salvini conte di maio

IL RETROSCENA DE “IL GIORNALE”: E’ STATO IL RAGIONIERE DELLO STATO, DANIELE FRANCO, A CONSIGLIARE A DI MAIO DI FAR PARTIRE IL REDDITO DI CITTADINANZA DA MAGGIO IN POI, PASSANDO COSI’ DA 9 A 6 MILIARDI E INCIDENDO SUL 2,4% DI RAPPORTO DEFICIT PIL - MA PER ACCETTARE QUESTO CONSIGLIO, LUIGINO CI HA MESSO UN MESE TENENDO LO SPREAD SOPRA QUOTA 300, MACINANDO 1,5 MILIARDI DI INTERESSI QUEST’ANNO, 5 NEL 2019, 9 NEL 2020 - FUBINI: “PER LA COMMISSIONE UE, CI SI AVVICINEREBBE A UNA SVOLTA SOLO SE IL GOVERNO DESSE..."

1 - L'OTTUSITÀ AL POTERE CHE NON VUOLE SENTIRE RAGIONI

Augusto Minzolini per “il Giornale”

 

DANIELE FRANCO

Poco più di un mese fa, tra i tanti colloqui che hanno accompagnato la messa a punto della legge di Bilancio, il vicepremier, Giggino Di Maio, ne ha avuto uno con il Ragioniere dello Stato, Daniele Franco. Obiettivo: rendere la manovra più digeribile alla Ue. Consiglio dell' interlocutore istituzionale a Giggino: «Perché non mettete nella legge solo le risorse necessarie a finanziare il reddito di cittadinanza da maggio in poi, visto che difficilmente potrà essere applicato prima? Si passerebbe da 9 miliardi a 6, cioè tre miliardi in meno che inciderebbero sul rapporto deficit/Pil, su quel 2,4%». Risposta del vicepremier: «Se dico che spendiamo di meno, l'opinione pubblica non capirebbe».

 

Passano alcune settimane e quello che non era possibile ieri, viene messo in pratica oggi: il maquillage alla manovra che il governo tenta di fare, con il beneplacito grillino, è proprio quello di ridurre i costi del reddito di cittadinanza sul bilancio del prossimo anno. Insomma, alla fine Di Maio potrebbe accettare il passo indietro, cioè di seguire il consiglio della Ragioneria dello Stato per accontentare la Ue.

LUIGI DI MAIO E IL LAVORO NERO

 

Solo che nel frattempo, proprio per il «No» di un mese fa e il vocabolario bellicoso usato nei confronti di Bruxelles, lo spread ha stazionato stabilmente sopra quota 300 punti, macinando interessi sul debito. Risultato: Bankitalia ha calcolato che lo stile di governo gialloverde è costato un miliardo e mezzo di interessi in più quest' anno, 5 nel prossimo e 9 nel 2020.

 

L'aneddoto è un po' l'immagine dell' insipienza dei 5 stelle. Il Paese, nei fatti, sta finanziando il periodo di apprendistato, di rodaggio dei grillini nella sala dei bottoni. Per azzardare un paragone è come se un grande gruppo industriale nominasse al proprio vertice qualcuno che è a digiuno di economia e fosse costretto a ripianare i buchi provocati dalla sua inesperienza nella speranza che prima o poi impari. Può apparire assurdo, ma è ciò che sta accadendo da noi.

 

LUIGI DI MAIO E IL LAVORO NERO

Il «caso» dell' operaio che ha lavorato in nero nell' azienda di Di Maio, colpisce non tanto per la vicenda in sé, quanto per il fatto che il vicepremier, nonché ministro del Lavoro, conoscendo le dinamiche del mercato del lavoro nel Sud si sia inventato provvedimenti come il decreto Dignità, che ha abolito nei fatti i contratti a termine, o il reddito di cittadinanza.

