renzi lutero

LOBBISMO SENZA LIMITISMO – RENZIE SI È LAGNATO CON IL FINANCIAL TIMES DELLE TROPPE LOBBY? FORSE HA RAGIONE – DALLA MITICA BUONITALIA AI CONSIGLI REGIONALI CHE SI DANNO IL VITALIZIO, È TUTTO UN FRENARE

Sergio Rizzo per il “Corriere della Sera

 

Se volete un piccolo esempio di come a Roma si muovono le lobby di cui ha parlato Matteo Renzi al Financial Times, suggeriamo il caso Buonitalia. Già il nome di questa società, creata dal nulla nel 2002 dal ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno, era tutto un programma. Nata per promuovere il nostro agroalimentare all’estero (ma non c’era già l’Ice?) manifestò bontà nel campo delle consulenze. Nel 2004-2005 ne aveva distribuite 11, per 273 mila euro. I nomi?

 

Quelli dei futuri deputati del centrodestra Barbara Saltamartini e Aldo Di Biagio, quello della futura segretaria particolare del sindaco di Roma Alemanno e dell’animatore del Movimento Area Destra. Per non parlare dei contenuti: l’organizzazione della scalata di Alemanno al K2, il viaggio del ministro ad Atene in occasione delle Olimpiadi del 2004, con tanto di escursione sull’Acropoli… Basterebbe per decretarne subito la pietosa sepoltura.

 

Invece l’andazzo continua. Finché nel 2011 la liquidazione è inevitabile. E la sorte dei 19 dipendenti sarebbe segnata, se non saltasse fuori un curioso salvagente: l’obbligo di riassorbirli tutti. Dove? All’Ice, naturale. Il relativo decreto viene firmato il 28 febbraio 2013, tre giorni dopo le elezioni politiche.

 

Insorgono i vincitori di un concorso e mai assunti: «L’Ice assorbirà dunque 19 dipendenti a tempo indeterminato di Buonitalia che furono assunti a chiamata diretta! Invece noi, che l’unica chiamata diretta l’abbiamo avuta per presentarci al concorso, durato quasi due anni, con 17 mila partecipanti, una prova preselettiva, due scritte, una orale, all’Ice non abbiamo ancora messo piede». Ma al loro fianco quei giovani non hanno nessuna lobby. Solo il viceministro allo Sviluppo, Carlo Calenda, che quei 19 scandalosi passaggi all’Ice si rifiuta di autorizzarli.

 

L’episodio dice tutto. Perché se si può salvare senza colpo ferire una microscopica clientela ministeriale, facile immaginare che cosa si muove dietro interessi ben più consistenti. Come ha toccato con mano Renzi, arrivato a dire nell’intervista pubblicata ieri dal quotidiano britannico: «Roma è una città piena di lobby. L’Italia è un Paese basato sul capitalismo di relazione. Questo sistema ha distrutto il Paese».

 

Di sicuro la mancanza di una legge con la quale si regolamenti l’azione dei lobbisti, legge che nessuno, ma proprio nessuno, ha mai voluto fare, crea le condizioni ideali perché i gruppi di pressione possano condizionare pesantemente le decisioni politiche. Con scarsissima resistenza, va detto chiaramente, opposta dalla maggioranza dei parlamentari. Non che in altri Paesi, quali per esempio gli Stati Uniti, i rischi di condizionamento siano minori. Almeno però si sa da chi parte il colpo.

 

In Italia, poi, ci sono anche altre lobby fortissime che agiscono all’interno del Palazzo. Grumi di potere consolidati grazie alle regole sull’inamovibilità delle alte burocrazie, che cementa i rapporti e crea cordate allo scopo principale di tutelare i propri interessi e privilegi. Innumerevoli gli esempi.

 

Il governo (Monti, in questo caso) stabilisce di impedire ai consiglieri regionali di incassare il vitalizio se non a 66 anni di età e con almeno due mandati alle spalle? Spunta provvidenziale un emendamento all’apparenza inutile, che in realtà smonta tutto. Risultato: nel Lazio c’è oggi chi becca il vitalizio a 50 anni, e in Sardegna a 41.

I decreti applicativi della legge anticorruzione prevedono una serie dettagliata di incompatibilità negli incarichi pubblici? Alla prima occasione parlamentare si esclude dall’applicazione quelli in essere.

 

Renzi decide di tagliare lo stipendio ai manager delle aziende pubbliche? Ecco un emendamento con cui si salvano dal taglio le società che hanno emesso un bond su qualche mercato. Tipo Cassa depositi e prestiti, Poste, Ferrovie. Se ne esce col compromesso: deciderà il governo entro tre mesi. Il che lascia comunque dei margini.

In Parlamento passa a sorpresa una norma che consente allo Stato di recedere dagli affitti d’oro? Arriva subito un emendamento per risparmiare i palazzi dei fondi d’investimento immobiliare.

 

Bisogna riportare a 70 anni dagli attuali 75 l’età pensionabile dei magistrati? Scoppia la rivoluzione: «Impossibile», protestano. «Ci sarebbero 400 posti vacanti e per fare un concorso ci vogliono quattro anni». Perché quattro anni e non quattro mesi? In quattro anni si prendeva una laurea in giurisprudenza… Non importa: la discesa sarà comunque più graduale.

 

Si pensa di mandare in quiescenza a 68 anni i professori universitari che hanno già il massimo dei contributi, per favorire il ricambio generazionale? I docenti protestano argomentando che così si rinuncia ai luminari. E i tecnici sollevano immediatamente problemi di copertura. Amen.

 

Nella riforma della Pubblica amministrazione spunta l’abolizione della cosiddetta ausiliaria, meccanismo che consente agli alti gradi militari di permanere in posizioni di comando pur avendo superato l’età pensionabile? Salta come un tappo di champagne.

 

Ma il massimo è quando l’obiettivo di questo lavoro ai fianchi non è nemmeno la difesa di una categoria, ma di una singola persona. Capita così che nello stesso decreto venga reintrodotta una norma con la quale, stabilendo per i magistrati l’obbligo di mettersi fuori ruolo ricoprendo altri incarichi anziché restare in aspettativa, si facevano salve le aspettative attualmente in essere.

 

Quello che è stato da alcuni chiamato «comma Volpe»: avendo individuato in Italo Volpe, magistrato del Tar e direttore delle Dogane con delega sui Giochi, il pressoché unico beneficiario. Prova ulteriore che a toccare la giustizia amministrativa è facile prendere la scossa, il taglio delle sedi distaccate dei Tar è diventato un taglietto: da otto a tre.

Ultimi Dagoreport

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”