matteo salvini e giancarlo giorgetti 8

GIORGETTI-SALVINI: NE RESTERA’ SOLO UNO – DOPO GLI ATTACCHI A DRAGHI, IL RICHELIEU DEL CARROCCIO PRENDE ANCORA PIU’ LE DISTANZE DAL CAPITONE (“IO LAVORO, LAVORO...”) MA NON HA INTENZIONE DI STRAPPARE TANTO PIU’ CHE SULLA DELEGA FISCALE I GOVERNATORI DEL NORD FANNO QUADRATO INTORNO A SALVINI – COME DAGO-RIVELATO L’ALA GOVERNISTA DELLA LEGA VUOLE IL CONGRESSO ENTRO LA FINE DELL’ANNO PER LANCIARE FEDRIGA ALLA SEGRETERIA. SALVINI PRENDE TEMPO E VUOLE RIMANDARE ALLA PRIMAVERA 2022… - DAGOREPORT

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/dagoreport-salvini-tilt-39-convinto-aver-perso-consensi-285163.htm

 

Alberto Gentili per www.ilmessaggero.it

 

giancarlo giorgetti e matteo salvini 2

A meno di due settimane dai ballottaggi e su un tema che è nel Dna della Lega come il «no alle tasse», né Giancarlo Giorgetti, né i governatori Attilio Fontana (Lombardia), Luca Zaia (Veneto) e Massimiliano Fedriga (Friuli) questa volta scendono in campo per silenziare e sedare l’offensiva di Matteo Salvini contro Mario Draghi e la sua riforma del catasto.

 

A differenza di metà settembre, quando l’ala governista collegata ai ceti produttivi del Nord mise in minoranza il leader leghista sull’estensione del Green pass al mondo del lavoro, adesso Giorgetti sceglie il silenzio: «Lavoriamo, lavoriamo», si limita a dire ai giornalisti. E non parla, come allora, di «scelte da fare nel nome della responsabilità» che discende dallo stare al governo. Fa semplicemente sapere che lui, in questa fase, «non pensa». E si occupa di «cose concrete» come le crisi industriali.

 

Il segno che a Giorgetti non piace l’attacco di Salvini, che ha prima ritirato la delegazione leghista dal Consiglio dei ministri chiamato ad approvare la delega fiscale e poi ha perfino dato del bugiardo a Mario Draghi, reo di aver detto che i rappresentanti del Carroccio erano stati «informati per tempo».

matteo salvini e giancarlo giorgetti 8

 

Ma nonostante il gelo e il disappunto, il leader dell’ala governista del Carroccio - attento alle istanze degli imprenditori e in perfetta sintonia con il premier tanto da essere accusato di lavorare al “partito di Draghi” - non ha intenzione di strappare. Non ora, almeno. Non a pochi giorni dai ballottaggi a Torino, Roma, Trieste e in altre città che in queste ore stanno mandando Salvini fuori giri dopo la disperata rincorsa (andata a vuoto) su Giorgia Meloni.

 

E tantomeno, si diceva, Giorgetti vuole andare allo scontro con il suo capo su una bandiera identitaria per il Carroccio come il “no” all’aumento della pressione fiscale. Tant’è, che chi ha parlato con il ministro dello Sviluppo nelle ultime ore fa sapere: «Giancarlo farà esattamente quello che chiede Salvini. Mai ha detto o dirà una parola contro Matteo, lui non si presta al gioco delle due leghe...».

 

La mossa dei governatori

matteo salvini e giancarlo giorgetti 7

I governatori invece, questa volta, vanno ben oltre il gelido silenzio di Giorgetti. Zaia, Fedriga e Fontana, assieme a Christian Solinas (Sardegna) e Donatella Tesei (Umbria), dopo il nuovo attacco di Salvini alla delega fiscale con tanto di minaccia di non votarla in Parlamento se non verrà modificata, nel pomeriggio dettano una dichiarazione congiunta schierandosi a fianco del segretario. Per chiedere un «approfondimento» sulla delega e «garanzie», affinché «né questo né i prossimi governi utilizzino la riforma del catasto per innalzare surrettiziamente le tassazioni sulla casa».

 

giancarlo giorgetti e matteo salvini 1

Segue spiegazione della virata: «Quando il governo si è fatto promotore di azioni orientate allo sviluppo e alla crescita del tessuto economico e sociale, non abbiamo mai fatto mancare il nostro appoggio. L’appello che rivolgiamo oggi» a Draghi «è invece di abbandonare iniziative che, anche solo in prospettiva, possano portare a un vertiginoso aumento della tassazione sugli immobili». Insomma una linea tale e quale, in questa circostanza, a quella di Salvini. Perché, come spiega un esponente leghista, «chi osa alzare le tasse per noi è morto».

