donald trump re papa

“GLI OBAMA PRESENTATI COME SCIMMIE? C’È DEL METODO ANCHE NEGLI ASPETTI PIÙ BRUTALI, O APPARENTEMENTE SGANGHERATI, DELLA COMUNICAZIONE TRUMPIANA” – MASSIMO GAGGI: “ANCHE QUANDO FA AFFERMAZIONI ESTREME, TRUMP SI MUOVE IN UNO SCHEMA BASATO SU DUE OBIETTIVI. IL PRIMO È LA DEMONIZZAZIONE DELL’AVVERSARIO FINO A DISUMANIZZARLO. LO HA FATTO CON I CLANDESTINI (“AVVELENANO IL SANGUE DEL NOSTRO PAESE”, “SONO ANIMALI”) E CON I DEMOCRATICI DESCRITTI COME PAZZI, LUNATICI, INSORTI - IL SECONDO CRITERIO È QUELLO DELLA NORMALIZZAZIONE DELLA LEGGE DELLA GIUNGLA NELLA QUALE PREVALE IL PIÙ FORTE (CIOÈ LUI): UN’OPERAZIONE CHE PASSA ATTRAVERSO LA DEMOLIZIONE DEL PRESTIGIO DELLE ISTITUZIONI REPUBBLICANE - IL CUORE DELLA SCOMMESSA DI TRUMP E’ IL SUPERAMENTO CONTINUO DEI LIMITI ETICI FINORA RISPETTATI CREA STANCHEZZA COGNITIVA NELLE MASSE. LA CAPACITÀ DI INDIGNAZIONE SI ATROFIZZA. UNA VOLTA ELIMINATE LE REGOLE DEL DECORO, DEL RISPETTO RECIPROCO, SI PUÒ PROVARE A PORTARE AVANTI IL PROGETTO AUTORITARIO..."

“VAFFANCULO TRUMP!” - IL LEADER DEI DEMOCRATICI ALLA CAMERA, HAKEEM JEFFRIES, HA ATTACCATO TRUMP DOPO LA PUBBLICAZIONE SUI SOCIAL DI UN VIDEO RAZZISTA (POI RIMOSSO) SUGLI OBAMA IN VERSIONE SCIMMIE - NON È LA PRIMA VOLTA CHE I RAPPORTI TRA TRUMP E JEFFRIES SI INASPRISCONO A LIVELLO PERSONALE: I DUE SI ERANO GIÀ SCONTRATI LO SCORSO AUTUNNO A CAUSA DI VIDEO PRODOTTI CON L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE E RILANCIATI DAL PRESIDENTE SU TRUTH, IN CUI JEFFRIES INDOSSAVA UN SOMBRERO: "QUESTO VIDEO DISGUSTOSO, È STATO PUBBLICATO DAL COSIDDETTO PRESIDENTE INTENZIONALMENTE. E’ UN COMPORTAMENTO VILE, RAZZISTA E MALIGNO. E' UN INDIVIDUO SQUILIBRATO E SPREGEVOLE" – TRUMP FA LO GNORRI: “'NON AVEVO VISTO IL VIDEO RAZZISTA SUGLI OBAMA, AVEVO GUARDATO SOLO LA PRIMA PARTE…NON HO COMMESSO ALCUN ERRORE E NON MI SCUSO” - VIDEO!

https://www.dagospia.com/cronache/vaffanculo-trump-leader-dei-democratici-camera-hakeem-jeffries-463246

 

GLI OBAMA 'VOLANO ALTO', IGNORANO IL RAZZISMO DI TRUMP E POSTANO SULLE OLIMPIADI

donald trump con il dito puntato 9

Uno solo nelle ultime ore, 'in bocca al lupo agli atleti americani'

(ANSA) - WASHINGTON, 07 FEB - Barack e Michelle Obama seguono il principio reso famoso dalla stessa ex First Lady, "quando loro vanno verso il basso noi voliamo alto", e decidono di ignorare il video razzista pubblicato da Donald Trump. Nonostante le polemiche continuino ad infuriare, l'ex coppia presidenziale ha scelto il silenzio e si è limitata a postare sui social il loro in bocca al lupo alla squadra Usa che da oggi partecipa alle Olimpiadi di Milano-Cortina. "A tutti gli atleti che rappresentano il Team Usa: siamo così orgogliosi di voi. Il vostro talento e la vostra perseveranza vi hanno portato a questo momento. Io e Michelle ci uniremo agli americani di tutto il Paese per fare il tifo per voi", hanno scritto gli Obama.

