kim jong un corea nord

CICCIOKIM SI GAGA ADDOSSO – VIVE  NEL TERRORE. SI MUOVE SOLO PRIMA DELL’ALBA. CAMBIA AUTO IN CONTINUAZIONE – CREDE CHE GLI USA E LA COREA DEL SUD VOGLIANO UCCIDERLO. LA CHIAMA “OPERAZIONE DECAPITAZIONE” – IL FRATELLASTRO, PRIMA DI ESSERE ASSASSINATO A KUALA LUMPUR, AVEVA INCONTRATO UN UOMO DELLA CIA 

Guido Olimpio e Guido Santevecchi per il Corriere della Sera

 

«Kim Jong-un è nervoso», ha rivelato l’intelligence sudcoreana in un’audizione a porte chiuse per i parlamentari di Seul (che come al solito poi raccontano i dettagli alla stampa). Il Rispettato Maresciallo nordcoreano negli ultimi mesi si è fatto cogliere da un’ossessione per «l’operazione decapitazione», un’azione clandestina di americani e sudcoreani che avrebbe l’obiettivo di eliminare la catena di comando di Pyongyang partendo dai vertici, in caso di guerra imminente.

 

NORDCOREA - KIM JONG UN ISPEZIONA L ESERCITO  NORDCOREA - KIM JONG UN ISPEZIONA L ESERCITO

Primo obiettivo da «decapitare», sarebbe naturalmente proprio Kim Jong-un. Timori della nomenklatura rossa accompagnati dagli ormai consueti esperimenti bellici: il 22 giugno — secondo rivelazioni Usa — i tecnici hanno eseguito un test per un motore di missile, forse balistico, uno dei tanti in via di sviluppo.

 

LA PORTAEREI DI OSAMA

Seul ha costituito una unità di élite del suo esercito che si sta addestrando per infiltrarsi a Nord del 38° parallelo; il Pentagono recentemente ha imbarcato sulla portaerei Carl Vinson impegnata in manovre di fronte alla penisola coreana i Navy Seal del Team 6, lo stesso impiegato nell’uccisione di Osama Bin Laden. Per la storia, il cadavere del superterrorista saudita fu seppellito in mare proprio dal ponte della portaerei: un segnale a Kim Jong-un.

navy sealsnavy seals

 

LE AUTO TUTTE UGUALI

Ha riferito il deputato Lee Cheol-woo dopo il briefing ricevuto dalla National Intelligence Agency (Nis) di Seul: «Kim ha messo pressione sulle sue spie per raccogliere ogni informazione possibile sul piano. E intanto, come precauzione immediata, ha cominciato a muoversi all’aperto solo prima dell’alba, non viaggia più sulla sua Mercedes-Benz 600 ma cambia spesso auto, usando quelle dei subordinati, Lexus tutte uguali e anonime».

 

Il nervosismo (la paura) di Kim sarebbe dimostrata anche dalla riduzione delle sue apparizioni pubbliche: gli analisti sudcoreani ne hanno contate 51 fino all’inizio di giugno di quest’anno, un taglio del 32 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016.

 

LA STRATEGIA DEL TERRORE

Sulla minore visibilità del capo del regime tra le masse nordcoreane però circola anche un’altra interpretazione: i suoi impegni pubblici hanno cominciato a calare in realtà già dal 2013, forse perché dopo i primi due anni difficili al potere, quando era stato messo in discussione dai vecchi dignitari per la sua giovane età, era già riuscito a cementare il suo status di leader e di erede legittimo della Dinastia Kim.

KIM JONG UNKIM JONG UN

 

Per raggiungere l’obiettivo, Kim Jong-un ha usato il terrore: un centinaio di ministri e comandanti militari sono stati purgati, alcuni sono stati passati per le armi. Le uniche operazioni di «decapitazione» note nella crisi coreana finora sono state condotte proprio per ordine di Kim.

