di maio salvini

GOVERNO SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI – ENNESIMO VERTICE NOTTURNO TRA DI MAIO, SALVINI E CONTE PER CAMBIARE IL DECRETO FISCALE: SALTA IL CONDONO TOMBALE – LO PSICODRAMMA DI LUIGINO CHE MINACCIA DI FAR CADERE IL GOVERNO PER TENERE A BADA I PARLAMENTARI CHE FANNO RIFERIMENTO A ROBERTO FICO, PRONTI A DAR BATTAGLIA IN COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI...

1 – Salta il condono fiscale e resta il carcere Di Maio minaccia la crisi

Andrea Bassi per “il Messaggero”

 

CONTE DI MAIO SALVINI

Condono bloccato. Niente tassa sulle ombre degli ombrelloni in spiaggia. Sblocco dei fondi farmaceutici per le Regioni. Il bonus bebè e la tassazione dei money transfer fino all' 1,5%. Ci sarà anche la detassazione delle sigarette elettroniche. In un vertice notturno, l' ennesimo, tra Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Giovanni Tria e il premier Giuseppe Conte, è stata trovata la quadra per le modifiche al decreto fiscale.

 

Non ci sarà il saldo e stralcio, il condono tombale chiesto a gran voce dalla Lega. Anzi. Per andare incontro alle pressanti richieste del Movimento Cinque Stelle, la Lega è costretta a rinunciare anche alla dichiarazione integrativa, ossia la sanatoria sul nero, sulle frodi fiscali, su tutte le somme nascoste al fisco. Potrà essere regolarizzato solo quanto messo in dichiarazione, anche se per importi inferiori. Tecnicamente significa che salta la dichiarazione integrativa speciale, la certificazione del condono.

 

EUROPE THE FINAL COUNTDOWN

Cosa ottiene in cambio la Lega? La tenuta del governo: sembra infatti che Di Maio abbia minacciato la crisi se non fosse stata accolta la sua richiesta. Da Palazzo Chigi comunque minimizzano. Tra le imposte sanabili, solo se dichiarate e solo con lo sconto di sanzioni e interessi, resta anche l' Iva. Tutte le altre misure della pace fiscale con la regola generale di poter spalmare in cinque anni il dovuto, restano. In più viene introdotta la sanatoria per gli errori formali contenuti nelle dichiarazioni dei redditi. I contribuenti potranno chiudere i conti con il Fisco pagando 200 euro per ogni anno da sanare. Una buona notizia. Meno per il Fisco che da quella voce incassa una buona fetta degli introiti della lotta all' evasione.

 

matteo salvini al maurizio costanzo show

Intanto ieri lo spread è tornato a salire. I governi europei, con una voce sola, chiedono all' Italia di rivedere la manovra. Ma altrettanto compatti, il premier Conte e il ministro Tria, difendono l' impianto della legge di bilancio inviata a Bruxelles. Mentre il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella dalla Svezia, dove si trova in visita, lancia un monito a tutti i partner dell' Unione, ricordando che «non basta l' euro» ma servono «diritti», per evitare che il Vecchio Continente venga visto solo come «un comitato d' affari». La difesa delle misure inserite nel documento inviato alla Commissione martedì notte dal governo italiano, spetta per primo al ministro Tria.

 

IL RAPPORTO

Parlando da Padova, alla presentazione del rapporto della Fondazione Nord Est, il ministro dice che con l' Europa bisogna dialogare «con convinzione per definire al strategia per governare le transizioni, sulle quali», dice, «la nostra manovra offre una risposta diversa dal passato, ma non meno solida e meno credibile». Tria ricorda come il rallentamento della crescita non sia un problema italiano, ma europeo.

matteo salvini fa jogging 1

 

È la stessa locomotiva tedesca che sta rallentando. Non è un buon segnale, soprattutto per l' Italia vista l' interconnessione delle due economie. Il problema della crescita, secondo il ministro, insomma, è europeo e non italiano. Dunque è l' Europa che deve mettere in campo politiche macroeconomiche in grado di rilanciare l' economia.

 

Ma, dice il ministro italiano, «l' Europa non sembra consapevole della situazione e sembra incapace di adottare politiche di contrasto al rallentamento economico». Ma il ministro parla anche ai suoi alleati di governo, quando spiega che non basta la «fiducia». Serve anche la «credibilità». Perché la fiducia senza credibilità è «solo ottimismo».

di maio conte salvini 2

 

Per questo andrebbero rafforzate le «misure strutturali». Ma di modifiche all' orizzonte, come ha spiegato da Abu Dhabi, il premier Conte, non ce ne sono. «Non è prevista all' orizzonte nessuna correzione», ha sottolineato il presidente del Consiglio. «Abbiamo deciso, con una voce sola da parte del governo», ha aggiunto, «di avviare questo dialogo in modo costruttivo, franco, sereno: siamo convinti della nostra manovra».

