L’OSCAR (DA BAGNO) DEI POTERI STORTI - CHI È, CHI NON È, CHI CREDONO CHE SIA OSCAR GIANNINO, SOGNO PROIBITO DEI LIBERALI-LIBERISTI COME CANDIDATO PREMIER DI UN LISTONE CONFINDUSTRIA-FRIENDLY - DALLO ZECCHINO D’ORO A RAGAZZO DI BOTTEGA DEL PARTITO REPUBBLICANO, DALL’ABBIGLIAMENTO DA PERVESTITO AI PIÙ SERI PENSATOI DEL MONDO - TRA ITALIA ‘SUTURA’ E I ‘SEDIZIOSI’ DI TARADASH, ALLA FINE MANDERÀ TUTTI A QUEL PAESE…

Marianna Rizzini per "Il Foglio"

Un cronista deve fare un ritratto di Oscar Giannino (si sospetta una sua "sedizione liberale", anche se in realtà il nome della cosa è di Marco Taradash; si vocifera di una sua discesa in politica, anche se per ora Giannino ha lanciato soltanto un appello, sempre liberale, da Radio 24, con raccolta di firme dietro le quinte).

Segue dunque consultazione redazionale (Giannino è stato responsabile Economia e finanza di questo giornale, e diversi redattori, all'epoca, erano stagisti o compagni di stanza). Alla domanda "Oscar Giannino, che cosa ti viene in mente?", i redattori evocano circostanze lontanissime dall'economia e dalla finanza.

Elenco parziale: "Finisci le frasi quando parli, per favore, non esistono timidi, ma solo pigri" (primo consiglio di Oscar Giannino a un collega non esperto); "il gatto sul tetto che scotta" (il gatto di Oscar Giannino, quando scappò per un giro di notte dalla sua casa a Borgo Pio); gli sms incomprensibili con "k" al posto di "ch" (mandati da Oscar Giannino a ministri, parlamentari e amici); l'alzabandiera (americana) con inno, alle sei del pomeriggio, nei giorni della guerra in Iraq; i grissini e il formaggio (gli uni e l'altro cercati e offerti da Oscar Giannino ai suoi commensali nei migliori luoghi di degustazione della capitale);

i vini pregiati ("Giannino è abbastanza antifrancese, eccezion fatta per il Bourgogne", dice un compagno di serate in enoteca); il mistero del profumo (era nota la profumeria d'élite da cui si serviva Oscar Giannino dietro al Pantheon, ma non il nome dell'essenza personalizzata che faceva impazzire d'invidia la collega Maria Giovanna Maglie, motivo per cui Maglie dovette procedere a investigazione con successiva prova-profumo nelle anguste stanze della prima redazione romana del Foglio - mandarino, fico, sandalo, alloro? Nessuno mai indovinò).

Qui dunque non si tratta di stabilire se Oscar Giannino, giornalista economico e noto esteta con un passato da portavoce del Pri in anni di Prima Repubblica, stia o non stia per fare davvero il "sedizioso liberale" dopo essere stato al convegno di Taradash il 7 luglio a Firenze (dove pure figurava tra gli oratori, con Alberto Mingardi, Cinzia Caporale, Davide Giacalone, Mario Sechi, Arturo Diaconale, Fabrizio Rondolino e Giorgio Stracquadanio).

Né si vuole qui scandagliare i perché e i percome del fatto che Giannino si sia personalmente esposto, il 12 luglio, con un'altra misteriosa annunciata iniziativa di liberalissimo stampo (con Luigi Zingales e Michele Boldrin, pare) durante la trasmissione "Nove in punto - La versione di Oscar" su Radio 24: è ora di "reagire", "cari liberali offesi e presi in giro per tutti questi anni per meno stato, meno spesa e meno tasse"; si parta dal basso e "senza leaderismi" per dare vita a qualcosa che nell'offerta politica non c'è.

Questo ha detto Giannino alla notizia del ritorno in campo di Silvio Berlusconi. "Non voglio cambiare un mestiere che ‘non' so fare", ha dichiarato poi, con civetteria da gatto sornione (suo modello etico e comportamentale: "Trasmissione felina", si legge sul sito de "La versione di Oscar") e questo suo negare, tutto sommato, non conta più dell'intervista a Marco Travaglio fatta due giorni fa da Giannino in radio (argomento: il Quirinale e la trattativa statomafia, cosa che ha fatto spaventare Taradash: "Io e Oscar siamo più o meno d'accordo su tutto, ma l'intervista a Travaglio è stata uno shock").

