donald trump bin salman al jolani al shaara shara

“I JIHADISTI NON POSSONO EVOLVERE, PENTIRSI O CONVERTIRSI” – L’INTEMERATA DI DOMENICO QUIRICO DI FRONTE ALLA STRETTA DI MANO TRA IL GOLPISTA SIRIANO AL JOLANI E DONALD TRUMP: “LA SFIDA PIÙ PERICOLOSA AL NOSTRO MONDO NON VIENE DA PUTIN E DALLE SUE SMANIE DI GRANDEZZA. PUTIN, PURTROPPO, È UNA PARTE DEL NOSTRO MONDO E NON VEDE L'ORA DI RITORNARCI. GLI UOMINI COME AL JOLANI IL NOSTRO MONDO LO VOGLIONO ANNIENTARE PERCHÉ LO CONSIDERANO EMPIO” – “LA VICENDA DEL PRIMO JIHADISTA CHE DEBUTTA NEL SALOTTO BUONO DELL'OCCIDENTE RIBADISCE UNA VERITÀ STRAZIANTE: CHI VINCE HA SEMPRE RAGIONE…”

 

1. TRUMP ABBRACCIA LA NUOVA SIRIA «AL-SHARAA? È UN VERO DURO»

Estratto dell'articolo di Viviana Mazza per il “Corriere della Sera”

 

mohammed bin salman donald trump al jolani

Il premier turco Erdogan si è collegato telefonicamente per l’incontro straordinario tra Donald Trump e il presidente siriano Ahmad al-Sharaa avvenuto ieri a Riad, […] alla presenza del principe ereditario saudita Mohammad bin Salman.

 

Straordinario perché il gruppo islamista Hayat Tahrir al-Sham, che ha rovesciato l’ex presidente Bashar Assad lo scorso dicembre, è tuttora nella lista delle organizzazioni terroristiche Usa e i falchi nel partito repubblicano restano scettici su Sharaa, che si unì a Al Qaeda in Iraq per combattere gli americani e poi in Siria guidò il ramo qaedista diventato Al Nusra, prima di cambiare il nome del suo gruppo (fino a cinque mesi fa gli Usa offrivano 10 milioni a chi dava informazioni su di lui, noto allora come Abu Mohammad al-Jolani).

 

al jolani con donald trump

L’incontro è il primo in 25 anni tra i presidenti americano e siriano. Trump ha detto a Sharaa che adesso ha «una incredibile opportunità di fare qualcosa di storico nel suo Paese», e (così afferma una nota della Casa Bianca) lo ha anche incoraggiato a «firmare gli Accordi di Abramo con Israele; a ordinare a tutti i terroristi stranieri di lasciare la Siria;

 

a espellere i terroristi palestinesi; ad aiutare gli Stati Uniti a prevenire il riemergere dell’Isis; ad assumersi la responsabilità per i centri di detenzione dei prigionieri di Isis nel nord della Siria».

 

attentato 11 settembre 2001 16

[…] Trump l’ha definito «un uomo alto e affascinante, un duro con un forte passato, un combattente e un vero leader».

 

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, invece, aveva chiesto all’alleato americano di non rimuovere le sanzioni, per il timore che un nuovo attacco contro Israele simile a quello del 7 ottobre possa essere effettuato in futuro dal territorio siriano. […]

 

 

2.  DALLA JIHAD ALLE INTESE LA METAMORFOSI DI JOLANI

Estratto dell’articolo di Gabriella Colarusso per “la Repubblica”

https://www.repubblica.it/esteri/2025/05/15/news/al_jolani_chi_e_siria_al_qaeda_trump-424192989/

 

abu bakr al baghdadi

La foto di Riad con il presidente americano e il principe Bin Salman chiude il cerchio dell’incredibile ascesa di Ahmad al-Sharaa, il 42 enne siriano che fino a pochi mesi fa si faceva chiamare con il nome di battaglia Abu Mohammed al-Jolani e viveva in semiclandestinità nel nord-ovest del paese, braccato dalle bombe degli aerei russi, dalle milizie iraniane e da una taglia di 10 milioni di dollari che il dipartimento di stato americano gli aveva piazzato sulla testa per terrorismo. «È un giovane attraente, un tipo tosto», ha detto Trump stringendogli la mano.

incontro donald trump al jolani a riad, insieme a mohammed bin salman

 

Toni moderati, passo calmo, dalla caduta di Assad al Sharaa è il leader di fatto della Siria, dopo aver conquistato Damasco con un drappello di uomini senza incontrare vera resistenza.

 

[…] Chi sia davvero, se un jihadista non del tutto pentito o un pragmatico convertito dalle temperie della storia, è presto per dirlo.

 

Certo, la sua è una metamorfosi sorprendente. Nasce nel 1982 in Arabia Saudita da una famiglia borghese siriana: il padre Hussein aveva fatto parte della classe dirigente baathista negli anni ‘70, fervente sostenitore del nazionalismo arabo di Nasser.

 

Abu Muhammad al Jolani

Nel 2003, il ventenne al Shraa lascia gli studi e parte per l’Iraq per combattere contro l’invasore americano, si radicalizza e si unisce a una milizia salafita. Finisce nelle prigioni gestite dagli americani di Abu Ghraib e Camp Bucca, viene in contatto con al Baghdadi, l’ex capo dell’Isis.

 

Ne usa la protezione e i fondi per tornare in Siria e costituire una sua organizzazione, Jabat al Nusra, affiliata ad al Qaeda, che trasforma in una forza combattente contro il regime di Assad ma responsabile anche di violenze contro civili e dissidenti.