 

2 – Tra i vicepremier si alza lo scontro per nascondere l' affanno sui conti

Marco Conti per “il Messaggero”

 

matteo salvini giancarlo giorgetti

A giorni alterni maggioranza e opposizione. A Luigi Di Maio e Matteo Salvini il continuo scambio di ruoli ha sinora fruttato. Il derby tra i due è perenne. Così come il travaso di elettorato tra M5S e Lega che resta comunque ancora nel recinto della maggioranza parlamentare e quindi preoccupa relativamente il presidente del Consiglio anche se lo costringe a proteggere ora un vice ora l' altro dal fuoco-amico.

 

LE POLTRONE

Una strategia che sinora ha lasciato in un angolo Pd e FI, ma che ha bisogno di argomenti e toni sempre più alti per coprire non solo le differenze ma anche le ricadute di una manovra di Bilancio che restano minacciosamente sospese sulla testa dei rispettivi elettorati e di tutto il Paese.

 

Ormai ognuno marca l'altro sui social come in tv e solo quando a sera Di Maio e Salvini si vedono a palazzo Chigi per spartirsi poltrone e parlare della manovra, i due ritrovano quel minimo di armonia che Giuseppe Conte favorisce alleggerendo la serata con il racconto degli incontri avuti al vertice di Palermo come ieri ad Abu Dhabi.

 

salvini e di maio murales by tvboy

Anche se il premier crede relativamente che i due alleati possano mandarlo al Quirinale dopo Sergio Mattarella - come si sostiene nei Cinquestelle - il ruolo da «avvocato del popolo» Conte lo ha trasformato in quello di Santi Licheri, il noto magistrato che per decenni ha distribuito torti e ragioni dagli schermi di Rete4.

 

Ma appena fuori il cortile di palazzo Chigi i due riprendono a darsele di santa ragione accusandosi a vicenda di dire cose che «non c'entrano una ceppa» su rifiuti, peculato, legittima difesa, sicurezza, migranti, grandi opere, banche. Una sorta di campagna elettorale permanente che si rifletterà la prossima settimana nelle aule del Parlamento quando in Senato arriverà la legittima difesa e alla Camera il decreto sicurezza che già molto filo da torcere ha dato ai grillini a palazzo Madama.

 

Fico e di maio

A Montecitorio le truppe ortodosse che fanno riferimento a Roberto Fico sono già in agitazione e pronte a dar battaglia già in commissione Affari Costituzionali presieduta dall' ortodosso Giuseppe Brescia.

 

Lo stesso che da qualche giorno lavora sul decreto corruzione scaricando nel testo buona parte degli emendamenti grillini della scorsa legislatura e che riprendono sulla giustizia la linea super giustizialista di Piercamillo Davigo.

 

Dopo settimane di polemiche e braccio di ferro sulla manovra, nè Di Maio nè Salvini sembrano contare molto sugli effetti taumaturgici del reddito di cittadinanza e sulla riforma della legge Fornero. Tutti e due puntano sui temi identitari. Salvini lo fa da tempo puntando sui migranti. Di Maio, malgrado debbe ogni tanto occuparsi di qualche fabbrica che chiude, sta puntando ora tutto sulla giustizia.

conte e tria

 

IL PUGNO

I due vicepremier hanno ormai lasciato al premier Conte e al ministro Tria il compito di attutire al massimo lo scontro con Bruxelles senza concedergli spazi di manovra che comporterebbero un ulteriore arretramento dalle promesse elettorali. Ma la miccia accesa dalla Commissione, seppur lunga, rischia di consumarsi in fretta qualora la Commissione dovesse aprire una procedura di infrazione che farebbe schizzare ancora più in alto lo spread.

matteo salvini giancarlo giorgetti 2

 

A Di Maio, alle prese non solo con il senatore De Falco, ma con una fronda interna molto più vasta, non resta che rallentare nelle sanzioni che indebolirebbero ulteriormente la maggioranza a Palazzo Madama favorendo l' ingresso dei senatori dei Fratelli d' Italia e lo spostamento del Movimento a destra, spazio che però presidia con una notevole presenza l' alleato.

 

Il pugno alzato al Senato dal ministro Toninelli dopo il voto sul decreto Genova e lo scontro sul condono edilizio per Ischia, ha segnato la giornata di ieri che si è conclusa senza che i genovesi sappiano ancora chi e in quanto tempo verrà ricostruito il ponte sul Polcevera.

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