Sia come sia, è evidente che Oscar Giannino, sedizioso o no, non ha perso nulla della sua eccentrica insondabilità (in ogni caso il manifesto desta curiosità nel mondo politico, soprattutto perché in teoria i politici non potrebbero firmarlo - in pratica qualcuno vorrebbe firmare in qualità di professore). Chi lo conosce dice: "Farà il collettore di idee", anche se poi nessuno può dire di conoscerlo davvero, Oscar Giannino, "personalità condominiale più che semplicemente sfaccettata", per dirla con un suo fan e amico. La scuola di Chicago potrà anche essere un punto fermo (è animatore di Chicago- blog.it, in area Istituto Bruno Leoni) ma dietro non c'è un turboliberista granitico.

Giannino è prima di tutto un torinese, anche se non alla Galante Garrone, e di Torino ha assorbito tutta la complessità. Ha frequentato nell'infanzia luoghi Fiat ma non viene da una famiglia Fiat; conosce la storia dell'ultima guerra e del Dopoguerra ma in casa ha conosciuto anche la dialettica di Marianna Rizzini del nemico; è laico ma con sensibilità verso le cose religiose (da qualche parte tra i suoi parenti c'è un alto prelato, dicono tutti i suoi amici), è militaresco senza modi da caserma (c'è chi dice: "Vuole assomigliare al generale Lee", e a giudicare da alcune vecchie divise sfoggiate in occasione di manifestazioni pro Usa il paragone è calzante).

Di lui, che nel tempo libero assiste da volontario i malati terminali, si raccontano storie da barone rampante (da ragazzo, d'estate, andava in un'isola con qualche zia, e si annoiava talmente tanto da rifugiarsi su un albero a divorare libri su libri) e aneddoti da "strano ma vero": Oscar Giannino che colleziona orsi di pezza; Oscar Giannino che calza solo scarpe artigianali; Oscar Giannino melomane ma anche interprete a sorpresa di canzoni napoletane anni Venti; Oscar Giannino che a Natale, e soltanto per esprit liberale puro, dà ragione al burbero Scrooge di Charles Dickens (no ai regali "distruggi-valore"); Oscar Giannino che al suo matrimonio fa una gara di karaoke con la moglie, dopo aver lasciato quasi a digiuno gli ospiti - per scherzo, ché gli antipasti erano abbondantissimi.

Tuttavia gli invitati si erano sforzati di non mangiare troppo (onde conservare spazio per le "vette luculliane" annunciate dal menu, come ha scritto sulla Stampa Gianluca Nicoletti). E insomma alla fine, al posto delle "perle dell'Himalaya in castone di Alaea delle Hawaii", gli ospiti si erano trovati nel piatto riso scondito e verdure (poco male, perché per il resto "tutto era eccezionale, a partire dalla mise degli sposi", dice un'invitata mai più dimentica del Giannino in redingote blu con cappello oro e con la sposa Margherita in abito a sbuffo bianco e nero).

E quando Geppy Cucciari, su La7, ha invitato Oscar Giannino a "G'day", Oscar Giannino sembrava divertirsi un mondo a dire che sì, aveva "messo mano pure al vestito della sposa". "Genio e frivolezza", dice un conoscente per spiegare il pallino di Oscar per un guardaroba che non ha nulla di comprato tanto per comprare (c'è il suo sarto, il suo calzolaio, il suo barbiere, il suo fornitore di raso, il suo fornitore di stoffe pregiate).

Qualcuno, esperto di storia della televisione, trova che Oscar Giannino sia, e non solo per l'aspetto, straordinariamente somigliante a Gianluigi Marianini, coltissimo concorrente di "Lascia o raddoppia" negli anni Cinquanta, uno con tre lauree e una dichiarata propensione all'ozio ("futurista, dannunziano, pariniano, dandy e asceta", ha scritto di lui il giornalista Bruno Ventavoli, autore della sua biografia).

