1. DA IKEA FINOCCHIARO A ICARUS D’ALEMA, DA BERSANI AL GOVERNATORE TOSCANO ENRICO ROSSI: ECCO LA “SQUADRA” SU CUI POTEVA CONTARE LA ZARINA ROSSA LORENZETTI 2. C`È TUTTO IL MONDO DELL`EX GOVERNATRICE DELL`UMBRIA IN QUESTO SMS: "SABATO SERA SONO STATA A CENA DA VISSANI PER IL SUO COMPLEANNO E C`ERA MORETTI (MAURO, PRESIDENTE DI FERROVIE, NDR) CHE HA DETTO A D`ALEMA CHE IO ERO LA SUA PRES PREFERITA E HA CHIESTO A MASSIMO DI DARCI UNA MANO PER LA GARA IN BRASILE" 3. IL TENTATIVO DELLA ZARINA DALEMONA DI TRASFORMARE LA MERDA (I FANGHI) DA RIFIUTI IN PRODOTTI DA LAVORARE. LE MANOVRE COL GOVERNATORE ROSSI PER FAR CACCIARE UN DIRIGENTE SCOMODO DELLA REGIONE TOSCANA. LO SFORZO DI FAR CANDIDARE IN SICILIA IL SUO SODALE BELLOMO: "IO GLIEL’HO DETTO AD ANNA (FINOCCHIARO)..."

1. "SIAMO UNA BELLA SQUADRA": COSI' MARIA RITA LA ZARINA CACCIAVA I TECNICI SCOMODI
Franca Selvatici per "La Repubblica"


«L'onta è stata lavata! L'Umbria rossa ha saputo reagire. Siamo pronti per festeggiare tutti i risultati raggiunti». Dicembre 2012. È raggiante Maria Rita Lorenzetti. Ha lavorato con tutte le sue forze perché venisse approvato il decreto terre e perché l'enorme quantità di materiali di scavo potesse essere trattata come sottoprodotto della lavorazione e non come un rifiuto da depurare.

È laureata in filosofia ma nella sua lunga carriera politica (sindaco di Foligno, parlamentare Pd, presidente della Regione Umbria per 10 anni) ha imparato ad agire come una manager, a perseguire obiettivi di impresa, come insegnano illustri esponenti del suo partito.

«Sabato sera - racconta al manager Italferr Valerio Lombardi - sono stata a cena da Vissani... e c'era Moretti (Mauro Moretti, presidente di Ferrovie, ndr) che ha detto a D'Alema che io ero la sua preferita e ha chiesto a Massimo di darci una mano per la gara in Brasile». Lombardi le risponde: «Ti sei riscattata, alla faccia dei rottamatori».

LA SQUADRA
Per Maria Rita Lorenzetti è fondamentale il «gioco di squadra». I funzionari pubblici sono divisi in «amici e nemici». Per il gip Pezzuti la squadra ("Una bella squadra...», la definisce testualmente Lorenzetti) è in realtà «un circuito del tutto autoreferenziale dove gli interessi pubblici e la pubblica funzione imparziale e trasparente sono un mesto ricordo di un mondo di civiltà che sembra lontano anni luce dalla realtà quotidiana di questi pubblici ufficiali», è «un articolato sistema corruttivo in cui ognuno nel ruolo al momento ricoperto provvede all'occorrenza a fornire il proprio apporto per il conseguimento del risultato di comune interesse, acquisendo meriti da far contare al momento opportuno per aspirare a più prestigiosi incarichi ».

GLI AMICI
L'amico più grande è, per la presidente di Italferr, il geologo Walter Bellomo, componente della commissione Via in quota Pd, che lavora pancia a terra per sbloccare la questione dello smaltimento dei fanghi, sostenendo la tesi della «assoluta biodegrabilità» degli additivi usati per lo scavo. «A Walter un monumento», si entusiasma Maria Rita Lorenzetti, che si prodiga con la senatrice Anna Finocchiaro per far ottenere al geologo un incarico di prestigio.