 

Nei prossimi giorni le Iene, a quanto si apprende, tireranno fuori altri tre casi di operai in nero nell'azienda della famiglia Di Maio (di cui uno è addirittura scappato per i campi durante una visita dell' ispettorato del lavoro), ma ciò che colpisce è il tipo di spiegazione che il vicepremier darà del caso: «Ho ricostruito la vicenda ha spiegato ai suoi Giggino - l'operaio in questione si è rivolto al sindacato e mio padre lo ha indennizzato e poi assunto per sei mesi. Dopo i sei mesi l'operaio è tornato sulle barricate, minacciando di lanciarsi da un ponteggio per ottenere un altro periodo di assunzione. E pensare che tutto nasce da un cliente di mio padre che gli chiese la cortesia di far lavorare un po' questa persona. Poi è diventato un guaio. Per mesi».

 

luigi di maio giuseppe conte matteo salvini giovanni tria

Non sembra di ascoltare il ministro del Lavoro che ha fortissimamente voluto il decreto Dignità, ma le ragioni di un piccolo imprenditore che ha fatto fuoco e fiamme su quel provvedimento. Stesso discorso vale per l'altro cavallo di battaglia grillino, il reddito di cittadinanza, che ha fatto saltare i numeri della manovra. Anche al Quirinale c' è chi ha riportato i rischi che si porta dietro l'applicazione di questa norma nel Sud.

 

Giuseppe Ruvolo, ex senatore centrista, amico di vecchia data del capo dello Stato, ha raccontato al presidente Mattarella: «Caro presidente tu sai che mia moglie è avvocato. Ebbene da qualche mese riceve coppie che le fanno questo discorso: Avvocato, non fraintenda, noi ci vogliamo bene come prima se non di più, ma ci vorremmo separare perché in questo modo potremmo avere diritto entrambi al reddito di cittadinanza. Una mano lava l' altra».

LUIGI DI MAIO

 

Sono gli inconvenienti che si portano dietro provvedimenti nati più sulla base di ideologie, vecchie e nuove, che non sulla prassi o sull' esperienza. Provvedimenti che lasciano basiti anche quei leghisti che si sono formati nel governo dei territori.

 

«Di Maio non capisce osserva Stefano Candiani, sottosegretario di Salvini al ministero dell' Interno - che i provvedimenti economici in Italia danno risultati molto al di là nel tempo. Se avesse accettato subito di mettere nella legge di bilancio solo le risorse necessarie per finanziare i mesi effettivi in cui il reddito di cittadinanza sarà applicato il prossimo anno, si sarebbero risparmiati fin dall' inizio quei 3-4 miliardi che avrebbero reso meno severa Bruxelles». E ancora: «A parte ciò, il reddito di cittadinanza è sbagliato.

 

Questo non è un Paese tutto uguale. Pensiamo al microcredito: ci sono zone in cui se concedi un milione ad un imprenditore, quello si inventa di tutto ma alla fine te lo ridà. In altre, invece, quel milione non lo rivedi più. Il reddito di cittadinanza è come regalare una bottiglia di vino all'alcolista per togliertelo davanti casa. Il giorno dopo lo ritrovi puntualmente là».

FILIPPO ROMA LUIGI DI MAIO IENE CONDONO CASA

 

Già, a ben vedere, i più distanti in Parlamento dal reddito di cittadinanza sono proprio i leghisti. Per loro questa misura dovrebbe essere cancellata d'emblée e le risorse destinate a rimpinguare il capitolo investimenti della legge di bilancio. Ma poi ci sono i grillini, cioè gli alleati, che ne hanno fatto una bandiera, Salvini che si è impuntato nella difesa di questo governo, sempre e comunque, e, infine, c'è la disciplina di un partito che somiglia tanto ad una caserma.

 

Questo non toglie che mentre sull' intervento sulle pensioni, la famosa «quota cento», sono pronti a mettere la mano sul fuoco, convinti che alla fine sarà una misura di cui decideranno di beneficiare ben pochi italiani, sul reddito di cittadinanza, che sta condizionando l' intera politica economica del Paese, restano perplessi per non dire allibiti.

LUIGI DI MAIO PING PONG

 

In quel provvedimento non c' è nulla che possa somigliare, sia pure lontanamente, alla più banale delle filosofie di governo. Secondo un sondaggio di Unimpresa, fra le oltre 100mila imprese associate, i lavoratori con redditi fino a mille euro, potrebbero essere interessati a licenziarsi, per continuare a lavorare in nero e, nel contempo, beneficiare dei 780 euro del reddito di cittadinanza.