 

donald trump pubblica un video con barack e michelle obama come scimmie 4

COME DISUMANIZZARE L'AVVERSARIO

Estratto dell’articolo di Massimo Gaggi per il “Corriere della Sera”

 

Barack e Michelle Obama rappresentati come scimmie da Donald Trump sulla sua piattaforma personale di comunicazione. Indignati? Certo: chi non è stato ancora del tutto anestetizzato dallo stile brutale, senza più limiti istituzionali ed anche etici, del presidente Usa, può dirsi indignato, disgustato.

 

donald trump con il dito puntato 8

Sorpresi? Questo no: fin dall’inizio del suo primo mandato Trump ha sdoganato il suprematismo bianco. Usando, poi, nella sua iconografia, immagini che strizzano l’occhio all’estrema destra razzista.

 

La dignità riconosciuta ai presidenti, al loro ufficio, l’aveva già fatta a pezzi mesi fa pubblicando un video, realizzato con l’intelligenza artificiale, nel quale Obama veniva arrestato dall’Fbi nello Studio Ovale e fatto inginocchiare ammanettato davanti a un Trump sorridente. Il rispetto per un diritto sacro in qualunque democrazia, quello di manifestare il proprio dissenso, l’aveva, poi, sepolto sotto una valanga di escrementi: le immagini choc di un The Donald pilota che sorvolava e bombardava di liquami i cortei della protesta no kings.

 

donald trump pubblica un video con barack e michelle obama come scimmie 1

Manifestazioni di ragazzi che reagivano a un presidente che si raffigurava come un re, con tanto di ermellino, corona e scettro: un gioco apparentemente ridicolo ma pensato per farci assorbire sempre più, tra il serio e surreale, la svolta autoritaria in atto dal primo giorno della sua presidenza. C’è del metodo anche negli aspetti più brutali, o apparentemente sgangherati, della comunicazione trumpiana .

 

Possiamo discutere all’infinito di un leader senza freni, del suo narcisismo capriccioso, attribuire a Trump vari tipi di instabilità psicologica. Anche chi, dietro di lui, ha progettato la svolta tecnoautoritaria in atto e lo vorrebbe più concentrato su questa missione, a volte è irritato da certe sue sortite, dall’ossessione per le vendette personali: le considera distrazioni.

 

donald trump con il dito puntato 6

Ma, anche quando fa affermazioni estreme, a volte strambe, Trump si muove all’interno di uno schema basato su due obiettivi principali. Il primo è la demonizzazione dell’avversario fino a disumanizzarlo. Nel primo mandato Trump lo ha fatto soprattutto coi clandestini: i messicani tutti rapinatori, stupratori, killer, spacciatori. Ma anche in tempi recenti ha accusato gli immigrati di «avvelenare il sangue del nostro Paese», di portare un cattivo patrimonio genetico. Per poi arrivare a dire che i clandestini «non sono esseri umani, sono animali».

 

Rotto questo argine, le tecniche della disumanizzazione sono state applicate anche al nemico politico: i democratici. Descritti da Trump, quando si sono opposti alle deportazioni di massa dell’Ice, come pazzi, lunatici, insorti, fino a promettere di «liberare Los Angeles da questi animali» quando la metropoli californiana ha protestato con più veemenza.

 

DONALD TRUMP IN VERSIONE RE

Stephen Miller, braccio destro del presidente, ha contribuito con la sua precisione chirurgica a definire meglio il processo di criminalizzazione: «Il partito democratico è un’entità che si dedica esclusivamente alla difesa di criminali, gang urbane, killer stranieri e terroristi. Non è un partito: è un’organizzazione estremista interna».

