1. PER ANNI E ANNI, SUI QUOTIDIANI E SUI SETTIMANALI SONO USCITE MIGLIAIA DI PAGINE CHE RIVELAVANO IL CONTENUTO DI CHIACCHIERATE D’OGNI TIPO (PENALMENTE IRRILEVANTI, GOSSIP DELLA PIÙ BELL’ACQUA), CHE HANNO FERITO LA REPUTAZIONE DI TANTA GENTE 2. PER ANNI E ANNI, DA SANTORO ALLE “IENE”, DA “STRISCIA LA NOTIZIA” A “PIAZZAPULITA” ASSISTIAMO FELICI E CONTENTI AD ASSALTI DI VISPI INTERVISTATORI MICROFONATI PER ESTORCERE A POLITICI UNA RISPOSTA O UN COMMENTO; E NESSUNO HA MAI OSATO LAGNARSI 3. ORA CAPITA CHE “LA ZANZARA” DI CRUCIANI FACCIA UNO SCHERZO ALL’EMERITO SAGGIO ONIDA ED E’ SUBITO VILIPENDIO DELLA PRIVACY, ANZI: “UN’OPERAZIONE POLITICA” 4. FELTRI VERSUS MICHELE SERRA: ‘’QUANDO TOCCA AI SUOI DIVENTA MOBBING MEDIATICO’’

1. MENO MALE CHE A GAD NON SONO VENUTE IN MENTE 5 DOMANDE SULL'EVENTUALE SCOPATA DELLA MERKEL COL MAITRE DI ISCHIA
Andrea Marcenaro per "Il Foglio"

Piacevolissimi, quelli della Zanzara. Uno scherzo, hanno detto. Sapevo che un bel gioco dura poco. Ma se lo registri? Un bel gioco che dura per sempre o un gioco mediocre? Mi è piaciuto molto il professor Onida, onorabile tecnico contrarissimo a qualsivoglia censura. Mi è piaciuto perché un gran tecnico, si sostiene oggi, è specchiato per definizione. Poi lo registri e scopri che, talora, se ne sbatte come un politico: gli segheranno via quella quota di spending?

Mi è piaciuto Michele Serra il quale, ogni volta che tocca ai suoi, fa prevalere l'educazione civica sulla mappazza amorale. Ciò che, coi tempi che corrono, potrebbe perfino aumentargli il tasso di buongusto. Mi è piaciuta infine la Faz, l'autorevolissima Frankfurter allgemeine zeitung, che rise molto quando la privacy sfondò un latino e molto s'indigna quando sfiora il Meno. Non che il deficit cambi. Ma ringrazino il cielo che a Gad non siano venute in mente cinque domande sull'eventuale scopata col maitre.

2. ONIDA: «SCHERZO? NO, OPERAZIONE POLITICA»
Lettera al Corriere della Sera

Caro direttore,
Giuseppe Cruciani ha invocato, a sua giustificazione per la telefonata della finta Margherita Hack, la libertà di stampa. Sacrosanta, certo. Se di questo si trattasse. Se fosse solo uno scherzo, dovrei congratularmi per l'ottima imitazione e per la fantasia goliardica. Ma dietro il presunto scherzo appare in realtà ben altro: un'operazione politico-mediatica, messa in atto irresponsabilmente in una fase delicata e incerta della nostra vita istituzionale.

Un'operazione che si è avvalsa di un mezzo fraudolento, carpendo sotto mentite spoglie una conversazione privata, ben sapendo del rigoroso silenzio stampa cui i cosiddetti saggi si erano impegnati. Che l'obiettivo fosse quello di compromettere il già difficile compito affidato ai due gruppi di lavoro appare evidente. Ma c'è dell'altro: le mie parole erano dirette alla (assente) interlocutrice imitata, non all'ignoto telefonista-imitatore, cui quindi non «appartenevano» e che non poteva pubblicarle. La violazione della segretezza delle comunicazioni, e la sostituzione di persona (delitto contro la pubblica fede) sono illeciti. È informazione, questa? Giudichino i lettori.
Valerio Onida

3. LA PRIVACY CONTA MA SOLO A SINISTRA
Vittorio Feltri per "Il Giornale"

A bocce ferme si ragiona meglio, almeno mi auguro. Nei giorni scorsi, La zanzara , programma serale di Radio24 condotto da Giuseppe Cruciani e David Parenzo, manda in onda una telefonata che fa scalpore tra Margherita Hack, nota astrofisica, e Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale. Si dà però il caso che si tratti di una conversazione taroccata.