 

siria fosse comuni con i cadaveri degli alawiti massacrati dai ribelli di al jolani 3

Nel 2016, il cambio di rotta: rompe i ponti con al Qaeda, fonda Hts, e comincia a comparire in pubblico. A Idlib, Jolani governa col pugno duro, unendo jihadismo e tecnocrazia, ma comincia ad ammorbidire alcune posizioni con le minoranze religiose. […]

 

A Riad, l’abbraccio con Trump lo sdogana ufficialmente.

 

Al Sharaa offre agli americani lauti investimenti nel petrolio siriano e una normalizzazione che potrebbe estendersi anche ai rapporti con Israele se al suo Paese verrà consentito di uscire dall’isolamento internazionale. Dalla jihad alla diplomazia degli affari, l’ultima svolta dell’enigma Jolani.

 

3. MA QUEI JIHADISTI FINTO-PENTITI SONO NOSTRI NEMICI PEGGIO DI PUTIN

Estratto dell’articolo di Domenico Quirico per “la Stampa”

 

[…] Un tempo ormai lontano si traevano dai fatti della storia umili lezioni. La vicenda del primo jihadista che debutta nel salotto buono dell'Occidente ribadisce semplicemente una verità straziante a cui tentavamo di non rassegnarci: chi vince ha sempre ragione.

 

donald trump e l'emiro sheikh tamim bin hamad al thani 5

Il successo, la conquista del Palazzo cancella tutte le colpe anche le più orrende e teoricamente imperdonabili commesse per scalarlo.

 

La vittoria ripulisce , monda, abbellisce: soprattutto quando chi dovrebbe non dimenticare è pronto a tutto per non avere guai, non correre rischi nella gestione dei propri interessi.

 

In fondo: è l'ennesima "dittatura utile" in un elenco che sembra senza fine.

 

AL JOLANI - ERDOGAN

Il vertice tra Trump e Al Jolani (lo zio Sam però è stato battuto sul tempo da Macron) non è dettaglio in una missione nel Vicino Oriente: è il fotogramma di una vergogna, di una pavidità che si fa esplicita, è il riassunto del pozzo in cui siamo scesi con la nostra balbuziente arroganza e le nostre esplicite ipocrisie.

 

È la coniugazione di ciò che ci rende complici di coloro che accusiamo di essere inumani. I massacri dei jihadisti, le gole squarciate, le esecuzioni di massa, i kamikaze pagati con tanto di assicurazione paradiso, la barba rieducata di Al Jolani: guardiamo tutto tra la pubblicità di un detersivo e l'altra, osserviamo il sorriso umile e soddisfatto del califfo incravattato prima di spegnere la luce sul comodino e addormentarci.

 

attentato 11 settembre 2001 17

Lo ascoltiamo ripetere le litanie che sa vogliamo sentire per assopirci senza rimorsi: che vuole una Siria democratica (tra cinque anni forse) quando tutto sarà più calmo, che ci sarà posto per tutti meno le centinaia di "cani" alawiti e di drusi che ha già provveduto a depennare dal paradiso (… mattane di teste calde, in fondo usciamo da una lunga guerra…).

 

Che razza di epoca è mai questa in cui stringiamo la mano a chi poco tempo prima era uno dei comandanti delle truppe d'assalto del fanatismo, un apostolo efficiente e astuto di una antica sete di sangue che si è scatenata armandosi della tecnologia più moderna?

 

ABU AL ZARQAWI

Che c'è di nuovo sotto il sole del XXI secolo? Ecco: che trattiamo con i commandos del fanatismo, l'America (di Biden e di Trump) tratta riguardosamente con chi maledice come blasfemia ed eresia i fondamenti del nostro pensiero.

 

Elenco: i talebani dei burka e delle esecuzioni pubbliche a cui ha riconsegnato l'Afghanistan perché lo riportassero al Paese-gabbia del 2001; Hamas, gli uomini del 7 ottobre, i discepoli di Sinwar a cui riconosce il ruolo di interlocutore; ora Al Jolani il terrorista che si definisce "pentito" perché è passato dal sarto e a parole avrebbe rinunciato alla sua hybris specifica.

 

Non è un problema di Realpolitik. I jihadisti non possono evolvere, pentirsi, convertirsi. Se non per utile finzione. La Sharia è un diritto immutabile, non assoggettabile ad alcun adattamento storico, pena l'anatema.

 

siria fosse comuni con i cadaveri degli alawiti massacrati dai ribelli di al jolani 1

Al Jolani ha fatto quello che Al Baghdadi non poteva accettare perché voleva avere solo empi da eliminare. Ed è stato ucciso. Il suo socio, più furbo, trionfa.

 

La sfida più pericolosa al nostro mondo non viene da putin e dalle sue smanie di grandezza. Putin, purtroppo, è una parte del nostro mondo e non vede l'ora di ritornarci ma con riverenze che soddisfino il suo sgangherato narcisismo.

 

Gli uomini come Al Jolani il nostro mondo lo vogliono annientare perché lo considerano empio.

donald trump e l'emiro sheikh tamim bin hamad al thani 1

siria fosse comuni con i cadaveri degli alawiti massacrati dai ribelli di al jolani 4al jolani le riprese dal drone del raid contro al baghdadi 3al jolani bacia la terra davanti alla moschea omayyadiAL JOLANI Abu Mohammad al Jolani Abu Muhammad al JolaniANTONIO TAJANI CON AL JOLANI siria fosse comuni con i cadaveri degli alawiti massacrati dai ribelli di al jolani 2

Ultimi Dagoreport

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....