matteo salvini e giancarlo giorgetti 8

E’ INIZIATO IL CONGRESSO DELLA LEGA: TRA SALVINI E GIORGETTI NE RESTERA’ SOLO UNO – RIBADENDO LA LEALTA’ DEL CARROCCIO A DRAGHI, IL CAPITONE ASSECONDA LA LINEA DEL RICHELIEU LEGHISTA CHE VORREBBE MARIOPIO A PALAZZO CHIGI FINO AL 2023. “PENSO CHE LUI SIA L'ULTIMA CARTA A DISPOSIZIONE DELL'ITALIA”. GIORGETTI DA' COSÌ RAGIONE ALLE PAROLE ACCREDITATE A BERLUSCONI SULLE SCARSE CAPACITÀ DI SALVINI E MELONI DI GUIDARE IL PAESE – LA BATTAGLIA PER LA SEGRETERIA: DAGOREPORT

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/dagoreport-salvini-tilt-39-convinto-aver-perso-consensi-285163.htm

 

 

FRANCESCO VERDERAMI per il Corriere della Sera

 

giancarlo giorgetti e matteo salvini 2

Giorgetti è la rappresentazione plastica di come si possa vincere perdendo. Perché è vero che Salvini ha riaffermato il suo primato nella Lega, ma è altrettanto vero che - ribadendo la lealtà del Carroccio al governo Draghi - ha assecondato la linea politica del suo numero due.

 

E in fondo questa era e resta la funzione di Giorgetti nel partito: non ha le stimmate del leader ed è troppo pigro per provarci. Le battaglie che si intesta mirano a un obiettivo, non a un ruolo. E puntando all'obiettivo, consolida il suo ruolo nella Lega.

 

Così ha fatto anche stavolta: progettava di portare il Carroccio a Draghi e (finora) gli è riuscito. Non si è «venduto al premier», come sostengono i suoi detrattori salviniani, semmai cerca di far fare al partito un investimento nel «brand di Draghi». Perciò dice compiaciuto che «se il mio segretario e il premier sono contenti, io sono felice». Lo sarebbe ancor di più se l'ex presidente della Bce restasse a Palazzo Chigi.

 

giancarlo giorgetti e matteo salvini 1

Ieri in pubblico, intervistato da Bruno Vespa, si è limitato a dire che un'eventuale ascesa di Draghi al Quirinale «è un timore che qualcuno potrebbe vedere anche come una garanzia». Ma l'altro giorno in privato ha spiegato le sue ragioni a un dirigente del centrodestra che gli chiedeva come mai non volesse il premier al Colle: «Io non voglio nulla. Penso che lui sia l'ultima carta a disposizione dell'Italia. Guardati intorno: di riserve della Repubblica non ne abbiamo più».

 

Indirettamente ha dato così ragione alle parole accreditate a Berlusconi sulle scarse capacità di Salvini e Meloni di guidare il Paese. Un problema che Giorgetti estende anche al fronte avverso. Perché il centrodestra farà pure acqua dappertutto, ma - secondo il ministro leghista - di là «non c'è nulla o quasi». E quel Pd che va a caccia di alleati per costruire una coalizione, gli ricorda il vecchio schema di potere dalemiano della Quercia con i cespugli attorno. Il suo pessimismo sull'attuale classe dirigente è pari alla scarsa considerazione che ha dei partiti, evidenziata nell'intervista alla Stampa che ha destato curiosità bipartisan.

matteo salvini e giancarlo giorgetti 8

 

Ma quando esponenti di centrodestra, e perfino ministri di centrosinistra, sono andati a compulsarlo per capire se immaginasse per il futuro una diversa geografia politica, Giorgetti ha posto subito fine alla discussione: «Salvini è il segretario della Lega e io sto nella Lega». Sarebbe però un errore interpretare questo concetto come un atto di mera sottomissione al capo. Semmai, ascoltando il resto della frase, è un gesto di fedeltà al partito: «Decide Matteo. Io la mia continuerò a dirla». E non c'è dubbio che di cose finora ne abbia dette. Intanto non ha condiviso la campagna elettorale, durante la quale «non abbiamo valorizzato i risultati del governo, senza capire che nel Paese il mood era cambiato».

matteo salvini e giancarlo giorgetti 7

 

Ce n'è traccia nel ragionamento svolto ieri, quando ha sottolineato come - con l'ingresso nel gabinetto Draghi - «sapevamo che si trattava di un investimento. Ora che abbiamo seminato, dobbiamo aspettare la raccolta». Una chiara allusione al nervosismo di Salvini, che dopo il voto ha subito sfidato Draghi sulla riforma del catasto, commettendo un errore di metodo e di merito. Di metodo perché, come riconosce un dirigente leghista, «a forza di penultimatum ci stiamo logorando da soli». Di merito perché non c'è oggi alternativa al patto di governo.

