meloni trump temptation island

GIORGIA MELONI TENTERÀ DI FARE IL GIOCO DELLE TRE CARTE A DONALD TRUMP - AL PROSSIMO VERTICE NATO AD ANKARA, LA PREMIER PROVERÀ A INGRAZIARSI IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO PORTANDO IN DOTE L’AUMENTO DELLA SPESA MILITARE (CON QUALI DENARI È ANCORA INCERTO) - QUESTA, PERO', È RICALCOLATA ALL’ITALIANA, CONTEGGIANDO PURE LA GUARDIA COSTIERA E IL PONTE SULLO STRETTO - I NUMERI: UNA PERCENTUALE DEL 2,8% DEL PIL È INVESTITA IN DIFESA E SICUREZZA, CON UN AUMENTO DELLO 0,7%, GARANTITO SOPRATTUTTO DALLE SPESE LEGATE ALLA "SICUREZZA SUL TERRITORIO..."

Estratto dell'articolo di Giulia Merlo per "Domani"

 

Donald Trump Giorgia Meloni

C’è una linea sottile ma ben visibile che collega la serata del 2 luglio a villa Taverna a Roma e l’appuntamento con il vertice Nato in Turchia del 7 e 8 luglio. Dalla serata a base di hamburger, fuochi d’artificio e bandierine a stelle e strisce, infatti, è passato uno dei tanti canali di distensione nella relazione tra Washington e Roma:

 

una strategia precisa, messa a punto da palazzo Chigi – che per l’occasione ha inviato i ministri e la sorella Arianna – e benedetta dall’ambasciatore americano in Italia, Tilmann Fertitta, che si è impegnato in prima persona con dichiarazioni distensive e attestati di stima.

 

All’insegna di un unico obiettivo: far dimenticare lo scontro frontale tra Giorgia Meloni e Donald Trump dopo il G7 in Francia, con le sue spiacevoli implicazioni personali. Mantra: scontro? Quale scontro? i rapporti sono ottimi come sempre, l’amicizia è indistruttibile.

MELONI TRUMP TEMPTATION ISLAND MEME 34

 

[...] Da Ankara non si potrà sbagliare: la linea comunicativa è quella di confermare che non sono rimaste ruggini e che il rapporto formale tra alleati è solido, ma senza entrare nella linea di tiro del presidente, che con la Nato – e quello che lui considera uno scarso impegno europeo in materia di sicurezza – ha un rapporto difficile.

 

 

Il vertice in Turchia, del resto, sarà un momento importante per tutti i paesi europei. Ognuno con i suoi interessi da tutelare e obiettivi da raggiungere. Anche Giorgia Meloni, che in vista della prossima settimana ha avuto una conversazione telefonica con l’ospite, il presidente della Repubblica di Turchia, Recep Tayyip Erdogan.

 

meme su donald trump e giorgia meloni al g7

Nel dialogo la presidente del consiglio ha sottolineato il tema che le sta più a cuore e che sa essere attenzionato anche da Ankara: hanno «richiamato entrambi l’importanza del fianco Sud» dell’alleanza, si legge nel comunicato di palazzo Chigi. Ovvero il confine che guarda alle coste africane da cui passano le rotte migratorie.

 

«La conversazione ha permesso poi uno scambio sulla situazione in Libia, inclusa la cooperazione nel contrasto ai movimenti migratori irregolari e al traffico degli esseri umani», è infatti la chiosa.

 

Poi certo, «i due leader hanno riaffermato il comune impegno per lo sviluppo del rapporto transatlantico e per la difesa comune all’interno della Nato» e dunque la necessità strategica di mantenere buoni uffici alla Casa Bianca, anche attraverso un «impegno» verso la difesa comune, che ha già significato il sì – pur diluito fino al 2035 – a portare al 5 per cento del Pil la spesa in difesa.

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

 

Speculare è stata la nota di Erdogan, che tuttavia ha sottolineato un aspetto ulteriore: il rafforzamento della cooperazione «in particolare nell’industria della difesa», visto e considerato che la Turchia è già tra i principali acquirenti di armi made in Italy.

 

 

Certo è che al summit di Ankara la strategia di Meloni sarà soprattutto conservativa: freddezza e diplomazia, massima attenzione ad evitare qualsiasi inciampo. L’agenda l’ha illustrata il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in question time alla Camera a inizio settimana: Nato come «fondamento della sicurezza comune»,

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

in cui l’Europa deve «poter contare di più» e dunque lavorare per una «difesa europea integrata». Soprattutto, ha ribadito l’unica cosa che interessa davvero a Trump: l’Italia confermerà il suo impegno sulla spesa militare.

 

Con quali denari è ancora incerto, come ha dimostrato il tentennamento sul fatto che l’Italia metta a disposizione della Nato due brigate pesanti dell’esercito da realizzare entro il 2031, ma i contratti di acquisto di nuovi mezzi non sono ancora stati firmati.

 

Tuttavia, una cosa è chiara al governo: è più facile che l’ira di Trump si concentri sui paesi che non si sono ancora allineati agli obiettivi di spesa. Lo ha detto l’ambasciatore americano presso la Nato Matthew Whitaker: il presidente vuole che «tutti gli alleati» puntino a raggiungere l’obiettivo del 5 per cento.

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

 

E Meloni arriverà ad Ankara coi numeri riferiti in parlamento l’11 giugno: una percentuale del 2,8 per cento del Pil è investita in difesa e sicurezza, con un aumento dello 0,7 per cento. Dunque Roma sta rispettando i patti, con una postilla, però: l’aumento «è garantito soprattutto dalle spese legate alla sicurezza sul territorio». Tradotto: deriva dall’inclusione di spese che prima non venivano classificate nel settore difesa, come materiale sanitario, rigassificatori, investimenti per la cybersicurezza delle infrastrutture.

Donald Trump Giorgia Meloni5GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

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