FROCIO-VELENI VATICANI SULLO STILISTA DEL PAPA E DEL CARDINAL BAGNASCO: “È DELL’ARCIGAY, CACCIATELO”

1 - "LO STILISTA DEL PAPA È DELL'ARCIGAY, CACCIATELO!"
Emiliano Liuzzi e Ferruccio Sansa per il "Fatto quotidiano"

La chiamano la lobby dei paramenti sacri. Sicuramente è diventata l'ennesima macchina di veleni nel Vaticano. Con un dossier riservato e anonimo: decine di copie sono state inviate a tutte le alte gerarchie vaticane, compresi papa Francesco e il pontefice emerito Joseph Ratzinger. Oggetto: l'atelier, vicino al cardinale Angelo Bagnasco, che ha sbaragliato la concorrenza per vestire cardinali e pontefici.

"Pochi lo sanno, ma quello dei paramenti sacri è un settore da milioni, perché un vestito da cardinale o da pontefice costa da 5mila a 30mila euro. Per questo dietro nuvole di incenso si combattono battaglie selvagge", racconta un sacerdote genovese, della Curia di Bagnasco. Aggiunge: "L'impressione, però, è che stavolta lo scontro sia molto più grande".

Già, perché il documento dei veleni più che sulle qualità dell'atelier punta sull'appartenenza del titolare all'Arcigay. Lascia intendere che si tratti di un omosessuale, come fosse motivo di scandalo per la Chiesa. "A scrivere la lettera potrebbe essere stato qualche fondamentalista cattolico, omofobo", sospira il sacerdote genovese. Aggiunge: "Ma io penso che in fondo si tratti di potere, si vuole creare disagio lasciando intravvedere dietro questa storia la presenza della tanto pubblicizzata lobby gay".

Il documento è siglato da quattro persone che si definiscono membri del Cal (Centro di Azione Liturgica), organizzazione - composta da laici, ma presieduta da un cardinale e da un monsignore di nomina ecclesiastica - che negli ambienti religiosi gode di rispetto, tanto da occuparsi della cura della liturgia.

Le due pagine da giorni alimentano sussurri nei corridoi del Vaticano. Anche perché puntano il dito su personaggi di spicco. Da Bagnasco, al maestro di celebrazioni liturgiche , monsignor Guido Marini. Ma soprattutto attaccano gli imprenditori che hanno vestito due papi: Benedetto e Francesco. In particolare Filippo Sorcinelli, classe 1975, legato da stima e conoscenza al cardinal Bagnasco.

Il 22 aprile 1995, allora ventenne con un passato da organista, costituisce a Rimini un'impresa artigiana di paramenti sacri. Da lì a breve Sorcinelli vestirà Bagnasco e parte dei parroci della Diocesi di Pesaro Urbino (dove Bagnasco nel 1998 viene nominato arcivescovo prima di diventare Ordinario militare per l'Italia, incarico di grande prestigio). Il legame tra Sarcinelli e Bagnasco resta, tanto che, come racconta il sacerdote ligure, "nel maggio 2008 quando Benedetto XVI venne in visita in Liguria, noi tutti restammo di sasso vedendo i paramenti che erano stati confezionati apposta per il Pontefice, proprio dalla Lavs di Sorcinelli, incaricata dalla curia genovese retta da Bagnasco".

Una vera opera d'arte quella confezionata per il Papa: 27 grandi zirconi ovali color topazio incastonati nell'argento dorato, 256 globuli in cristallo, 2186 globuli in bagno d'oro in dimensioni variabili dai 4 agli 8 millimetri. Per un totale di 2769 gemme. Per gli ornati sono stati scelti 6 tipi di bordure in oro antico".

Il 5 dicembre del 2010, a "sorpresa", come titola il Resto del Carlino, "il cardinale Bagnasco fa tappa a Sant'Arcangelo di Romagna e benedice l'azienda Lavs di Sorcinelli". I rivali della Lavs sottolineano: "Una visita piuttosto eccezionale".

Una disputa economica, di potere forse. Ma gli autori della lettera sventolano un'altra bandiera: Sorcinelli è tessera 11546401 dell'Arcigay Ala verde. Questo non vuol dire che sia omosessuale, e non ci sarebbe niente di strano. Anzi, che abbia a cuore le battaglie civili dei gay è altrettanto legittimo e qualificante. Ma forse in alcuni ambienti vaticani non è proprio gradito.

Il dossier lascia intendere: proprio lui, Bagnasco, che ufficialmente stimmatizza le nozze gay come "grave ostacolo alla famiglia" poi si affida a due attivisti per i diritti degli omosessuali, che così varcano le porte della Santa Sede, arrivano alla Sacrestia del Papa.

In Curia a Genova chi conosce bene Bagnasco salta sulla sedia: "Insomma, prima ci accusano di essere omofobi, e poi quando mostriamo apertura e rispetto ci criticano. Sua Eminenza si è pronunciato sul rapporto tra omosessualità e famiglia. Le anime, però, sono uguali". E gli stilisti della Lavs? "Sono bravi, guardate che paramenti hanno confezionato per Bagnasco!".

