QUALCUNO AVVISI IL BANANA CHE C’E’ UN MINISTRO IN PIU’ ED E’ UN PM! – SI CHIAMA GIOVANNI MELILLO E FORMALMENTE E’ IL CAPO DI GABINETTO DI ORLANDO, MINISTRO NON PERVENUTO, MA IN PRATICA COMANDA LUI – IN ATTESA DELL’EUROMANNAIA SULLE CARCERI

Dagoreport

Se un magistrato al vertice del ministero della Giustizia non fosse "vietato" per principio dal Colle - e dal condannato Berlusconi - Giovanni Melillo sarebbe probabilmente ministro. Così l'ex procuratore aggiunto di Napoli, e consigliere giuridico del Quirinale ai tempi di Carlo Azeglio Ciampi, si accontenta tranquillamente di fare da capo di gabinetto al piddino Andrea Orlando. Solo che in via Arenula Melillo è ormai per tutti "il ministro ombra", quello che conosce i problemi, che sa come guidare la macchina della giustizia, l'uomo che può tenere testa a magistrati e avvocati anche nel merito delle singole questioni.

Napoletano, classe 1959, Melillo non è solo un magistrato esperto di camorra, ma è anche da anni docente universitario di procedura penale e appassionato di organizzazione e ammodernamento tecnologico della giustizia. Quando è stato ingaggiato dallo spezzino Orlando, che ha quarantacinque anni e gli studi giuridici a Pisa li ha mollati a metà perché troppo preso dalla politica nella Fgci, nessuno ha osato fiatare su una scelta del genere.

E se Orlando è, suo malgrado, ministro per caso, visto che Renzi era salito al Quirinale con l'idea di mettere alla giustizia il magistrato Nicola Gratteri e re Giorgio gli ha invece imposto di scegliere un politico, Melillo in via Arenula ci sta alla perfezione. Anche se è presto per giudicare, nel senso che il capo di gabinetto è sì l'indiscusso punto di riferimento del Palazzo per tutto ciò che riguarda gli affari di giustizia, ma è anche vero che per ora sulla materia si è mosso poco o nulla.

Certo, Orlando, che pure è stato responsabile della giustizia per il suo partito ed è uno che studia con pignoleria tutte le carte, è un tipo taciturno e anche un po' "diesel". Come gran parte dei suoi colleghi ministri non ha neppure distribuito le deleghe tra i suoi vice Enrico Costa e Cosimo Ferri, che invece di giustizia masticano parecchio, e la situazione non cambierà fino alle elezioni europee del 25 maggio.

Ma la vera scadenza che sospende il tempo di via Arenula è quella del 28 maggio, quando L'Unione europea esaminerà per un'ultima volta la drammatica situazione delle carceri italiane. Quel giorno spira l'ultimatum di 12 mesi che ci era stato concesso per ridurre il sovraffollamento e questa volta il governo rischia sanzioni miliardarie.

In quegli stessi giorni, per pura combinazione, scade anche il termine entro il quale il nuovo governo può lasciar "decadere" i direttori generali. Un discorso che vale anche per Giovanni Tamburino, il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. In caso di nuove bocciature europee, in via Arenula potrebbe scattare non solo il "repulisti" generale, ma anche un commissariamento di tutta la gestione delle carceri.

Insomma, a fine mese Orlando potrebbe dare finalmente un segno della propria presenza. E anche se va registrato che al momento per tutti il ministro sembra essere Melillo, nessuno nega che l'ex ministro dell'Ambiente ai tempi di Lettanipote non sia un decisionista quando la materia è più politica. Lo ha dimostrato sulla droga, dove ha battagliato con la collega Lorenzin, senza però rompere con la posizione intransigente di Ncd.

Il problema è che, a parte le carceri, che stanno molto a cuore anche a Napolitano, e lo snellimento burocratico (fissa di Renzi) non ci sono altri spazi politici per interventi veri. Del resto è abbastanza evidente che su giustizia e televisioni c'è un patto non scritto tra Renzie e il Cavaliere che prevede una specie di "no fly zone" totale. Solo che sembrava brutto non nominarlo neanche, un guardasigilli.

 

GIOVANNI MELILLOGIOVANNI MELILLOANDREA ORLANDOGIOVANNI MELILLO

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)