sergio mattarella giorgia meloni donald trump

GIORGIA MELONI, LA MEJO EQUILIBRISTA D’EUROPA – LA DUCETTA DICE NO AL “BOARD OF PEACE” MA RESTA “APERTURISTA” PER NON SCONTENTARE TRUMP. MISSIONE FALLITA: LA PREMIER ITALIANA STA STALKERIZZANDO IL PRESIDENTE AMERICANO PER UN BILATERALE A DAVOS, MA DALL’AMMIINISTRAZIONE USA, PER IL MOMENTO, NON RISPONDE NESSUNO – LO SCAZZO RISCHIATO CON MATTARELLA: IL COLLE SI È INFASTIDITO DAL TENTATIVO DEL GOVERNO DI NASCONDERSI DIETRO IL QUIRINALE SUI RILIEVI COSTITUZIONALI. NEL POMERIGGIO ARRIVA UNA NOTA SULLA “MASSIMA CONSONANZA” TRA GOVERNO E CAPO DELLO STATO...

LA CACCIA AL BILATERALE E LO SCUDO DELLA CARTA LA PREMIER NEL LIMBO

Estratto dell’articolo di Lorenzo De Cicco e Concetto Vecchio per “la Repubblica”

 

giorgia meloni donald trump

Ventiquattr'ore di attesa, rincorrendo il sì di Donald Trump. La richiesta: un bilaterale qui a Davos. Per chiarire. Spiegare […] la posizione del governo italiano sul Board for peace a cui Giorgia Meloni non può (e non vuole) aderire. Non ora, non alle condizioni dettate dall'inquilino della Casa Bianca, primus inter pares in questa para-Onu a suo uso e consumo. Con gettone d'ingresso da un miliardo per chi vuole accomodarsi al tavolo.

 

Fino a ieri notte a Palazzo Chigi non sapevano rispondere alla domanda: Meloni verrà tra poche ore al forum economico mondiale? L'ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, è stato avvistato persino in aeroporto, per i sopralluoghi di rito. Il tempo passa ma dal quartier generale della premier prendono tempo: la riserva non è ancora sciolta.

 

donald trump a davos - foto lapresse

Dall'entourage del presidente Usa evidentemente non arrivano risposte chiare. E così, intanto, la rinuncia di Meloni a partecipare al board, almeno al lancio di stamattina, viene comunicata da Roma a Washington tramite canali diplomatici. Senza contatti tra leader.

 

Freddezza di Trump? O troppi impegni del tycoon al Wef? Di certo ai piani alti dell'esecutivo si fa strada una domanda: come è stato accolto dal gran capo Maga il diniego di Meloni?

 

giorgia meloni quando vede friedrich merz

La premier si era convinta da giorni che sarebbe stato difficile entrare nel board. Tanto che, apprende Repubblica, l'ufficio legislativo della Farnesina, capeggiato da Stefano Soliman, aveva elaborato già dieci giorni fa un dossier in cui si sostiene la tesi poi ripetuta dalla premier in tv: l'Italia, per Costituzione, non può aderire a questo ente sovrannazionale di conio trumpiano. Relazione condivisa, trapela da ambienti di governo, anche con il Colle.

 

Prima di comunicare la sua posizione, Meloni ne discute direttamente con il presidente della Repubblica. È la premier a telefonare a Mattarella, nella tarda serata di martedì. E si sono trovati subito d'accordo.

 

SERGIO MATTARELLA GIORGIA MELONI

Mattarella negli ultimi anni ha strenuamente difeso il multilateralismo in numerose uscite pubbliche. Non era difficile immaginare che il board trumpiano, visto da molti come un'alternativa alle Nazioni unite, non potesse trovare il gradimento del Quirinale.

 

Per non parlare degli impedimenti costituzionali, visto che l'organismo cozzerebbe con l'articolo 11 della Costituzione, che soltanto «in condizioni di parità con gli altri Stati» consente «alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni».

 

DONALD TRUMP A DAVOS - FOTO LAPRESSE

[…] In privato, Meloni condivide a pieno le perplessità di Mattarella. In pubblico, si mostra però ancora molto aperturista sull'iniziativa. Da Vespa fa capire che l'intoppo sia solo giuridico, non politico.

 

Nemmeno la presenza Putin, sostiene, sarebbe un problema. Segnali per The Donald, in attesa che risponda. Intanto c'è il lavoro di tessitura con le cancellerie europee. La sponda principale, in questa fase tribolata, è Berlino. La linea Meloni-Merz è calda. Si sono sentiti anche ieri, si vedranno oggi a Bruxelles e poi a Roma venerdì, per il bilaterale Italia-Germania.

 

giorgia meloni e donald trump meme by edoardo baraldi

Il cancelliere tedesco è irritato per le ultime uscite in solitaria di Macron. E ha gioco facile nel rapportarsi allora con Meloni. Erano d'accordo a non rimettere in pista subito il bazooka commerciale per reagire ai dazi sulla Groenlandia, proposta di Parigi. Si allineano sul rifiuto a entrare nel board, ma tenendo aperto formalmente uno spiraglio. Sperando che Trump non lo chiuda.