 

L’ULTIMA SCOMMESSA

Il fratellastro Kim Jong-nam è stato ucciso con un gas nervino all’aeroporto di Kuala Lumpur a febbraio. Era un noto giocatore d’azzardo, frequentatore dei casinò da Macao a alle altre metropoli d’Asia. E aveva scommesso sull’idea che non lo avrebbero seguito fin lì in Malesia. Forse perché lo aveva fatto altre volte, convinto di non lasciare tracce.

 

Invece lo «filavano» (come si dice nel gergo dei pedinamenti) gli agenti nordcoreani e i malesi. Oppure i team di osservatori si sono ritrovati sullo stesso personaggio seguendo due strade diverse. Fatto è che il fratellastro del Rispettato Maresciallo di Pyongyang non era solo e molti sapevano quanto stava facendo.

 

L’AGENTE DELLA CIA

Affascinante la ricostruzione dei suoi ultimi movimenti. Il 6 febbraio arriva a Kuala Lumpur proveniente dalla Cina, porta un bagaglio leggero, adatto a cambi di programma repentini e spostamenti veloci. Passa due giorni senza dare troppo nell’occhio, quindi l’8 febbraio, raggiunge il resort turistico di Langkawi, nel Nord del Paese.

NORDCOREA - KIM JONG UN ISPEZIONA L ESERCITO NORDCOREA - KIM JONG UN ISPEZIONA L ESERCITO

 

Si mescola ai visitatori, però non passa inosservato alle telecamere di sicurezza. Le registrazioni del 9 lo mostrano insieme ad un individuo, tratti coreani, età media. Un misterioso personaggio giunto da Bangkok. Che è sorvegliato da vicino dagli 007 malesi per la semplice ragione che ritengono sia un agente della Cia basato nella «stazione» thailandese.

 

La loro non è una supposizione e l’uomo non è neppure sconosciuto. Già in passato si era visto con Kim Jong-nam in territorio «neutrale». È la classica pepita grezza che può diventare una miniera di informazioni.

 

L’ULTIMO APPUNTAMENTO

Nel resort malese i due cercano un posto tranquillo, entrano in una stanza attorno alle 13 del 9 e vi restano un paio d’ore. Cosa fanno? La risposta arriverà più tardi. La sera del 12 febbraio Kim torna a Kuala Lumpur, il giorno dopo deve prendere un volo che lo riporta a casa, a Macao. Non vi arriverà mai perché sarà avvelenato all’aeroporto con una sostanza letale da due donne, la vietnamita Doan Thi Huong e l’indonesiana Siti Aisyah. Le killer sono state usate (forse ingannate) dall’RGB, l’Ufficio di ricognizione, il braccio armato dei servizi nordcoreani.

 

LA CHIAVETTA E I DOLLARI

la presunta avvelenatrice di kim jong namla presunta avvelenatrice di kim jong nam

Dopo il delitto la polizia malese ha accesso al portatile della vittima e comprende cosa sia accaduto nella camera dell’hotel a Langkawi: Kim e l’americano avrebbero inserito una chiavetta Usb nel computer, una manovra per caricare o scaricare dati. In un borsone nero trovano 120 mila dollari in biglietti da 100. Valuta non dichiarata, magari la ricompensa per la collaborazione con gli Usa.

 

Lo scambio ha segnato la sorte del fratellastro del Leader Massimo? Gli uomini di Pyongyang sapevano? Sono stati informati da una talpa? Interrogativi che si aggiungono ad altri sospetti. All’indomani del brutale omicidio si è ipotizzato che Kim Jong-nam sia stato punito per i contatti avuti con potenze straniere, dagli Usa al Giappone. Colloqui che avrebbero allarmato il regime di Pyongyang, sempre diffidente e paranoico.

 

la indonesiana siti aisyahla indonesiana siti aisyah

Tra l’altro, questi incontri erano avvenuti dopo le pressanti richieste ricevute da Kim Jong-nam: da Pyongyang gli avevano comunicato che volevano che tornasse in patria e lui, cercando di guadagnare tempo, aveva messo in mezzo delle scuse. Da qui probabilmente la decisione di accelerare un piano studiato da tempo nel caso Kim avesse opposto un no. Una missione affidata proprio all’RGB.

