“GELLI? UN PARVENU TOSCANO COME RENZI” - RINO FORMICA: “FANNO PARTE DI DUE CLAN DELLA PROVINCIA TOSCANA CHE CON I LORO VIZIETTI VANNO ALLA CONQUISTA DI UN CENTRO DI POTERE MONDIALE COME ROMA: È LO STRAPAESE CHE VUOLE CONQUISTARE LA STRACITTÀ”

Fabio Martini per “la Stampa

 

GELLI RENZIGELLI RENZI

Col proverbiale gusto per le battute, Rino Formica scandisce il suo ultimo aforisma: «Quaranta anni fa, era il 1975, Gelli dava inizio alla scalata della P2 e quello stesso anno nasceva Matteo Renzi. Un passaggio di testimone, simbolico naturalmente, ma c' è qualcosa che unisce due destini toscani da parvenu: è lo Strapaese che vuole conquistare la Stracittà...».

 

GELLIGELLI

Ottantotto anni, lucidità e acume persino acuiti dall' età, già ministro socialista, Rino Formica ha vissuto da protagonista gli ultimi 25 anni della Prima Repubblica e da un ventennio segue la politica con una curiosità e una libertà di pensiero che ne fanno uno degli osservatori meno conformisti.

L' interpretazione della figura di Licio Gelli è oscillata per decenni: potente per caso e pasticcione di provincia o terminale di poteri fortissimi, massonici e americani?
«Gelli ha gestito per anni una casella postale. Un episodio per capirne il ruolo. Nella lista P2 c' era, tra i tanti, un capo dei Servizi, il generale Miceli che a suo tempo dichiarò davanti al Parlamento di avere rifiutato il nulla-osta di sicurezza al presidente del Consiglio Giulio Andreotti. Se un capo dei Servizi fa un simile rifiuto, aveva bisogno di stare sotto Gelli?».

Però la P2 è riuscita a condizionare la storia del Paese, come ha fatto?
«Alla P2 aderivano personaggi che avevano alte responsabilità, ma che non rispondevano alle istituzioni del proprio Paese e semmai ad istituzioni sovranazionali. Personaggi spregiudicati, a cominciare da Gelli».

Al di là dei singoli episodi chi è stato Licio Gelli?
«Uno che diceva ai suoi interlocutori: io gestisco sta' casella e voi fatemi fare affari...».

E gli interlocutori cosa chiedevano in cambio?
«Bassi servizi, lavori sporchi. Per esempio la gestione del terrorismo nero»

gelli gelli

 

In cosa Gelli ha cambiato la storia del Paese?
«Il ruolo di Gelli e della P2 si spiega così: nel dopoguerra l' Italia diventa terra di frontiera, l' Ovest aveva interesse che la frontiera fosse ben presidiata, l' Est che fosse più slabbrata possibile.

 

L' Italia, utilizzando gli accorgimenti di chi presidia la frontiera, doveva essere garbato con entrambi e sgarbato di volta in volta con l' uno o con l' altro. In questa alternanza ogni tanto usciva dalle righe e si aprivano spazi per i mestatori. Poi con l' 89 è finita la birra»

 

LICIO GELLI E ANDREOTTI LICIO GELLI E ANDREOTTI

Alla fin fine con la scoperta delle carte di Gelli, finisce anche il suo potere?
«Sulle carte non c' è una grande chiarezza. Alcune sono state trovate, altre no. Erano a difesa di Gelli, non sono mai servite per accusarlo. Lui teneva la "riserva" e infatti è morto nella sua villa».

Lei è arrivato ad immaginare Renzi come il prosecutore di una certa idea della politica di Gelli: non è troppo?
«Pur in tempi così diversi, mi limito ad osservare una certa similitudine tra due clan della provincia toscana, dove la politica si continua a fare nelle sale da barba, i traffici immobiliari nello studio del notaio, i matrimoni in parrocchia. Clan con i loro vizietti, che vanno alla conquista di un grande centro di potere mondiale come Roma.

