibili con la coesione necessaria in condizioni così gravi e così impegnative» e che quindi apprezzava la decisione assunta autonomamente dai vertici militari. Una presa di posizione decisamente più dura di quella dell’attuale ministro, che invece nel caso di Vannacci ha detto che avrebbe evitato l’immediata destituzione.

 

Al Colle il ruolo di Mattarella è cambiato, tuttavia i suoi orientamenti sarebbero rimasti gli stessi e di questo sarebbe persuaso anche Crosetto, che pure non ha voluto ingigantire la questione aprendo una linea col Quirinale.

 

guido crosetto giorgia meloni parata del 2 giugno 2023

Nel frattempo, Vannacci sembra deciso ad abbandonare ogni contegno militaresco. Di intervista in collegamento televisivo, il generale non ha fatto mistero di avere ricevuto lusinghe politiche e di non averle disdegnate.

 

La vicenda potrebbe quindi concludersi con un soldato in meno e un candidato in più a destra, ma un effetto l’ha già prodotto: mostrare a Meloni che il suo partito ha ancora un’anima nera ma il contegno istituzionale non le permette più di cavalcarla. Con l’effetto di lasciare il campo a Matteo Salvini.

MEME SU ROBERTO VANNACCI BY IL GRANDE FLAGELLOSILVIO MAZZAROLII PASSAGGI INCRIMINATI DEL LIBRO DI ROBERTO VANNACCI, IL MONDO AL CONTRARIO

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?

giorgia meloni ignazio la russa

DAGOREPORT - LA RISSA CONTINUA DI LA RUSSA - L’ORGOGLIOSA  CELEBRAZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE, NUME TUTELARE DEI DELLE RADICI POST-FASCISTE DEI FRATELLINI D'ITALIA, DI SICURO NON AVRÀ FATTO UN GRANCHÉ PIACERE A SUA ALTEZZA, LA REGINA GIORGIA, CHE SI SBATTE COME UN MOULINEX IN EUROPA PER ENTRARE UN SANTO GIORNO NELLE GRAZIE DEMOCRISTIANE DI MERZ E URSULA VON DER LEYEN - DA MESI 'GNAZIO INTIGNA A FAR DISPETTI ALLE SORELLE MELONI CHE NON VOGLIONO METTERSI IN TESTA CHE A MILANO NON COMANDANO I FRATELLI D'ITALIA BENSI' I FRATELLI ROMANO E IGNAZIO LA RUSSA – DALLA SCALATA A MEDIOBANCA ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, DAL CASO GAROFANI-QUIRINALE ALLO SVUOTA-CARCERI NATALIZIO, FINO A PROPORSI COME INTERMEDIARIO TRA I GIORNALISTI DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ E IL MAGNATE GRECO IN NOME DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE – L’ULTIMO DISPETTUCCIO DI ‘GNAZIO-STRAZIO ALLA LADY MACBETH DEL COLLE OPPIO… - VIDEO

brunello cucinelli giorgia meloni giuseppe tornatore

A PROPOSITO DI…. TORNATORE – CRISI DEL CINEMA? MA QUALE CRISI! E DA REGISTA TAUMATURGO, NOBILITATO DA UN PREMIO OSCAR, CIAK!, È PASSATO A PETTINARE IL CASHMERE DELLE PECORE DEL SARTO-CESAREO CUCINELLI - MICA UN CAROSELLO DA QUATTRO SOLDI IL SUO “BRUNELLO IL VISIONARIO GARBATO”. NO, MEGA PRODUZIONE CON UN BUDGET DI 10 MILIONI, DISTRIBUITO NELLE SALE DA RAI CINEMA, ALLIETATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA CON TAX CREDIT DI 4 MILIONCINI (ALLA FINE PAGA SEMPRE PURE PANTALONE) E DA UN PARTY A CINECITTA' BENEDETTO DALLA PRESENZA DI GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI - ET VOILÀ, ECCO A VOI SUI GRANDI SCHERMI IL “QUO VADIS” DELLA PUBBLICITÀ (OCCULTA) SPACCIATO PER FILM D’AUTORE - DAL CINEPANETTONE AL CINESPOTTONE, NASCE UN NUOVO GENERE, E LA CRISI DELLA SETTIMA ARTE NON C’È PIÙ. PER PEPPUCCIO TORNATORE, VECCHIO O NUOVO, È SEMPRE CINEMA PARADISO…