«Io gliel'ho detto ad Anna... l'importante è Walter, perché lui lo merita, è uno bravo. Anna, ti devi mettere d'impegno, le ho detto». «E fare squadra non è una cosa semplice», aggiunge. Bellomo sente di aver fatto molto per il partito e spera in una giusta ricompensa. All'inizio del 2013 si illude per qualche giorno di essere messo in lista per le politiche. Anna gli ha chiesto il curriculum. Ma poi entra in lista un altro.

Il 10 gennaio Bellomo si sfoga con un amico: «Mi sono rotto i c. di lavorare per una squadra e poi trovare sempre qualcosa o qualcuno che mi deve scavalcare. Dovevo essere candidato qui nella quota Bersani perché in Sicilia la Finocchiaro aveva un posto. Mi aveva detto che sarei stato io». Si sente tradito: «Il tradimento viene proprio dalle persone per le quali io mi sono ammazzato la vita», da «quella che da 4 anni ogni mercoledì mi fa la lista delle cose che ha interesse che io gliele risolva. E proprio da questa persona io devo essere pugnalato alla schiena. Dopo di che mi dicono: "Ah, non ti preoccupare perché tanto andrai a fare il sottosegretario", eccetera eccetera, minchia minchia».

I NEMICI
«Terrorista, mascalzone, bastardo, stronzo». Maria Rita Lorenzetti, i tecnici di Italferr e Walter Bellomo non risparmiano insulti nei confronti di Fabio Zita, dirigente dell'ufficio Valutazioni di impatto ambientale della Regione Toscana che nella primavera 2012 osa ancora classificare come rifiuti i fanghi di risulta degli scavi. Nel giugno Zita viene rimosso dall'incarico (ora lavora al Piano paesaggistico).

Le intercettazioni hanno rivelato che c'erano state forti pressioni della presidente Lorenzetti in tal senso e che la decisione fu personalmente assunta dal presidente Enrico Rossi (Pd). «Tu lo sai che Zita lo hanno cacciato, sì?», racconta il 29 giugno Valerio Lombardi a un collega di Italferr: «Non è più responsabile dell'ufficio Via-Vas. E al suo assessore, la Bramerini, il presidente ha ritirato le deleghe».

«Ah buono», commenta il collega: «Se non altro nell'area di Firenze siamo riusciti a togliere uno stronzo, se non altro abbiamo levato di mezzo un coglione». Commenta il gip: «Indipendentemente dalla buona fede nell'assumere tale decisione in vista della rapida evoluzione autorizzativa del procedimento istruttorio di Via, il presidente toscano ha di fatto consentito alla associazione criminale di escludere un funzionario pubblico scomodo, che poteva porre - come sicuramente avrebbe posto - questioni di merito e di sostanza in tema di tutela ambientale».

LA SCUOLA
Nel settembre 2011 i lavori di preconsolidamento del terreno in vista dello scavo della stazione sotterranea determinano un pericoloso sollevamento dell'edificio che ospita la scuola media Ottone Rosai. Per Italferr sembra che l'unico vero problema sia l'eventualità che la notizia si diffonda. «Ora ci attaccheranno, ci massacreranno. Il problema è mediatico. I genitori dei bambini armeranno un casino della Madonna ». Saraceno di Nodavia obietta: «Sono quattro crepe che fanno morire dal ridere tutti... non c'è pericolo di crollo, gliele stucco le crepe, e imbiancherò le pareti. Cioè, non enfatizziamo ogni cosa».


2. IL TRIANGOLO MAGICO DELLA LORENZETTI: LO STATO, LE COOP, GLI AMICI POTENTI
Giorgio Meletti per "Il Fatto Quotidiano"


E' il 3 dicembre 2012. Maria Rita Lorenzetti scrive al presunto complice Valerio Lombardi un sms: "Sabato sera sono stata a cena da Vissani per il suo compleanno e c`era Moretti che ha detto a D`Alema che io ero la sua pres preferita e ha chiesto a Massimo di darci una mano per la gara in Brasile". C`è tutto il mondo dell`ex governatrice dell`Umbria in quel messaggio. L`amicizia con il cuoco più famoso dell`Umbria segnala il radicamento locale.

