giorgia meloni silvio berlusconi

“PERCHÉ QUESTE USCITE DI BERLUSCONI? PER RENDERMI LA VITA DIFFICILE MA COSÌ SI FA MALE DA SOLO” – GIORGIA MELONI È FURIBONDA PER LA SVENTAGLIATA DI DICHIARAZIONI DEL CAV SU PUTIN, SUL COMPAGNO (“E’ UN MIO DIPENDENTE”) E SULLA CASELLATI ALLA GIUSTIZIA – PIÙ CHE UNO SGARBO ISTITUZIONALE, LA DUCETTA LA CONSIDERA UNA VERA E PROPRIA PICCONATA NEI CONFRONTI DI MATTARELLA CHE ANCORA NON HA AFFIDATO L'INCARICO ALLA LEADER – LA MELONI: “BERLUSCONI È COME LO SCORPIONE CON LA RANA. PUNGE ANCHE SE SA CHE MORIRÀ ANCHE LUI, COME LO SCORPIONE È ‘FATTO COSÌ’, È PIÙ FORTE DI LUI…” – VIDEO

AUDIO ESCLUSIVO DI LAPRESSE SMENTISCE BERLUSCONI

 

 

Estratto dell’articolo di Francesco Malfetano per “Il Messaggero”o

 

berlusconi meloni

Tutti basiti. La sventagliata di dichiarazioni di Silvio Berlusconi, a sentire fonti autorevoli all'interno di Fratelli d'Italia, è considerata semplicemente senza senso. Giorgia Meloni fatica a comprendere quali motivazioni possano mai aver spinto il Cavaliere ad annunciare in favor di telecamera la lista dei ministri azzurri (peraltro con Elisabetta Casellati alla Giustizia). Più che uno sgarbo istituzionale, una vera e propria picconata nei confronti del Capo dello Stato che ancora non ha affidato l'incarico alla leader.

 

Come se non bastasse - subito dopo lo show messo in piedi da Silvio all'uscita dall'incontro con i suoi deputati - arrivano prima gli audio con il racconto reso agli eletti di una riappacificazione con l'amico Vladimir Putin e poi le registrazioni del resoconto del faccia a faccia di domenica tra il Cav e Giorgia a via della Scrofa: «Quindi noi gli abbiamo chiesto tre ministeri, mi ha riso in faccia, ne ho chiesti due, ha riso ancora, ne ho chiesto uno, ha detto ok. Questa è la situazione che ho trovato».

BERLUSCONI MELONI VIA DELLA SCROFA

 

LE FRASI Il momento è delicato. Nessuno tra coloro che l'hanno incrociata ieri fatica infatti a definire Giorgia «furiosa». Anche per le frasi di Silvio sul suo compagno Andrea Giambruno, «il suo uomo è un mio dipendente». Se però queste dichiarazioni, al pari della lista della spesa sui ministeri, hanno irritato Meloni pur non venendo considerate un danno realmente irreparabile («Più che altro ci ridicolizzano» spiega uno dei fedelissimi), la vera preoccupazione riguarda la violazione della prassi sui ministri e, soprattutto, i virgolettati su Putin.

Il timore ai vertici di FdI è uno solo, e cioè che a indignarsi possa essere Sergio Mattarella. Dal Colle al momento evitano di commentare.

 

GIORGIA MELONI SILVIO BERLUSCONI

Stando alla prassi però non è affatto detto che il poderoso strappo berlusconiano debba scatenare un domino vero e proprio all'interno del nascente esecutivo. Del resto l'interlocutore di Mattarella è e resta il presidente del Consiglio. E comunque, in caso di incarico e di intesa trovata, a giurare nelle mani del Presidente sarebbero i soli ministri. Squadra in cui Berlusconi ovviamente non rientra.

 

Inevitabile in ogni caso che Meloni, man mano che ieri l'escalation di virgolettati aumentava di intensità, sia diventata sospettosa anche con i suoi. E così, raccontano, limita all'osso commenti e battute. «Così fa male a se stesso» è la sola frase che a caldo pronuncia mentre assiste allo spettacolo improvvisato dal Cavaliere.

 

(…)

 

 

MELONI SU BERLUSCONI

Paola Di Caro per corriere.it

 

VERTICE BERLUSCONI MELONI A VIA DELLA SCROFA - VIGNETTA BY ELLEKAPPA

Ufficialmente è «no comment», seguito da una eloquente postilla: «Freddo silenzio». Ma la verità è che il ciclone Berlusconi che si è abbattuto ieri sulla maggioranza ha fatto infuriare Giorgia Meloni. «Siamo tutti senza parole...», allargano le braccia i fedelissimi: «Giorgia deve lottare contro tutto». Divisi tra chi pensa che ci sia qualcosa sotto nel dipanarsi impazzito della giornata di ieri e chi invece che il Cavaliere parli ormai «in libertà», abbia come «perso i freni inibitori» e dica «tutto quello che gli passa per la testa».