 

La gabbia per Matteo

Ciò detto, mentre Salvini prova a ricucire con Draghi grazie a diversi contatti avuti nella giornata di ieri e già si parla di «incontro chiarificatore a breve», Giorgetti e i presidenti regionali alzano un argine in difesa del governo chiamato a mettere a terra il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) da oltre 200 miliardi. Non a caso, tra una bordata e l’altra contro la delega fiscale, Salvini anche ieri si è premurato di dichiarare: «Il sostegno al governo non è in discussione e la Lega ci sta dentro. Se vogliono escano Letta e Conte. Io resto».

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 3

E ci resta anche perché, come spiega all’Huffington Gian Marco Centinaio, il pragmatico sottosegretario all’Agricoltura vicino a Giorgetti, Salvini è di fatto in gabbia: «Non credo che Matteo voglia uscire dal governo a febbraio, penso che rispetterà gli accordi presi con Draghi e con Mattarella che prevedono il rilancio economico del Paese anche dopo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, fino a scadenza naturale della legislatura. E se anche coltivasse assieme alla Meloni la tentazione di andare alle elezioni anticipate, con il taglio del numero dei parlamentari», i peones «piuttosto voterebbero premier pure mia nonna pur di tenersi la poltrona».

 

Insomma, Salvini può anche attaccare Draghi sulle tasse e tornare all’assalto per la riapertura delle discoteche, ma ha un margine di azione limitato. E dopo i ballottaggi, in occasione dei congressi cittadini, non è affatto da escludere che parta l’assalto alla segreteria. Fedriga, nonostante le smentite, è indicato da tempo come “papabile”.

 

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 1

 

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni cateno de luca

FLASH! MELONI S-CATENATA: ACCORDO FATTO CON "SUD CHIAMA NORD", IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA. A LEGGE ELETTORALE APPROVATA, GIORGIA PUNTA ANCHE SU CATENO, QUOTATO ALL’1,5%, PER RAGGIUNGERE QUOTA 42 SENZA VANNACCI - IL SINDACO DI TAORMINA, ALLE REGIONALI SICILIANE DEL 2022, HA PRESO (DA SOLO) PIU’ DI MEZZO MILIONE DI VOTI - LA PROSSIMA SETTIMANA SI FORMERA’ LA COMPONENTE ALLA CAMERA: A FRANCESCO GALLO SI UNIRANNO UN ALTRO PAIO DI DEPUTATI, TRA I QUALI MANLIO MESSINA, CHE RIENTRA IN “AREA MELONI” DOPO AVER LASCIATO IL GRUPPO DI FDI NEL 2025…

urne voto schede elezioni giorgia meloni antonio tajani matteo salvini elly schlein donald trump benjamin netanyahu pedro sanchez

DAGOREPORT – LA CONFUSIONE POLITICA ITALIANA HA RAGGIUNTO LA QUINTA DIMENSIONE, OLTRE LO SPAZIO-TEMPO: QUANDO SI VOTA? - MOLTI SONO CONVINTI CHE LA DATA DA CERCHIARE SIA GIUGNO 2027 (SALVINI E TAJANI PERMETTENDO) - MA CI SONO TROPPE VARIABILI, IN ITALIA E ALL’ESTERO, CHE POSSONO INFLUENZARE IL CALENDARIO ELETTORALE – LE TRE DATE CHIAVE PER IL FUTURO DELL'UNDERDOG DI COLLE OPPIO SONO: LE ELEZIONI IN ISRAELE DEL 27 OTTOBRE, QUELLE DI MEDIO MANDATO NEGLI STATI UNITI DEL 3 NOVEMBRE E LE POLITICHE IN SPAGNA DEL 29 NOVEMBRE - I DESTINI DI NETANYAHU, TRUMP E SANCHEZ SONO IN QUALCHE MODO LEGATI A QUELLO DELLL'ARMATA BRANCA-MELONI. I PRIMI DUE PERCHÉ GRANDI ALLEATI, AL NETTO DI QUALCHE “VAFFA”, IL TERZO PERCHÉ GRANDE NEMICO E PRINCIPALE RAPPRESENTANTE DEL PARTITO SOCIALISTA EUROPEO IN UE - NEL CASO DI UNA SCONFITTA DI TRUMP, SIA ALLA CAMERA SIA AL SENATO, BISOGNA CAPIRE CHE POTRA' SUCCEDERE: IL RISCHIO CHE GLI PARTA L'EMBOLO È ALTISSIMO...