Il poeta, filosofo e prete mancato Marianini, "cattolico praticante e integralista" per autodefinizione, era anche un bon vivant che aveva conosciuto da giovanissimo Filippo Tommaso Marinetti (diventandone seguace). Marianini, nelle foto, ha la barbetta che avrà Giannino. In tv parla dei demoni della Torino più nascosta (non risulta che Giannino l'abbia fatto). Usa termini vagamente desueti (Giannino in compenso pronuncia in diretta aggettivi del calibro di "soberrimo"). Si presenta persino alle elezioni, Marianini, nel 1960 (lista "il Marianinismo", movimento "di opinione pubblica apartitico e interclassista") e chissà se i fan dell'eventuale Giannino da politica si possono divertire con le analogie.

Eppure il "prima" di Oscar Giannino - prima degli arditi abbinamenti di colore tramandati dal Web nel famoso video in cui dà di "ladro" allo stato per le sue "pretese" fiscali ("paga e stai zitto") - è la storia di un ex ragazzo pensieroso, anche malinconico, cui crolla addosso il mondo della Prima Repubblica in frantumi. Prima della carriera giornalistica tra carta stampata, radio e tv, prima dei libri scritti sulla politica estera della Dc, sul Pri, sull'Europa delle culture, su Marchionne e contro le tasse, c'è un Oscar Giannino al termine di una prima giovinezza fatta di impegno politico fin dal liceo (l'Alfieri di Torino, non il D'Azeglio, quello della borghesia sabauda).

Primo passo, la candidatura al consiglio di istituto in una lista repubblicana alleata (centro-sinistra con trattino d'antan) alla lista dei giovani comunisti capeggiati da Fabrizio Rondolino - con cui oggi Giannino progetta un quotidiano solo per tablet ma non solo economico, con cultura, politica, costume e un taglio liberal liberista libertario. Chi c'era, al liceo Alfieri, come il giornalista Antonio Carioti, amico di Giannino anche ai tempi della Voce repubblicana e nei primi anni a Roma, quando dividevano un appartamento a Monte Mario, ricorda un Oscar "in jeans, maglione e chioma riccioluta" (Rondolino dice: "Afro, alla Angela Davis").

Il giovane Giannino aveva competenza infallibile sulle circolari ministeriali ("ha preso più volte in castagna la preside", dice Rondolino), ed era perfetto per la Federazione giovanile repubblicana, di cui sarà, nel 1985, vicesegretario (e poi segretario). Prima ancora di diventare il giovane portavoce del partito, Giannino vede in azione gli algidi politici del Pri, allora contrapposti anche esteticamente ai più casual socialisti, e viaggia molto con i giovani attivisti grazie a Bruno Visentini. Le grandi propaggini del Pri nell'Italia di allora, da Cesare Romiti a Enrico Cuccia, diventano per Giannino territorio conosciuto ("con zio Enrico si dava del tu", dice un ex repubblicano).

Sono anni di entusiasmo, ma anche anni che portano a un epilogo traumatico - ci vorranno un lungo viaggio di studio in America, un matrimonio (poi finito) e la collaborazione al Foglio per "resettare" e ripartire. A un certo punto degli anni Novanta, insomma, Oscar Giannino, il giovane portavoce del Pri, nei convulsi rivolgimenti post Tangentopoli e nell'imminenza della discesa in campo di Silvio Berlusconi, rompe con il segretario Giorgio La Malfa (che oggi, interpellato, dice: "Giannino era più austero di oggi nell'aspetto, leggeva molto, scriveva benissimo, da persona molto intelligente quale è. Negli anni ha sviluppato idee diverse da quelle dell'allora Pri.

Alcune delle sue idee di oggi possono magari essere utili come correttivo in un paese che soffre un eccesso di corporativismo, ma così come si presentano non stanno in piedi, a mio avviso, neppure in America"). Il giorno più duro arrivò, per Giannino, nell'inverno del 1994. Repubblica lo intervistò (a sigla "bp", Barbara Palombelli) all'indomani della grande rottura, riservandogli grande spazio, com'era naturale in un periodo in cui il Pri di Piazza dei Caprettari aveva sponde illustri nei principali giornali, a partire dalla Repubblica di Eugenio Scalfari.

