letta salvini

“L’ITALIA SARÀ COSTRETTA A RIMPIANGERE JUNCKER E MOSCOVICI” - ENRICO LETTA PROFETA DI SVENTURE PER IL GOVERNO: “SALVINI HA ACQUISITO UNA LEADERSHIP NEL DIBATTITO PUBBLICO E SULL'ARENA POLITICA EUROPEA, MA NON STANDO SEDUTO AL TAVOLO CHE CONTA, QUELLO DEI PRIMI MINISTRI E CONTANDO NULLA NELL'EUROPARLAMENTO, NE È USCITO CON LE OSSA ROTTE - L'UNICO INCARICO ISTITUZIONALE PER UN ITALIANO NON È STATO OTTENUTO GRAZIE AL GOVERNO…I VINCITORI SONO MACRON, MERKEL, SANCHEZ E DRAGHI”

Fabio Martini per “la Stampa”

 

MERKEL MACRON TUSK SANCHEZ

I protagonisti della «vecchia» e della «nuova» Europa, Enrico Letta li conosce tutti di persona, e molto bene, da Merkel a Macron, da Conte a Sassoli, da Lagarde a Draghi e, a nomine completate, l'ex presidente del Consiglio azzarda una previsione: «Temo che il governo italiano sarà costretto a rimpiangere Juncker e Moscovici. Li hanno disprezzati e insultati, ma la Commissione europea ha dimostrato intelligenza e generosità, anche nell'ultima occasione. Certo molto dipenderà dal profilo del prossimo Commissario agli Affari monetari, ma mi sento di poter dire: speriamo di non dover rimpiangere la precedente Commissione». Enrico Letta in questi giorni è a Parigi, da qui ha seguito la trattativa per la nuova «governance» europea e della vicenda dà un giudizio in chiaroscuro.

JUNCKER E CONTE

 

Partiamo dai fatti: le posizioni «apicali» dell'edificio politico-finanziario europeo erano nelle mani di un italiano e di un lussemburghese, ora il controllo è direttamente franco-tedesco. Che segnale è?

«È un segnale: mentre prima francesi e tedeschi preferivano restare in sala regia, stavolta per esprimersi e per imprimere un principio d' ordine, hanno dovuto mettersi in campo in "prima persona". Complessivamente un' operazione con luci ed ombre. Se non vogliamo essere degli europeisti acritici, dobbiamo riconoscerlo: il bicchiere è mezzo pieno».

 

ENRICO LETTA E GIUSEPPE CONTE

Il limite più vistoso?

«Non c'è dubbio: aver proceduto senza un metodo. La fine del sistema dello "spitzenkandidat" segna l'esaurimento della primazia da parte del Parlamento europeo, che è tornato in secondo piano rispetto al Consiglio dei capi di governo: è lì che si sono fatti tutti i giochi. Pesa - e mi dispiace - il mancato accordo con i Verdi, ma la presidente della Commissione si spenderà per recuperarli a pieno titolo».

 

Tra vertici falliti, rinvii e ripensamenti ad un certo punto la trattativa stava diventando un'odissea: si rischiava l'avvitamento dell' Unione nel segno dell'indecisione?

«Ora che è passato, diciamolo pure: quello è stato il rischio più serio. I populisti, senza dichiararlo, puntavano all'estensione di qualche mese del mandato di Juncker in attesa che si trovasse un accordo e nel frattempo avrebbero soffiato il vento della protesta contro Bruxelles. E invece uno dei risultati migliori di questa tornata di nomine è stata la tempistica: se si fossero impantanati in veti e controveti, avrebbero fatto un grande regalo ai populisti».

enrico letta

 

I media hanno la fissazione dei vincitori e dei vinti, ma la questione non è peregrina: chi ne esce meglio?

«I vincitori sono quattro. Macron e Merkel, e si capisce perché. Poi Sanchez, che era alla sua prima esperienza e che cresce come leader dei socialisti europei, perché è riuscito ad imporre un' accoppiata non banale: Alto commissario per la politica estera e presidenza del Parlamento europeo per David Sassoli, una vicenda importante in sé, ma anche un bel successo per il Pd di Zingaretti. E il quarto vincitore si chiama Mario Draghi».

 

Draghi?

«Certo. Sino all'ultimo, l'ipotesi più concreta era quella che alla Bce andasse Weidmann, il "falco" tedesco, in qualche modo l'anti-Draghi. Ma così non è stato: Lagarde si muoverà in continuità con Draghi».

MARIO DRAGHI JENS WEIDMANN

 

L'avvocatessa Lagarde e la merkeliana Ursula von der Layen sono due interpreti della politica del rigore: i profeti italiani della finanza allegra devono preoccuparsi?

«Anzitutto sono due personalità forti e sono due donne, un segnale importante per l' opinione pubblica europea. Borrell, spagnolo di Barcellona, è da sempre un gran fan del Mediterraneo e questo è un buon segnale per noi. Ma il governo italiano deve preoccuparsi anzitutto di sé stesso: in tutta questa vicenda, il gruppo di Visegrad ha giocato un ruolo importante, l' Ungheria di Orban ha finito per pesare più dell' Italia».

ursula von der leyen 4

 

Perché a suo avviso l' Italia si è trovata spiazzata?

«In questa occasione si è manifestata una profonda discrasia: Salvini ha acquisito una leadership nel dibattito pubblico e sull' arena politica europea, ma non stando seduto al tavolo che conta, quello dei primi ministri e contando nulla nell' Europarlamento, ne è uscito male: politicamente con le ossa rotte. E in anni recenti, con Berlusconi, Prodi e Renzi, mai l' Italia è stata così irrilevante».

 

Conte aveva dato il via libera al socialista Timmermans, poi Salvini ha ordinato lo stop: chi può dire che sarebbe stato un amico del governo giallo-verde?

«Per le sue notissime posizioni sul tema del rigore e degli immigrati, sarebbe stato un amico dell'Italia. Ma alla fine il governo è stato protagonista di un suicidio politico».

 

matteo salvini luigi di maio

Ma ora i governanti potranno rialzare la voce contro l'Europa, quasi che sia più importante lamentarsi che incassare fatti concreti.

«No. Il guaio per loro è che in questa vicenda non solo non sono riusciti ad incarnare un'alternativa concreta, ma in queste ore non riescono neppure a mettere in campo una contro-narrazione. Anche perché nello stesso giorno sono cadute in contemporanea due leggende. La prima: il governo giallo-verde ci aveva detto che avrebbe spazzato via l'Europa comunitaria, ma i fatti dicono semmai che a restare a mani vuote sono loro.

 

L'unico incarico istituzionale per un italiano non è stato ottenuto grazie all'impegno di chi governa. Ed è vergognoso che Sassoli sia stato votato soltanto dagli europarlamentari Pd. Lo slogan non era "prima gli italiani"? Ma c'è un'altra vicenda poco edificante, almeno rispetto ai precedenti proclami, la manovra correttiva...».

 

ursula von der leyen 6

Nessuno lo ha ancora contabilizzato, ma in 9 mesi la retromarcia è di quasi 18 miliardi.

«Appunto. L' Italia ha fatto la più classica delle manovre correttive, ma i due vicepresidenti non si sono neppure fatti vedere in Consiglio dei ministri. Sia chiaro: è bene che la procedura di infrazione non sia stata comminata, ma questa vicenda segna una svolta. Il primo tempo del governo è finito».

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