alessandro giuli matteo salvini giorgia meloni

NEL GOVERNO ORMAI VOLANO STRACCI BAGNATI – LA FURIOSA LITE IN CONSIGLIO DEI MINISTRI TRA GIULI E SALVINI. IL MINISTRO DELLA CULTURA (SI FA PER DIRE) SI È IRRITATO PER UN CODICILLO, INSERITO DALLA LEGA E POI RITIRATO, CHE VELOCIZZA LE PROCEDURE NEI CENTRI STORICI, IN BARBA ALLE SOVRINTENDENZE, CHE FANNO CAPO AL MIC: “IO DI QUESTA NORMA NON SONO STATO NEMMENO AVVISATO, MA COME SI FA? COSÌ NON POSSO APPROVARE IL PIANO CASA...” - LA RISPOSTA DELL’EX TRUCE DEL PAPEETE: “CARO ALESSANDRO, SULLE SOVRINTENDENZE SAI BENE COME LA PENSO: LE RADEREI AL SUOLO” – L’INTERVENTO DI GIORGIA MELONI PER BLOCCARE LO SCONTRO: “MI AVETE SCOCCIATO. BASTA SPOCCHIA”. PAROLE A CUI GIULI HA REPLICATO: “SPOCCHIA? NON SONO L'UNICO AD AVERLA”. A CHI SI RIFERIVA? A SALVINI O ALLA STESSA DUCETTA?

PIANO CASA, LITE GIULI-SALVINI SULLE SOVRINTENDENZE: “TUTELARE I FASCI LITTORI”

Estratto dell'articolo di Francesco Malfetano per "La Stampa"

 

FASCIO LITTORIO

«Il patrimonio va tutelato! Tutto. Anche i fasci littori devono restare al loro posto». Alessandro Giuli è fuori di sé. Il “Piano casa” consegnato ai ministri dopo lunghi mesi di gestazione «non va bene».

 

O almeno così ripete, quasi urla, davanti ai colleghi accorsi ieri a Palazzo Chigi per il Cdm. Giorgia Meloni e Matteo Salvini lo considerano un tassello identitario, da portare a termine senza troppe esitazioni.

 

Ma identitarie – almeno per una parte del governo di centrodestra – sono anche le effigi risalenti al fascismo che campeggiano ancora su alcune case popolari romane. Giuli sembra trovarsi nella situazione paradossale di doverlo ricordare a chi guida il partito con la fiamma nel simbolo.

 

[...] «Ricordiamoci di piazza Bologna» dice, dove il restauro di alcuni palazzi è “costato” la rimozione dell’effigi mussoliniane.

 

A viale XXI Aprile, ad esempio, i fasci littori sono scomparsi su diverse facciate. «Devono restare al loro posto» vuole invece assicurarsi il ministro. La mediazione è faticosa. La lite porta sulle spalle mesi di alterchi e rimandi, e un amore mai sbocciato tra Salvini e il titolare del Collegio romano, già alle prese con la gestione dei casi Biennale di Venezia e cacciata di Beatrice Venezi dal teatro la Fenice. Alla fine, però, la spunta. Il governo concede quaranta giorni alle sovrintendenze per le loro valutazioni, prima del silenzio assenso. I fasci littori – e si spera non solo quelli – sono salvi.

 

alessandro giuli matteo salvini

 

LITE SALVINI-GIULI IN CDM SUL PIANO CASA. FURIA DI MELONI SUI MINISTRI: “BASTA SPOCCHIA”

Estratto dell’articolo di Lorenzo De Cicco e Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

«Io così il piano casa non lo voto», fa Alessandro Giuli. «Tutelare le sovrintendenze? Io le raderei al suolo», ribatte Matteo Salvini. «Mi avete scocciato – tuona Giorgia Meloni, prima di alzarsi e andare a fumare - basta spocchia». Zuffa in Cdm.

 

[...] Dopo un anno di tregenda, il segretario leghista e ministro dei Trasporti è riuscito a far licenziare dal governo il suo piano per l'edilizia, con diversi ritocchi e qualche miliardo in più. Ma all'ultimo, Salvini trova un ultimo ostacolo. [...]