 

Raccontano nel Carroccio che, in vista dell'incontro con Draghi, fosse stato preparato a Salvini un documento con cui chiedere al premier di stralciare la riforma del catasto e di affidarla a una commissione presso l'Economia per una più approfondita valutazione. Quel testo è scomparso dai radar, non si sa nemmeno se sia stato mostrato a Draghi. Di qui in avanti sarà interessante vedere come si muoverà Salvini, che ha deciso di trattare in prima persona con l'ex presidente della Bce i dossier di governo, proprio adesso che arrivano a scadenza la riforma della concorrenza e la Finanziaria. Accompagnato alla porta, Giorgetti attende di essere richiamato nella stanza.

matteo salvini e giancarlo giorgetti 5

 

A volte si può vincere perdendo. Ma il numero due della Lega non è esente da colpe per le condizioni in cui versa la Lega. Il suo endorsement per Calenda a Roma, ad esempio, è stato vissuto nel centrodestra come una reazione alle scelte per le Amministrative: «Ma lui c'era alle riunioni e stava zitto», ricordano gli alleati. E in questi casi non vale la logica del silenzio-dissenso. Eppoi sono suoi i candidati di Torino e Varese, che stanno al ballottaggio. Andassero male, la regola di vincere perdendo non varrebbe.

matteo salvini e giancarlo giorgetti 6giancarlo giorgetti matteo salvini a cernobbio matteo salvini e giancarlo giorgetti 2matteo salvini e giancarlo giorgetti 3matteo salvini e giancarlo giorgetti 4

Ultimi Dagoreport

cateno de luca luigi marattin sindaci d italia giorgia meloni

DAGOREPORT – MARATTIN S-CATENATO! IL DEPUTATO EX RENZIANO POTREBBE APPRODARE NEL CENTRODESTRA ATTRAVERSO IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA, EVITANDO COSI’ DI DOVER RACCOGLIERE SEIMILA FIRME A COLLEGIO PER PRESENTARSI ALLE PROSSIME ELEZIONI – L’INCONTRO TRA MARATTIN E DE LUCA IN UN RISTORANTE DI ROMA NORD – GIORGIA MELONI DOVREBBE ESSERE PRESENTE ALLA CONVENTION DELLA PROSSIMA SETTIMANA DI “NORD CHIAMA SUD”, CHE CAMBIERA’ NOME E SIMBOLO: DIVENTERÀ “SINDACI D’ITALIA”, PER FARE CONCORRENZA AL MOVIMENTO CIVICO DI ALESSANDRO ONORATO –  “SCATENO” È PRONTO AD ACCOGLIERE ANCHE I LEGHISTI NON “BLINDATI” DA SALVINI – VERSO UNA LISTA UNICA FORZA ITALIA-NOI MODERATI. LA MELONI “TIFA” TAJANI, CONSIDERATO PIU’ AFFIDABILE DI OCCHIUTO…

marine le pen giorgia meloni vannacci

DAGOREPORT - GIORGIA D'ARABIA, PRIMA DI DECOLLARE PER IL SUO BLITZ IN KUWAIT (A CACCIA DI PETROLIO, GAS E INVESTIMENTI), AVREBBE ANNUNCIATO AI "FRATELLINI" DELLA FIAMMA: SI VOTA A MAGGIO! - RINGALLUZZITA DAI DECRETINI SICUREZZA E DAL PUGNO DI FERRO CONTRO I MARANZELLI IN RIVOLTA, RASSICURATA DAI SONDAGGISTI "AMICI" CHE DANNO FDI AL 29% E IMPANTANATA LA MARCIA SU ROMA DI ROBERTO VANNACCI, ALLA DUCETTA NON CONVIENE ASSOLUTAMENTE DI STARE TROPPO CON LE MANI IN MANO - IL VOTO IN ESTATE È ESCLUSO: CON LE VACANZE CHE DIVENTANO UN MIRAGGIO E IL PORTAFOGLI VUOTO, MEJO EVITARE - PEGGIO ANCORA LE URNE A OTTOBRE, CON UNA FINANZIARIA DAVANTI - INOLTRE, BISOGNA SCHIVARE CHE L'INTERNAZIONALE PUTINISTA BY LE PEN-AFD SI PRENDA L'EUROPA - LA NUOVA ATTITUDINE SECURITARIA CHE HA PORTATO MELONI A FARE L'ENDORSEMENT ALL'AMAZZONE LEGHISTA SILVIA SARDONE A MILANO... - VIDEO!

