donald trump matteo salvini mark rutte giorgia meloni

SUL GOVERNO MELONI PENDE UN CETRIOLONE DA 110 MILIARDI L’ANNO. È L’AMMONTARE DI SPESA RICHIESTO DALLA NATO CON IL PASSAGGIO AL 5% DEL PIL IMPEGNATO IN DIFESA. COME FAREBBE LA DUCETTA A GIUSTIFICARLO DI FRONTE AL “PACIFINTO” SALVINI? E COME FAREBBE VICEVERSA A NON PERDERE LA FACCIA CON TRUMP, CHE CHIEDE UN AUMENTO DELL’IMPEGNO EUROPEO? IL PROBLEMA È CHE SOLDI NON CE NE SONO: QUELLA CIFRA PUÒ ARRIVARE SOLO CON GLI EUROBOND E UNA VOLONTÀ POLITICA PRECISA DI TUTTI GLI STATI UE…

1. IL RIARMO E IL BIVIO DELLA PREMIER

Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”

 

mark rutte giorgia meloni foto lapresse

Apertura al negoziato, ma con cautela. È lo spirito con cui Meloni si accinge a ricevere a Palazzo Chigi il segretario generale della Nato. Rutte arriva a Roma dopo aver incontrato a Londra il primo ministro Starmer, in un tour di preparazione del vertice dell'Aja, il momento, per l'Alleanza atlantica, di decidere se e come compiere il salto di qualità […].

 

In altre parole si tratta di passare in cinque anni, dal 2025 al 2030, al 5 per cento di bilancio impegnato per il potenziamento della Nato. Per l'Italia, già stretta nelle maglie del nuovo Patto di stabilità […], un ulteriore (e insopportabile, stando ai nostri conti) appesantimento di settanta miliardi.

 

DONALD TRUMP GIORGIA MELONI

La controproposta della premier sarà di accettare un passaggio dall'attuale 2 al 3,5 per cento, chiedendo inoltre di spalmarlo su un periodo di tempo più lungo.

 

Ma al di là delle cifre e dei mesi a disposizione, Meloni si trova a dover stabilire se accettare la prospettiva europea del riarmo, alla quale è sollecitata da Germania e Francia (le recenti visite di Merz e Macron a Palazzo Chigi erano orientate soprattutto a quest'obiettivo), o trovare il modo di prendere ancora tempo, sapendo che non gliene sarà concesso, o restare nell'ambiguità in cui s'è tenuta finora.

 

Meloni Salvini

Il piano di riarmo europeo, specie se sorretto da Eurobond […], potrebbe anche avere una sua convenienza economica, specie allargando il concetto di spese per armamenti e comprendendovi investimenti strategici.

 

Comporta anche, tuttavia, e Meloni ne è perfettamente consapevole, il rischio politico di una campagna contraria trasversale, da Salvini alle opposizioni, proprio mentre il governo va incontro all'appuntamento elettorale d'autunno per le regionali e a quello generale delle politiche previste tra meno di due anni, per la primavera del 2027.

 

giorgia meloni foto lapresse

Di qui la prudenza meloniana, di fronte al bivio verso cui è sospinta, mentre l'alleanza con Trump si fa più incerta e meno praticabile.

 

2. LA NATO BATTE CASSA E CHIEDE ALL'ITALIA 110 MILIARDI ALL'ANNO

Estratto dell’articolo di Francesco Malfetano per “La Stampa”

 

Tempi più lunghi e spazio ampio agli investimenti «correlati». L'attesa per lo sbarco di Mark Rutte a Roma non sta tanto nelle richieste che il segretario generale della Nato lascerà cadere sul tavolo di Palazzo Chigi oggi, ma nelle aperture per cui l'ex premier olandese potrebbe spendersi al summit dell'Aja che si terrà alla fine del mese.

 

protuberanza nei pantaloni di donald trump 5

L'orizzonte del raggiungimento del 5 per cento del Pil per le spese militari è, infatti, un dato ormai acquisito per tutti i Paesi dell'Alleanza. Così come lo è lo spacchettamento dell'obiettivo in due diverse tranche: una prima, del 3,5 per cento, da destinare a spese militari vere e proprie; una seconda, dell'1,5 per cento, per i settori in qualche modo collegati alla difesa e alle infrastrutture che possono essere utilizzate sia per fini civili che militari.

 

Esistono però ancora una serie infinita di variabili e criteri con cui può arricchirsi il pallottoliere con cui Giorgia Meloni tiene il conto assieme a Giancarlo Giorgetti. Da qui la cautela per la visita odierna di Rutte e l'idea che si possa ancora limare qualcosa. Il diavolo, infatti, è come sempre nei dettagli. Raggiungere il 5 per cento entro un lustro, in 7 o in 10 anni, fa una grossa differenza per il bilancio nostrano già martoriato da un debito pubblico che sfiora i 3.000 miliardi di euro.

 

La proposta italiana […] è quella di accontentare entro il 2035 Donald Trump, principale fautore dell'impennata delle spese e sostenitore convinto della necessità che Europa e Canada raggiungano rapidamente il 3,5 per cento messo già sul piatto dagli Stati Uniti.

 

mark rutte giorgia meloni foto lapresse. 2

Anche perché, stando alle stime che circolano informalmente ai vertici dell'esecutivo, considerando un Pil stabile nei prossimi anni, i 45 miliardi di euro garantiti per raggiungere il 2 per cento dovrebbero alzarsi fino a circa 80 miliardi all'anno per l'obiettivo primario del 3,5.

 

Lievitando poi fino a quasi 110 miliardi di euro per l'intero pacchetto. Un investimento monstre che - sulla carta - andrebbe oltre qualunque stima elaborata fino a questo momento.

 

Ed è proprio per questo che Meloni è determinata ad allargare il più possibile le maglie delle voci da includere tra gli investimenti correlati. A Rutte, quindi, si chiederà flessibilità. Ovvero che non si restringa troppo il campo, includendo anche le infrastrutture civili utili alla mobilità militare o la tutela delle infrastrutture critiche sottomarine.

 

IL PROGETTO DEL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA

Per tradurre il tutto in esempi concreti, il governo vuole fare in modo che in quell'1,5 per cento siano conteggiate anche l'eventuale costruzione di nuove strade o ponti (magari comprendendo l'ambizioso progetto sullo Stretto) o quella di oleodotti e cavi elettrici sottomarini con cui Meloni vorrebbe trasformare la Penisola in un hub energetico del Mediterraneo.

 

Opzioni che non sono affatto osteggiate dalla Nato ma che non eliminano il problema di dover fare quadrare i conti con i vincoli di bilancio imposti dall'Unione europea. […]

INCONTRO TRA GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA ANTONIO TAJANI - GIORGIA MELONI - JD VANCE - MATTEO SALVINIGIORGIA MELONI E LA TROTTOLA TRUMP - VIGNETTA BY GIANNELLIgiorgia meloni affonda nella sedia dello studio ovale durante il colloquio con donald trump - foto lapresseGIORGIA MELONI CON DONALD TRUMP NELLO STUDIO OVALE giorgia meloni e donald trump - vignetta by altan

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