UN PAPA IN MUTANDE - DOPO PIÙ DI 30 ANNI, A POCHI GIORNI DALLA SANTIFICAZIONE, SALTANO FUORI LE FOTO DI WOYTJLA IN PISCINA NELLA RESIDENZA ESTIVA DI CASTEL GANDOLFO - ERANO IN UN RULLINO A CASA DI UN BIBLIOFILO MORTO UN ANNO FA

Patrizio J. Macci per "Affaritaliani.it"

A un esame superficiale appaiono come una serie di scatti fotografici che catturano un uomo di mezza età, prima e dopo una nuotata in piscina. Foto realizzate nell'epoca pre-digitale, impresse in un rullino e poi stampate su carta fotografica in una camera oscura. Un procedimento che per una parte dei lettori di questo articolo, abituati a vedere le immagini bruciate in pixel sui loro smartphone e tablet, è sepolto nel passato remoto.

Dopo alcuni minuti il velo di nebbia del tempo si squarcia, la memoria mette a fuoco. Il personaggio ritratto è Karol Wojtyla, il "papa polacco" fotografato a meno di trecento giorni dall'attentato di Piazza San Pietro. Esattamente nel luglio del 1980 mentre fa attività sportiva nella sua residenza estiva di Castel Gandolfo.

Una busta contenente le fotografie è arrivata ai giorni nostri spinta da una carambola del destino. Sono emerse, malamente impacchettate in una scatola logora e consunta, sepolta tra i libri di un bibliofilo scomparso un anno fa. Un nipote frettoloso e avido di denaro, ha favorito il ritrovamento svendendo l'intera biblioteca a un collezionista romano che esaminando i volumi ha scoperto il dono inatteso.

Le fotografie non sono inedite, ma nessuno fino ad oggi aveva mai visto quelle che potrebbero essere le stampe dei negativi originali probabilmente visionate dal Papa in persona. Le immagini sono state realizzate dalla fotoreporter Roberta Hidalgo, che ha raccontato in un libro le sue peripezie per sorprendere Papa Woityla mentre si trovava nella sua residenza estiva. Woytyla era un uomo forte e vigoroso, uno sportivo abituato alla montagna e dedito all'esercizio fisico. Avere delle sue fotografie mentre pratica uno sport era il sogno proibito di ogni fotoreporter degno di tale nome.

Siamo nel 1980, la Loggia Massonica P2 tesse le sue trame, al Quirinale c'è il partigiano Sandro Pertini che due anni più tardi festeggerà con gli Azzuri la Coppa del mondo di calcio, il premier è Francesco Cossiga fine conoscitore del funzionamento dei servizi segreti di mezzo mondo ministo degli interni durante gli "anni di piombo", il suo nome sbiadisce sui muri delle città scritto con la lettera "K".

Un oscuro docente universitario pubblica un romanzo dal titolo bislacco, "Il nome della rosa" tra l'indifferenza quasi generale. L'Italia è distratta, interessata solamente al primo grande episodio di calcio scommesse (il Totonero) che porterà in carcere una decina di atleti di Serie A. In Jugoslavia il 4 maggio muore il maresciallo Josip Broz detto Tito, sono i primi scricchiolii della disgregazione dell'impero comunista, ma non ci sono statisti scaltri di udito politico in grado di comprendere. Oppure se capiscono stanno zitti. L'Italia è appena uscita dagli anni bui del terrorismo, il Sequestro Moro un incubo che comincia appena a dissolversi.

Il fermo immagine che cattura il Belpaese è quello della "Milano da Bere". L'imprenditore Silvio Berlusconi comincia a usare il suo network televisivo per trasmettere in contemporanea in tutto lo Stivale, utilizzando delle videocassette preregistrate. Emanuela Orlandi ha compiuto da poco diciotto anni e non immagina che di lì a pochi anni sarebbe diventata la cittadina vaticana più famosa nel mondo dopo il Santo Padre.