 

Un espediente che potrebbe contare sulla complicità dell' imprenditore, che, in questo modo, risparmierebbe dal 30% al 60% nel costo del lavoro. Il primo a saperlo dovrebbe essere proprio il ministro del Lavoro che conosce la realtà meridionale, come dimostra il «caso» dell' impresa di famiglia, ma che, invece, a quanto pare, ignora un simile rischio. Sono i limiti degli apprendisti al governo, quelli che da un giorno all' altro si ritrovano ministri. Quelli che prima ignorano i consigli della Ragioneria dello Stato, ma poi sono costretti a metterli in pratica.

 

matteo salvini luigi di maio

Quelli che non si accorgono degli inconvenienti del mercato del lavoro, fino a quando non li provano sulla loro pelle. «Questi sono ragazzi sbotta il leghista Dario Galli, che è il viceministro di Di Maio al ministero dello Sviluppo non sanno quello che fanno. Un giorno azzardano una sparata. Il giorno dopo ci ripensano e non sanno neppure il perché».

 

2 - ALLA UE LE LIMATURE NON BASTANO VUOLE SEGNALI FORTI SULLE MISURE CHIAVE

Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

il ministro giovanni tria (2)

Il tempo è poco, il lavoro da fare no. Questo probabilmente non è un «momento Tsipras», dal nome del premier greco che in una notte del 2015 decise di invertire di centottanta gradi la rotta del suo Paese dopo sei mesi di sfida populista all' Europa. Eppure anche Luigi Di Maio e soprattutto Matteo Salvini, i vicepremier e capi politici del governo, dopo sei mesi di tensioni con Bruxelles hanno iniziato a dare i primi segnali di ciò che era possibile leggere in trasparenza anche prima: i due non sono impermeabili alle pressioni esterne, né quelle politiche del resto d' Europa né quelle finanziarie dei mercati internazionali.

 

giuseppe conte alexis tsipras 2

Aver lasciato emergere questa realtà è di per sé un cambiamento per Salvini, dopo mesi di strane citazioni («me ne frego», «noi tiriamo diritto») o ironie all'indirizzo della Commissione Ue («aspettiamo la lettera di Babbo Natale»). È un cambio qualitativo al quale il mercato ha risposto con un recupero che dimostra il valore dei toni e del linguaggio dei politici per l'intera economia, ma ora nasconde alcune trappole.

 

giuseppe conte 3

La prima è di vedere nell' allentarsi delle tensioni sul debito più di quanto sia successo nella realtà: il rimbalzo bruciante di ieri si spiega in buona parte con la corsa di alcuni investitori a chiudere le posizioni ribassiste aperte dopo il flop del collocamento del Btp Italia la scorsa settimana. Non c'è ancora niente di solido e strutturale nel calo dei rendimenti di ieri. Ma la seconda trappola che presentano per il governo è di alimentare l'idea che sia possibile navigare a lungo gli scogli di una procedura europea sui conti lasciando filtrare una dichiarazione conciliante ogni tanto.

 

conte juncker 3

Vista da Bruxelles, una strategia del genere sarebbe inutile. Nella Commissione europea ancora non si vede nessuna svolta concreta e ormai il tempo rimasto per prevenire l' innesco di una procedura correttiva sulla finanza pubblica dell' Italia è sempre meno.

 

Non sarebbe una svolta, per nessuno degli interlocutori dell' Italia, una limatura di tre o quattro miliardi (circa lo 0,2% del prodotto lordo) degli obiettivi di deficit solo grazie al rinvio di qualche mese - a aprile o a maggio - dell' inizio dei programmi di spesa sul reddito di cittadinanza e sulle pensioni. Uno slittamento nel primo anno di questi programmi non ne cambierebbe il peso finanziario a regime, né risolverebbe il problema delle coperture dal 2020 basate su aumenti dell' Iva ai quali nessuno crede.