I cronisti che di solito parlavano con Giannino rimasero sconcertati. Giannino raccontò l'accaduto a Palombelli: "Alla fine, quando ci siamo parlati a quattr'occhi, Giorgio mi ha detto: ‘Se resti nel partito, è ovvio che un posto di redattore ordinario alla Voce repubblicana non te lo leva nessuno...' . E allora sono andato nella mia stanza, ho fatto i quattro pacchi con la mia roba e me ne sono andato....". Il "licenziato" Giannino ha trentadue anni.

Palombelli scrive: "Il segretario repubblicano sposta la barra verso il centro, scomunica i dirigenti che militano in Alleanza democratica, rompe a sinistra e sconfessa i suoi con una brutalità e una franchezza che porta sino alle lacrime anche chi gli è stato vicino nei momenti difficili, negli ultimi mesi in cui La Malfa si è ‘autocongelato'.... Giannino non ci sta, sceglie di continuare sulla strada intrapresa. Spiega: ‘Alla fine di dicembre, il consiglio nazionale, su indicazione di La Malfa e Visentini, ha incaricato Visentini, Bianco, Ravaglia e il sottoscritto di preparare il percorso verso la costruzione dell'alleanza progressista...

E così, noi tre, consultandoci con Visentini e con Giorgio, consegniamo al partito in tutta Italia una parola d'ordine: cominciamo le trattative con la sinistra e vediamo... Finché, una settimana fa, Giorgio riprende in mano il partito e comincia i suoi incontri... Non ce l'ho fatta. Io a fare la campagna elettorale a Roma per i nipoti di Andreotti non ci vado. Né ho la faccia per andare a spiegare in tutta Italia che fino a ieri il nostro premier ideale era Ciampi e poi, all'improvviso, è diventato Segni... Scherziamo?".

Da quel momento l'ex portavoce si eclissa dalla prima linea. Tempo dopo diventerà vicedirettore di Liberal, scriverà, cambierà giornale più volte (il Foglio, il Riformista, Libero), collaborerà con settimanali e quotidiani (Panorama, il Messaggero, il Mattino), lavorerà in tv (conduzione di "Batti e ribatti" su Rai1) e in radio (l'attuale trasmissione). Di fondo gli resterà un'inquietudine - non necessariamente nostalgia di vita politica diretta. E' capitato che Giannino scrivesse cinque pezzi in un pomeriggio e poi partecipasse a serate danzanti. Un giorno confessò al giornalista Maurizio Stefanini di avere ancora un'anima da piccolo cantante dello "Zecchino d'oro": da bambino, vicino al nido della Fiat, aveva frequentato l'oratorio dei salesiani.

Lì aveva pensato allo "Zecchino d'oro" come salvataggio da un destino già scritto e targato Fiat (partecipò sotto falso nome, con una canzone di Gianni Morandi, soffrendo come un matto alla selezione). Con il senno del poi, quella gli parve "un'esperienza deamicisiana" impregnata di "ideologia risorgimentale". Ci sono vari personaggi in un solo Oscar Giannino, considerato, a seconda delle circostanze, eminenza grigia di Confindustria (in epoca Marcegaglia) e ambasciatore ai livelli di Mario Draghi e Giulio Tremonti (il rapporto con l'ex ministro era ottimo, la divergenza di vedute totale, specie nell'ultima fase tremontiana). In ogni caso Giannino ha visto in azione il Tremonti degli esordi, quando era il trentacinquenne consigliere di Franco Reviglio e Rino Formica ("l'uno aristocratico, l'altro ruspante", dice un insider dell'epoca).

Giannino aveva frequentato quel mondo in qualità di ragazzo di bottega del Pri, e forse, dice l'insider, "per aver osservato il Tremonti ‘emergente' tra veterani della politica, ha poi saputo indovinare il gioco del Tremonti ministro". Ma a che gioco sta giocando lui, Oscar Giannino?, si chiedono i colleghi e i politici. Franco Debenedetti prova a dare lumi: "Nel vuoto attuale, nel panorama politico confuso e deprimente che abbiamo davanti agli occhi, di fronte all'implosione del più grande partito in Parlamento, si creano opportunità per soggetti nuovi con idee nuove.

