"VANNACCI HA AVUTO PAURA DI USCIRE IN MARE APERTO. D’ALTRONDE SE UNO IL CORAGGIO NON CE L’HA NON SE LO PUO’ DARE" - STEFANO FOLLI ARMA IL RIPORTINO E FA A PEZZI VANNACCI E LA SUA MINI-TRUPPA DI PARLAMENTARI CHE HANNO VOTATO LA FIDUCIA AL GOVERNO SULL'INVIO DI ARMI ALL'UCRAINA: “ORA È CHIARO L’OBIETTIVO DI VANNACCI: PROVOCARE UN TREMOLIO AI CAPI DEL CENTRODESTRA, IN PARTICOLARE A SALVINI, COSÌ DA INDURLI A TRATTARE QUALCHE POSTO IN PARLAMENTO. I PROCLAMI CONTRO UNA DESTRA PRIVA DI VIGORE? ERANO SOLO SLOGAN A USO DEI TALK. CHISSÀ COSA NE PENSA SALVINI, IL MAGGIOR CANDIDATO A PERDERE QUALCHE PENNA PER FAR POSTO ALLO SCISSIONISTA CHE…”
Stefano Folli per “la Repubblica” - Estratti
Ora tutti hanno compreso quale fosse il vero obiettivo del generale Vannacci.
MATTEO SALVINI E ROBERTO VANNACCI - PONTIDA 2025
Provocare un certo tremolio ai capi del centrodestra, in particolare Matteo Salvini, così da indurli a trattare qualche posto in Parlamento per la lista "X Mas". Il che vuol dire sbattere la porta con una mini-scissione, godere del suo rimbalzo mediatico, ma poi rientrare nella maggioranza e restarvi in cambio di qualche seggio e di una maggiore visibilità realizzata grazie al nuovo partito, per quanto minimo.
Ma i sogni di gloria? I proclami contro una destra priva di vigore, incapace di mostrarsi fedele alle promesse della campagna elettorale? Era solo materiale per dichiarazioni televisive, slogan a uso dei talk show.
IL GENERALE ROBERTO VANNACCI CONTRO MATTEO SALVINI - IMMAGINE CREATA CON GROK
Questa almeno è la conclusione che si ricava dal voto di fiducia espresso ieri sera alla Camera dai tre parlamentari vannacciani. Hanno detto "sì" alla fiducia sul disegno di legge favorevole a fornire armi all'Ucraina. Lo aveva chiesto il governo di Giorgia Meloni per tutelarsi dai mille distinguo emersi sul tema nelle file del centrodestra, soprattutto nei ranghi della Lega.
E subito il neo-partito del "me ne frego" è andato in soccorso dell'esecutivo. S'intende, i numeri sarebbero stati abbondanti anche senza il terzetto scissionista. (...)
Resta il fatto che attraverso questo strumento parlamentare Kiev continuerà a ricevere gli aiuti italiani, oscurando i dubbi leghisti. Mentre il centrosinistra resta su posizioni ostili, se si guarda in particolare al M5S e al gruppo Verdi/Sinistra. In particolare i 5S rivendicano la loro coerenza della prima ora rispetto alla linea anti-Zelensky e non hanno voglia di facilitare le manovre degli amici del generale.
meme sull'addio alla lega di roberto vannacci - by vukic
In poche parole, Vannacci ha pagato un prezzo nella sua giornata d'esordio: ha avuto paura di uscire in mare aperto. Certo, ha espresso voto contrario al provvedimento, ma per lui il nodo politico era il "sì" alla fiducia. Approvandola, Futuro Nazionale spera di restare agganciato al centrodestra e di partecipare da co-protagonista alle prossime scadenze, vale a dire la messa a punto delle liste elettorali. Per il mini-partito sarebbe una vittoria, per Salvini e per la stessa Meloni si tratterebbe di una sconfitta. Essere costretti a negoziare con il generale invece di lasciarlo da solo a contare i suoi voti, probabilmente assai pochi.
Tuttavia, se uno il coraggio non ce l'ha, mica se lo può dare: diceva don Abbondio. In questa strana vicenda il generale teme di naufragare se porta alle estreme conseguenze la sua scelta scissionista e davvero decide di navigare in solitudine.
Non a caso Marco Rizzo, capo di una piccola formazione comunista che condivide con Futuro Nazionale la stessa linea pro Putin, ieri sera ha attaccato Vannacci: lui, Rizzo, se ne sta all'opposizione e stigmatizza chi vuole tenere il piede in due scarpe. Ma anche nel centrodestra le paure sono notevoli. Si poteva immaginare che si volessero chiudere tutte le porte al militare estremista, in attesa di sconfiggerlo nel dibattito politico e di mandare la sua lista al fallimento.
Invece i tre voti di Vannacci sono stati accettati e soprattutto nessuno ha negato che ci possa essere uno spazio per Futuro Nazionale nella futura coalizione di destra. Chissà cosa ne pensa Salvini, il maggior candidato a perdere qualche penna per far posto allo scissionista che se ne sta con un piede fuori e uno dentro.
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VANNACCI SALVINI STEFANI ZAIA
