BARI & PATTA (APERTA) - TARANTINI E LA BEGAN A GIUDIZIO, E BARI DIVENTA MEJO DI HOLLYWOOD BABILONIA: OLTRE ALLA ARCURI, ALLA MARCONI E ALLA TOMMASI, PREVISTA IN AULA UNA SFILATA DI PROSTITUTE…

Gabriella De Matteis e Giuliano Foschini per "La Repubblica"

Dal 6 febbraio prossimo Silvio Berlusconi avrà un problema in più. In un'aula di giustizia del tribunale di Bari, in quello che sembra destinato a diventare un Ruby bis, sfileranno una trentina di ragazze per raccontare le loro «serate eleganti» nelle case dell'ex presidente del consiglio: ci sono le showgirl Manuela Arcuri, Carolina Marconi e Sara Tommasi, le signore della Bari bene, donne di cinema e spettacolo più un'ampia truppa di prostitute italiane, rumene e brasiliane reclutate per qualche centinaio di euro da Gianpaolo Tarantini perché si prostituissero, dice la Procura, con Berlusconi.

Il giudice Ambrogio Marrone ha infatti deciso di rinviare a giudizio l'imprenditore barese con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e induzione della prostituzione. Secondo l'accusa, Tarantini insieme con gli amici Massimiliano Verdoscia, Pierluigi Faraone (anche loro rinviati a giudizio) e l'avvocato Salvatore Castellaneta (che ha chiesto l'abbreviato, la decisione dovrebbe arrivare entro la fine dell'anno) avrebbe organizzato un'associazione per delinquere per reclutare le giovani che dovevano prostituirsi con l'ex premier.

Obiettivo di Tarantini era fare in modo che il Cavaliere gli affidasse «incarichi istituzionali» e che venissero facilitati i suoi «rapporti affaristici con i vertici della Protezione Civile, con Finmeccanica e con le società a quest'ultima collegate (Sel Proc, Selex Sistemi Integrati e Seicos), con Infratelitalia ed altre società».

A processo c'è poi l'Ape regina, Sabina Began, anche lei accusata di aver procurato prostitute a Berlusconi. Complessivamente sono 21 le feste oggetto dell'indagine, tutte avvenute tra settembre del 2008 e maggio del 2009 a palazzo Grazioli, Villa San Martino,
Villa Certosa e un centro benessere in Umbria. Tarantini ha sempre raccontato come Berlusconi non sapesse che quelle ragazze erano prostitute.

E che i contatti con Protezione civile e Finmeccanica non andarono mai a buon fine. Queste dichiarazioni hanno però di fatto inguaiato ulteriormente il Cavaliere, che ora è indagato a Bari per aver indotto Tarantini a dire il falso davanti ai magistrati, in cambio di una cifra vicina ai 500mila euro.

Per supportare questa tesi la Guardia di Finanza ha depositato una serie di intercettazioni telefoniche che documenterebbero che Berlusconi sapeva e addirittura avrebbe direttamente pagato lui le "amiche" di Gianpi. «Sono foraggiatissime» diceva, il 16 ottobre del 2008, l'allora presidente del consiglio all'amico Tarantini invitandolo a non dare denaro a «Patrizia d'Addario, Clarissa Campironi, un'amica di questa tale Lionella, Iosana Visan e Barbara Guerra», che avevano partecipato a una delle sue feste. Passandoci anche la notte, almeno la D'Addario, secondo quanto racconterà lei stessa ai magistrati.

Tutte le donne - «silenziose con l'esterno e possibilmente in tailleur nero», così le voleva il Cavaliere - saranno ora chiamate in aula invece per raccontare i particolari di quelle serate. Alcune non sono mai state interrogate. Altre invece hanno negato tutto in deposizioni che potrebbero però non essere state genuine. Se continuassero a raccontare il falso rischierebbero ora, proprio com'è accaduto nel processo Ruby, loro stesse un'imputazione per falsa testimonianza. Due delle ragazze (Francesca Lana e Letizia Filippi) andranno in aula già in veste però di imputate: sono state rinviate a giudizio perché nel tempo si sarebbero trasformate in reclutatrici delle ragazze. Mentre le uniche prostitute a costituirsi parte civile sono state la D'Addario e Terry de Nicolò.

Come testimone, ma nel processo bis, quello che vede indagato Berlusconi per aver indotto Tarantini a mentire, è stato invece convocato, Guido Bertolaso. È negli Stati Uniti e non è ancora chiaro quando arriverà l'audizione. A chiedere l'interrogatorio dell'ex capo della Protezione civile è stata la difesa del Cavaliere che, nonostante le intercettazioni, ha sempre negato che Berlusconi fece pressioni per favorire Tarantini: «Quelle telefonate - dicono - erano solo millanterie ».

 

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