 

IL NETWORK SEGRETO

L’agguato di Kuala Lumpur scoperchia la pentola dei misteri. I malesi — che per anni hanno finto di non vedere — rivelano l’esistenza di un grande network spionistico messo in piedi da Pyongyang per sorvegliare i suoi connazionali in Malesia e fare affari leciti-illeciti, uno dei canali creati allo scopo di aggirare l’embargo. E buona parte del lavoro è ricaduta sulle possenti spalle dell’RGB che agisce in parallelo al Ministero per la Sicurezza di Stato, ognuno con i suoi apparati.

 

L’esperto Andrei Lankov, russo che ha studiato all’università Kim Il Sung di Pyongyang e ora insegna a Seul, ha scritto un’analisi interessante dove indica, con precisione, compiti e ruoli. Dopo il 2009 l’RGB — Reconnaissance Bureau of General Staff — ha assunto una funzione preminente, lasciando comunque spazi minori all’intelligence del partito e a quella del Comitato centrale, nota come Ufficio 225.

kim jong nam avvelenatokim jong nam avvelenato

 

I SETTE DIPARTIMENTI (MENO UNO) DEL BUREAU

Il Bureau conta sei dipartimenti. Primo: training, infiltrazione con sommergibili e battelli speciali, controllo. Secondo: raccolta di informazioni di carattere militare su Sud Corea e Usa. Terzo: guerra elettronica, hacker. Coinvolta in azioni all’estero, compreso un presunto “colpo” in una banca del Bangladesh. Quarto: non esiste. Quinto: spionaggio all’estero, compreso il target killing e i sequestri di persona (si calcola che il regime abbia rapito quasi 500 persone in 12 paesi, Italia compresa). Sesto: aspetti militari (simile al secondo) Settimo: logistica, reperimento di materiale strategico.

 

L’UOMO DELLA SICUREZZA

kim jong nam      kim jong nam

Attualmente il Ministero per la Sicurezza di Stato è guidato da una figura enigmatica, Lee Jungrok. Ritenuto molto influente, genero di un vecchio gerarca, Lee Jinsu, per molti anni alla guida dello stesso dicastero, è stato però protagonista di vicende «strane». Si dice che una volta abbia subito un grosso furto di denaro, caso che gli sarebbe potuto costare caro, ma dal quale sarebbe uscito grazie ai rapporti con il suocero. Non meno lievi le voci dei suoi legami con il Giappone e di certi viaggi in Cina conditi con «atteggiamenti borghesi».

 

Lusso, donne, hotel a cinque stelle. Ma è sempre difficile distinguere tra la contro-propaganda, le verità e le bugie. Lee Jungrok ha preso comunque il posto di una figura preminente, Kim Wong Hong. Dato per silurato per una vicenda di corruzione è poi riapparso in aprile al fianco del Riepettato Maresciallo Kim durante la grande parata per i 105 anni dalla nascita del fondatore Kim Il Sung: oggi è vice responsabile nel Dipartimento organizzativo del politburo.

 

IL PASSAPORTO DIPLOMATICO

KIM JONG UNKIM JONG UN

New Focus International, centro che ha rivelato tutti questi dettagli, non ha escluso che la gestione di Lee Jungrok sia di transizione, legata alle ripetute purghe tra i ranghi degli apparati. Nessuno è al sicuro nella monarchia rossa, le cariche sono effimere come le esistenze, tutti dipendono dalla volontà di Kim Jong-un. Ultimo dettaglio controverso: il fratellastro Kim Jong-nam viaggiava con passaporto diplomatico nordcoreano regolarmente rilasciato a Pyongyang. Evidentemente, fino a un certo momento il regime lo ha tollerato e usato. Poi dev’essere successo qualcosa che ha segnato la condanna a morte per avvelenamento.

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