donald trump

VECCHIO TRUMPONE - RIVOLTA CONTRO IL SUPERCAFONE DONALD TRUMP PER LE SPARATE CONTRO I MESSICANI: IL MILIARDARIO CARLOS SLIM FA SALTARE TUTTI I CONTRATTI - BELLICAPELLI SE NE FREGA E SFIDA JEB BUSH ALLE PRIMARIE REPUBBLICANE PER LA CASA BIANCA

1. MISS MESSICO FA VACILLARE L’IMPERO DI TRUMP

Alberto Flores d’Arcais per “la Repubblica”

 

«Sono criminali, una manica di stupratori e spacciatori, portano solo problemi». Non c’era andato leggero Donald Trump quando il 16 giugno dalla sua Tower a Manhattan aveva annunciato di voler diventare il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America.

DONALD TRUMPDONALD TRUMP

 

Sui messicani, che dal confine sud entrano (sempre meno) illegalmente negli States, aveva sparato ad alzo zero («con qualche messicano faccio anche affari, ma quelli sono bad, really bad »), li aveva bollati come «assassini e violentatori», gente «che entra qui da noi» per commettere reati, inviata in massa da un governo che pensa «che noi americani siamo stupidi ».

 

Parole in sintonia con il personaggio che lui stesso si è creato nel corso di anni di successi nell’edilizia e nella finanza, quello del miliardario “supercafone”, patriota da West selvaggio, machista e divo da rotocalco, completato dal trionfo televisivo di The Apprentice, il reality in cui assume e licenzia senza pietà.

 

Un rischio calcolato (l’uomo ha un grandissimo ego ma non è certo uno sprovveduto), pensieri buttati lì — «senza peli sulla lingua, ha tenuto a precisare » — in un discorso di “investitura” in cui ha menato fendenti contro Obama (Trump è il capofila dei complottardi birther , quelli che dicono che il presidente usurpa la Casa Bianca perché nato in Africa e lo chiama spregiativamente cheerleader), ma anche contro Jeb Bush («chi può mai pensare di votarlo?»), contro il Messico

 

(«costruirò un grande muro nella frontiera meridionale e farò in modo che lo paghino loro»), contro gli altri paesi dell’America Latina e contro la Cina («ci vuole uccidere commercialmente»). Facendosi nemico, in un colpo solo, un quarto della popolazione mondiale.

donald trump 4donald trump 4

 

Forse non aveva previsto bene le reazioni. Che non si sono limitate alle generiche condanne verbali del governo messicano («non conosce la storia degli immigranti negli Usa»), dei vip latinos di ogni genere (attori, sportivi, cantanti, politici), o alle petizioni online (200mila firme in pochi giorni), ma hanno colpito Trump lì dove gli fa più male: nel portafoglio.

 

Ecco dunque che nel giro di 48 ore Miss Messico annuncia che non parteciperà a Miss Universo (una produzione tv targata Trump e venduta in tutto il mondo), né lo farà Televisa, mentre la Colombia si ritira da paese organizzatore della kermesse per la più bella del pianeta, la Univision (seguitissima tv americana che trasmette in castigliano), cancella la diretta di Miss Universo e anche di Miss Usa (altra produzione Trump). Non solo: in tutto questo la Nbc completa l’opera, licenziando in tronco il miliardario-candidato da The Apprentice , dopo undici anni di stretta collaborazione.

 

Alla lista dei boicottaggi si sono aggiunte ieri i grandi magazzini Macy’s (che hanno eliminato dai loro negozi tutte le collezioni da uomo legate al marchio Trump) e Ora Tv, che appartiene al magnate delle telecomunicazioni Carlos Slim: il quale non solo è uno degli uomini più ricchi al mondo (detiene anche una consistente quota del New York Times ), ma soprattutto aveva con le società di Trump tutta una serie di progetti comuni.

DONALD TRUMPDONALD TRUMP

 

Lui prosegue dritto per la sua strada, senza ripensamenti, e su Twitter ripete le solite accuse («il Messico non è nostro amico »). Che i messicani non gli piacessero troppo lo aveva del resto detto in tutte le salse e ben prima di candidarsi. Come in occasione degli Academy Awards, quando si era scagliato contro Hollywood rea di aver premiato un regista (Alejandro Iñárritu per Birdman ) nato per l’appunto a sud del Rio Grande: «Questo tipo qui si sta beccando tutti i premi, è una cosa buona? proprio no! La serata degli Oscar è diventata la serata del Messico».

 

Adesso, forse confortato dai sondaggi pre-elettorali che lo vedono in ascesa e lo indicano come l’avversario (al momento) più duro per Jeb Bush nell’affollato campo repubblicano — 19% per il fratello dell’ex presidente, 12 per Trump — il magnate ha deciso di andare al contrattacco avviando una causa contro la Univision e la Nbc («troppo debole e stupida per capire la gravità dell’immigrazione illegale») e chiedendo un maxi-risarcimento di 500 milioni di dollari per «violazione di contratto» se il grande network non trasmetterà Miss Usa il prossimo 12 luglio.

 

2. USA, LA DURA LEGGE DEI CONSUMATORI

DONALD TRUMPDONALD TRUMP

Francesco Bonami per “la Stampa”

 

L’America ha un sacco di problemi, ma non manca mai l’occasione d’insegnarci qualche lezione importante che faremmo bene ad imparare. Le lezioni americane hanno solo l’apparenza di essere moraliste. In realtà sono estremamente pragmatiche. 

 

Ultimo esempio formidabile del pragmatismo della società americana quello che è successo a Donald Trump, il magnate immobiliare e televisivo, che recentemente si è candidato alle primarie repubblicane per la Casa Bianca. 
 

Trump ha commesso un errore fatale. «Quando il Messico ci manda la sua gente - ha detto - non ci manda i migliori, ma i violentatori e quelli che portano la droga e il crimine». Subito dopo l’esternazione, alcune delle principali reti televisive del Paese - Nbc, Univision e Televisa - hanno annunciato il boicottaggio dei programmi tv prodotti da Trump, a partire da «Miss America» e «The Apprentice».

 

DONALD TRUMPDONALD TRUMP

Lo stesso ha fatto la messicana «Ora Tv», l’emittente del magnate Carlo Slim, che ha sospeso una serie di progetti che aveva con le società di Trump. Ieri anche Macy’s, la storica catena di grandi magazzini, ha espulso dagli scaffali i prodotti provenienti dall’impero commerciale di Trump.
 

È la prova che in America la morale non la fanno né la religione né la politica, ma due gruppi umani molto precisi, gli elettori ed i consumatori. Con le sue battute sui messicani e gli ispanici, Trump ha compromesso sia la sua discussa candidatura, sia la sua immagine pubblica e televisiva. In America non è il direttore di un canale televisivo a decidere il destino di un programma o di un conduttore, ma gli inserzionisti pubblicitari, Torquemada contemporanei che non perdonano razzismo, stupidità, ignoranza da parte di chi parlando a milioni di persone offendendole, rischia di alienare milioni di clienti di aziende di qualsiasi tipo. 
 

donald trump selfiedonald trump selfie

 

Certe cose non si dicono non perché ci sono delle regole da rispettare. Non si dicono certe cose perché dirle ci fa perdere clienti e voti. La morale e le sue regole la stabiliscono i consumatori o gli elettori che spesso sono la stessa persona. Può essere deprimente questa constatazione. Ma se il mercato diventato tribunale è anche quello che insegna a essere più civili allora viva il mercato, viva il consumatore nuovo inquisitore.

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