La voce della Hack non è originale, si tratta di un'imitazione. Onida abbocca e parla, convinto di rivolgersi davvero alla scienziata. La quale gli chiede conto di come stiano andando i lavori della commissione di saggi di cui egli fa parte, nominata da Giorgio Napolitano per approfondire non si sa bene quali questioni. Il costituzionalista, stuzzicato dall'interlocutrice, si lascia andare e ammette: effettivamente è una gran perdita di tempo, non combineremo nulla di utile.

Pochi minuti dopo, La zanzara svela il trucco e si scatena un pandemonio. Onida chiede scusa per aver detto ciò che avrebbe dovuto tacere, e aggiunge che divulgare una telefonata privata è comunque scorretto. Interviene mezzo mondo, piovono i commenti negativi (molti) e positivi (pochi).

L'indomani escono articoli su tutti i giornali, infuria la polemica. Della vicenda si occupa addirittura il Corriere della Sera in prima pagina. Qualcuno accusa Cruciani di aver violato le norme deontologiche. Altri invocano provvedimenti drastici dell'Ordine dei giornalisti: i conduttori siano sanzionati.

‘'La zanzara'' è una trasmissione scanzonata, divertente, satirica e di informazione disinvolta? Non importa. Ha osato sfottere un autorevole giurista di sinistra: chi ha sbagliato paghi. I difensori della libertà di stampa e di satira, gli stessi soloni che in passato erano scesi in piazza per protestare contro il bavaglio minacciato da Silvio Berlusconi, infastidito dalla pubblicazione delle intercettazioni e voglioso di approvare una legge che le vietasse, gli stessi difensori della libertà di stampa e di satira, dicevo,all'improvviso si sono trasformati all'unisono in rigorosi tutori del sacro­santo diritto alla privacy.

Una giravolta spettacolare che ci ha lasciati basiti. In effetti, per anni e anni, sui quotidiani e sui settimanali sono uscite migliaia di pagine che rivelavano il contenuto di chiacchierate d'ogni tipo (penalmente irrilevanti, gossip della più bell'acqua), che hanno ferito la reputazione di tanta gente.

Vip e ragazze sconosciute, indifferentemente, hanno protestato invano; nessuno ha mosso un dito per rimediare allo scandalo e, magari, porvi fine. Al contrario, la corporazione dei giornalisti, sostenuta dai politici progressisti, ha inscenato manifestazioni clamorose allo scopo di garantirsi la facoltà di pubblicare qualsiasi intercettazione, compresa quella non contenuta in atti ufficiali.

Inutile precisare che hanno vinto gli scribi. Tant'è che una norma che disciplini la delicata materia ancora non c'è e forse non ci sarà mai. Ma, chissà perché, gli autori dello scherzo che ha ingannato il presidente emerito della Consulta andrebbero, secondo vari nostri colleghi, puniti. Ovviamente, in modo esemplare. Già.

Chi tocca la sinistra merita un castigo. Il fatto che Onida, persuaso di confidarsi con la professoressa Hack, abbia confermato ciò che una moltitudine di persone sospettava, e cioè che la commissione dei saggi fosse e sia un pretesto adottato dal capo dello Stato per perdere tempo in attesa della scadenza del suo mandato (15 aprile), è passato in cavalleria. Il significato politico della burla, per quanto fondamentale allo scopo di capire quale sia l'andazzo nei Palazzi romani, è stato dimenticato, mentre la forma, ovvero il format giocoso in­ventato da Cruciani, è diventato corpo di reato. C'è dell'altro.

Beppe Grillo,recentemente, ha ribadito che cercherà fra le numerose iniziative che ha in mente, di eliminare l'Ordine dei giornalisti che egli ritiene dannoso. È un'opinione condivisa da parecchi e basata su buone ragioni, non ultima la constatazione che esso esiste solamente in Italia e, pare, in Albania, modello da non imitare.

Siamo d'accordo con chi afferma non sia una priorità nazionale sopprimere un ente simile, ma non è una priorità nemmeno la sua conservazione, visto che la Costituzione fissa il principio che chiunque ha il diritto di esprimere- nei limiti della legge- il proprio pensiero, senza vincoli burocratici e corporativi.