È in questo clima, nell'estate del 1980 che la fotogiornalista riesce insieme ad alcuni colleghi, in maniera rocambolesca e avventurosa dopo lunghissimi appostamenti, a fotografare il Papa in vacanza. La storia è stata narrata in un libretto edito da un editore romano, ma nessuno aveva fino ad oggi visto stampe originali degli scatti. Lo stato di conservazione fa pensare che si tratti proprio delle "prime copie", la carta è ingiallita, i bordi consunti hanno subito il passaggio di parecchie mani.

Le immagini trasmettono una carica umana enorme. In quel momento il Papa ha sessantanni e dimostra di essere nel pieno delle sue forze. I fotogrammi permettono di ricostruire l'azione del Pontefice, che indossa un costume nero per solcare la piscina con le sue bracciate vigorose e, dopo esseresi recato nello spogliatoio, si cambia d'abito sfoggiando una semplicissima e candida tuta bianca con scarpe da ginnastica in tinta. Non c'è nessuno ad aiutarlo, una suora oppure un inserviente, anche la sorveglianza sembra essere ai minimi livelli.

Il Papa strizza da solo il costume direttamente nella grande vasca. Appare sereno e rilassato così come i gesti che compie quando esce dall'acqua sono decisi e netti. L'ambiente è ampio luminoso e scarno di arredamento. Di altro genere sono gli altri scatti, che catturano un Wojtyla pensieroso mentre passeggia probabilmente sulle terrazze della Città del Vaticano, all'imbrunire oppure alle prime luci dell'alba con un libro in mano, forse una Bibbia. Sembra un pellegrino immerso in una incisone metafisica di Escher, come una vedetta in attesa del nemico sulla torre più alta. Una delle foto lo cattura dietro l'arcata di una finestra in abito solenne.

Le vicende alle quali andarono incontro gli autori per tentare di vendere e monetizzare il loro lavoro, sono state ricostruite per intero in maniera filologica. Proposero l'acquisto del servizio alla Rizzoli, per questo si recarono a Milano chiedendo la modica cifra di otto miliardi di lire dell'epoca. Sandro Mayer che era stato chiamato a seguire l'affaire, per tutta risposta rovesciò il tavolo e lasciò la stanza dell'incontro scandalizzato.

Si dimostrò molto più pragmatico l'editore "destrorso" Edilio Rusconi. Saltò sopra al suo elicottero e si fece trasportare nella residenza del Pontefice. Con un sorriso bonario Wojtyla concesse il permesso per la pubblicazione. A questo punto della storia alcuni dietrologi sostengono che il plico con le foto marcate con "il visto si stampi" dopo l'esame del Papa tornò indietro decisamente dimagrita.

Nessuno ha mai potuto fare un confronto con i negativi originali per sapere se ci sono degli scatti ancora inediti. La vicenda ebbe un ulteriore sussulto alcuni mesi dopo, perché la Rizzoli tornò sui suoi passi e attivò addirittura il Gran Maestro Licio Gelli per tentare di acquisire i diritti delle immagini che, a quel punto, erano disponibili solo per il mercato estero.

Gli autori dello scoop riferirono di essere stati pedinati, controllati e intercettati per anni dopo la conclusione dell'accordo. Forse il dubbio che muoveva l'Intelligenza sospettosa che li ha pedinati e spiati, è lo stesso che si è materializzato scrivendo queste righe.

Quello che ci siano ancora alcune foto mai viste, inedite perché trattenute al sicuro da mani ignote. In quel momento storico l'immagine del Papa che doveva sconfiggere il Comunismo, non poteva essere messa in pericolo da pose private che lo catturavano in gesti "troppo umani". Ora sembrano vicende lontane un secolo, le tessere possono cominciare a collocarsi nelle loro caselle. Il puzzle si ricompone.

Il caso che spesso nasconde e non distrugge fa il resto, lasciando arrivare frammenti di quelle immagini fino a oggi seguendo strade tortuose. Le immagini insieme al loro enigma. Fino alla prossima carambola.

 

 

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