ukip europarlamento farage parlamento europeo

EURO-TEATRINI - FARAGE E I SUOI PEONES DELL’UKIP ORGANIZZANO LO SHOW ALL'EUROPARLAMENTO CHE HA ELETTO SCHULZ COME PRESIDENTE: TUTTI A SPALLE GIRATE DURANTE L’ESECUZIONE DELL'INNO ALLA GIOIA

nigel faragenigel farage

Andrea Indini per “il Giornale” 

 

L'ottava legislatura del Parlamento europeo non avrebbe potuto iniziare nel peggiore dei modi. E non certo per la plateale protesta anti europea inscenata da Nigel Farage e dei parlamentari dell'Ukip che, alla plenaria di Strasburgo, hanno voltato le spalle mentre veniva eseguito l'Inno alla gioia, inno dell’Unione europea.

 

MARINE LE PEN VOTA MARINE LE PEN VOTA

Se il buon giorno si vede dal mattino, l'elezione del socialdemocratico tedesco Martin Schulz alla presidenza dell'Europarlamento è sicuramente uno dei peggiori presagi che potesse riecheggiare nel cielo di Strasburgo.

 

Lo schieramento delle formazioni politiche europeiste si è indebolito ma resta maggioritario. Quello degli euroscettici si è rafforzato ma è diviso al suo interno. Non è stato quindi difficile per la "grande coalizione" in salsa europea costituita da popolari, socialdemocratici e liberaldemocratici per far passare la nomina di Schulz, che adesso ce lo ritroveremo alla guida del parlamento Ue per i prossimi due anni e mezzo, e dettare l'agenda dei lavori dell’assemblea. Sulla carta Schulz contava ben 479 voti rispetto ai 376 necessari per essere eletto. Ne incassa 409.

 

GRILLO E FARAGEGRILLO E FARAGE

Qualche franco tiratore. Ma non abbastanza per sbarrargli la strada. Il fenomeno potrebbe, tuttavia, avere ripercussioni non positive sul secondo pilastro della "grande coalizione", cioè quello dell'elezione di Jean-Claude Juncker alla presidenza della Commissione Ue il prossimo 16 luglio.

 

Se alla vigilia della plenaria l'elezione di Schulz era data per scontata, tutt'altro che scontato il debutto delle schiere euroscettiche. Per la prima volta nella storia varcano la soglia dell'emiciclo esponenti neonazisti provenienti dalla Grecia (Alba Dorata) e dalla Germania (Npd).

EURODEPUTATIEURODEPUTATI

 

Gli occhi dell'opinione pubblica, però, sono puntati sulle due grandi coalizioni anti Europa: da una parte la formazione guidata da Farage e a cui hanno aderito anche i 17 grillini, dall'altra Marine Le Pen, la leader del Front National a cui, nonostante il successo conseguito in Francia, non è riuscita la formazione di un gruppo politico insieme agli xenofobi olandesi del Pvv e alla pattuglia leghista di Matteo Salvini.

 

Tutti finiti tra i "non iscritti", con il forte rischio di essere marginalizzati dai lavori dell’assemblea e delle commissioni parlamentari. Forse proprio per ottenere uno scampolo di visibilità Gianluca Buonanno si è presentato in Aula coperto da un tetro burqa nero.

Martin Schulz Martin Schulz Marine Le Pen Matteo Salvini Geert Wilders Harald Vilimsky foto Lapresse Marine Le Pen Matteo Salvini Geert Wilders Harald Vilimsky foto Lapresse

 

In realtà anche i grillini rischiano di finire marginalizzati. L'alleanza a cui Beppe Grillo ha aderito passa da Efd a Efdd. Una "d" in più per passare da "Europa della libertà e della democrazia" a "Europa della libertà e della democrazia diretta". Nonostante l'alleanza con lo UK Independence Party, tuttavia, gli stellati potrebbero finire vittime di una manovra "a tenaglia" che, secondo indiscrezioni, starebbero mettendo a punto i membri della "grande coalizione".

 

GIANLUCA BUONANNO IN BURQAGIANLUCA BUONANNO IN BURQA

E un primissimo segnale di insofferenza può essere intravisto dal netto rifiuto dei grillini di voltarsi mentre in Aula hanno risuonato le note di Beethoven. "Non c'è alcun problema, con Grillo siamo uniti sulle questioni più importanti", minimizza Farage. Che ai suoi dice: "Questo sarà un Parlamento più emozionante, divertitevi!". L'indipendentista scozzese David Coburn lo ha preso sul serio. E alla plenaria ha sfilato in kilt.

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?