giuseppe conte elly schlein franceschini bonaccini nardella

DAGOREPORT - PERCHÉ ELLY NON HA INFORMATO NESSUNO DEL PD DELLA PROPOSTA DI CONTE DI DARE AL CENTROSINISTRA UN "PAPA STRANIERO"? - PERCHÉ LASCIARE CHE L'AZZECCAGARBUGLI A 5 STELLE DIVULGASSE L’IPOTESI DEL “TERZO UOMO”, METTENDOGLIELO IN QUEL POSTO? - DIVORATA DA UN'AMBIZIONE AI CONFINI DELLA REALTÀ - POGGIARE IL SEDERINO SULLA PRIMA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI - OGGI, LA DUCETTA DEL NAZARENO VEDE I GAZEBO COME UNA CAMERA A GAS, CONSAPEVOLE CHE LE VARIE ANIME DEL CORPACCIONE DEM, FINITO NELL'ULTIMO SONDAGGIO IPSOS DI PAGNONCELLI SOTTO IL 20%, NON ASPETTANO ALTRO DI ENTRARE NEI GAZEBO PER UCCELLARLA E RIMANDARLA A FARE L'ASSESSORE IN EMILIA ROMAGNA - PER EVITARE DI FINIRE SOTTO LA MANNAIA DELLE PRIMARIE, ELLY HA PENSATO BENE DI ATTACCARSI ALL'ULTIMO SALVAGENTE: LA CORTE COSTITUZIONALE - SE ENTRO FEBBRAIO 2027, LA CONSULTA BOCCERÀ, TRA L'ALTRO, L’OBBLIGO DI INDICARE NEL PROGRAMMA IL CANDIDATO PREMIER DELLA COALIZIONE, A QUEL PUNTO VERREBBE MENO L’ESIGENZA DELLE PRIMARIE. E SCHLEIN POTREBBE COSÌ ANDARE AL VOTO INVOCANDO PALAZZO CHIGI PER IL PARTITO CHE PRENDE PIÙ VOTI, CIOÈ IL SUO… - VIDEO

donald trump giorgia meloni by edoardo baraldi

FLASH! – TRUMP? PUSSA VIA! - COME MAI IL "DERAGLIATO MENTALE'' DELLA CASA BIANCA HA IMPROVVISAMENTE RITROVATO L’AMORE CON "GIGIORGIA" (“I RAPPORTI SONO MOLTO BUONI. MI PIACE, MI È SEMPRE PIACIUTA”)? - LA TEMPISTICA NON È CASUALE: TRUMP, CHE HA UN BISOGNO DISPERATO DEI VOTI DEI 17-18 MILIONI DI ITALO-AMERICANI AL VOTO DI MIDTERM, POTREBBE APPROFITTARE DELLA CENA DELLA “NIAF” A WASHINGTON DEL 17 OTTOBRE PER UNA NUOVA "DICHIARAZIONE D'AMORE" - EVENTO CHE LA DUCETTA TEME PIU' DELLA KRYPTONITE: NEI SONDAGGI, IL 75% DEGLI ITALIANI  ATTACCHEREBBE IL TRUMPONE AL MURO - DIFATTI, E' FINITO NEL CESTINO ANCHE IL BLITZ AMERICANO DELLA PREMIER PER PRESENTARE IL SUO LIBRO (“I AM GIORGIA”, PREFATO DA JD VANCE)...

renato schifani giorgia meloni

UN BEL CANNOLO PER IL CENTRODESTRA – RENATO SCHIFANI HA MINACCIATO DI DIMETTERSI SUBITO DA PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA, PER FAR SALTARE IL GIOCHINO IMMAGINATO DA PALAZZO CHIGI: ELEZIONI REGIONALI SULL'ISOLA INSIEME ALLE POLITICHE E ALLE AMMINISTRATIVE, ALL’ELECTION DAY DI MAGGIO. CON LA PROBABILE VITTORIA IN SICILIA, SI BILANCEREBBE IL “TRAINO” A SINISTRA DELLE GRANDI CITTA’ AL VOTO (MILANO, ROMA, NAPOLI, BOLOGNA, TORINO) - QUANDO HA SAPUTO CHE LA SUA SCALATA AL CSM SI E’ FERMATA, SCHIFANI E’ ANDATO SU TUTTE LE FURIE E ORA TOCCA PLACARLO CON UNA NUOVA PROMESSA, ALTRIMENTI RENATINO SI RICANDIDA E ROMPE LE UOVA NEL PANIERE A TAJANI E A TUTTO IL CENTRODESTRA - LA GIUNTA È STATA CONVOCATA PER DOMANI: ADDIO IN VISTA?

flavio bolsonaro criminalita brasile

FLASH – DALLE ALPI ALLE ANDE, PER GLI ELETTORI DI TUTTO IL MONDO LA PRIORITÀ È LA SICUREZZA! IL SUCCESSO DI BOLSONARO JR AL PRIMO TURNO DELLE PRESIDENZIALI IN BRASILE È LEGATA SOPRATTUTTO ALLE SUE PROMESSE DI ORDINE E REPRESSIONE DELLA CRIMINALITÀ - IL SUDAMERICA È IL BUCO NERO DEL MONDO: IL 30-33% DEGLI OMICIDI MONDIALI SI CONCENTRA IN AMERICA LATINA (E IL BRASILE, CHE OSPITA QUASI LA METÀ DELLA POPOLAZIONE TOTALE DEL CONTINENTE, HA IL “RECORD” DEL 40% DEI MORTI AMMAZZATI DEL SUD AMERICA)