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DAGOREPORT - DALLA RIFORMA ELETTORALE AL RIMPASTO DI GOVERNO, IL FUTURO DELL’ARMATA BRANCA-MELONI È APPESO COME UN CACIOCAVALLO AL SUO PRIMO TEST CRUCIALE: LE REGIONALI – SCATENEREBBE UNO SCONQUASSO NELLA LITIGIOSA COALIZIONE DI GOVERNO SE FRATELLI D'ITALIA DOVESSE PERDERE LE MARCHE, DOVE LA RICONFERMA DEL MELONIANO ACQUAROLI E' INCERTA - A QUEL PUNTO, A NOVEMBRE, LA MELONA VORRÀ ASSOLUTAMENTE IMPORRE UN CANDIDATO ALLA FIAMMA NEL VENETO LEGHISTA - LA DUCETTA HA BEN RAGIONE DI PRETENDERLO: MALGRADO IL SUO 28-29%, ATTUALMENTE FDI GOVERNA SOLO IN TRE REGIONI: MARCHE, ABRUZZO E LAZIO - PER FARCELA, LA DUCETTA DOVRA' CONVINCERE LUCA ZAIA AD APPOGGIARE, COL 40% DI CONSENSI DI CUI GODE LA SUA LISTA, IL SUO CANDIDATO ALLA PRESIDENZA - NEL CASO IN CUI IL "DOGE" NON ACCETTI LA PROPOSTA, A QUEL PUNTO, GIÀ TAGLIATO FUORI DA SALVINI, LE AMBIZIONI DI ZAIA DI RICOPRIRE UN DOMANI LA PRESIDENZA DELL'ENI O MAGARI LA CARICA DI MINISTRO DOVRA' RIPORLE NEL CASSETTO DEI SOGNI...

DAGOREPORT

GIORGIA MELONI MANGIA

Dalla riforma elettorale al rimpasto di governo, il futuro dell’Armata Branca-Meloni è appeso come un caciocavallo al suo primo test cruciale: le elezioni regionali d’autunno, che chiameranno alle urne 17 milioni di elettori.

 

Se in Toscana, Campania, Puglia le analisi di voto attestano la riconferma della vittoria del centrosinistra, mentre in Veneto, Zaia o non Zaia, resterà alla destra, nelle Marche la riaffermazione alla presidenza della regione del fedelissimo meloniano Francesco Acquaroli sarebbe in bilico: il dem Matteo Ricci già da tempo viene attestato in lieve vantaggio.

 

FRANCESCO ACQUAROLI GIORGIA MELONI

Infatti, per annacquare l’effetto “cappotto” di un 4 a 1, Giorgia Meloni ha subito cassato l'ipotesi dell'election day tra le Regioni interessate, anticipando al 28 e 29 settembre il voto nelle Marche pensando di togliere così tempo prezioso e consensi alla campagna elettorale del candidato del riformismo dem.

 

Invece, la mossa della Ducetta si sta rivelando un boomerang: come ben sapevano i democristiani della Prima Repubblica, chiamare gli italiani alle urne dopo che le vacanze estive o le feste natalizie hanno svuotato quel poco che resta nel portafogli, è veleno puro per chi occupa il primo piano di Palazzo Chigi. "Ci potevano far votare anche a Ferragosto”, ha commentato beffardo Matteo Ricci, ‘questa volta vinciamo noi”.

 

matteo ricci

A pesare eccome sul voto regionale sarà la situazione economica del Paese, dalla produttività calante delle imprese a un potere d’acquisto azzerato da salari da fame. I lidi mai così vuoti in piena estate nelle spiagge italiane sono la cartina di tornasole.

 

In attesa degli effetti sul mercato del dazismo senza limitismo americano, lontana la cuccagna miliardaria del Pnrr che nel 2026 finirà al capolinea, si riparte con 138 scadenze fiscali, dall’Irpef all'Ires, dall’Irap fino alle addizionali, mentre dilagano i rincari che Altroconsumo stima in un +34% rispetto al 2020.

 

Nonostante la propaganda di fregnacce dei media, in prima fila la grancassa di Rai-Mediaset, perdere il potere nelle Marche potrebbe diventare la prima bruciante sconfitta dell’Armata Branca-Meloni. Uno smacco che, come un’overdose di Viagra, raddrizzerebbe le speranze dell’opposizione di rispedirla alle politiche del 2027 nelle grotte di Colle Oppio a leggere Tolkien.

 

 

SILVIA SALIS CON MATTEO RENZI

La sorpresa della vittoria della renziana camuffata da civica, Silvia Salis, al comune di Genova, ha finalmente aperto gli occhi e il cervello all’ego espanso dei leader del centrosinistra: le loro divisioni su temi chiave come lavoro, sanità, immigrazione, sicurezza, hanno reso il centrosinistra poco affidabile e persino incomprensibile per i cittadini.

 

Ci sono voluti ben tre anni per far capire a Schlein, Conte, Renzi, Fratoianni e Bonelli che il mix di autoritarismo e dilettantismo del governo di destra-centro in qualsiasi campo, dalle banche alla magistratura, dalla sanità a pezzi ai salari più miseri d’Europa, è anche frutto della loro incapacità, finora, di presentare una alternativa politica unitaria.

 

luca zaia salvini

Se il destino cinico e crudele darà la vittoria di Ricci nelle Marche, regione che ha sempre votato a sinistra fino all'arrivo di Acquaroli, sarà curioso vedere come reagirà la “Giorgia dei Due Mondi” al primo flop dopo tre anni di egemonia. Quello che è certo è che, in caso di sconfitta, a quel punto Meloni vorrà assolutamente un candidato alla Fiamma in Veneto.

 

Del resto, Fratelli d’Italia ha ben ragione di lamentarsi: malgrado il suo 28-29% accreditato dai sondaggi, attualmente governa solo in tre regioni: l’uscente Acquaroli nelle Marche, Marsilio in Abruzzo e Rocca nel Lazio. Via col Veneto!

 

arianna meloni francesco rocca MARIA GRAZIA Cacciamani

Profittando del gelo sceso tra Salvini e Luca Zaia, confermato ieri sera alla Mostra di Venezia dove il governatore uscente ha evitato di incrociare il Capitone, la Ducetta deve convincere il ''Doge'' (che alle precedenti regionali intascò il 44% dei voti) ad appoggiare il candidato in quota Fratelli d’Italia (De Carlo o il civico Zoppas), concedendogli la grazia di presentare una propria lista civica.

 

Nel caso in cui invece Zaia non accetti la proposta meloniana, beh, a quel punto, già tagliato fuori da Salvini, le sue ambizioni di ricoprire un domani una carica a livello nazionale (ministro o la presidenza dell’Eni) le può riporre nel cassetto dei sogni….

fratoianni schlein conte bonelli al monkmeloni acquaroli MELONI MOSTRA TOLKIENGIORGIA MELONI LEGGE IL SIGNORE DEGLI ANELLI GIORGIA MELONI IN SELLA A UN DRAGO ALL EDIZIONE 2018 DI ROMICS

 

Alberto Stefani matteo salvini luca zaia - festa per l autnomia a montecchio maggiore

 

GIORGIA MELONI ALLA FIERA DEL TARTUFO DI ACQUALAGNA

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