OLIO, DEAGLIO E PEPERONCINO: “UN’INCHIESTA CHE NON STA IN PIEDI” - L’EX DIRETTORE DI “LOTTA CONTINUA” E AUTORE PER FELTRINELLI DE “IL VILE AGGUATO. CHI HA UCCISO PAOLO BORSELLINO”, SMONTA IL TEOREMA DI INGROIA – “L’INCHIESTA NON TIENE IN ASSOLUTO CONTO, PARLANDO DELLA TRATTIVA STATO-MAFIA, DEL FATTO PRINCIPALE DI QUESTA TRATTATIVA, E CIOÈ L’OMICIDIO DI BORSELLINO”…

1- EVVIVA I DEAGLIOS!
Da Il Foglio

Enrico, vecchia pantegana lottacontinuista, prima giornalista prestato alla politica e poi politico prestato al giornalismo, direttore nell'85 del quotidiano Reporter sempre caro al cuore dell'Elefantino. Quasi uno di famiglia. Su stato-mafia quasi idem sentire. Su Borsellino è splatter.

Mario, fratello di Enrico, analista economico per la Stampa: i suoi articoli sulla crisi finanziaria internazionale sono spesso la boa cui aggrapparsi nella confusione generale. Onesto sul prezzo della benzina. Elsa, moglie di Mario, ma sopra tutto nota come il ministro Fornero: dobbiamo aggiungere altro?

2- deaglio: "UN'INCHIESTA CHE NON STA IN PIEDI"
Enrico Deaglio (giovedì sera alla trasmissione "In Onda" su La7) Deaglio è autore de "Il vile agguato. Chi ha ucciso Paolo Borsellino", Feltrinelli)

Per dirla molto brevemente e in maniera anche un po' provocatoria... questa inchiesta a mio parere non sta in piedi. (...) L'argomento del mio libro è esattamente questo: noi abbiamo assistito in Italia, sulla strage di Via D'Amelio, cioè sull'omicidio di Paolo Borsellino e della sua scorta, al più colossale depistaggio che la nostra storia patria ricordi. (...)

Però questo è particolarmente grave, perché è avvenuto nell'indifferenza di tutti. In breve: è stato costruito un pentito che si chiamava e si chiama tuttora Vincenzo Scarantino, il quale ha confessato di aver organizzato lui l'omicidio, la logistica dell'omicidio Borsellino, il 19 luglio '92. Questo personaggio è stato riconosciuto credibile da magistrati in tre gradi di processo per tre processi diversi: processo Borsellino, processo Borsellino bis e processo Borsellino ter.

Dopo di che, alla fine, inaspettatamente, è arrivato un altro pentito, che si chiama Spatuzza, che ha detto: no, sono stato io, e ha portato prove fattuali concrete, per cui si è capito che era stato lui... Dieci persone sono state condannate all'ergastolo per questo e si sono fatte diciotto anni di carcere per questo. Queste persone erano dei poveracci di Palermo, forse qualcuno sarà stato mafioso, non avevano nemmeno i soldi per pagarsi l'avvocato difensore e sono stati difesi da un avvocato d'ufficio. Tutta questa cosa di Scarantino è stata accompagnata dall'indifferenza di noi tutti, di noi giornalisti per primi. (...)

L'omicidio Borsellino era la trattativa di cui si parla. Tutti adesso dicono: lo stato e la mafia volevano trovare un accordo e Borsellino si oppose a questo accordo e quindi è stato fatto fuori, è stato ammazzato. L'inchiesta di oggi infatti ha degli aspetti paradossali, se non grotteschi, non tiene in assoluto conto, parlando della trattiva stato-mafia, del fatto principale di questa trattativa, e cioè l'omicidio di Paolo Borsellino. Non ne parla, non ne tiene assolutamente conto.

E' questa la cosa che chiama vendetta da Dio. Si parla di 41 bis revocato, si parla di un ministro degli Interni che non ricorda, si chiamano in causa persone che sono morte, ma di questa cosa, che era la cosa essenziale, non c'è nessuna traccia nell'inchiesta. Non solo. Un'altra procura, che è quella di Caltanissetta, dovrebbe indagare perché c'è stato questo depistaggio. (...)

A vent'anni di distanza, abbiamo un'inchiesta in cui si accusa Cosa nostra di aver usato violenza nei confronti dello stato italiano, cioè di averlo fatto talmente spaventare da far sì che centinaia che erano in galera con un regime pesantissimo avessero questo regime di detenzione ridotto.

Quando si chiede: allora lo stato si potrebbe costituire parte civile? Logicamente sì, è la vittima, è come un imprenditore sottoposto al pizzo della mafia che deve pagare perché se no gli bruciano la casa, gli tagliano la testa... ma tutto questo è particolarmente grottesco, ripeto, dopo tutto quello che si sa di quello che è avvenuto con l'omicidio Borsellino.

Non si sta parlando di questo perché ci sono due carabinieri che hanno parlato con tale Vito Ciancimino. Si sta parlando di una trattativa organica fatta dall'Arma dei carabinieri con Vito Ciancimino che comprendeva la resa, l'arresto di Salvatore Riina, un salvacondotto per Bernardo Provenzano, e possibilmente, questo di cui si sta discutendo, l'omicidio di Paolo Borsellino...

Io ho molta stima per il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, credo che le inchieste che ha fatto siano state molto coraggiose, intelligenti e abbia ottenuto dei risultati, e sia veramente nel solco del tipo di magistratura investigativa che era stata sia di Falcone che di Borsellino. Sono nello stesso tempo molto preoccupato e molto colpito dall'acquiescenza che i magistrati hanno nei confronti dei loro errori, dei loro stessi errori, della parte che hanno avuto essi stessi in questo depistaggio sull'omicidio Borsellino. (...)

Hanno cose che non vogliono dire, hanno protezioni che li riguardano al loro interno. Grottesco è un aggettivo forse sbagliato, ma rende abbastanza l'idea.

 

ENRICO DEAGLIOGIULIANO FERRARA PRIMO PIANO DI ANTONINO INGROIA NICOLA MANCINO E GIORGIO NAPOLITANO GASPARE SPATUZZA paolo borsellino VITO CIANCIMINO NEGLI ANNI 60BERNARDO PROVENZANO

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