 

il palazzo della commissione europea a bruxelles

A qualcosa di più simile a una svolta, per la Commissione Ue, ci si avvicinerebbe se il governo desse chiaramente ai suoi negoziatori il mandato che finora non ha mai concesso: quello di discutere e rivedere a Bruxelles la struttura del reddito di cittadinanza e delle pensioni dai 62 anni.

 

In Europa c' è molta più comprensione per lo spirito della prima misura - se modulata per non renderla un sussidio passivo - che per la seconda. Ma con un' economia italiana in evidente frenata la Commissione probabilmente accetterebbe un obiettivo di deficit nel 2019 stabile rispetto all' 1,8% o 1,9% di quest' anno; forse anche leggerissimamente superiore.

 

Significa che il governo deve trovare almeno sette o otto miliardi di risparmi o nuove tasse in più, anche riducendo i piani di spesa sui quali Lega e M5S puntano di fronte agli elettori. In sostanza, si tratterebbe di rivedere la struttura della legge di bilancio e di farlo discutendone con Bruxelles. Ormai restano una ventina di giorni per disinnescare la procedura per deficit eccessivo che di fatto è già partita. Dopo, la Commissione Ue avrà già avuto l' avallo di tutti gli altri governi e a quel punto sarà tardi per uscire da una trappola in cui il governo si è cacciato da solo.

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...

report sigfrido ranucci giorgio mottola italo bocchino valter lavitola giorgia meloni - giampaolo rossi

DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? – MESSO ALLO SPIEDO DA ANNI PER LE INCHIESTE DI “REPORT”, UNIDIREZIONALI CONTRO LA DESTRA DI GOVERNO, COME MAI L’AD DI TELE-MELONI, GIAMPAOLO ROSSI, NEL 2024 HA MANTENUTO NEL RUOLO DI VICEDIRETTORE AD PERSONAM L'''AMICO FRATERNO'' DI LAVITOLA? - MAGARI ROSSI NON VUOLE ESSERE ACCUSATO DI AVER EPURATO "IL PIÙ IMPORTANTE GIORNALISTA D'INCHIESTA DELLA TV PUBBLICA", BENCHE' SIA FINITO NEL VERMINAIO DEL PESCIVENDOLO DEL “CEFALÙ BISTROT’’? – SERPEGGIANO ALTRI RUMORS: ROSSI POTREBBE AVER RICEVUTO DIKTAT DA ALTRI PALAZZI A CUI RANUCCI, AL DI LÀ DELLE POLEMICHE E DELLE QUERELE, SERVE ED APPARECCHIA? – NON SOLO LAVITOLA: IL RAPPORTO AMICALE DI RANUCCI CON L'UBIQUO ITALO BOCCHINO - SALE IL CLIMA DI TENSIONE NELLA SQUADRA DI “REPORT” DOVE SONO IN MOLTI A CREDERE AL REINTEGRO DI “SIG”: E METÀ REDAZIONE È PRONTA A GIRARE I TACCHI…

roberto vannacci giannetta reggio calabria meloni salvini tajani occhiuto roscioli cannizzaro lotito

DAGOREPORT – LA CALABRIA NON È STATA LA SASSONIA, MA VANNACCI HA LANCIATO UN SASSO PESANTE – IL CENTRODESTRA HA AVUTO L’ORDINE DI ESULTARE PER LA VITTORIA DI FABIO ROSCIOLI ALLE SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA, EPPURE IL RISULTATO DI FUTURO NAZIONALE IN DOPPIA CIFRA HA SPIAZZATO LA MAGGIORANZA – L’OBIETTIVO ERA SUPERARE IL 60%, MA ROSCIOLI SI È FERMATO AL 51% IN UNA CITTÀ “BLINDATA” – L’11% DI GIANNETTA DIMOSTRA CHE L’EX GENERALE SI STA ORGANIZZANDO SUI TERRITORI, AGGIUNGENDO IL “VOTO STRUTTURATO” DEI CACICCHI LOCALI A QUELLO DI OPINIONE, CHE RIESCE A INTERCETTARE IN PRIMA PERSONA – A QUESTO PUNTO, PER GIORGIA INTERROMPERE L’ASCESA DI VANNACCI STA DIVENTANDO UN ROMPICAPO...