 

Lei, che già aveva faticato a chiudere l’incidente del non voto a La Russa e il foglietto del Cavaliere, è sicuramente tra i sospettosi: in Forza Italia, è il suo timore, c’è chi vuole «rendermi la vita difficile». Magari non con un sabotaggio studiato nei particolari, ma con un clima fatto di parole e azioni per rendere il cammino del suo governo più accidentato. O almeno per limitarne una leadership che Berlusconi continua a far fatica a riconoscerle.

 

 

giorgia meloni silvio berlusconi

Troppi i segnali lasciati sul campo in una giornata infinita, è stato il ragionamento fatto con i suoi. Le pretese di Berlusconi sul ministero della Giustizia, che ha detto di considerare certo per la sua Casellati, quando «avevo detto chiaramente che non c’era nessuna decisione e che prima era bene che andasse a parlare con Nordio, che è la persona giusta»; lo snocciolare da parte dell’ex premier la lista della delegazione azzurra senza alcun rispetto per il ruolo di Mattarella; l’accenno al suo «uomo che lavora a Mediaset», che «cosa mai c’entrava? — si è sfogata —. Che intendeva? Io ho conosciuto Andrea che già lavorava a Mediaset, e non mi pare che grazie a me abbia avuto alcun favore. È un’uscita incredibile...».

 

E poi, la clamorosa dichiarazione sulla Russia. «Possibile che abbiano permesso che quelle parole uscissero fuori dalla riunione? Nessuno controlla? Perché lo lasciano libero di parlare a ruota libera, sapendo come è fatto Berlusconi? E soprattutto, perché lo fanno dopo averlo montato, eccitato, alimentato di rabbia?», la domanda che ieri pomeriggio si facevano tutti nella riunione. Perché come ha ripetuto Meloni che scherzando già nei giorni scorsi aveva usato l’immagine, è vero che «Berlusconi è come lo scorpione con la rana: punge anche se sa che morirà anche lui, come lo scorpione è “fatto così”, è più forte di lui». Ma «quando ha parlato con me sembrava molto più ragionevole. Poi torna dai suoi fedelissimi ed ecco qui...».

INCONTRO MELONI-BERLUSCONI BY OSHO

 

 

Nel partito quindi si punta il dito sul suo entourage, da Ronzulli a Miccichè a Gasparri, anche se la neo capogruppo a chi era con lei quando sono state diffuse le dichiarazioni bomba del Cavaliere era sembrata «sorpresa davvero». In ogni caso, adesso bisogna pensare alle contromisure. Meloni è convinta che ancor più tocchi a lei comporre la lista dei ministri come le parrà opportuno.

 

silvio berlusconi giorgia meloni

Non ci sarà vendetta però: Casellati — è la convinzione — non farà problemi sul ministero che le verrà destinato, che per Meloni non potrà essere la Giustizia. Sugli altri nomi, deciderà lei chi andrà dove. Dovrebbe essere confermato Tajani, nonostante qualcuno abbia dubbi sull’opportunità di nominarlo agli Esteri dopo l’uscita pro Putin di Berlusconi. Comunque, dicono da FdI «Giorgia è la migliore garanzia possibile, per la sua posizione cristallina sulla guerra, sul sostegno all’Ucraina e il rispetto dei patti degli alleati». Insomma, si garantisce da sola.

 

 

giorgia meloni.

Potrebbero cambiare alcune caselle che vengono date per attribuite (anche lo Sviluppo economico, dove Crosetto sembrava sicuro), ed è possibile che ci siano sorprese quindi che coinvolgono i candidati ministri di FdI: lei avrebbe qualche nome tecnico ancora coperto. Certo bisogna accelerare per evitare altri incidenti: Meloni conta sull’incarico venerdì sera, per presentare la lista già sabato o domenica (qualcuno mette in dubbio pure la delegazione che si presenterà al Quirinale, anche se ieri sera resisteva l’idea di andare tutti assieme). Per poi nominare i ministri, senza sfiancanti trattative ma solo contatti (oggi potrebbe vedere Salvini). Una volta indicati i nomi, pensano in FdI, nessuno potrà andare oltre il malumore. Il manico del coltello è ancora nelle sue mani.