La ri-discesa in campo di Berlusconi le ha perfino aumentate. Tutti i vuoti sono occasioni per chi li vuole riempire. La cosa a mio avviso più interessante è che oggi, in misura maggiore che in passato questo vuoto si apre alle idee liberali, che non sono rappresentate a sinistra - dove i miei amici liberisti sono una pattuglia - non a destra - dove l'illusione Berlusconi è durata una stagione - ovviamente non dai Beppe Grillo. E poi c'è Italia Futura di Luca di Montezemolo, che da tempo lavora su queste idee.

La situazione mi fa venire in mente ‘Jeu de cartes', il balletto di Stravinsky: Italia Futura ha una buona carta in mano, diciamo una donna (e non si incominci a malignare chiedendomi se è di cuori o di danari: diciamo che non è di picche, per restare in musica). Ma assi e re dal mazzo non ne sono usciti, qualcuno pensa che ce ne sia uno al fondo del mazzo, ma non si sa se di questo mazzo.

In tanti quindi guardano in quella direzione, e buttano sul piatto quello che hanno, qualche fante, dei 10, naturalmente anche dei 4 o dei 5. ‘Faites vos jeu', dice chi ha in mano la donna, guarda a ‘Sedizione Liberale' di Marco Taradash, al manifesto con 100 firme di cui ho sentito parlare: tanto sa che, se non viene un re, con la donna le raccoglie tutte.

Oscar Giannino è una carta di peso, ha grandi capacità, ha notorietà, ha l'occasione di farsi portatore di quello che ha sempre pensato e detto. Insomma è un momento molto interessante per i liberali: e io lo guardo, con attenzione, con speranza, se del caso con critica. Sappiamo com'è la politica, non sarà sempre così. Ma per il momento, e per quanto il momento lo consenta, godiamoci questo fermento". Ci sono vari personaggi in un solo Giannino e il primo di questi "ha la maschera del folletto birichino", dice un conoscente.

Il "folletto" che si veste di rosso e arancio, azzurro e giallo, panciotto a righe e scarpe bicolore, cappello da cappellaio matto e bastone coordinato e che dice, in diretta tv e a monte dell'operazione Monti, cose come: "Sembro lo scienziato pazzo in un film di Stanley Kubrick, ma ve lo dico chiaro e tondo: rischiamo il commissariamento". Era l'autunno del 2011, i tecnici stavano per arrivare e Giannino, invitato a "Linea notte" su Rai3, parlava per circa dieci minuti, senza mai cambiare tono, di spread e debito. Pareva ancora un film di Kubrick, in effetti (cinque giorni dopo, più o meno, divenne tutto vero).

 

OSCAR GIANNINO OSCAR GIANNINO OSCAR GIANNINO Oscar Giannino qu49 marco taradashMARIA GIOVANNA MAGLIE LUIGI ZINGALES Michele BoldrinCUCCIARI MARIANINIbruno visentinifes42 oscar gianninofes05 oscar gianninoobuf06 oscar gianninozb17 oscar gianninosga01 oscar gianninomgi14 oscar gianninocfi01 oscar giannino

Ultimi Dagoreport

valter lavitola placca palazzo chigi presidenza del consiglio

FLASH! – QUANTI MISTERI, VALTERINO! COS’HANNO TROVATO I CARABINIERI DURANTE LA PERQUISIZIONE A CASA DI LAVITOLA, IL 4 LUGLIO 2026? OLTRE A TRE CELLULARI (GIA' BEN RIPULITI DALLA MESSAGGISTICA CON RANUCCI), DUE CHIAVETTE USB, SVARIATI MANOSCRITTI E UN COMPUTER, SONO SBUCATI ANCHE DUE DISTINTIVI INTESTATI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, BENCHE' PRIVI DEL TESSERINO CHE RIPORTA MATRICOLA E FOTO (E' BENE RICORDARE CHE ANCHE GLI AGENTI DEI SERVIZI DIPENDONO DA PALAZZO CHIGI) - COME, QUANDO E PERCHE' LAVITOLA E' RIUSCITO  A ENTRARE IN POSSESSO DI TALI "PLACCHE" (CHE NON ERANO IN USO ALL'EPOCA DEI SUOI RAPPORTI CON BERLUSCONI PREMIER)?

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI, ORA CHE NON C'È PIÙ L'UNGHERESE VIKTOR ORBAN, SCONFITTO ALLE ELEZIONI DI APRILE, È RIMASTA L'UNICA A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO, CHE BLOCCA OGNI DECISIONE A BRUXELLES - A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...