 

L'ORA DELLA MARCIA INDIETRO

Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “la Stampa”

 

Certo, ci poteva stare più attenta. Dall'entusiasmo e l'orgoglio con cui Meloni aveva annunciato di aver ricevuto da Trump l'invito - poi esteso a Macron, Merz, Starmer (perplessi), a Orbán, a Putin - a entrare nel "Board of peace", alla "gravitas" con cui ha spiegato le ragioni costituzionali per cui non può compiere un passo del genere, ne corre.

 

E l'ipotesi - non confermata - che a spingerla ad accorgersene sia stato un consiglio venuto dal Colle non è del tutto fuori luogo. D'altra parte, non era chiara neppure la natura del "Board" voluto dal Presidente Usa.

 

GAZA RIVIERA - DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - BENJAMIN NETANYAHU - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

[…] Per fortuna della premier, la rinuncia al "Board" […] è avvenuta sullo sfondo della più grande retromarcia globale dell'anno trumpiano. In cui il Presidente, dopo aver tenuto il mondo con il fiato sospeso per la minaccia di invadere la Groenlandia, alla fine, pronunciando a Davos un discorso fluviale, è tornato sui suoi passi, recuperando la vecchia proposta di acquistare il suolo groenlandese e concludendo che, se Danimarca e Unione Europea non saranno d'accordo, "ce ne ricorderemo".  Ma dal muovere le truppe al ricordarsene, seppure con evidente delusione e conseguenti minacce, le cose cambiano molto. […]

 

BOARD PER GAZA, MELONI PRENDE TEMPO L'INCOGNITA DEL BILATERALE CON TRUMP

Estratto dell’articolo di Federico Capurso,Francesco Malfetano per “la Stampa”

 

[…] Perplessità che, spiega la premier, «sicuramente non consentono di firmare oggi», perché intrecciate all'articolo 11 della Costituzione. Un tema di cui Meloni ha discusso martedì sera con Sergio Mattarella.

 

giorgia meloni ospite dello speciale per i 30 anni di porta a porta foto lapresse 1

Conversazione resa noto dopo una certa irritazione del Colle - trapela - infastidito dal tentativo governativo di spendere quei timori come uno stop imputabile al Quirinale.

 

Una foglia di fico, confermano anche fonti della maggioranza, perché la scelta è soprattutto politica: «Non possiamo aderire a un consesso gestito come un golf club».

 

Meloni lo traduce in forma diplomatica: «Nessun organismo può sostituire l'Onu». E prova a disinnescare le polemiche sulla presenza di Vladimir Putin nel board: «In qualsiasi organismo che si definisce multilaterale ci si siede al tavolo con persone lontane da noi».

 

[…]

giorgia meloni ospite dello speciale per i 30 anni di porta a porta foto lapresse 4

 

giorgia meloni ospite dello speciale per i 30 anni di porta a porta foto lapresse 3PORTA A PORTA – 30 ANNI DELLA NOSTRA VITA - BRUNO VESPA ED ENRICO MENTANA INTERVISTANO GIORGIA MELONI

 

DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI NELLA LOGGIA NERA - MEME BY EDOARDO BARALDI giorgia meloni ospite dello speciale per i 30 anni di porta a porta foto lapresse 2bruno vespa giorgia meloni enrico mentana speciale 30 anni di porta a porta foto lapresseGIORGIA MELONI E DONALD TRUMP IN VERSIONE SPQR (IL FILM DI VANZINA) - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

Ultimi Dagoreport

RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE DI BRUNO VESPA RISPONDE CON UN VIDEO BILIOSO, DEFINENDO DAGOSPIA UN “SITARELLO” E PARLANDO DI “DELIRI STUPEFACENTI” - IL PARTY-GIANO RUGGIERI SI ADONTA PER COSÌ POCO? LO PREFERIVAMO GAUDENTE, TIPO BERLUSCONI IN SEDICESIMO, COME SVELATO DALLA SUA AMICA ANNALISA CHIRICO IN UN VIDEO DEL 6 GENNAIO. IN QUEL FILMATO, LA GIORNALISTA SVELÒ LE PASSIONCELLE DI RUGGIERI EVOCANDO “UN’AMICA MOLDAVA NON DICO CONOSCIUTA DOVE” - SORVOLIAMO SUI CONTENUTI POLITICI DEL VIDEO, DOVREMMO PRENDERLO SUL SERIO PER FARE UN CONTROCANTO. MA RUGGIERI, CHE ABBIAMO SEMPRE STIMATO PER LA SUA CAPACITÀ DI DRIBBLARE AGILMENTE IL LAVORO, È UN SIMPATICO BIGHELLONE DA TENNIS CLUB… - VIDEO!