mentana cairo

FLASH – PRENDETE I POPCORN: IL 9 NOVEMBRE CI SARÀ LA RESA DEI CONTI FINALE TRA URBANO CAIRO E ENRICO MENTANA – IL PROPRIETARIO DI LA7 E IL COMPAGNO DI FRANCESCA FAGNANI TROVERANNO L’ACCORDO, COME FANNO OGNI ANNO DOPO IL SOLITO TEATRINO DI CHICCO, OPPURE QUESTA VOLTA SANCIRANNO IL LORO DIVORZIO UNA VOLTA PER TUTTE? MENTANA CI È ANDATO GIÙ DURO IN DIVERSE OCCASIONI, DOGLIANDOSI A DOGLIANI DEL RADICAL-SINISTRISMO DELLA RETE: “È UNA TV ANTI-MELONI”. NON AVENDO TROVATO UNA POLTRONA ALTERNATIVA, FINIRÀ ANCHE STAVOLTA A TARALLUCCI E VINO?

carlo messina giorgia meloni

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI NON SE LO ASPETTAVA DI FINIRE SBATTUTA COME UN UOVO DA CARLO MESSINA - DAVANTI ALLA RICHIESTA PER ULTERIORI 5 MILIARDI DI EURO A CARICO DEL SETTORE DEL CREDITO E ASSICURATIVO PER SOSTENERE LA MALCONCIA LEGGE DI BILANCIO 2027, IL CEO DI BANCA INTESA NON L’HA TOCCATA PIANO: “AVEVAMO UN ACCORDO TRIENNALE CON IL GOVERNO, IO CI HO CREDUTO” – LO SDENG DEL KAPPAO: "SE L’ESECUTIVO GIUDICA NECESSARIO RACCOGLIERE RISORSE AGGIUNTIVE PER LA MANOVRA, “ALLORA TUTTE LE AZIENDE CHE HANNO UTILI SUPERIORI A 500 MILIONI, POTRANNO CONTRIBUIRE” - BEN DETTO, CARLETTO: PERCHÉ PALAZZO CHIGI NON BATTE CASSA A ENEL, ENI, POSTE, FERRARI, LAMBORGHINI, LEONARDO, ETC.? INSOMMA, CARA GIORGIA, “DEVE ESSERCI RISPETTO RECIPROCO” - MICA È FINITA. MESSINA NON DEVE AVER DIMENTICATO NÉ TANTOMENO GRADITO L’INTERVENTO A PIEDI GIUNTI DELLA DUCETTA CONTRO LO SPEZZATINO DI MPS PROGETTATO DA INTESA - MA ORMAI L’UNICO OSTACOLO DI INTESA SI CHIAMA ANTITRUST. ANCHE SE MESSINA NON LA FINISCE DI SOTTOLINEARE CHE L’ACQUISIZIONE DELLA QUOTA DI GENERALI VA VISTA IN ‘’UN’OTTICA PURAMENTE FINANZIARIA’’, PRONTO ANCHE A DISFARSI DEL SUO 3,1% DEL LEONE, SARÀ L’ANTITRUST A DECIDERE SE INTESA, ANCHE COME ‘’SOCIO SILENTE” CHE STA FUORI DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, CON LA SUA PRESENZA PUÒ ‘’CONDIZIONARE’’ O MENO IL SUO COMPETITOR NUMERO UNO DEL MERCATO ASSICURATIVO...

matteo salvini giorgia meloni autotrasportatori

QUANDO NON SANNO CHE FARE, A DESTRA LA BUTTANO IN CACIARA – IL GOVERNO HA SCELTO DI ATTACCARE GLI AUTOTRASPORTATORI CHE PROTESTANO AL SUD EVOCANDO LE INFILTRAZIONI DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA, CON IL SOLITO TIC DI PREGIUDIZIO ANTI-MERIDIONALE - UNA PARABOLA RIDICOLA PER GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI, DUE PROFESSIONISTI DELLA PROTESTA, QUANDO ERANO ALL’OPPOSIZIONE. DUE PROTAGONISTI POLITICI CHE HANNO FATTO DELLA PROPAGANDA URLATALA LORO CIFRA POLITICA E DI COMUNICAZIONE, FINO A QUANDO SI SONO RITROVATI AL GOVERNO – LA DUCETTA AVREBBE FATTO MEGLIO AD ANDARE AL VOTO SUBITO: I NODI STANNO VENENDO AL PETTINE E SARÀ UN AUTUNNO DI FUOCO