zelensky trump musk jd vance

ZELENSKY È SOTTO IL TIRO INCROCIATO DEI TRUMPIANI: VOGLIONO FARLO FUORI – ELON MUSK AVANZA UNA PROPOSTA PER FARE FUORI IL PRESIDENTE UCRAINO: “OFFRIAMOGLI UN’AMNISTIA IN UN PAESE NEUTRALE IN CAMBIO DI UNA TRANSIZIONE PACIFICA PER IL RITORNO DELLA DEMOCRAZIA IN UCRAINA. È UN DITTATORE” – MA, DOPO L'AGGUATO SUBITO NELLO STUDIO OVALE, L’EX COMICO IN PATRIA INCASSA L’APPOGGIO ANCHE DEGLI AVVERSARI POLITICI E LANCIA LA PROVOCAZIONE: “SONO PRONTO A LASCIARE, SE L’UCRAINA ENTRA SUBITO NELLA NATO…”

 

1. MUSK, 'PER ZELENSKY CI VORREBBE AMNISTIA IN PAESE NEUTRALE'

elon musk con il figlio x e donald trump 1

(ANSA) - "Vero. Per quanto sia sgradevole, a Zelensky dovrebbe essere offerta una sorta di amnistia in un Paese neutrale in cambio di una transizione pacifica per il ritorno della democrazia in Ucraina". Così su X Elon Musk risponde al post di un utente che afferma che il leader ucraino sa che "la fine della guerra significherebbe la fine del suo potere e che se ci fossero elezioni lui perderebbe. Zelensky sta mandando ucraini innocenti a morire nel tritacarne così può rimanere al potere. Dittatore".

 

2. IL LEADER RESISTE ALLE PRESSIONI PER FARSI DA PARTE 

Estratto dell’articolo di Lorenzo Cremonesi per il “Corriere della Sera”

 

volodymyr zelensky donald trump e jd vance - studio ovale

Affrontare il tema delle eventuali dimissioni volontarie di Volodymyr Zelensky necessita subito un chiarimento: se ne parla molto di più all’estero che non in Ucraina. [...] Lo stesso Zelensky negli ultimi giorni ne ha accennato, ma, si badi bene, soltanto come un argomento retorico per dimostrare che la sua è una missione al servizio dello Stato, oppure come una provocazione per smuovere le acque a favore del suo Paese.

 

«Sono pronto a lasciare subito, se l’Ucraina entra immediatamente nella Nato», ha ribadito alla conferenza stampa nel centro di Kiev lo scorso 23 febbraio e lo ripete da allora.

 

volodymyr zelensky donald trump e jd vance - studio ovale

Putin nell’imminenza dell’invasione del 24 febbraio 2022 presentò la fine di Zelensky come un obbiettivo strategico, dato che era il «capo di un regime nazifascita» che andava abbattuto. Infatti, provò più volte a farlo uccidere e in seguito ha ribadito periodicamente che senza le sue dimissioni qualsiasi serio negoziato è «impossibile».

 

Tra gli argomenti russi c’è quello assolutamente pretestuoso della fine del mandato del presidente ucraino nel maggio scorso. Come se la sua uscita non fosse un fatto politico di immensa valenza, bensì un passo puramente formale nel rispetto delle regole, senza tenere però conto che la legge marziale promulgata da Kiev all’inizio dell’invasione contempla l’automatica sospensione delle elezioni sino alla fine della guerra. [...]

 

Ma adesso la questione torna d’attualità dopo lo scontro frontale Zelensky-Trump-Vance alla Casa Bianca venerdì scorso. Lo stesso Trump ha commentato subito dopo che «Zelensky potrà tornare da noi solo quando sarà pronto a fare la pace». Il senatore Usa Lindsey Graham ha poi detto chiaramente che Zelensky deve dimettersi per il bene del suo Paese. «Abbiamo bisogno di un leader ucraino che sia in grado di negoziare con noi e poi farlo con i russi per finalmente porre fine a questa guerra», ha rincarato il consigliere per la Sicurezza nazionale, Mike Waltz.

 

[...]

 

LINDSEY GRAHAM

Zelensky e i suoi consiglieri stanno adesso cercando di formulare una serie di argomenti ponderati e razionali, che rispondano per le rime agli americani, evitando però i toni accesi e lo scontro «di pancia» consumato nello Studio Ovale che tanti danni hanno causato alle relazioni bilaterali. Il motivo della cautela è evidente: l’Ucraina ha più bisogno degli Stati Uniti che mai, le armi americane sono fondamentali per garantire la tenuta contro la pressione militare russa nel lungo periodo. «Il problema non si pone neanche, anzi è offensivo parlarne. [...]

 

Zelensky stesso ricorda che sarebbe impossibile votare sotto le bombe, ci sono troppi profughi all’estero, troppe regioni occupate, il Paese non può dividersi nella campagna elettorale mentre serve l’unità nazionale per combattere la minaccia russa. «Quale osservatore internazionale andrebbe a visionare i seggi sotto attacco a Kramatorsk o Pokrovsk?», replica polemico. E al senatore Graham risponde direttamente: «Posso anche andarmene, ma come trovare un sostituto? Solo il popolo ucraino ha il diritto di decidere».

 

elon musk con il figlio x e donald trump 2

Va aggiunto che neppure gli oppositori politici più popolari sono oggi disposti a parlare di elezioni o di «sostituzione» del presidente. Valery Zaluzhny, l’ex capo di stato maggiore che secondo i sondaggi potrebbe vincere con facilità le elezioni, tace e non si candida. L’ex presidente Petro Poroshenko parla semmai della necessità di un «governo di unità nazionale, ma guidato da Zelensky». Al momento non si accenna neppure a un inviato speciale che tenga i rapporti con la Casa Bianca. Dice Zelensky: «Se fosse necessario, sono pronto a tornare da Trump».

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?