RENZI AVREBBE GIÀ DECISO CHE LA NORMA CONTESTATA NON SI APPLICA ALLE FRODI FISCALI (COME QUELLA DI BERLUSCONI) – MA SE LA MODIFICA È COSÌ SEMPLICE ALLORA PERCHÉ ASPETTARE IL 20 FEBBRAIO? DIPENDE DA CHI VERRA’ ELETTO SUL COLLE…

Mario Sensini per il “Corriere della Sera

 

PIER CARLO PADOANPIER CARLO PADOAN

La soglia di rilevanza penale al 3% del reddito evaso resterà, ma sarà applicabile solo ai casi relativi alle dichiarazioni fiscali infedeli (dovute ad errori in buona fede o di interpretazione). Escludendo tutti quelli relativi alle dichiarazioni fraudolente, che comportano artifici come documenti falsi, che resteranno punibili penalmente. La soluzione al pasticcio sul nuovo quadro delle sanzioni per i reati tributari è già stata più o meno definita. Insieme al nuovo testo del famigerato articolo 19 bis sulla soglia di rilevanza penale, sarebbe rivisto anche un altro passaggio contestato, quello che riguarda l’applicazione del nuovo regime ai procedimenti in corso. 
 

La soluzione è a portata di mano, ma bisognerà aspettare. Per evitare altre polemiche il presidente del Consiglio ha deciso ieri sera di rinviare il decreto al 20 febbraio, quando presenterà un pacchetto di altri provvedimenti attuativi della delega per la riforma fiscale. E insieme al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, preoccupato che l’incidente possa rallentare tutta la riforma in un momento in cui abbiamo gli occhi addosso dell’Unione Europea, sta ragionando su una proroga dei termini della stessa delega fiscale. 
 

MATTEO RENZIMATTEO RENZI

I decreti legislativi di attuazione dovrebbero essere approvati definitivamente dal governo entro il 27 marzo, ma ne mancano ancora tanti, e la procedura di approvazione è lunga. Lo schema del decreto va alle Commissioni parlamentari competenti per il parere e poi torna in Consiglio per il via libera formale. Sempre che il governo si attenga ai suggerimenti delle Camere, altrimenti la procedura si allunga. Potrebbero volerci fino a due mesi, e se i decreti arriveranno il 20 febbraio, ammesso che siano tutti, la proroga dei termini della delega, per Padoan, diventa indispensabile. 
 

Anche se il ministro in cuor suo avrebbe preferito risolvere subito tutta la questione. Un tentativo lo stava facendo Marco Causi, un deputato del Pd che ha un ruolo chiave nei rapporti tra il Tesoro, il Governo e il Parlamento soprattutto sui provvedimenti in materia fiscale, come lo ha avuto, ad esempio, nel laborioso compromesso sulla definizione del nuovo reato di autoriciclaggio.

 

gallo franco gallo franco

Causi è il primo firmatario della proposta di legge parlamentare che ha resuscitato la delega fiscale che i governi Berlusconi, Monti e Letta non sono riusciti a portare a compimento. Ha scritto la delega e ha seguito tutti i provvedimenti attuativi. Non a caso, lunedì pomeriggio, mentre infuriavano le polemiche sui favori a Berlusconi, Renzi ha chiamato proprio lui, a Palazzo Chigi, per ragionare sul da farsi. 
 

Causi, vecchio sherpa di Carlo Azeglio Ciampi al Tesoro, ha anche ottimi rapporti con Vieri Ceriani, consigliere di Padoan sulle questioni fiscali, e con Franco Gallo, allora ministro delle Finanze, e oggi incaricato da Padoan di guidare la Commissione per l’attuazione della riforma. La stessa Commissione che ha scritto materialmente il testo del decreto legislativo sull’abuso del diritto e le sanzioni penali, a cui poi in Consiglio dei ministri sono state aggiunte le norme che hanno scatenato le polemiche. 
 

Marco Causi Marco Causi

L’ipotesi era quella di varare in pochi giorni i correttivi e mandare subito il decreto in Parlamento. La soglia di rilevanza penale commisurata al reddito sarebbe stata prevista, e forse elevata anche a più del 3%, solo per le dichiarazioni fiscali infedeli, ed esclusa per le frodi. Mentre sarebbe stato riscritto il passaggio sull’applicazione del nuovo regime ai procedimenti in corso, che rischiavano di cadere tutti. Si tornerebbe al testo della legge delega «madre», che fa salvi gli effetti degli atti notificati prima del varo dei decreti legislativi. E sarebbe sparito anche il tetto di mille euro sotto il quale vengono depenalizzate le false fatture. 
 

A questo punto, però, diventa più probabile la proroga della delega che non la correzione in corsa del provvedimento. Oggi a Palazzo Chigi, Renzi e Padoan faranno l’ultimo punto della situazione. Poi il pacchetto probabilmente tornerà nelle mani della Commissione Gallo, che si riunisce nel pomeriggio all’Economia. Ancora in veste informale, perché quella commissione non è mai stata costituita ufficialmente, non ha un mandato definito e non se ne conoscono i componenti. Loro lavorano già da mesi, ma del decreto di Padoan, atteso in estate, si sono perse le tracce. 

 

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