FARSA ITALIA O SCORZA MILAN? DOPO GLI SCAZZI CON BARBARA, GALLIANI FARA’ L’AD DEL NUOVO PARTITO DEL CAV

Carlo Tecce per "Il Fatto Quotidiano"

Un erede? No. Un delfino? Neanche. Né falchetto né colomba. A Forza Italia ci vuole un allenatore, anzi un uomo che di allenatori ne ha cambiati una decina: Adriano Galliani, l'amico di sempre, esordio da antennista e consacrazione al Milan. Silvio Berlusconi ha offerto a Galliani un ruolo di coordinatore in Forza Italia, non un burocrate politico, ma un amministratore delegato di partito. Un'uniforme su misura per il soldato Adriano che, incuriosito e interessato, risponde presente: ci pensa, ci riflette, vuole accettare.

B. sceglie un'unica soluzione per un doppio problema: accontenta la figlia Barbara, che non vuole condividere il potere; evita la liquidazione da 30 milioni di euro per i 27 anni a Milanello, che Galliani pretende senza sconti di cortesia.

Quando il Cavaliere ha convocato l'eterno (e fidato) collaboratore per trattare l'addio ai rossoneri, villa San Martino di Arcore, c'era Fedele Confalonieri, presenza non casuale. Non erano insieme per nostalgia dei tempi andati. Confalonieri doveva proporre a Galliani uno scivolo con dignità, appena subita la scomunica a mezzo stampa di Barbara.

Tra Mondadori e Fininvest, un posticino c'era. Ma l'ex juventino Adriano non vuole passare da figlia in figlia e rimpiangere la pensione al servizio di Marina Berlusconi. Il Cavaliere l'ha rivisto nei giorni scorsi, e ancora, inflessibile, Galliani non decideva. Il tempo per negoziare non è infinito, entro aprile il vicepresidente vicario dovrebbe lasciare il Milan e la consunzione negli stadi, accanto a Barbara (ricordate Barcellona ?), diventa umiliante.

Così il Cavaliere, che non sapeva a chi affidare i trent'anni con Adriano, rispolvera un metodo già utilizzato e già miracoloso: lo scarico in politica. La candidatura europea, però, non è sufficiente. Galliani vuole un grosso stipendio e una grossa visibilità. E mercoledì, informato Adriano, Berlusconi ne ha parlato con il milanista Angelino Alfano, che a primo ascolto sembrava incredulo.

La domanda: che ne dici se Galliani ci dà una mano in Forza Italia? L'ha ripetuto ai ministri, ai duri e puri, ospiti di palazzo Grazioli compresi. Nessuna obiezione. Perché il dirigente sportivo con la cravatta gialla è popolare, telegenico, esperto e, soprattutto, non è Daniela Santanchè o Denis Verdini (reazione di Alfano).

Ci voleva l'ex ragioniere di Monza per sedare, un attimo, almeno un attimo, la guerriglia tra falchetti e colombe. Di conversioni (e convulsioni in tribuna) Adriano Galliani ne ha avute parecchie: in gioventù non era milanista e s'è candidato con la Democrazia cristiana. Non ha credenze. Non ha ideologie. Non ha paranoie (anche se è scaramantico ).

La sua religione è Berlusconi: "Sarà sempre il mio presidente", disse con espressione rassegnata dopo il vertice di Arcore. Galliani è il numero due che fa la fortuna (e il lavoro sporco) dei numeri uno. Quando i riflettori di Marsiglia si spensero e poi si riaccesero, Adriano in impermeabile fece ritirare il Milan: Coppa dei Campioni, i rossoneri perdevano 1-0, poi 3-0 a tavolino e squadra squalificata. La furbata fu un fallimento. Ma Galliani è quel tipo di berlusconiano che segue gli ordini del Capo senza luce, a occhi chiusi.

 

ADRIANO GALLIANIGalliani e Barbara Berlusconi allo stadio durante Barcellona Milan Galliani e Barbara Berlusconi allo stadio durante Barcellona Milan FOTO GALLIANI BARBARA BERLUSCONIGALLIANI E BERLUSCONI IN TRIBUNA DURANTE MILAN BARCELLONA Berlusconi Galliani e Katarina Knezevic a San Siro Da Novella

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