Moretti è Mauro, numero uno delle Fs, che nel 2010 l`ha presa alla presidenza di Italferr, la controllata che sovrintende ai progetti. D`Alema è il riferimento politico di entrambi, a sua volta amico per la pelle di Vissani. Tutto si tiene e tutto si confonde. La Seconda Repubblica riesce a dare colore politico a un cuoco, e nello stesso tempo rende intercambiabili i ruoli nelle istituzioni pubbliche, nelle società statali e negli affari, e a rendere il controllore amico del controllato, la guardia complice del ladro. La parola chiave è "competenza".

Lorenzetti, 60 anni, militante comunista da sempre, a 22 anni era già assessore nella natia Foligno, a 31 sindaco, a 35 deputata. È rimasta a Montecitorio per quattro legislature, dal 1987 al 2000, negli ultimi anni come presidente della commissione Lavori pubblici, proprio quando c`era da impostare la ricostruzione dell`Umbria dopo il terremoto, e quando il sottosegretario ai Lavori pubblici era un altro dalemiano di ferro, Antonio Bargone, oggi presidente della Sat, la nuova autostrada tirrenica (un altro politico che si fece manager).

Nel 2000 Lorenzetti diventa governatrice e regna per dieci anni, poi resta a piedi perché è vietato il terzo mandato. E qui la soccorre Moretti, in piena era berlusconiana, ma sappiamo che non è un problema: presidente di Italferr, la società che, come si legge nel sito, "è fortemente impegnata nella progettazione e nella realizzazione di opere compatibili a livello ambientale e con i bisogni e le attese espresse dalla collettività".

Ci diranno adesso i magistrati di quale collettività si interessasse la presidentessa. Di sicuro c`è una variegata collettività in cui tutti fanno tutto e lei, che dovrebbe difendere ambiente e denaro pubblico, ha lo stesso tono complice anche con inquinatori, appaltatori e pubblici ufficiali infedeli. "La squadra", la chiama lei, ossessivamente, nelle telefonate in cui si compiace dei risultati ottenuti.

Come quello di far fuori l`architetto Zita, il dirigente della Regione Toscana che si ostina a considerare rifiuti (da trattare come tali) i materiali di scavo grattati via dalla fresa per il tunnel ferroviario sotto Firenze. Zita è "uno stronzo", squittisce la signora al telefono. Infatti viene fatto fuori e l`assessore toscana all`Ambiente, Rita Bramerini, dice ai magistrati che la decisione l`ha imposta il governatore Enrico Rossi, con sua sorpresa, motivandola "in termini generici con la necessità di accelerare le pratiche".

Se passa l`idea che i materiali di scavo sono rifiuti ci saranno costi aggiuntivi per la società che scava il tunnel, la Coopsette. E la Coopsette è una punta di diamante del mondo delle cooperative cosiddette rosse (ormai solo per il colore dei protettori politici). Ma la Coopsette è anche azionista chiave della Holmo, primo azionista della Finsoe, che controlla la Unipol, che è stata chiamata da Mediobanca a salvare la Fonsai di Salvatore Ligresti.

Una trasversalità infinita tra aziende che sanno compensare i propri interessi anche se appartengono a galassie politiche diverse, e trovano sempre nelle istituzioni orecchie attente sia che governi il rosso sia che governi il nero. E così il 17 gennaio 2013, quando scoppia lo scandalo con gli avvisi di garanzia, Lorenzetti telefona al capo Moretti e parla chiaro: "Siccome so come ci si deve comportare in questi casi io domani stesso ti mando fa mia lettera di dimissioni". Moretti non si sbilancia: "Va be pensaci poi vedi come fare ... ancora non ho visto le cose quindi non sono in grado di esprimere nemmeno un`opinione". Otto mesi dopo la signora era ancora lì.

 

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