MATTEUCCIO, SVEGLIA! LA RICREAZIONE È FINITA – MARIO GIORDANO: ‘MA RENZI NON AVEVA DETTO CHE C’ERA UNA GRANDE URGENZA, ALLORA PERCHÈ VA A FAR MERENDA COI BIMBI A TREVISO? MA VA’ A LAURÀ, CHE L’È MEJ’


Mario Giordano per "Libero quotidiano"
Scusa, Renzi, ma non avevi detto che la ricreazione è finita? E allora ci spieghi che cosa ci fai, il primo giorno di lavoro, a far la ricreazione con i bimbi di Treviso? Ti gusti la merenda? Kinder Brioss e Patatine Pai? Sinceramente, dopo il voto di fiducia del Parlamento, entrato nel pieno dei tuoi poteri di capo del governo, non ci saremmo aspettati di vederti in gita scolastica nel Nord Est.

Piuttosto ti pensavamo sulla tolda di comando di Palazzo Chigi, con le maniche rimboccate e decine di collaboratori attorno, alacremente impegnato a consultare faldoni, immerso nelle proposte di provvedimenti, riunioni su riunioni, esami di documenti e febbrili contatti, per riuscire a cambiare finalmente qualcosa in concreto. Per il Paese. Oltre che per la tua immagine molto Murukami, multitasking e iPad, come scrivono i giornali che hai ammaliato.

Scusa, ma non avevi detto che c'era una grande urgenza? E allora che ci fai a giocare con i bambini del Nord Est? «Dammi un cinque », «dammene un altro», «e tu di che squadra sei? Milan o Fiorentina?», «a a Treviso c'è la squadra di rugby?» «e il basket?» «e tu che strumento suoni?» «e che cantante ti piace? »...

Poi, avanti, tutti in palestra a cantare l'inno di Mameli con la mano sul cuore. Mentre ti guardavo pensavo: ci manca solo che si metta a giocare nell'intervallo a ruba bandiera e palla avvelenata (fra l'altro immagino questi giochi siano il tuo forte, con l'esperienza che ti sei fatto nel Pd...) E quando è finito l'incontro con i ragazzi che cosa ti sei inventato? Una bella conferenza stampa.

Ma si capisce, ci mancava: in questi giorni avevi parlato poco. Avevamo bisogno di abbeverarci ancora un po' al tuo sacro verbo... Irpef, Irap, cuneo fiscale, Europa, scuola, priorità, coraggio, scelte, cambiamento: quante volte l'hai ripetuto da una settimana a questa parte? Parole, parole, parole. Hai avuto a disposizione i più alti palcoscenici istituzionali per raccontare i tuoi progetti, hai raccontato il tuo piano prima al Quirinale, poi al Senato, poi alla Camera, poi a Ballarò, hai avuto a disposizione stuoli di telecamere accese, giornalisti compiacenti, microfoni aperti, orecchie disponibili, fari sempre pronti a illuminarti. Gli italiani hanno ascoltato pazientemente. Per giorni interi.

Adesso, però, basta parlare. E basta ascoltare. Gli italiani vorrebbero vederti fare. Non vogliono conferenze stampa: vogliono risultati. Non vogliono che entri nelle scuole: vogliono che entri nella stanza dei bottoni. Magari trovando quello giusto per poter cambiare finalmente qualcosa. Stare tra la gente va bene, si capisce.

Ma fino a un certo punto. La tua non è un'operazione simpatia e nemmeno una campagna elettorale. È il governo del Paese. Il governo del Paese, caro Matteo, è un po' diverso dal municipio di una città. La retorica del sindaco che gira le periferie,che inaugura le scuole e taglia il nastro ai giardini pubblici va usata con parsimonia: qui non c'è da fare braccio di ferro con i piccioni che scacazzano sui monumenti.

C'è da fare braccio di ferro con la Merkel. Non hai da risolvere il problema delle buche in città: hai il problema del buco nel bilancio pubblico, che è una voragine che nessun tombino dell'azienda municipalizzata può chiudere. Stringere le mani va bene, per carità: ma gli italiani preferirebbero se stringessi i tempi... Anche questa idea del «ditelo a Matteo», con la casella postale dove mandare lettere e richieste, mi pare (scusami, ma tu ami l'informalità) una vera pirlata. Se sei arrivato fin lì, noi ci immaginiamo, i problemi del Paese li conosci benissimo. Il fatto è che ora devi risolverli. Fra l'altro le iniziative del genere sanno sempre un po' di presa per i fondelli.

Ricordi quando Monti chiese ai cittadini di segnalare gli sprechi? Ne venne fuori una montagna di carta la cui unica utilità fu sperimentata dai caminetti di Palazzo Chigi: bruciava che era un piacere. Vuoi ripercorrere quella strada? Dai, sii serio: hai voluto la bicicletta. Pedala. Ma non per andare a zonzo di città in città. No: per fare almeno un po' delle cose che hai promesso... La ricreazione è finita, l'hai detto tu ai tuoi ministri. E hai chiesto di parlare poco.

E allora, ecco, ascolta il tuo stesso consiglio: chiuditi per qualche giorno in ufficio, dai una tregua alle nostre orecchie, blocca tutti gli scribacchini che osannano ogni tuo passo come se fosse l'apparizione della Madonna, smettila di andare in giro a cercare applausi (e qualche fischio), e produci. Pensi che la scuola sia il punto più importante del programma? Bene: la scuola oggi tu la puoi cambiare. Ma non andando in giro per le classi d'Italia a fare il fenomeno, distribuendo five alti o scherzando sulla Fiorentina.

No: tu la scuola la cambi se ti chiudi in quelle dannate stanze, sgobbi due giorni con il tuo ministro e tiri fuori una legge o un decreto che funziona. E questo vale per i disoccupati, per gli anziani, per le aziende, per le famiglie. Per tutto. Dunque è meglio se cominci a fare, anziché andare a cercare nuovi microfoni e improbabili bagni di folla. Vuoi che te lo diciamo nel linguaggio informale che piace a te? D'accordo. Allora ascolta Matteo: la ricreazione è finita, va' a laurà, che l'è mej.

 

travaglio e belpietro x MAURIZIO BELPIETRO merkel renzi MERKEL RENZI Renzi nella scuola di Treviso

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