La superfluità dell'Ordine si evince anche dalla prassi: la stragrande maggioranza dei redattori ha rapporti di dipendenza con l'editore e non svolge mansioni da libero professionista. Andiamo giù piatti: i giornalisti una volta erano impiegati di lusso, oggi sono soltanto impiegati. Il lusso è svanito.

Eppure, non appena Grillo ha manifestato il proposito di depennare la legge istitutiva dell'albo, Cesare Martinetti, vicedirettore della Stampa di Torino, ha vergato un editoriale sull'argomento. La sua tesi è che l'Ordine serva per mantenere alta e migliorare la qualità dell'informazione. In realtà l'unico abilitato a giudicare un articolo è chi lo legge, non un collega - un concorrente- di chi lo ha scritto. Libero pensiero in libero mercato.

3. IL MOBBING MEDIATICO
Michele Serra per "la Repubblica"

Cadere in un tranello e commettere una mancanza non è la stessa cosa. Nel primo caso si è vittime. Nel secondo, colpevoli. Le scuse di Onida, gabbato da una finta Hack, registrato e mandato in onda a sua totale insaputa su Radio Ventiquattro, sono dovute, forse, al decoro delle istituzioni.

Ma non sono dovute all'opinione pubblica, né al buon senso, perché Onida non è colpevole di alcunché, e anzi è la più innocente delle persone. Ha espresso, in una conversazione che riteneva privata, sue private opinioni, poi rese pubbliche da chi gliele aveva carpite con l'inganno. La sola vera domanda che una comunità sana di mente dovrebbe porsi è se la trappola nella quale Onida (e altri prima di lui) è caduto sia lecita. Che non vuol dire, banalmente, legale. Vuol dire riconoscibile come accettabile prassi di informazione (o di spettacolo.

I confini tra i due generi sono sempre più labili). La risposta è già nota, ed è sì: è considerata una accettabile prassi di informazione da una parte importante, e molto attiva, del mondo mediatico. Che ritiene parte integrante del diritto di cronaca (o del diritto di spettacolo) anche l'uso estorto di immagini e di parole. Per dirla con una certa durezza: l'uso di persone non consenzienti, che diventano loro malgrado parte di un cast (non pagato, tra l'altro...).

Lo scherzetto di telefonare a Tizio fingendosi Caio (basta un buon imitatore), carpire la sua buona fede e poi mandare in onda la telefonata è ben collaudato. E il giorno dopo i media, nel loro complesso, tendono a dare del grullo a chi ci cade; e del dritto a chi ruba parole private per rivenderle in pubblico. È la stessa logica dei fuori-onda televisivi, dei tapiri rifilati anche a chi non ne vuole sapere, delle troupe televisive che braccano la preda (un boss mafioso allo stesso modo di un galantuomo) fino sulla soglia di casa e potendo anche oltre.

L'alibi è potente: siccome il Potere è oscuro, bisogna illuminarlo a qualunque costo, anche quando il microfono o la telecamera hanno la stessa invasività di una rettoscopia fatta senza il consenso del paziente. Capita al grillino inesperto come al costituzionalista navigato, ma impreparato a muoversi in certe giungle. Al potente da smascherare come al vice-vip da sputtanare. Al disonesto da denunciare come al nemico personale da ridicolizzare. L'idea che chiunque abbia qualcosa da nascondere vale, specie in questo momento storico nel quale davvero molto è stato nascosto, come un passepartout implacabile, che autorizza a qualunque forzatura, qualunque intrusione, qualunque ridicolizzazione.

Probabilmente è impopolare (ma proprio per questo vale la pena farlo) rivendicare il diritto alla privacy, al rispetto della volontà di ogni individuo, infine: il diritto al silenzio, a non dichiarare, non comunicare. A dovere e potere decidere le intercettazioni sono le autorità inquirenti (magistratura, forze di polizia), non i giornalisti, non gli showmen. Nelle democrazie anglosassoni il "no comment" è sacro. Solo occasioni eccezionali, storiche (vedi il Watergate) giustificano le registrazioni abusive e l'accanimento giornalistico. Il resto è mobbing mediatico. Prendere in ostaggio una persona nolente, le sue parole, i suoi pensieri, non è cattivo gusto. È violare diritti. E in democrazia, i diritti non si violano.

 

 

VALERIO ONIDA MICHELE SERRA GIUSEPPE CRUCIANI Margherita Hack CRUCIANI E PARENZO Beppe Grillo VITTORIO FELTRI VITTORIO FELTRI

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