GIANNI LETTA GIORGIA MELONIberlusconi meloni

 

giorgia meloni 6giorgia meloni 24giorgia meloni 19giorgia meloni 25

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani pier silvio berlusconi marina

DAGOREPORT – A VOLTE NON DIRE NULLA È LA MIGLIORE RISPOSTA. GIORGIA MELONI NON S’È FILATO DI PEZZA SALVINI, RELEGATO SULLO SFONDO DELLA CONFERENZA STAMPA, LIMITANDOSI A MOLLARE UN PAIO DI SILURI XMAS NEL FONDOSCHIENA DEL VICE SEGRETARIO DEL CARROCCIO, ROBERTINO VANNACCI – MA NEL SUO ATTUALE CORSO ACCELERATO DI DEMOCRISTIANERIA APPLICATO ALLA REALPOLITIK, LA DUCETTA HA FATTO UN MONUMENTO DI SALIVA A QUEL ‘’MIRACOLO’’ BIPEDE DI ANTONIO TAJANI – UN MESSAGGIO DIRETTO ALLA FAMIGLIA BERLUSCONI CHE, UN GIORNO SÌ E L’ALTRO PURE, ANNUNCIA IL “LARGO AI GIOVANI”: CARA MARINA, DOLCE PIER SILVIO SU, FATE I CARINI, NON MI FATE FUORI L’UNICO SEGRETARIO DI PARTITO ORGOGLIOSO DI ENTRARE A PALAZZO CHIGI CON IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO… MA DOVE LO TROVO UN ALTRO MAGGIORDOMO COSÌ? GIÀ HO TRA I PIEDI QUEL ROMPICOJONI NON-STOP DI SALVINI…”

funerali crans montana

DAGOREPORT - ANCHE NOI, COME TUTTI, CI STRINGIAMO AL DOLORE PER I RAGAZZI ITALIANI MORTI A CRANS-MONTANA. LO STATO SI È IMMEDESIMATO NEL RUOLO DI MADRE E DI PADRE, CON SINCERA VICINANZA, MA O SI IMMEDESIMA PER TUTTI E SEMPRE (OGNI TRE GIORNI CI SONO DUE MORTI SUL LAVORO) O È MEGLIO CHE RESTI IL GARANTE DELLE REGOLE. NON ERANO SOLDATI DI VENT’ANNI CADUTI NELLA DIFESA DELLA PATRIA PER I QUALI È OBBLIGO MORALE CHINARSI SULLA BARA E I FUNERALI DI STATO…SONO STATI DEI RAGAZZINI DANNATAMENTE SFORTUNATI, COSÌ COME QUELLI SVIZZERI E FRANCESI, LE CUI SALME SONO RIMASTE O RIENTRATE IN SILENZIO - IN QUESTA TRAGEDIA LA COMPASSIONE PER IMMEDESIMAZIONE È RISULTATA PLASTICA NELLE NOSTRE DUE POLITICHE PIÙ NOTE: MELONI, CHE SI È PRESENTATA SULLA SCENA POLITICA AL GRIDO DI “SONO UNA MADRE” SI È COMPORTATA DA MADRE, MA È PRIMO MINISTRO. ELLY SCHLEIN, NON MADRE E DI PASSAPORTO SVIZZERO, SI È COMPORTATA DA SVIZZERA, IN SILENZIO SULLE REGOLE DI QUESTO SUO ALTRO PAESE. TROPPO MAMMA E TROPPI PASSAPORTI PER TROPPO DOLORE?

khamenei damad iran proteste

DAGOREPORT – È FINALMENTE SCOCCATA L’ORA DI UNA NUOVA RIVOLUZIONE IN IRAN? GLI OTTIMISTI LO SPERANO, IL REGIME TEOCRATICO LO TEME: AL DODICESIMO GIORNO DI PROTESTA, LE VIOLENZE SI MOLTIPLICANO E IL POTERE DI KHAMENEI È SEMPRE PIÙ FRAGILE – LA PRESA DELLA DITTATURA REPRESSIVA SI STA INDEBOLENDO AL PUNTO CHE SI INIZIA A PARLARE DI TRANSIZIONE, E CRESCONO LE QUOTAZIONI DELL’AYATOLLAH MOSTAFA MOHAGHEGH DAMAD, CHE IN UN DISCORSO RECENTE HA ATTACCATO NIENTEPOPODIMENO CHE LA GUIDA SUPREMA – IL FALLIMENTO DEL REGIME È TOTALE: DALL’ECONOMIA ALLA POLITICA ESTERA. ESSERSI LEGATO MANI E PIEDI A RUSSIA E CINA HA ELIMINATO POSSIBILI ACCORDI ECONOMICI CON L’OCCIDENTE, E I TERRORISTI FORAGGIATI PER ANNI (HAMAS, HEZBOLLAH, HOUTHI) SONO STATI SPAZZATI VIA FACILMENTE DA ISRAELE…