 

Il secondo criterio è quello della normalizzazione della legge della giungla nella quale prevale il più forte (cioè lui): un’operazione che passa attraverso la demolizione del prestigio delle istituzioni repubblicane, mentre Trump, comunicatore di un’abilità diabolica, usa le reti sociali e perfino le capacità dell’intelligenza artificiale di alterare la realtà, per provare a riscrivere il contratto sociale a suon di affermazioni dirompenti, estreme. Idee fino a ieri considerate semplicemente improponibili, roba da liquidare come scherzi di cattivo gusto, acquistano concretezza.

 

donald trump in versione papale - immagine generata dall ia

È qui il cuore della scommessa di Trump: il superamento continuo dei limiti etici finora rispettati crea stanchezza cognitiva nelle masse. La capacità di indignazione si atrofizza. Una volta eliminate le regole del decoro, del rispetto reciproco, messo a tacere chi sostiene che per mantenere in vita una grande democrazia c’è bisogno di valori condivisi da tutto il popolo, si può provare a portare avanti il progetto autoritario che lui stesso ha reso esplicito davanti alla contestazione dei suoi molti abusi di potere: «Chi salva il Paese non viola alcuna legge».

 

Nelle ultime settimane, però, il blocco conservatore che fin qui l’ha seguito senza tentennamenti ha cominciato a mostrare crepe: dall’indignazione Maga per la gestione del caso Epstein, al malessere per un’economia zoppicante, con la promessa «età dell’oro» che rimane un miraggio. E, poi, gli eccessi dell’Ice anche contro cittadini americani. Cose che hanno costretto per la prima volta il presidente a qualche passo indietro, da Minneapolis alla Groenlandia.

 

il video su gaza creato dall ia e condiviso da trump 16

C’è chi pensa che l’era del Trump inarrestabile volga al tramonto. E anche nell’ultradestra qualcuno già guarda oltre: Curtis Yarvin, guru di quel fronte tecnologico che vorrebbe un presidente coi poteri assoluti di un amministratore delegato, condizionato solo da pochi azionisti, ora lo liquida, dopo averlo a lungo sostenuto: lo giudica non abbastanza determinato a demolire l’attuale sistema istituzionale, troppo preoccupato delle prossime elezioni.

 

Ma il grosso della destra radicale decisa ad archiviare la liberaldemocrazia sembra ancora ritenere che […]quella del presidente continui ad essere un’efficace azione di disruption. Anche quando arretra […] Trump riesce comunque a spostare la frontiera psicologica di ciò che è accettabile .

GIORGIA MELONI - DONALD TRUMP - ELON MUSK - IMMAGINE CREATA CON L IA E PUBBLICATA DA ANDREA STROPPAil video deep fake dell arresto di obama pubblicato da trump sui social 2il video deep fake dell arresto di obama pubblicato da trump sui social 3il video deep fake dell arresto di obama pubblicato da trump sui social 2il video deep fake dell arresto di obama pubblicato da trump sui social 3il video su gaza creato dall ia e condiviso da trump 7

Ultimi Dagoreport

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - UNA VOLTA DIVENTATA “INAFFIDABILE”, AGLI OCCHI DI TRUMP A COSA PUÒ SERVIRE GIORGIA MELONI? A NIENTE, QUINDI PUÒ TORNARE A LEGGERE TOLKIEN AI GIARDINETTI DI COLLE OPPIO – PAOLINO MIELI A “OTTO E MEZZO” LANCIA LA BOMBA DOPO LO SCAZZO ROMA-WASHINGTON: “C’È UNA CERTEZZA DI VENDETTA. È QUALCOSA DI ANALOGO DEL SIGONELLA DI CRAXI. TRUMP SE LA LEGHERÀ AL DITO. A CRAXI LA FECERO PAGARE IN MANIERA DEFINITIVA. A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” – COSA E QUANTO RISCHIA DAVVERO LA  SORA GIORGIA? PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO, BEGONA, A CUI È STATO RITIRATO ANCHE IL PASSAPORTO…

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…