 

giorgia meloni

Nel bel mezzo della seduta del Consiglio dei ministri, si mette di traverso difatti il titolare della Cultura, ipermeloniano. Giuli è irritato per un codicillo, inserito dalla Lega, che velocizzava le procedure nei centri storici, in barba alle sovrintendenze, che fanno capo al Mic. Non verrebbero più chiamate in causa prima dell'avvio dei lavori, nelle operazioni di recupero dell'edilizia popolare.

 

«Io di questa norma non sono stato nemmeno avvisato, ma come si fa? – lo sfogo del ministro, ex presidente del Maxxi – Io così non posso approvare il piano». Giuli denuncia il rischio che si possano abbattere gioielli come le palazzine liberty.

 

alessandro giuli

Salvini si risente, vede il rischio dell'ennesimo rimando, su un'operazione a cui ha lavorato da mesi e mesi con i suoi: «Caro Alessandro, sulle sovrintendenze sai bene come la penso: le raderei al suolo. Liberty? Qui dobbiamo intervenire a Quarto Oggiaro...». Rivendica, Salvini, la sua crociata anti-burocrazia.

 

Contro-replica di Giuli: «Allora, Matteo, adesso scendiamo insieme in conferenza stampa e lo spieghi tu davanti alle telecamere». Spoiler: in conferenza stampa alla fine, come da programma, andrà solo il leghista. Giuli evoca pure la Costituzione: «C'è l'articolo 9 della Carta». Quello che tutela il paesaggio. «Quindi se proseguite, non c'è problema: io voto no, mi alzo e me ne vado».

 

Tra i due, Salvini e Giuli, i dissapori sono stratificati. Mesi di bizze, battutine, mal di pancia. L'ultimo attrito, il siluramento di Beatrice Venezi dal teatro La Fenice.

 

alessandro giuli matteo salvini

Giuli ha blindato il sovrintendente che l'ha rimossa, confermandogli la piena fiducia del ministero; Salvini ha dato invece alla bacchetta d'orchestra gradita (almeno fino a qualche tempo fa) alle sorelle Meloni la sua piena solidarietà. Mentre FdI taceva. Ora, scintille sul piano Casa.

 

Per sedare l'alterco, interviene direttamente Giorgia Meloni. «Ragazzi, avete scocciato – il pensiero, un po' edulcorato, della premier, riportato da alcuni ministri – Basta con certa spocchia». Giuli si sente chiamato in causa e controbatte in modo ruvido: «Spocchia? Non sono l'unico ad averla».

 

meme giorgia meloni alessandro giuli

A più di un ministro è sembrato un messaggio indirizzato addirittura alla presidente del consiglio, che l'ha nominato. Possibile? Altri giurano di no: ce l'aveva sempre con Salvini, «figurarsi se attaccava Giorgia».

 

A fare da paciere, è il capo-delegazione di FdI, Francesco Lollobrigida: «Questo è un provvedimento troppo importante perché non possa essere approvato dal Consiglio dei ministri all'unanimità». [...]

 

Come finisce sulla norma della discordia? Nel Cdm quel passaggio sulle sovrintendenze viene accantonato. Ma forse è solo un rinvio, perché Salvini non molla la presa. Dal Carroccio giurano: nel testo finale il tema delle sovrintendenze ci sarà. Si lavora solo a un piccolo «ritocco».

 

A sera a Palazzo Chigi si riunisce un tavolo tecnico. Senza Salvini: «Non vado, perché sennò m'inc... sul serio», sibila imboccando la porta. Il coniglio dal cilindro lo tira fuori lo staff della ministra dell'Università, Anna Maria Bernini. «Si può adottare la stessa soluzione del piano per l'housing universitario». Alle sovrintendenze verrebbe spedita la domanda per l'inizio dei lavori, che però non partirebbero subito, come nella bozza iniziale, ma dopo 40 giorni col silenzio-assenso.

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco

 

 

matteo salvini e giorgia meloni - presentazione piano casa - foto lapresse

Ultimi Dagoreport

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…