fiorello cucina

FOTO FLASH – MA FIORELLO IN RAI SI SENTE IL PADRONE DI CASA? SONO DUE GIORNI CHE CUCINA NELLA SUA STANZETTA DI VIA ASIAGO, ANCHE SE È VIETATO DALLE REGOLE AZIENDALI (SOPRATTUTTO IN QUESTO MOMENTO, CON ATTENZIONE ALLE STELLE ALLE MISURE DI SICUREZZA ANTI INCENDIO DOPO LA STRAGE DI CRANS MONTANA) – FIORELLO AVEVA ANCHE PUBBLICATO UNA STORIA SU INSTAGRAM MA POI L’HA RIMOSSA - FORSE QUALCUNO GLI HA FATTO NOTARE CHE NON PUO’ SPADRONEGGIARE COME GLI PARE, NONOSTANTE LA RAI CON LUI SIA SEMPRE APPECORONATA...

federico freni antonio tajani giorgia meloni francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT - DAVVERO BASTA UN MEZZO TAJANI PER BOCCIARE LA NOMINA ALLA GUIDA DELLA CONSOB DEL SOTTOSEGRETARIO ALL’ECONOMIA FEDERICO FRENI, IN QUOTA LEGA? - DAVVERO DOBBIAMO CREDERE CHE, DOPO QUATTRO ANNI DI IMPECCABILE SERVIZIO, IL “MAGGIORDOMO” DI CASA MELONI, CAMUFFATO DA LEADER DI FORZA ITALIA, SI TOGLIE IL TOVAGLIOLO DAL BRACCIO E SI TRASFORMA IN RAMBO? DAVVERO, IL "VAFFA" A FRENI E' ACCADUTO ALL’INSAPUTA DEI FRATELLINI DI MELONI? – IL GOVERNO HA MOTIVATO IL RINVIO CON UN SIBILLINO: “ULTERIORI APPROFONDIMENTI” - SCUSATE: DA PARTE DI CHI? FORSE QUELLI ATTESI DALLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGA SUL “CONCERTO” TRA I SOCI (LOVAGLIO, CALTAGIRONE, MILLERI) NELLA SCALATA A MEDIOBANCA-GENERALI ATTRAVERSO MPS? - FRENI, CHE PURE NON È INDAGATO, È COLUI CHE PER CONTO DEL GOVERNO HA SEGUITO IN PRIMA PERSONA LA SCALATA - MAGARI, PRIMA DI FAR TRASLOCARE FRENI DAL MEF ALLA CONSOB, E' PIU' SAGGIO ATTENDERE GLI ‘’ULTERIORI APPROFONDIMENTI’’ CHE NEI PROSSIMI MESI, CON GLI INTERROGATORI DELLE ‘’PERSONE INFORMATE DEI FATTI” E DEI TRE INDAGATI (LOVAGLIO-CALTAGIRONE-MILLERI), POTREBBERO EMERGERE DALLA PROCURA DI MILANO…

roberto vannacci matteo salvini giorgia meloni

FLASH! – OLTRE AL SILURAMENTO DI FEDERICO FRENI ALLA GUIDA DELLA CONSOB (CERCASI UN TECNICO), NEL TURBOLENTO VERTICE DI MAGGIORANZA DI IERI NON POTEVA MANCARE IL CASO VANNACCI - IN TEMPI DI CRUCIALI E DEMENTI TRUMPATE GEOPOLITICHE, MELONI HA MESSO ALLE STRETTE SALVINI: O IL TUO VICE SEGRETARIO CON LE STELLETTE AL CONTRARIO SI DA’ UNA REGOLATA E LA FINISCE DI SPARARE CAZZATE (L’ULTIMA: L’INVITO ALL’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA) OPPURE, CARO MATTEO, LO DEVI ESPELLERE DALLA LEGA – IL BARCOLLANTE LEADER DEL CARROCCIO L’HA RASSICURATA: “NON SARÀ UN PROBLEMA” (MA NESSUNO CI CREDE…)

donald trump padrone del mondo

DAGOREPORT – TRUMP HA UCCISO LA POLITICA, COSI’ COME LA CONOSCEVAMO: CON LUI VALE IL DIRITTO DEL PIU’ FORTE (LE TRADIZIONALI CATEGORIE DI DESTRA E SINISTRA IN QUESTO SFACELO, HANNO ANCORA SENSO?) - DIPLOMAZIA, DIRITTO INTERNAZIONALE, MULTILATERALISMO E DIALOGO SONO STATI ROTTAMATI IN NOME DEL “SI FA COME DICO IO” - UN BRUTALE RITORNO ALLA POLITICA DI POTENZA DELL’OTTOCENTO E TANTI SALUTI A ONU, NATO, UE E ORGANISMI SOVRANAZIONALI – GODONO SOLO PUTIN E XI JINPING, CHE INFATTI DAVANTI AL BLITZ IN VENEZUELA E ALLA MINACCIA DI TRUMP DI OCCUPARE LA GROENLANDIA TACCIONO – SI DIRA’: MA TANTO TRUMP NEL 2028 SARA’ FUORI DALLA CASA BIANCA. SICURI? GIA’ NEL 2021 NON ACCETTO’ LA SCONFITTA E MANDO’ I SUOI SCAGNOZZI AD ASSALTARE IL CONGRESSO – ORA STA IMPRIMENDO AGLI USA UNA LENTA SVOLTA AUTORITARIA E I SEGNALI NON MANCANO…