Già in passato la battaglia contro gli stilisti dell'Arcigay era giunta ai piani più alti del Vaticano. É accaduto dal 2011 al 2012, si legge nel dossier: "Quando vennero segnalati alcuni particolari sull'imprenditore, e Benedetto XVI, per mettere a tacere ogni polemica, si rivolse - in questi casi decise per lui monsignor Guido Marini, capo del cerimoniale - a un'azienda di Napoli, la ditta Serpone, nata nel 1820". Circostanza confermata dal titolare della storica ditta, Paolo Serpone: "É vero, per un periodo abbiamo vestito papa Benedetto. Ma abbiamo realizzato paramenti per Paolo VI e Giovanni Paolo II.

Non era per noi una novità. Se conosco la Lavs del signor Sorcinelli? Sì, l'ho sentita nominare. Ma io giudico solo il mio lavoro. Noi abbiamo una storia centenaria, la Lavs non mi risulta. Ma, ripeto, noi abbiamo tributi a livello mondiale, sono usciti articoli sul New York Times. E comunque abbiamo realizzato paramenti anche per la sacrestia di papa Francesco".

Nel frattempo succede che Benedetto XVI abbandoni il pontificato e ci sia l'elezione di un nuovo papa. Ed ecco che la Lavs torna alla ribalta: confeziona gli abiti per papa Francesco. Fin dal primo giorno. E così torna a girare il dossier. Che tra i mittenti ci siano nemici di Sorcinelli non ci sono dubbi. Così come è evidente che ci siano persone con una tendenza omofoba: Sorcinelli è accusato di aver portato (i termini sono decisamente più forti) il peccato nella sacrestia personale del papa. Accanto alla cappella Sistina.

2 - STOLE, MITRE E CASULE, ALTA MODA SULL'ALTARE
Giulia Zaccariello per il "Fatto quotidiano"

L'ultimo articolo è un profumo per ambiente, che - dicono "unisce una particolare resina aromatica, il franchincenso, a mirra, bacche di ginepro, muschio, con sfumature di cuoio antico e ambra dorata". Si chiama Unum, costa 48 euro a boccetta ed è la novità lanciata in estate sul mercato dei paramenti e accessori sacri.

Un universo che ruota attorno al mondo religioso e che in Italia conta centinaia di aziende, tutte specializzate nella produzione e nella vendita di abiti e accessori per le messe e le celebrazioni liturgiche. Camici, stole, ma anche candele, crocefissi, calici e ampolle per l'acqua santa. Cataloghi infiniti, spesso disponibili anche online, per un settore che dà lavoro a centinaia di persone.

Del resto basta dare un'occhiata agli accesissimi forum sul web, dove gli amanti delle liturgie si confronto in dibattiti al calor bianco, per capire come anche l'aspetto esteriore delle messe sia molto importante. Un mondo sotterraneo, sconosciuto, ma molto popolato. L'occhio è molto attento e cade su ogni dettaglio, anche il più piccolo, degli abiti indossati dal papa e dai cardinali.

Nei siti si passano al setaccio i colori, le rifiniture dei tessuti. Proprio come in un qualunque ritrovo di appassionati di moda, ai quali non sfuggono le ultime tendenze del guardaroba. Una settimana dopo l'elezione di Bergoglio, per esempio, fioccano i commenti online: più che sulle parole del pontefice ci si sofferma sul suo stile. Un iscritto al forum del sito cat  toliciromani.com   dice la sua in merito al colore della casula indossata nella messa d'inaugurazione: "Rappresenta, se vogliamo, una nuova tendenza: la chiara definizione del colore liturgico. Il colore liturgico è bianco: allora la casula deve essere bianca. Bianca, non gialla dorata argento panna, con stolone dorato".

Anche se si guarda agli anni passati, ai precedenti pontefici, l'atteggiamento non cambia. Nel 2008, per citare un caso, sul blog del movimento liturgico benedettiano, Rinascimento sacro, compare un articolo che descrive in maniera precisa e meticolosa le caratteristiche della veste usata da Benedetto XVI durante la messa della Trinità a Genova, e realizzata dall'azienda romagnola di paramenti sacri, Lavs. "Ventisette grandi zirconi ovali color topazio incastonati nell'argento dorato, 256 globuli in cristallo, 2186 globuli in bagno d'oro in dimensioni variabili dai quattro agli otto millimetri. Per un totale di 2769 gemme".

E un lettore anonimo commenta entusiasta: "È davvero stupenda. Questo è un paramento degno del sommo Pontefice, non certo la coperta informe indossata a Pentecoste". Nelle collezioni della aziende e sartorie specializzate ci sono prodotti per ogni occasione. Alcuni sono rifiniti a mano, frutto di un lavoro artigianale che può durare settimane. Ci sono le mitrie, i copricapi usati dai vescovi della Chiesa cattolica in particolari momenti della messa, come l'omelia, o la benedizione finale.

In genere sono chiare con interni rossi, hanno pietre incastonate e due fasce laterali con le frange. E poi le casule, larghe vesti di forma ampia e circolare, con un foro al centro per la testa, che coprono tutta la persona. Possono essere color avorio ed essenziali, oppure più scure ed eleganti, dotate di complesse lavorazioni al centro e ai lati.

E ancora: stole in pura lana, coppe e anelli in argento con pietre preziose, e palle per calici in pura seta. I prezzi sono quelli di prodotti di alta moda, roba da Valentino. I coprileggio vanno da 45 euro a 220 euro, un calice in argento può costare 2.500 euro, una stola richiede anche 900 euro. E per una casula color avorio ne servono perfino 9.000.

 

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