IL GIALLO DELL’URANIO IRANIANO: DOV'E'? - TRUMP, SPALLEGGIATO DAL DIRETTORE DELL’AGENZIA INTENAZIONALE PER L’ENERGIA ATOMICA RAFAEL GROSSI, VUOLE INFILARE IL NASONE NEI LABORATORI NUCLEARI DI TEHERAN. MA I PASDARAN HANNO RISPOSTO "VAFFA": CONTROLLI SI’ MA AD ACCORDO CONCLUSO. E L’IRAN NON SI FIDA DELL’INTESA RAGGIUNTA: CI SONO TROPPI PUNTI VAGHI SOGGETTI A "INTERPRETAZIONE" - IN CASO DI ACCORDO, GLI SCIENZIATI POTRANNO FARE INDAGINI SUL CAMPO E CAPIRE DOVE SONO I 400 CHILOGRAMMI D’URANIO ARRICCHITO POSSEDUTI DA TEHERAN...
Estratto dall’articolo di Guido Olimpio per il “Corriere della Sera”
Il direttore dell’Aiea, Rafael Grossi, e Donald Trump sono convinti di poter verificare quello che c’è nei laboratori nucleari iraniani. Lo hanno dichiarato ai media mostrando fiducia nelle promesse della controparte. Veloce la replica da Teheran: l’attività sarà possibile solo ad accordo intero concluso. Una delle tante differenze di interpretazione di un memorandum con troppi punti vaghi, compresi gli aspetti legati al programma strategico nella Repubblica islamica.
In caso di intesa totale gli ispettori avranno davanti a loro una missione multipla composta da indagini sul campo e controlli da remoto. Per questo è necessaria la collaborazione delle autorità locali che possono creare ostacoli, nascondere indizi o persino progetti. [...]
Gli investigatori condurranno analisi prelevando campioni di terra e dell’aria. Grazie ai loro strumenti e alla competenza sono in grado di accertare violazioni, livello/qualità dell’uranio e del plutonio. Sono dotati di equipaggiamenti fissi per monitorare i centri di ricerca: sensori e telecamere. [...]
E servirà del tempo per avere un quadro completo. L’obiettivo è di accertare che il regime obbedisca a quanto stabilito e non cerchi di mascherare le proprie attività. Nei mesi scorsi non sono mancate voci sulla possibilità che gli ayatollah abbiano autorizzato un «secondo sentiero» segreto per arrivare alla Bomba, un procedimento parallelo a quello noto.
Lo hanno sostenuto gli oppositori in esilio. E c’è il precedente della rimozione delle telecamere che tenevano d’occhio i siti, un’azione che ha ovviamente privato l’Aiea di uno strumento di vigilanza importante.
Teheran, invece, ha sempre sostenuto che le ricerche sono mirate a un uso civile dell’energia nucleare. Al tempo stesso i pasdaran hanno accresciuto le contromisure per proteggere al meglio il network di impianti.
Un paio di turisti stranieri sono stati fermati dalla polizia perché, stando alle accuse, avrebbero raccolto terriccio o sabbia nelle vicinanze di un centro atomico. Episodi parte della guerra di spie ma anche della battaglia propagandistica.
L’eventuale arrivo degli scienziati dell’Aiea darà probabilmente una risposta alla domanda definitiva su dove si trovino i circa 400 chilogrammi d’uranio arricchito. Grossi e lo stesso Trump sembrano concordare sulla versione predominante: sono in un bunker, forse a Isfahan, con gli ingressi coperti da tonnellate di «macerie».
Ma qualche esperto ha lanciato in passato dei sospetti: gli iraniani, temendo i bombardamenti israelo-americani, possono aver spostato parte dell'uranio prima dell’inizio della guerra. [...]
IL REGALO DEGLI IRANIANI A TRUMP
TRUMP MOJTABA KHAMENEI USA IRAN
DONALD TRUMP - GUERRA ALL'IRAN
donald trump - guerra in iran
'Aiea Rafael Grossi1