andrea stroppa elon musk beppe grillo

DAGOREPORT - PER CAPIRE IL SENSO DELL’INCONTRO TRA IL LUOGOTENENTE DI MUSK IN ITALIA, ANDREA STROPPA, E BEPPE GRILLO BISOGNA CAPIRE IL CONTESTO DELLA DESTRA “MAGA” – ARCHIVIATO IL TRUMPISMO, IN PATRIA THIEL E MUSK PUNTANO LE LORO FICHES SU JD VANCE. MA HANNO BISOGNO DI UNA RETE INTERNAZIONALE DI “SUPPORTO” – IL SUDAMERICA SE L’È INTESTATO THIEL (CHE FLIRTA CON L'ARGENTINO MILEI), MA L’EUROPA È TERRENO DI MUSK - IN GERMANIA IL FONDATORE DI TESLA HA TROVATO SODDISFAZIONE AIUTANDO I NEONAZISTI DI AFD - E IN ITALIA? DOPO IL ''TRADIMENTO'' SULL'AFFARE STARLINK DI MELONI, CON SALVINI ALLA FRUTTA E QUEL VANNACCI SU CUI ALEGGIANO DUBBI E SOSPETTI, ECCO CHE MUSK CHIEDE AL SUO REFERENTE STROPPA DI TASTARE IL TERRENO PER CAPIRE COME E QUANDO INTERVENIRE SULLO SCENARIO ITALIANO - ANCHE INCONTRARE QUEL VECCHIO GRILLO, CHE GRAZIE ALL'EMINENZA GRIGIA TECNO-VISIONARIA DI CASALEGGIO PORTO' IL M5S AL 33%, PUO' STIMOLARE QUALCHE IDEUZZA...

carlo freccero silvio berlusconi anni ottanta 80 tv mediaset

DAGOREPORT - SARÀ STATO UN BIGNÉ IN DOPPIOPETTO, UN FABBRICANTE DI MILIARDI INDAGATO-CONDANNATO-PRESCRITTO, UNO SCIUPAFEMMINE PIÙ VIBRANTE DI UN VIBRATORE, UN POLITICO CHE ALL’ETICA HA SEMPRE PREFERITO LA COTICA. SARÀ STATO QUELLO CHE È STATO RACCONTATO IN MIGLIAIA DI ARTICOLI, LIBRI, INCHIESTE, MA UNA COSA È CERTA: SILVIO BERLUSCONI HA INTUITO, CALCOLATRICE IN MANO, CHE LA VERA EGEMONIA NON ERA PIU' CULTURALE BENSÌ TELEVISIVA – LA GRANDE INTUIZIONE, MATRICE DEL BERLUSCONISMO ANCORA OGGI VIVO E VEGETO, È STATA LA SUA CAPACITÀ DI COMPRENDERE LO SPIRITO DEL TEMPO: DAL SINISTRISMO SI PASSA AL NARCISISMO, DAL NOI ALL'IO, DALLA SOMMOSSA DELLE BIERRE ALLA MOSSA DELLE PIERRE, DA LOTTA CONTINUA AL SUCCESSO DI BREVE DURATA, DAI CELLULARI AL CELLULARE, DALLA RIVOLTA A TRAVOLTA – UN BREVE E ILLUMINANTE SAGGIO DI CARLO FRECCERO: ''LA SINISTRA STENTA A CAPIRE QUESTA FONDAMENTALE MUTAZIONE DALLA CLASSE ALLA MAGGIORANZA, DAL POLITICO AL PRIVATO. IN QUESTO VUOTO IDEOLOGICO SI INSERISCE BERLUSCONI E IL BERLUSCONISMO - NON È PIÙ LA RAI A IMPORRE AL PUBBLICO LE SUE SCELTE PEDAGOGICHE, MA IL PUBBLICO STESSO A DETTARE LE SUE LEGGI ALLA PROGRAMMAZIONE. LA GENTE, DIVENTA PER LA PRIMA VOLTA CONSAPEVOLE DEL SUO VALORE, NON IN SENSO MORALE, MA ECONOMICO…” - VIDEO