donald trump mima fucile sparo

FORSE ABBIAMO LA TREGUA, DI SICURO LA PACE RESTA LONTANA – TRUMP HA USATO LA FORZA PER ARRIVARE A UN ACCORDO CHE PERÒ NON SCIOGLIE I NODI ALLA BASE DEL CONFLITTO – L’AMBASCIATORE STEFANINI: “IN QUESTO MOMENTO SIA AGLI USA CHE ALL’IRAN SERVE UNA PAUSA DI NORMALITÀ SIA AI FINI ECONOMICO-COMMERCIALI (HORMUZ, ALLEVIAMENTO SANZIONI) CHE STRATEGICI (PROGRAMMA NUCLEARE). QUESTA TREGUA, SE EFFETTIVAMENTE RAGGIUNTA, SARÀ DI DIFFICILE GESTIONE. LA PACE PASSA DA COMPROMESSI CHE NESSUNO PUÒ PERMETTERSI DI PRESENTARE COME RESA…”

Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “la Stampa”

 

donald trump - guerra in iran

Le guerre hanno un piccolo difetto. Cominciarle è facile. Finirle un po' meno. L'ha scoperto Donald Trump che non vedeva l'ora di mettere fine a quella con l'Iran. L'andava dicendo da più di un mese di esserci ormai arrivato. [...]

 

«Accordo a giorni». Visti i precedenti bisogna come minimo aspettare la conferma di Teheran, in passato spesso la parte reticente. Ma intanto Trump ha sospeso gli attacchi annunciati sull'Iran. Qualcosa bolle nella pentola del negoziato.

 

Non sapendo cos'altro fare Trump aveva minacciato di riprendere la guerra per finirla – usiamo le bombe per negoziare, aveva spiegato il diligente Segretario alla Guerra, Pete Hegseth. Gli attacchi di stanotte avrebbero infatti avuto lo scopo di far tornare gli iraniani alla trattativa per arrivare al "deal" tanto annunciato quanto sfuggente.

 

jd vance e donald trump nella situation room durante i bombardamenti americani sull'iran

Possibilmente alle condizioni volute da Washington, beninteso. Per dimostrare che non si piegano a queste pressioni gli iraniani avrebbero risposto con altri attacchi sui Paesi del Golfo. E il ciclo sarebbe continuato.

 

Per gli americani una sorta di esercitazioni pre-negoziali, che l'Iran contraccambiavano con esercitazioni di pari fatta, pur se di scarsa efficacia bellica – i danni arrecati alle infrastrutture non vanno peraltro sottovalutati. Ma non era quello il punto. L'Iran, se attaccato, non può essere da meno.

 

POST DI DONALD TRUMP CONTRO L'IRAN - IMMAGINE CON LA MITRAGLIATRICE

Non rispondere sarebbe un segno di debolezza che Teheran non può permettersi per non trovarsi a negoziare da una posizione subalterna. Così le bombe Usa per spingere al "deal" americano producevano i missili o droni iraniani per non essere costretti ad accettarlo. E il "deal" si allontanava.

 

Cosa avrebbe permesso di spezzare il circolo vizioso? Innanzitutto, per nessuno dei due, questi ultimi scambi di bombe e missili erano un ritorno alla guerra totale di marzo. Non per ora almeno. Secondo, nel frattempo, il canale diplomatico, via mediatori pakistani e qatarini, forse anche altri, non si era interrotto. Terzo, ormai i termini di un accordo per mettere fine alle ostilità erano stati raggiunti.

 

stefano stefanini

Consistono in tre punti essenziali: riapertura alla navigazione dello Stretto di Hormuz; ripresa del negoziato sul programma nucleare iraniano e sull'uranio arricchito in possesso di Teheran; sollievo economico per l'Iran con parziale rimozione delle sanzioni e scongelamento dei fondi detenuti da banche Usa.

 

Sul secondo e sul terzo c'è evidentemente molto da specificare il che spiega il continuo palleggio di proposte, in una geometria negoziale non delle più facili che deve far impazzire i volenterosi intermediari pakistani e qatarini.

 

CARTELLONE SULLA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ A TEHERAN

Gli iraniani non vogliono trattativa diretta con Usa; gli emissari di Trump sono sempre sotto riserva di quanto egli deciderà, magari contraddicendoli; i rappresentanti di Teheran devono raggiungere la Guida Suprema, in clandestinità per sicurezza – come dargli torto? – la quale, a sua volta deve vedersela con l'ala dura dei pasdaran. È già un miracolo che una bozza di accordo sia potuto venire alla luce in questo ginepraio. Ancora più notevole se finalizzato. Ma per necessità reciproca.

 

Tra Washington e Teheran si è creata una convergenza di opposti sulla guerra – essenzialmente l'una non può vincerla, l'altra non può perderla – che le spinge a porvi fine almeno pro tempore, con un cessate il fuoco, ipotizzato di 60 giorni, ulteriori prospettive legate al negoziato sulle questioni nucleari.

 

donald trump

Usa e Iran avrebbero due mesi di tempo per rimettere mano allo stesso negoziato il cui stallo aveva condotto alla guerra e che la guerra non ha sbloccato. Ma, in questo momento, a tutti e due serve una pausa di normalità sia ai fini economico-commerciali (Hormuz, alleviamento sanzioni) che strategici (programma nucleare). E per tirare il respiro. Oggi c'è dunque un obiettivo comune, la tregua; domani, a seconda dell'esito del negoziato, una ripresa della guerra o a una pace (più o meno) duratura.

 

DONALD TRUMP - GUERRA ALL IRAN E URANIO ARRICHITO

Questa tregua, se effettivamente raggiunta, sarà di difficile gestione. Gli attacchi reciproci, che la rendevano più problematica con il rischio che sfuggissero di mano riportando alla guerra tout court, sono sintomo più che causa.

 

Le cause sono due. La principale è che sia Iran che Usa hanno bisogno di dichiararsi "vincitore" sulla base di un compromesso fra rispettive concessioni. A tal fine i dettagli contano. Di qui il palleggio di proposte.

 

[...]

 

Se il "deal" si rivelasse ancora ostico, o troppo fragile, perché' non rimanere o ritornare su questo stato di cose? A dispetto delle conseguenze per il resto del mondo causa la chiusura dello Stretto?

 

DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH

Il mondo si sta adattando, e forse non tutti i mali vengono per nuocere se imparerà ad usare un po' meno idrocarburi per leggi di mercato e non dell'Ue. Sarà l'involontario, totalmente, "Green Deal" di Donald.

 

Per ora, Donald, per nulla turbato dai mali profondi delle guerre eloquentemente denunciati da Papa Leone XIV, sembrerebbe però aver risolto piccolo male di non sapere come mettere fine a quella da lui cominciata. Buon per lui, non tutti ci riescono, chiedere al Cremlino. Per ora non attacca l'Iran. Comunque, non l'attaccava per fargli la guerra ma per invogliarlo alla pace. Forse ci è riuscito. Lo vedremo presto.

stretto di hormuzREGIME CHANGE - VIGNETTA BY STEFANO ROLLI

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