matteo salvini giorgia meloni donald trump

IN QUESTI TEMPI SPIETATI, C’È SEMPRE UNA CERTEZZA: MELONI DA UNA PARTE, SALVINI DALL’ALTRA. L'UNO CONTRO L'ALTRO ARMATI, PRONTI A GIRARE NELLE SALE DI PALAZZO CHIGI, "LA SORA CECIONI CONTRO MACISTE" - PER AVERE UN’IDEA DI QUANTO STIANO GIRANDO I MELONI AL SEGRETARIO DELLA LEGA, BASTA DARE UNA SBIRCIATINA AL VIDEO POSTATO DURANTE LE SUE VACANZE A NEW YORK. MANCO MEZZA PAROLA SULLO SCONCIO BLITZ DI TRUMP A CARACAS. ALTRIMENTI, SAREBBE STATA UNA PAROLACCIA: DURANTE IL SOGGIORNO NEWYORKESE, IL POVERINO LE AVREBBE PROVATE TUTTE PUR DI AVERE INCONTRI CON QUALCHE TIRAPIEDI DELL’ENTOURAGE DELLA CASA BIANCA, INUTILMENTE - AL DI LÀ DELLA GEOPOLITICA, IL PIÙ BOMBASTICO CAMPO DI BATTAGLIA SARÀ LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE. E QUI LO SFRENATISSIMO SALVINI POTREBBE FINIRE DI NUOVO SOTTO L'INFLUSSO DEL "PIANETA PAPEETE" SFANCULANDO L'ARMATA BRANCA-MELONI (PER INFORMAZIONI, CHIEDERE A GIUSEPPE CONTE)

trump putin macron starmer

DAGOREPORT – I BOMBARDAMENTI FRANCO-BRITANNICI IN SIRIA, PIÙ CHE A COLPIRE L’ISIS, SERVIVANO A MANDARE UN MESSAGGIO A TRUMP E PUTIN: GUARDATECI, CI SIAMO ANCHE NOI. LONDRA E PARIGI, UNICHE POTENZE NUCLEARI EUROPEE E MEMBRI DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONU, MA SONO STATI BEN ATTENTI A NON CONDANNARE IL BLITZ AMERICANO IN VENEZUELA. IL MOTIVO? ABBIAMO TROPPO BISOGNO DI TRUMP SULL’UCRAINA PER SFANCULARLO. IL TOYBOY DELL'ELISEO CI HA RIPENSATO SOLO QUANDO QUELLO L'HA PRESO PER IL CULO IMITANDOLO MENTRE LO PREGA DI NON FARGLI TROPPO MALE CON I DAZI – LA SIRIA A UN PASSO DALLA NORMALIZZAZIONE CON ISRAELE: MA AL JOLANI PREPARA LA RESA DEI CONTI CON I CURDI…

marco rubio donald trump jd vance

DAGOREPORT – DONALD TRUMP STA “IMPEACHATO” PER LE MIDTERM: RISCHIA UNA BATOSTA CLAMOROSA ALLE ELEZIONI DI METÀ MANDATO E PER FOMENTARE LA BASE PROVA A INCITARE I DEPUTATI USANDO LO SPAURACCHIO DELL’IMPEACHMENT. DELLA SERIE: SE MI METTONO SOTTO ACCUSA, FINITE SENZA POLTRONA ANCHE VOI – L’ISOLAMENTO DI VANCE È UN CONTENTINO ALLA BASE DEL “VECCHIO” PARTITO REPUBBLICANO, CHE PUNTA TUTTO SU QUEL VOLPONE DI MARCO RUBIO. MA ANCHE IL SEGRETARIO DI STATO HA UNA GROSSA MACCHIA SUL CURRICULUM: DA FIGLIO DI ESULI CUBANI, PER FARE CARRIERA SI ERA INVENTATO CHE IL PADRE ERA FUGGITO DALL’ISOLA PERCHÉ ANTI-CASTRISTA (ERA UNA BALLA) – LA LOTTA PER LA CANDIDATURA NEL 2028 E I PRECEDENTI: SOLO DUE VOLTE NEGLI ULTIMI TRENT’ANNI IL PARTITO DEL PRESIDENTE HA GUADAGNATO SEGGI ALLE MIDTERM…