LICIO GELLI A VILLA WANDA LICIO GELLI A VILLA WANDA

 

Tra le due epoche c' è una certa differenza: non presidiamo più la frontiera e sul piano economico non siamo eccezionali più in nulla. Per essere competitivi, non basta aver scoperto la frutta e verdura! E quanto al piano politico la differenza è decisiva: questo governo non fa una elaborazione ex ante, ma ex post. Il riformismo modernizzatore anticipa non si limita ad adattarsi all' emergenza».

LICIO GELLI LICIO GELLI LICIO GELLI LICIO GELLI

 

Ultimi Dagoreport

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?

donald trump benjamin netanyahu libano iran xi jinping

DAGOREPORT - CON IL CESSATE IL FUOCO NON VINCONO NÉ TRUMP NÉ I PASDARAN, MA PERDE NETANYAHU, CHE VOLEVA LA "GUERRA PERMANENTE" - IL TYCOON CERCAVA DA SETTIMANE UNA EXIT STRATEGY DAL CONFLITTO CON L'IRAN, E ALLA FINE È STATA LA CINA A FORNIRGLIELA (VIA PAKISTAN, TURCHIA, ARABIA SAUDITA), CONVINCENDO GLI AYATOLLAH ALLA TREGUA - ALLA FACCIA DELLA TREGUA, NETANYAHU CONTINUA A BOMBARDARE IL LIBANO E TRUMP LO STRIGLIA: "RIDUCI GLI ATTACCHI" - ED ORA FINALMENTE CAPIREMO CHI COMANDA: NETANYAHU O TRUMP - "BIBI" ANNUNCIA NEGOZIATI DIRETTI CON IL GOVERNO LIBANESE, MA SE NON LA SMETTE DI GETTARE BOMBE SU BEIRUT, ALLORA VUOL DIRE CHE TIENE PER LE PALLE L'UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO (DAVVERO BASTA QUALCHE "EPSTEIN FILES"? 

gian piero cutillo mariani lorenzo giovanbattista fazzolari

DAGOREPORT - ALLACCIATE LE CINTURE DOMANI IN BORSA: PER LA NOMINA DEL NUOVO AD DI LEONARDO È ANCORA TUTTO IN ARIA - LA PARTITA NON È AFFATTO CHIUSA: IL TUTTOFARE GIOVANBATTISTA FAZZOLARI, IN VERSIONE CACCIATORE DI TESTE, HA VOLUTO VEDERE LORENZO MARIANI, AD DI MDBA ITALIA, GIÀ CANDIDATO CEO DI CROSETTO NEL 2023. SU UNA COSA "FAZZO" E MARIANI SONO GIÀ D’ACCORDO: SPIANARE L’ATTUALE GRUPPO DIRIGENTE DI CINGOLANI - GIAN PIERO CUTILLO, MANAGING DIRECTOR DELLA DIVISIONE ELICOTTERI DI LEONARDO, IL CUI NOME AVEVA PRESO QUOTA NEL POMERIGGIO, È CONSIDERATO TROPPO VICINO A GIORGETTI E CROSETTO...

matteo piantedosi claudia conte

DAGOREPORT - CLAUDIA CONTE HA CREATO UNO "SCHEMA PONZI" DELL'AUTOREVOLEZZA: ACCUMULARE INCARICHI E VISIBILITA' PER OTTENERNE SEMPRE PIU' - LA 34ENNE CIOCIARA E' GIORNALISTA PUBBLICISTA: CON QUALE TESTATA HA COLLABORATO PER ISCRIVERSI ALL'ORDINE? CHE FINE HANNO FATTO I SUOI VECCHI ARTICOLI? - GRAZIE AL TITOLO, HA INANELLATO OSPITATE, MODERAZIONI DI CONVEGNI E INCARICHI E IL "SISTEMA" DEI MEDIA, NELL'INDIFFERENZA DEI GIORNALONI (CHE, A DIFFERENZA DI DAGOSPIA, NON SI SONO NEANCHE CHIESTI CHI FOSSE), HA TRASFORMATO L'EX "RAGAZZA CINEMA OK" IN UN'OPINIONISTA AUTOREVOLE (PENSA CHE COJONI)